Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

giovedì 8 dicembre 2011

Il piatto incubo

...sì, sono ciclotimica, è ufficiale.

Mi prendono queste botte abnormi di tristezza alle sei e mezza di pomeriggio, e mi durano fino alle otto, che vorrei tipo morire / piangere ascoltando roba straziante / arrotolarmi il piumone sulla testa e uggiolare. Di solito faccio solo la terza.

Comunque l'altro giorno avevo del tempo da perdere causa un mio chiamarmi fuori temporaneo (di meno di mezza giornata) dal festival del cinema (benedetto sia mio marito e benedette le sue idee di gestire una cinquantina di invitati e un evento di quattro giorni da solo: se lo sai fare da solo... FATTELO DA SOLO! Me ne vado a casa io capito? Che ho male ai piedi! Ecco!!! L'ho detto!!!)

E mentre mi mettevo su una cena tristissima mi sono soffermata sul pensiero dei pasti tipici. Non nel senso del piatto tipico locale, ma del piatto tipico di un periodo di merda.

Così ho scritto questo, e oggi dopo aver letto il post Mammina cucina di Polly volevo assolutamente dire la mia su quanto può essere triste il rapporto di una donna con il suo piano cottura, quindi lo pubblico.

Mai stata una grandissima cuoca, ma dignitosa, a tratti, sì. Solo che non è come andare in bicicletta: io, se smetto di impegnarmi in cucina per qualche mese, disimparo tutto. Comunque per un po' mi sono data da fare e producevo cose almeno commestibili, cercando di non annoiare nè me nè altri. Poi ho inanellato una serie di periodi no, ma proprio no no no no, ad ognuno dei quali si collega nella mia memoria gustativo-olfattiva un sapore.

Spiego. Qua e là affiorano ricordi felici associati ad un pasto (rari, dato il mio rapporto malato col cibo) ma sono degli una tantum: per esempio, la volta che ho scoperto il carciofo crudo in pinzimonio, cioè la volta che l'Uomo, poche settimane dopo l'inizio della nostra storia, ha scoperto che io ero un'ignorante pazzesca in fatto di gusto culinario e ha iniziato a darmi lezioni sui veri piaceri della tavola. (E di vari altri mobili della casa.)

Ai momenti creativi, attivi e gioiosi, sparsi nella mia esistenza, non si associa nessun piatto ripetuto più volte nello stesso periodo: probabilmente perchè, soddisfatta e felice, non ripetevo granchè, anzi variavo, inventavo, degustavo.

Invece, in tutti i momenti della mia vita che sono stati contrassegnati da pressione psicologica o da tristezza, posso dire esattamente qual era il piatto incubo, il piatto fisso che si ripeteva perchè il cervello non era in grado di elaborare altro.

Per esempio, nel periodo degli studi, quando stavo ancora dai miei, il piatto tipico dell'esame di terza media erano le fragole con il gelato al limone. Sotto maturità, il caffè con dentro una cucchiaiata di gelato alla crema. E ovviamente si trattava solo delle merende: a variare i pasti principali ci pensava mia madre.

Poi c'è stato il periodo blu, molto blu che era quasi nero, e ricordo solo crackers integrali e yogurt. Infatti un pomeriggio mi sono svegliata lunga distesa per terra con sconosciuti che mi prendevano le pulsazioni e sono finita ricoverata per settantadue ore. Dopodichè ho fatto l'unica dieta della mia vita che io abbia mai preso seriamente: quella per ingrassare.

Poi c'è stato l'andare a stare da sola, e per un po' tutto bene, fino al primo faticosissimo anno di lavoro e di pendolarismo: pasta con i porri e lo zafferano, la sera, tipo tre anche quattro volte la settimana, e torta di zucca o pane e formaggio, a pranzo, tipo tutti i giorni feriali.

L'anno dopo ero sola qui, coabitavo con una coinquilina ma non mangiavamo insieme, facevo la prof di sostegno, mi annoiavo a morte, aspettavo che l'Uomo si decidesse a sposarmi e mangiavo minestre Knorr. E pizza.

Poi si è andati un po' a periodi. Appena sposati, con me che pendolavo da Torino: Quattro Salti e insalate, a pranzo, però la sera facevo la mogliettina e provavo ricette e manicaretti. Zia ammalata e andirivieni da Genova: farinata e focaccia, in macchina. (L'ultima sera che ho mangiato la farinata era ai primi del giugno scorso, e la mattina dopo alle sette ho portato mio padre in pronto soccorso: per ora non ho più neanche voluto sentirne l'odore.)
Periodi di bassa vari: belga saltata in padella col formaggio.

E voi, quando avete l'elettroencefalogramma piatto per qualche periodo faticoso, di che vivete?

7 commenti:

averessere ha detto...

Dato il delirio di veneficio relativo a surgelati, piattipronti, dadi e affini, ripiego sulla pasta olio e formaggio (che non è neanche male dai..)

Maddalena ha detto...

Zuppe.
Zuppe di ogni tipo, colore, odore e misura. Ma soprattutto la tristerrima zuppa di legumi, marroncina di nome e di fatto. Ne ho mangiata/bevuta talmente tanto che solo lo scricchiolio dell'involucro in cellophane mi fa venire l'anguscia.
Bleah!

Anonimo ha detto...

Ma un po' di pasta e ragù no ? Alla COOP fanno i sughi in tetrapack migliori del mondo, e le paste speciali (tipo Campofilone).
Dopo un buona pasta e ragù (o pasta e pesto, o olio e grana o altro), un po' di frutta abbondante basta e avanza. Oppure, l'eterena mozzarell, pomodori tagliati, olio e sale col pane pugliese: io vivrei in eterno (ogni tanto un po' di riso cotto all'olio) così. Carne poca.

Anonimo SQ

Castagna ha detto...

Ma gente, state parlando con una non-cuoca. La pasta olio e formaggio non è per i periodi no, è in generale un ingrediente base delle nostre settimane lavorative.

Fede ha detto...

Semolino con il burro, noce moscata e parmigiano, che conforta e si fa in 5 minuti. Se mi ricordassi di prenderla, mi farei pura la farina lattea che mangiavo da bambina...

Lara ha detto...

pasta e olio affogata nel formaggio, mangiata per mesi tutti i giorni a pranzo.
Al momento pane e formagggio, insalata in busta..

lanoisette ha detto...

anch'io pasta olio e grana.
poi, se riesco - se non son in giro a cercare lochescion per il matrimonio - la domenica faccio la pasta fresca o gli gnocchi fatti in casa.
e la sera mi salvo col fatto che il Benza sia carnivoro: in 20 minuti ti tiro fuori il roast-beef migliore del mondo.