Posto che la pagina de ilsussidiario.net è la stessa, incautamente intitolata Educazione, da cui ho tratto la perla di articolo sul vestirsi bene o meno dei docenti.
Posto che se un sito si chiama ilsussidiario.net già a me viene da pensare che lo tengano delle maestre, e non degli esperti di educazione e didattica di tutti gli ordini di scuola.
Posto che sono di un umore di peste in questo periodo.
Poste tutte queste premesse, ora commento punto per punto le affermazioni di questo Marco Gioannini della Fondazione Agnelli.
Fondazione Agnelli:
Gli studenti italiani nel passaggio elementari-medie rallentano molto più degli altri la loro velocità di apprendimento. È un calo fra i più intensi e preoccupanti del mondo. La spiegazione non può essere una sola; è complessa, e noi abbiamo tentato di esplorarne le cause. Dico subito che la responsabilità non è degli adolescenti italiani, che sono simili ai loro coetanei stranieri per capacità, fragilità, aspirazioni.
Castagna: Ma certo che la responsabilità non è dei ragazzi. Se le maestre danno nove a un alunno che fa sette errori di ortografia in una frase, in quinta, e poi io faccio un dettato in prima media e gli dò tre, non è l'apprendimento che cala, è il metodo di valutazione che è diventato realistico. Non succede quando i ragazzi arrivano da scuole le cui maestre, famose per essere "severissime, cattive, iene", li torchiano di dettati. Dicasi lo stesso per la matematica: ormai arrivano senza sapere le tabelline. Dicasi lo stesso per storia e geografia: se fino a dieci anni a scuola giocano a ricostruire il castello medievale coi Lego, o colorano le figure del libro di geografia, non avranno la stessa facilità di studiare una pagina di storia di quelli che hanno imparato a mettere insieme causa ed effetto. Noi ci troviamo regolarmente davanti un terzo della classe che non è in grado di spiegare un percorso "vai dalla chiesa alla farmacia" sulla piantina stilizzata di un paese. Poi però dobbiamo spiegare la deriva dei continenti e la tettonica a zolle (e i libri non aiutano: è un argomento da terza, ma ora "lo accennano" in prima, creando confusione nelle teste delle creature).
Il problema, e lo so che sono antipatica e classista, ma lo penso davvero e da anni, è questo: una volta le maestre facevano le magistrali e il tirocinio, arrivavano in classe a diciannove anni e si rimboccavano le maniche. I professori erano laureati e le maestre no, e bene o male questo si sentiva: le elementari si facevano con coraggio e umiltà un mazzo così e alle medie si poteva entrare a fare lezione con una classe di ventisette senza dover insegnare prima di tutto a stare seduti. Ora le maestre sono laureate in Scienze della Formazione e invece di prendere l'abaco e i gettoncini colorati e insegnare a contare fanno il percorso pedagogico-motivazionale di avvicinamento psicocognitivo alla matematica attraverso il gioco e il disegno. Che, almeno a descriverlo così, sembra una roba più adatta alla scuola materna. Poi non gli puoi andare più a dire niente: le vecchie sono esperte e ti mandano giustamente a fare in culo, le giovani sono laureate e quindi pari livello con te ma con una specializzazione diversa dalla tua, quindi sei tu l'ignorante e ti mandano giustamente a fare in culo.
Fondazione Agnelli: La scuola media è oggi una scuola senza missione. Quella che aveva, l’ha tradita: doveva essere scuola per tutti e al tempo stesso di qualità.
Castagna: signor Gioannini, ma che cazzo sta dicendo? E' esattamente quello che cerchiamo di fare!!!
Ma aspettate, perchè dopo dice una perla favolosa:
Fondazione Agnelli: Cosa non ha funzionato nella riforma della scuola media unica, introdotta nel ’62?
Quella riforma va collocata nel suo contesto storico. Parliamo di un periodo in cui il primo problema in Italia era ancora quello di alfabetizzare quanta più gente possibile, e la scuola media unica nacque per far coseguire la licenza al maggior numero di 14enni, elevando il livello dell’istruzione elementare. Il problema era di «quantità» e la scuola media riuscì a compiere questa missione abbastanza in fretta, perché la scolarità raggiunse il 100 per cento già negli anni settanta. Però nel frattempo il mondo cambiava e passare un certo numero di anni sui banchi per conseguire un titolo non bastò più; diventava molto più importante ciò che si impara realmente. È la nozione di successo scolastico.
La scuola media è riuscita a fare la prima cosa, ma non la seconda: non garantisce più a tutti gli allievi le stesse opportunità di successo scolastico. E non lo fa perché finisce per fare emergere nei risultati scolastici i divari di origine socioculturale: quello che conta, in altre parole, è la famiglia da cui si proviene. Quanto più questa è istruita, tanto più sono buoni i risultati degli alunni.
È un gap che non si colma più?
Lo dicono gli studi internazionali: dappertutto, in tutti gli ordini di scuola, piaccia o meno, l’origine socioculturale continua a contare moltissimo nei risultati scolastici; però ci sono Paesi in cui queste distanze sono contenute e vengono accorciate, nella nostra media invece esplodono in modo sensibile.
Le cause?
Sono di natura strutturale. Innanzitutto un passaggio troppo brusco elementari-medie: si passa da una scuola empatica, dove il lavoro coinvolge realmente tutti, e dove chi insegna usa talvolta metodologie didattiche innovative e personalizzate, a una scuola fatta sullo stesso modello delle superiori: il docente entra in classe, fa la sua lezione, esce. Stop. E la scuola finisce lì
Ma attenzione, sotto dice addirittura:
Non mi addentro nel problema della lezione frontale: molti docenti sono bravissimi in questo, il punto però è che nella scuola media di oggi gli insegnanti non sanno fare altro. Magari sanno che esistono altre metodologie, talvolta anche più efficaci, ma non le sanno usare perché nessuno li ha mai messi in condizione di farlo.
Castagna: questa del professore che entra spiega e esce non la voglio neanche commentare.
Se penso a cosa ho fatto in questi dieci anni per motivare delle classi a lavorare con impegno e per coinvolgere i meno collaborativi, signor Gioannini, le dò una testata. Peraltro non si può pensare che dalle medie escano senza essere in grado di reggere ANCHE un'ora di lezione frontale, altrimenti alle superiori poi come fanno?
Sul classismo non lo so. A me pare che si lavori per dare a tutti delle buone opportunità. Ma non potrei dire cosa succede in tutte le scuole italiane. Invece sul fatto di fare lezione gelidamente frontale, senza empatia, sono sicura che non parlo solo della mia scuola e dei miei colleghi.
Fondazione Agnelli: I nuovi docenti devono essere assunti con modalità che li rendono dei professionisti di questo livello scolastico: non solo devono conoscere la loro materia, ma avere anche la «cassetta degli attrezzi» pedagogica e didattica per insegnare a persone di 11-13 anni, un’età che non assomiglia a nessun’altra. Dobbiamo evitare di avere docenti parcheggiati nelle medie in attesa di finire al liceo.
Castagna: Pensando ad alcuni colleghi che usano le medie come un trampolino di lancio per fare carriera, in effetti, rabbrividisco.
Può darsi che questa sia una buona idea, ma bisogna vedere come viene declinata nella pratica. Io sono una docente da liceo che ha scelto di restare nella media, proprio perchè si è posta di fronte la scelta tra soddisfazione personale e utilità sociale. Quelli come me SERVONO alle medie, proprio perchè pensano da insegnanti di liceo e capiscono che in tre anni devono mettere i ragazzi, che liceali non sono e forse non saranno mai, in grado di poter anche scegliere di andarci, al liceo, e di sopravviverci. Ma se intendiamo preparare un docente per la fascia 11-13 anni nel senso di far fare anche a quelli del mio ordine di scuola i giochini motivazionali invece delle materie, io resterò con la vecchia guardia, diventerò "severissima, cattiva, iena" e i miei alunni continueranno ad andare alle superiori con la preparazione tradizionale, poi mi verrete a dire chi passa l'anno, tra i miei e quelli degli altri.
Fondazione Agnelli: Il tempo scuola?
Occorre dilatarlo. È il contrario di quello che si è fatto finora: noi crediamo molto nella scuola del pomeriggio, il che non vuol dire essere sempre a lezione, ma fare lezione, approfondimenti, recupero, musica, teatro, sport, eccetera.
Castagna: Su questo sono d'accordo. Anche perchè fuori gli stimoli spesso sono pochi, ripetitivi e non di rado anche negativi. Meglio un corso collaterale alla scuola, che sia di musica, di teatro, di cucina o sportivo, non importa. Comunque sarà più socializzante e più motivante che stare in piazza a ciondolare o da soli davanti al computer.
Qui anzi ne approfitto per contestare quel che dice labiondaprof di concerto con Gioannini, di cui a sua volta commenta l'articolo:
Le materie sono troppe: undici. L’origine del “peccato” sta nella nascita della scuola media unica, che ha unificato la scuola “media” che preparava alle superiori e la scuola di “avviamento” al lavoro. Quindi si sono accorpate le materie umanistiche scientifiche e linguistiche e le varie materie “pratiche” o laboratoriali: musica, ed. tecnica, disegno e storia dell’arte. In più l’ora di religione. Troppe materie. Secondo molti esperti, basterebbero le ore di italiano storia geografia matematica scienze una lingua straniera (fatta bene) e poco altro. Modestamente sono d’accordo…
Castagna: Ma no. Le materie sono tante perchè è giusto poter capire, in questa fascia d'età, per cosa un ragazzo è tagliato. Se aboliamo tecnica, arte o musica, perdiamo delle informazioni importantissime sulle reali capacità, talvolta sui talenti, dei nostri alunni... e effettivamente facciamo perdere loro l'elasticità mentale di collegare gli argomenti e le discipline, secondo un modello americano per cui se io mi specializzo in una cosa tutte le altre per me non esistono. Per differenziare gli interessi e i curricula ci sono invece le superiori.
Pronti via, dibattito aperto.
venerdì 9 dicembre 2011
Te lo dò io l'anello debole
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9 commenti:
Sono d'accordo con te, soprattutto sul primo commento: il metodo di valutazione tra elementari e medie, o primaria e secondaria, è troppo diverso. Ci vorrebbe un curricolo verticale sia per i contenuti (in parte è stato fatto)che per la valutazione delle competenze
ben detto. questa cosa che alle elementari "fanno un sacco di cose" non quadra da tempo. Alle elementari è il momento di fondare la capacità di astrazione del bambino e non succede più. Leggere, scrivere, fare di conto. Sono antiquata, forse. E pur insegnando alle superiori ho capito che il gioco facile dell' "è colpa di chi viene prima" va ponderato e ho smesso di farlo perché conosco come te chi alle medie di fa davvero il mazzo.
Carissima,
rispondere alla tua domanda richiederebbe non un pagina, ma un trattatello di una trentina di pagine minimo. Ho vissuto nella scuola dalle elementari all'università (ai tempi, fine anni '70), e da lì non mi son più mosso, rivedendo il sistema scolastico attraverso i figli (uno alle superiori e l'altro all'università, ora.
Diciamo per ora questo: dopo tre settimane di scuola, il grande aveva già capito il sugo. Ovvero: nella scuola dell'obbligo,"fare e non fare è uguale, fare bene o fare male è uguale". Dopo 8 anni di questa "terapia" si salvano solo i pochi che hanno veramente qualcosa di grande dentro, oppure sono molto "coscienziosi" (per questo le ragazze vanno meglio), oppure, semplicemente, hanno genitori che "gli stanno dietro" molto meglio di altri.
Poi, i racconti potrebbero essere infiniti : si va dalla tavola pitagorica sparita dalla scuola (poi, chi glielo fa capire che in un dm2 ci stanno 100 cm2 ?), non c'è più nei libri, nei quaderni, nelle lezioni, alle insegnanti impreparate di ogni ordine e grado etc (voi insegnanti blogger siete l'eccezione, il 5% migliore, la regola è altro : trovarne buona una all'anno, alla media, è già c...). Dopo due figli, ed anni di Consigli di istituto/classe, potrei scrivere un libro.
Comunque, sino a che non si ripristina il valore del merito, del lavoro e dello studio degli studenti (e degli insegnanti), nulla sarà possibile. Bisogna avere il coraggio di dire che lo studio è anche fatica, e mandare a memoria etc., e anche, duole dirlo, non è sempre tutto per tutti.
Anonimo SQ
Concordo non una ma diecimila volte sulla questione elementari: poche cose molto bene dovrebbero fare, e con severità (che anche quella più la impari da piccolo e più ti rimane). Concordo sostanzialmente su tutto, tranne sul punto delle materie tante: perché è vero che ci vuole spazio per scegliere, ma è vero (lo dico da insegnante di biennio in un tecnico specializzato) che a) quelle materie lì non c'entrano assolutamente nulla (adesso vediamo se decolla davvero il musicale) con quello che fa nei vari indirizzi delle tecnologie o delle educazioni. E, anzi, questo crea nei ragazzi pericolose confusioni e i primi mesi è tutto un girare da scuola a scuola a suon di: "ma io andavo bene ad artistica, a tecnica, a musica, a infilare le perline, credevo che...";
b) è cambiata la proporzione tra le materie: cioé, è evidente che con ore di lettere in meno devo diminuire le altre materie, è banale, perché una scuola non vive soltanto di quante ore per materie ma di proporzioni tra materie.
c) per le lingue: meglio una lingua molto bene e cominciare alle superiore un'altra davvero da zero che due malino di cui una non la farai mai più;
Detto questo, per la mia esperienza di studentessa prima e di insegnante dopo, vale il solito discorso: grande fattore culo, e consapevolezza che poi la questione vera, unica e ultima è (parafrasando AnonimoSQ) che dovrebbe esserci mediamente un maggior numero di docenti, ovunque, davvero preparati (però, AnonimoSQ, non è vero che le ragazze sono più brave, anzi: i dati ti stupirebbero...)
@povna
Sicuramente sono stato estremamente (per i miei standard) sintetico. Per allargarmi dirò che : non ho statistiche vere, ho solo i "dati" non uniformi delle conoscenze familiari.
Direi che le ragazze sembrano mediamente + diligenti, con maggior senso del dovere, meno succubi dell'ideologia "che chi studia è un mona" che è diffusa tra i ragazzi (io ne ho due, figli, grrrrr).
Probabilmente questo le mette in miglior luce nelle circostanze in cui, appunto, wqueste doti hanno un maggior peso (penso a scuole molto "di studio", tipo licei). Forse i ragazzi se la cavano meglio dove invece ci vuole meno conformismo e più personale iniziativa; il problema è allora riuscire a "prenderli".
Grazie per concordare con me, tieni conto però che se dici ad una maestra "leggere, scrivere e far di conto" ti lincia perchè ti accusa di volere una scuola anni '50.
Ebbene sì, per certi versi la vorrei...sarebbe un buon piede di partenza !
Anonimo SQ
@povna: ne approfitto per chiederti una cosa. Una lingua fatta bene alle medie è per me l'ideale. Ma è vero che hanno deciso che non si può fare? No, perchè nella mia scuola ci sono due seconde e due prime con inglese potenziato e mi sto preoccupando per eventuali problemi per l'esame dell'anno prossimo.
Grazie per avermi citato, seppur per specificare di non essere d'accordo con me. Meglio di me lo ha detto la povna: le materie tipo tecnica, artistica etc non hanno nulla a che fare con quello che si fa poi nelle superiori. Su musica e ed,fisica sono d'accordo che si potrebbero mantenere, però perché non unificare ed.artistica e ed.tecnica? Chiamarlo disegno e fare sia disegno tecnico che artistico e un po' di storia dell'arte? tanto la parte teorica di ed.tecnica è un doppione di Storia e di altre materie (geografia, Scienze ecc). Continuo a dire che undici materie sono troppe...
Le elementari dovrebbero tornare ad insegnare a leggere, scrivere e far di conto. La deriva psico-pedagogica che ha preso invece fa sì che si parli troppo di metodi e non di contenuti. Poi noi in 3 anni dobbiamo rifare il lavoro di 5anni e in più aggiungerci il nostro.
Se volete la discussione può continuare di là:-)
Ops, dimenticavo: due lingue fatte malino... sarebbe meglio farne una sola ma per più ore e meglio
Sulle lingue sono d'accordo. Senza contare che anche nelle superiori, soprattutto quelle tecniche, sarebbe l'ora di smetterla con il francese e il tedesco e studiare lo spagnolo, l'arabo e le altre lingue che hanno attinenza con il mondo dei rapporti commerciali internazionali.
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