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domenica 11 dicembre 2011

Dopo il festival - 2

A una settimana dalla fine del festival, penso di poter tirare qualche somma, anche considerando che pian piano mi si sta ristabilendo l'umore che è stato pessimo per giorni.

Ho capito che l'unico modo per raccontare come realmente è andata e come l'ho vissuta è abbandonarsi al bipolarismo più spinto e dichiarare, senza filtri e senza pretendere di essere coerente, tutte le emozioni e i ragionamenti assolutamente contrastanti che mi hanno attraversato la mente in queste settimane.

Per semplicità, userò la dicotomia mi piace / non mi piace che la venerabile Angela, dolcissima monaca e ottima insegnante del mio amato istituto buddhista, ci ha sottoposto come il peggior difetto dell'atteggiamento umano nei confronti della vita.

Ma in certi casi, come questo, probabilmente è l'unico atteggiamento che si può tenere.

Allora.

Mi è piaciuto conoscere tanta gente interessante.

Non mi è piaciuto che mio marito da solo organizzasse questa cosa e da luglio a dicembre in casa mia non si parlasse d'altro.

Mi è piaciuto scoprire che registi e attori pluripremiati attraversano volentieri l'Italia o l'Europa per venire a partecipare con passione e impegno a un microfestival di sconosciuti, che può vantare solo una bella location, e dove non guadagnano una lira.

Non mi è piaciuto litigare a sangue con l'Uomo per settimane perchè era talmente preso da questa cosa che trascurava tutto il resto e non gli si poteva parlare.

Mi è piaciuto rendermi conto che sono stata infinitamente a mio agio con gente mai vista prima che lavora con l'anima e il corpo a un progetto culturale, anche se io di mestiere faccio tutt'altra cosa.

Non mi è piaciuto che il nome di mio marito non uscisse sul giornale neanche una volta fino alla conclusione del festival e che invece ci fosse quello di Movie Man, che è il presidente dell'associazione sì, ma non ha fatto quasi niente per questo evento.

Mi è piaciuto girare per ristoranti con personaggi famosi e coccolarli a botte di specialità locali, vedendoli rilassarsi ed aprirsi nel contesto di accoglienza caldo e semplice che abbiamo cercato, anche e soprattutto grazie all'attenzione femminile che ci ho messo, di curare nei dettagli.

Non mi è piaciuto che ci abbiano giustamente dato dei poveri ingenui struttati per aver tirato su un festival con registi italiani e non, e con personalità come Cosimo Cinieri, Filippo Mazzarella e Giuseppe Battiston, con quattro soldi e tanta buona volontà, e senza neanche pretendere che il Comune ci sovvenzionasse in anticipo.

Mi è piaciuto che la sera del gran finale con premiazione tutti abbiano collaborato con impegno ed entusiasmo, dai ragazzi che fanno le maschere in teatro agli stessi attori e registi coinvolti, per far filare dritto un meccanismo complicatissimo e mantenere un clima di allegria in un contesto di grande tensione.

Non mi è piaciuto avere delle botte di adrenalina ogni tre minuti scoprendo che n cose restavano da finire all'ultimo minuto per non fare delle figuracce.

Mi è piaciuto che Giacomo Rebuzzi e Cristian Benaglio, che ora sono giovani e ancora poco conosciuti ma sono sicura che sfonderanno visto cosa hanno saputo fare prima dei trent'anni, siano diventati amici di famiglia con cui ci sentiamo un giorno sì e l'altro no e che siamo invitati da loro a Brescia a mangiare la polenta con lo spiedo.

Non mi è piaciuto che abbiamo sforato dal budget e adesso abbiamo qualche problema con le bollette finchè il Comune non sgancia i suoi bravi eurini.

Mi è piaciuto che alla premiazione dietro di me ci fosse seduta Cinzia Mascoli che piangeva per aver appena finito di vedere l'ultimo splendido film con Battiston e che, a un certo punto, mi ha chiesto se aveva tutto il trucco sciolto, dopo di che è andata a prendere un premio meritatissimo per la sua interpretazione nel cortometraggio di Rebuzzi (sulla violenza familiare sulle donne), e quando è tornata piangeva ancora di più e abbracciava tutti con un sorriso bellissimo visto che non le venivano le parole.

Non mi è piaciuto fare una sera le due, una sera le tre, una sera le due meno un quarto, una sera l'una e una sera le cinque durante la stessa settimana lavorativa. E neanche tanto andare a lavorare la mattina sbandando come un'ubriaca.

Mi è piaciuto che Claudio Cipelletti, regista di un bellissimo documentario sui genitori di omosessuali, abbia vinto due premi, di cui uno tra l'altro è stato assegnato dai voti del pubblico, e abbia detto che non è la prima volta che vince con questo suo lavoro, ma è la prima volta che vince al di fuori di un festival del cinema gay. Lì mi sono messa a piangere io.

Non mi è piaciuto che mio marito si sia scordato di bere e mangiare per giorni e abbia smesso di dormire per la fatica una settimana prima della premiazione.

Mi è piaciuto che quando l'Uomo è salito sul palco a presentare i premiati, senza portarsi dietro neanche un foglietto con la scaletta, a me sia venuto un attacco di terrore al pensiero di tutto quello che poteva andare storto, e dalla fila dietro Eric Alexander mi abbia fatto i grattini su una spalla per tranquillizzarmi.

Non mi è piaciuto che ero così stanca e tesa che ho realizzato solo dopo ventiquattro ore suonate che mi erano stati fatti dei grattini da Eric Alexander.

Mi è piaciuto il fatto che in questo ambiente dello spettacolo evidentemente usa abbracciarsi e baciarsi per salutare: ho baciato più gente nelle ultime settantadue ore di festival che negli ultimi dodici anni della mia vita. Uno era Giuseppe Battiston, ve l'ho già detto.

Non mi è piaciuto che abbiamo perso il conto dei soldi che dobbiamo al tassista che ha portato tutti avanti e indietro dagli aeroporti e in giro per Asti, ma abbiamo capito che ci è costato complessivamente un paio di cornee.

Mi è piaciuto che alcuni degli attori come Andrea Bosca (che è di gran lunga più bravo e intelligente che bello... ed è un gran fico!) abbiano dormito in treno pur di presenziare alla masterclass organizzata per i ragazzi del liceo, aggratis e senza neanche il tempo di fermarsi a pranzo.

Non mi è piaciuto l'attorone, che per dispetto non nomino, che ha voluto essere andato a prendere in macchina fino a Bologna - 400 euro di autista solo per lui - e poi quand'è arrivato ha snobbato l'albergo e si è fatto portare nella migliore camera di quello più famoso.

Mi è piaciuto che tanta gente ci abbia lasciato numero di telefono privato e mail dicendo che dobbiamo risentirci presto e poi abbia richiamato per ringraziare e salutare nei giorni successivi.

Non mi è piaciuto che un ragazzo di ventinove anni che lavora per il teatro mi vedesse, nei giorni precedenti al festival, così trascurata dall'Uomo e così infelice e preoccupata (di come l'Uomo si stava gestendo questo impegno: come un giocatore d'azzardo compulsivo che continua a puntare finchè non si vende macchina, barca, casa e moglie), da decidere che se ci provava con me ci sarei sicuramente stata; e non mi è piaciuto essere presa in contropiede dalle mosse ad alto impatto ormonale di un ventinovenne e fare, per le prime ventiquattro ore, la figura della ragazzina scema.

Mi è piaciuto fare colazione al bar con Giorgio Faletti (che seguo dai tempi del suo primissimo personaggio al Drive In: "credete forse che io - e non vi veda???") e con sua moglie Roberta, che è una donna fine elegante gentile e simpatica come poche altre al mondo.

Non mi è piaciuto bere quattro caffè al giorno per mantenere la lucidità, più una dose massiccia di Pocket Coffee, e rendermi conto che non riesco più a smettere.

Mi è piaciuto che il regista gay mi abbia fatto i complimenti per come ero agghindata la sera della premiazione, e abbia detto che sta girando una cosa su Enrico VIII e io gli sembravo proprio uscita da uno scenario medievale, per via del vestito doppiato con corpetto in due toni di marrone e del pendente d'ambra incastonato in argento antico. Anche perchè, dopo il ventinovenne e le sue avances, la mia femminilità residua (poca) si stava nascondendo in un tombino per non essere vista, ma essendo il regista gay il complimento non poteva essere dovuto alla scollatura.

Non mi è piaciuto non avere più tempo per far conoscere persone piacevoli e interessanti a mia madre, che ha potuto fermarsi solo mezza giornata.

Potrei continuare a lungo.

Come ho detto, le ripercussioni economiche, fisiche e purtroppo anche coniugali di questo evento di per sè bellissimo sono pesanti.

Però certo, ieri sera ero a cena per la laurea di mia cognata e mi sono rilassata e divertita, con una bordata di quasi trentenni milanesi molti dei quali conoscevo già, ma andando via ho commentato con l'Uomo "sono stata molto meglio coi nostri amici della settimana scorsa" ed era vero.
Gli amici di mia cognata, ora che vanno verso i trenta e in parte lavorano, se la tirano moderatamente di meno di quando avevano vent'anni ed erano figlidipapà milanesi, pure di quelli parecchio spandimerda ("i miei amici broker navali" "sono stata da Prada e ho comprato un paio di sandalucci" "trovo che New York negli ultimi anni sia molto cambiata" "quella scema di una filippina mi ha rovinato il vestito di Fendi") e la serata è stata piacevole e allegra.
Ma la settimana prima ho conosciuto gente che ha preso premi dalle mani di Francis Ford Coppola, gente che ha fatto teatro con Carmelo Bene, gente che lavora con personalità che plasmano la cultura e in parte la società italiana con le loro opere, ed erano quasi tutti alla mano, beneducati, spiritosi, simpatici e carini: alla fine, giusto in tre, tra i più vecchi, si sono distinti per essere un po' più spocchiosi, ma, nell'ambiente che si era creato alla festa privata conclusiva, spiccavano come drag queen in seminario.

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