Alla prima ora
La prima cosa che vedo è Svampo che svetta, titanico, sugli altri, con un accappatoio verde. Subito dopo Sgamo, con accappatoio verde acqua. Ma immediatamente la mia attenzione viene distratta da Svacco. In gonna fucsia, maglia rosa con strappi sulla schiena da cui si intravede un reggiseno nero, trucco smoky degli occhioni verdi, rossetto rosso brillante, e un signor paio di tette. Seguito dal Pagliuzza che sfoggia, sul suo esile fisico dai piedoni sconfinati, un paio di leggings grigi e un vestitino grigio con la parte alta elegantemente paillettata. E c'ha le tette pure lui, ma più piccole, commisurate alla sua taglia. E per finire Scatto, che sopra ai pantaloncini di jeans ha una canottierina bianca con le paillettes azzurre, niente tette ma l'ombelico a vista.
Alcune delle ragazze invece, le più femminili e tranquille, hanno cappellini, occhialazzi e catenazze da rapper e girano in gruppo, con sorrisi elfici che smentiscono la loro appartenenza a una crew di periferia.
Tempo venti minuti sto facendo il tifo in palestra per la III C che disputa un triangolare di pallavolo, e sulla mia guancia destra spicca uno stampo di labbra color rosso brillante. Ahem. ("Posso?" ha rispettosamente chiesto Svacco, che voleva provare a lasciare il timbro, e, visto che funzionava, ha timbrato subito dopo anche il collo di Scatto e poi ha tentato senza successo di limonarsi Uomo Saggio).
Alla seconda ora
La terza C perde il torneo e la collega mette su una versione bruttissima di "We are the world", sulla quale invita le terze a salutarsi. Scoppiano in singhiozzi le prime ragazzine, ma si commuovono anche Uomo Saggio e Vento del Nord. Un abbraccio via l'altro, cominciamo a dirci addio, ma è presto.
In attesa del saggio di musica c'è un primo intervallo. All'improvviso la Nonna mi chiede di andare con lei e io mi rendo conto che stanno convergendo sull'aula conferenze, da tutti i punti della scuola, i ragazzi di terza, gli stessi che negli ultimi giorni si facevano rincorrere per tutto l'edificio perchè tra una lezione e l'altra si smaterializzavano sghignazzando, come il gatto di Lewis Carroll.
Arrivano tutti, chiudono la porta e mi mettono seduta in prima fila, poi accendono la LIM e parte un video con tutte le foto, dalla torta fatta per l'arrivo di Waanaagsan alla festa di Halloween, dai saluti alla Pianista che andava in maternità al mio compleanno, fino alla giornata dell'Eleganza con tutti noi infighettati che leggiamo poesie. Quando penso che il video sia finito, compare una scena di mari tropicali, e scorre la scritta: "Ma non possiamo concludere così, senza nemmeno una frase...". Mentre mi preparo all'impatto di una frasona cosmica, cominciano a scorrere righe colorate e mi rendo conto, con reale senso di stordimento, che ognuno di loro ha messo la sua dedica, e sono tutte diverse. Gente come Sandra Bullock, la cui voce avrò sentito tre volte in tutto l'anno, che mi ringrazia per esserci stata sempre quando aveva bisogno. Svacco che mi apostrofa per nome e mi scrive un mezzo poema, ma la dedica di Sgamo è ancora più lunga, e quella di Scatto contiene le scuse per avermi fatto morire di fatica a tenerlo buono (e me le ha anche scritte sulla foto di classe... io sulla sua ci ho scritto "a uno dei più abominevoli e adorabili chiodi della mia bara"). Una sola frase affettuosissima da Svampo, Waanaagsan che mi assicura che non mi dimenticherà, tante altre cose belle, da tutti, finchè non vedo più niente e dietro di me si sente tirare su col naso rumorosamente, allora mi volterei ad coccolare le ragazzine in lacrime, ma Giudiziosa deve ancora leggermi il bigliettino con la dedica di tutti, che mi stronca definitivamente. Insomma, riesco praticamente solo a balbettare un grazie e mi si buttano tutti addosso per farsi abbracciare.
Santa Madonna. L'ho detto io che ero cotta persa di loro fin dalla prima settimana, ma questo è molto di più di quel che mi aspettavo.
Alla terza ora
Il saggio di musica è molto più spettacolare degli altri anni. Ci sono delle ragazzine di seconda che cantano come angeli, un grosso gruppo di alunni che suonano la chitarra classica, qualcuno che ci dà giù pesante di chitarra elettrica, poi Frecciolina che suona un brano di Bach alla tastiera, e Svacco che, sempre con la mise da Pretty in pink, le tette e gli occhi truccati, esegue alla perfezione una sonata con cui ha appena vinto il premio solista del concorso Asti Musica. Viene giù l'auditorium a forza di applausi per ogni pezzo cantato o suonato, finchè l'ultimo è "All about that bass" e balliamo tutti.
Alla quarta ora
Mi chiamano in seconda, dove Lentiggini piange disperato, con intorno una cerchia di amici altrettanto affranti, perchè, dopo averci sbeffeggiato per mesi con "Tanto io torno in Romania! Me ne vado! L'anno prossimo non ci sono più!" e aver risposto "No!" tutte le volte che io gli raccomandavo di scriverci e farsi vivo, adesso in Romania ci torna davvero e gli si spezza il cuore.
Alla quinta ora
Sto urlando "Vaiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii vaaaaaaaiiiiii!" ogni volta che Waanaagsan tocca palla e attraversa tutto il campo da calcio, dribblando ragazzini alti un terzo di lui, per insaccocciare un goal in porta. Viene di sua spontanea volontà a battermi il cinque appena finita la partita, con un sorriso esausto e fierissimo.
Prendo da parte Sgamo e gli dico di stare fuori dai guai, di non confondere gli scherzi coi problemi, di stare attento. Non gli dico di cosa parlo. Ma lui lo sa, credo. Prova a fare lo strafottente ("m'ha fatto commuovere prof"), ma secondo me ha sentito.
Alla sesta ora
Ultimi saluti sulla porta della scuola. La campanella. Esce gente, della mia terza e di altre, con gli occhi gonfi, e qualcuno dei prof commenta: "Eh sì ci stanno proprio male in questa scuola". Poi da uno dei pullmini ancora fermo e già strapieno scende Sgamo di corsa, di nuovo in braghette con l'accappatoio verde, per darmi un altro abbraccio, ma dietro di lui è sceso anche Scatto, talmente veloce che non l'ho visto arrivare, e così mi ritrovo presa in mezzo a due e a questo punto ci riescono, a farmi scoppiare in lacrime. E appena mi mollano questi, mi ritrovo avvolta da Uomo Saggio, e poi singhiozzando mi si avvinghia la Nonna, e anche Vento del Nord, con il suo faccione buono, scende correndo mentre il pullmino ingrana la marcia, mi stritola un'ultima volta.
E infine, come altri anni, la polvere della strada li inghiotte, e io resto lì a barcollare con una strana smorfia in faccia.
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giovedì 11 giugno 2015
mercoledì 22 ottobre 2014
Swarovski
Quel cristallo Swarovski che ti avevano regalato: lo guardavi ogni mattina al risveglio, fedele, sul tavolino. Tornavi a casa, e la luce del pomeriggio lo faceva scintillare di sette colori. Era lì per te, quando volevi posare gli occhi su qualcosa di bello.
L'hai urtato con l'orlo di una giacca, una sola volta, e la magia è finita. Hai preso scopa e paletta e mentre spazzavi via le briciole iridescenti di un piccolo, inutile sogno, hai pensato che lo avevi sempre saputo, che non era eterno. E ti sei accorta di essere più vecchia della ragazzina che aveva ricevuto in dono il cristallo anni prima: ormai capace di relativizzare, di assorbire le delusioni, di accettare, in nome di un gradino di consapevolezza in più.
Nella mia vita nascosta tra le colline, da anni ormai c'erano delle certezze, dei perni su cui giravano le giornate: quelle di sole, quelle di neve, quelle piene di fatica e incertezza, quelle gloriose di grandi soddisfazioni. C'erano persone che, a incontrarle un attimo in un corridoio, o all'incrocio, o sulla piazzetta del paese, mi riempivano gli occhi di luce, e credevo che sarebbe stato per sempre così.
Poi un giorno lo Swarovski è caduto. Da un comodino basso, con un urto prevedibile. Crash.
Una frazione di secondo, e non c'era più.
Il 2014 è una caduta continua di cristalli che, solo ora, vedo così fragili.
Il giorno in cui l'amica che in sala prof da anni chiacchierava con me di Genova, di politica e di cani e gatti raccolti per strada ha detto "non sto mica bene": e non sapevo che era l'ultima volta che la vedevo.
Il giorno in cui Bel Ragazzo Pacato è venuto a trovarmi durante l'intervallo del pomeriggio: e ho realizzato che non parlavo più con un ragazzino impacciato, che non mi guardava più come un adolescente affettuoso, che io stessa a questo punto stavo guardando un uomo, e che qualcosa di dolce e innocente, dopo quei silenzi e mezzi sorrisi imbarazzati, era finito e non sarebbe ricominciato.
Il giorno in cui Giovane Lupo è partito per cercare lavoro all'estero, e io l'ho saputo da un tag in una foto di terzi su Facebook: e non è che non abbia capito come mai non è venuto di persona a salutare, perché lo so che si vergogna di non aver studiato e di non aver trovato lavoro, perché lo sappiamo tutti e due che sarebbe stato difficile salutarsi senza farsi venire il magone, perché lo sa che ho paura per lui, come ne ho sempre avuta, e che ho anche questa cieca, folle speranza che una volta per tutte ce la faccia a salvarsi. Ma, ora che il suo aereo è decollato, il cielo sopra Paesino di Sogno è più vuoto, io sono un po' più vecchia e un po' più sola, e ho paura di perderli tutti uno dopo l'altro.
Passando davanti alla solita pizzeria all'angolo della strada, ho visto la Mia Cocca che lavorava. Ho pensato che per adesso lei è ancora lì, a scintillare, con il suo sorriso pieno di luce, l'affetto di sempre negli occhi, che hanno lo stesso identico colore dei miei. Che quando esco da scuola posso trovarla sulla porta del locale, o seduta sulla panca fuori, e lei, sua madre e sua sorella mi saluteranno sempre con lo stesso calore. Eppure la prima ad andarsene avrebbe potuto essere lei, quando due anni fa, appena maggiorenne, ha fatto il numero di mollare scuola e famiglia e andare a vivere con il primo tamarro che sembrava darle un'idea di partenza per la vita da grandi. Poi lui stava a casa a cazzeggiare con il computer e il telefonino, e lei doveva pulire cessi per dargli da mangiare, e beh, dopo qualche mese s'è data della scema da sola ed è tornata a casa. Ricordo che con Bel Ragazzo, allora ancora in zona alunno, mentre lei era via per questo colpo di testa, avevamo commentato "se non resta incinta, non c'è niente di irreparabile, dopo tutto". Con lo stesso tono, un po' preoccupato ma non giudicante, con cui io e la Mia Cocca, tante altre volte, avevamo parlato di Giovane Lupo, del suo futuro incerto e delle sue discutibili compagnie. E ugualmente io e Giovane Lupo, al festival dell'anno scorso, avevamo parlato di Bel Ragazzo e della sua incrollabile monogamia, persino un po' eccessiva per uno della sua età.
Ragazzi. Ex alunni. Amici. Belle persone. Anime gemelle di età diverse dalla mia. Sono cresciuti insieme, sotto il mio naso, all'ombra della Scuolina Rosa, sbracciandosi a salutare quando mi vedevano passare in auto, e facendomi il dono inestimabile della loro confidenza. E ora vanno ognuno per la sua strada di uomo e di donna, mentre io resto, e ogni mattina prendo la curva della strada e alzo gli occhi verso il campanile, con lo stesso gesto da anni.
Mi sento come se voltassi gli occhi verso il tavolino, per abitudine, senza nemmeno esserne conscia, alla ricerca dei colori confortanti del mio Swarovski attraversato dal sole, e ricordassi che non c'è più, e che è giusto così, che le cose fragili e bellissime non possono e non devono durare in eterno. Quel che deve durare è la rifrazione dell'arcobaleno, quella che splende nello sguardo che poso sulle cose. Perché io ho visto il cristallo puro, dove altri hanno visto solo tre ragazzi di paese, ognuno a suo modo incasinato, e loro hanno visto l'arcobaleno, dove gli altri hanno visto solo una prof delle medie con la testa tra le nuvole.
L'hai urtato con l'orlo di una giacca, una sola volta, e la magia è finita. Hai preso scopa e paletta e mentre spazzavi via le briciole iridescenti di un piccolo, inutile sogno, hai pensato che lo avevi sempre saputo, che non era eterno. E ti sei accorta di essere più vecchia della ragazzina che aveva ricevuto in dono il cristallo anni prima: ormai capace di relativizzare, di assorbire le delusioni, di accettare, in nome di un gradino di consapevolezza in più.
Nella mia vita nascosta tra le colline, da anni ormai c'erano delle certezze, dei perni su cui giravano le giornate: quelle di sole, quelle di neve, quelle piene di fatica e incertezza, quelle gloriose di grandi soddisfazioni. C'erano persone che, a incontrarle un attimo in un corridoio, o all'incrocio, o sulla piazzetta del paese, mi riempivano gli occhi di luce, e credevo che sarebbe stato per sempre così.
Poi un giorno lo Swarovski è caduto. Da un comodino basso, con un urto prevedibile. Crash.
Una frazione di secondo, e non c'era più.
Il 2014 è una caduta continua di cristalli che, solo ora, vedo così fragili.
Il giorno in cui l'amica che in sala prof da anni chiacchierava con me di Genova, di politica e di cani e gatti raccolti per strada ha detto "non sto mica bene": e non sapevo che era l'ultima volta che la vedevo.
Il giorno in cui Bel Ragazzo Pacato è venuto a trovarmi durante l'intervallo del pomeriggio: e ho realizzato che non parlavo più con un ragazzino impacciato, che non mi guardava più come un adolescente affettuoso, che io stessa a questo punto stavo guardando un uomo, e che qualcosa di dolce e innocente, dopo quei silenzi e mezzi sorrisi imbarazzati, era finito e non sarebbe ricominciato.
Il giorno in cui Giovane Lupo è partito per cercare lavoro all'estero, e io l'ho saputo da un tag in una foto di terzi su Facebook: e non è che non abbia capito come mai non è venuto di persona a salutare, perché lo so che si vergogna di non aver studiato e di non aver trovato lavoro, perché lo sappiamo tutti e due che sarebbe stato difficile salutarsi senza farsi venire il magone, perché lo sa che ho paura per lui, come ne ho sempre avuta, e che ho anche questa cieca, folle speranza che una volta per tutte ce la faccia a salvarsi. Ma, ora che il suo aereo è decollato, il cielo sopra Paesino di Sogno è più vuoto, io sono un po' più vecchia e un po' più sola, e ho paura di perderli tutti uno dopo l'altro.
Passando davanti alla solita pizzeria all'angolo della strada, ho visto la Mia Cocca che lavorava. Ho pensato che per adesso lei è ancora lì, a scintillare, con il suo sorriso pieno di luce, l'affetto di sempre negli occhi, che hanno lo stesso identico colore dei miei. Che quando esco da scuola posso trovarla sulla porta del locale, o seduta sulla panca fuori, e lei, sua madre e sua sorella mi saluteranno sempre con lo stesso calore. Eppure la prima ad andarsene avrebbe potuto essere lei, quando due anni fa, appena maggiorenne, ha fatto il numero di mollare scuola e famiglia e andare a vivere con il primo tamarro che sembrava darle un'idea di partenza per la vita da grandi. Poi lui stava a casa a cazzeggiare con il computer e il telefonino, e lei doveva pulire cessi per dargli da mangiare, e beh, dopo qualche mese s'è data della scema da sola ed è tornata a casa. Ricordo che con Bel Ragazzo, allora ancora in zona alunno, mentre lei era via per questo colpo di testa, avevamo commentato "se non resta incinta, non c'è niente di irreparabile, dopo tutto". Con lo stesso tono, un po' preoccupato ma non giudicante, con cui io e la Mia Cocca, tante altre volte, avevamo parlato di Giovane Lupo, del suo futuro incerto e delle sue discutibili compagnie. E ugualmente io e Giovane Lupo, al festival dell'anno scorso, avevamo parlato di Bel Ragazzo e della sua incrollabile monogamia, persino un po' eccessiva per uno della sua età.
Ragazzi. Ex alunni. Amici. Belle persone. Anime gemelle di età diverse dalla mia. Sono cresciuti insieme, sotto il mio naso, all'ombra della Scuolina Rosa, sbracciandosi a salutare quando mi vedevano passare in auto, e facendomi il dono inestimabile della loro confidenza. E ora vanno ognuno per la sua strada di uomo e di donna, mentre io resto, e ogni mattina prendo la curva della strada e alzo gli occhi verso il campanile, con lo stesso gesto da anni.
Mi sento come se voltassi gli occhi verso il tavolino, per abitudine, senza nemmeno esserne conscia, alla ricerca dei colori confortanti del mio Swarovski attraversato dal sole, e ricordassi che non c'è più, e che è giusto così, che le cose fragili e bellissime non possono e non devono durare in eterno. Quel che deve durare è la rifrazione dell'arcobaleno, quella che splende nello sguardo che poso sulle cose. Perché io ho visto il cristallo puro, dove altri hanno visto solo tre ragazzi di paese, ognuno a suo modo incasinato, e loro hanno visto l'arcobaleno, dove gli altri hanno visto solo una prof delle medie con la testa tra le nuvole.
martedì 2 settembre 2014
La ragnatela
Tu che di tutti sei sempre stato il
prediletto. Tu che sai cosa vuol dire partire dallo svantaggio,
crescere tra gli animali presi a bastonate, fare la fame di tutto,
del cibo, dell'affetto, delle cure.
Tu che, con la tua mente come un rasoio
senza pietà, uscivi dalle nebbie della cannabis a botte di caffè
della macchinetta, per ascoltare le mie lezioni di storia, e fare i
tuoi commenti cinici e intelligenti. Convinto da sempre che un
cervello sia l'arma che può difendere da tutto il male del mondo,
fermamente intenzionato a imparare ad usarlo.
A te io vorrei spiegare le mie paure, i
miei desideri, le mie aspettative su questa ragazzina tremenda e
fragile che mi è piovuta dal cielo. Per come mi hai ascoltato quella
volta in piazza. Per tutta la fiducia che hai sempre messo in me. E
quella che io ho messo in te.
E tu, invece, che stai nel morbido, che
hai tutto, e intanto ti maceri in qualcosa che non ha nome, una
malinconia primordiale che risiedeva nei tuoi occhi fin da ragazzino,
quando serio e riflessivo ascoltavi, e poi intervenivi con quella
bella voce bassa. E hai affidato al mio sguardo incredulo
qualche tua fragilità, senza spiegarti più di tanto, con pause di
silenzio in uno stanzino, con confessioni imbarazzate in un
parcheggio, con qualche frase apparentemente disinvolta su una chat.
E io d'istinto dopo tanto tempo ho abbassato le difese e ti ho
raccontato molto, poi anche troppo, di me. Non certa di essere
capita. Ma sicura di non essere tradita. E tu hai preso tra le tue
grandi mani impacciate la mia sincerità e hai cercato maldestramente
di non schiacciarla.
A te io vorrei ogni tanto affidare le
mie giornate faticose, e spesso così ripetitive e deludenti, per
uscire fuori a chiacchierare vicino alle macchine, sotto un bel cielo
pulito, come abbiamo fatto tante volte.
E tu, poi, che hai le lacrime
trasparenti come l'aria e il sorriso chiaro come l'alba di marzo, e
ammetti le sconfitte, e capisci le necessità, senza pie illusioni
sul futuro, senza pretese ma anche con un sano orgoglio. Tu che, come tante altre, stai
diventando una donna che cade e si rialza, cade e si rialza, e cambia
colore ai capelli e adegua il trucco degli occhi al nuovo colore, e
ce la fa di nuovo a ricominciare con la stessa decisione e la stessa
dolcezza, anche dove c'è un deserto di macerie.
A te io vorrei lasciare a volte la
possibilità di mettermi lo zucchero nel caffè della pausa pranzo, e
di offrirmi rifugio al tavolo immacolato della pizzeria per un po' di
incoraggiamento reciproco, quando tutto sembra essere andato a bagno
e bisogna trovare le energie per riderci sopra.
E tu che sei qui nello spazio digitale,
alle ore più buie nella notte, e non mi lasci cadere, anche se ci
vediamo poco, e ti preoccupi per me. Dalla tua vita incasinata non puoi
aiutare nessuno, ma a volte devi chiedere e poi fai fatica a
restituire, e però io sono tua sorella, e tra fratelli non di sangue
ma di spirito è più facile dirsi ti voglio bene e perdonarsi le
cose. E ogni tanto ci troviamo per mangiare quel risotto o quella
farinata di corsa tra un impegno e l'altro, e io controllo se sei
dimagrito, se sei stanco e ti tremano le mani; e tu, che di me
ricordi la ragazza snella con la gonna scozzese cortissima, che scese
dall'autobus quella volta vicino al porto, oggi guardi le mie
occhiaie e le mie nuove rughe, e mi dici che vuoi che io stia bene e
sia serena.
A te ogni tanto vorrei ricorrere quando
l'angoscia è atroce, rannicchiarmi sul tuo divano, confidarmi e poi
litigare perchè tu metti battute pessime in mezzo ai miei discorsi
accorati, e magari aspettare che ci addormentiamo vicini dopo aver
sfogato la paura.
E tu che mi rispetti quando ti racconto
cose tremende senza piangere, perchè sai che io non piango davanti
agli altri, sai che esistono donne che non vogliono essere consolate
e protette, ma solo ascoltate, e ascolti come poche persone al mondo
sanno fare, tu che passi da noi una volta alla settimana con
regolarità da parente, e quando sei in ferie e vai lontano scrivi
che ti manchiamo. Tu che a tua volta ti porti i tuoi problemi e i
tuoi dolori, e ce li racconti con quella voce calma e il sorriso
blasé di chi ne ha viste altre, creatura elegante, conoscitore delle
notti bianche e del loro silenzio angosciante da riempire di film,
libri, computer, e messaggi con gente come me che non dorme.
A te io vorrei poter chiedere ogni
tanto di materializzarti in tre minuti nella mia cucina, con il
sempiterno smartphone acceso e le tue giacche di marca, e passare dai
discorsi più stupidi a quelli più seri con lo stesso tono attento e
lo stesso affettuoso rispetto.
Tu che scrivi che anche oggi hai
pianto, ma anche coltivato fiori o cucito tende o fatto biscotti, e
che insisti nel tenere la testa alta e buttar fuori con l'ironia il
dolore che ogni giorno minaccia di schiacciarti. Tu che giudichi te
stessa con la furia del Dio degli eserciti appena fai un microscopico
errore, ma accogli me e la mia gigantesca, animalesca confusione con
un abbraccio caldo e un sorriso sereno, giurandomi che mi vorrai
bene anche se dovrò bere questo calice, anche se farò questo
sbaglio, anche se sai che vado incontro a un pentimento.
A te io sto dicendo di me più di
quello che oso dire a me stessa, e a volte la tisana fumante che mi
offriresti, o il caffè lungo che ti offrirei, se tra noi non ci
fossero tanti chilometri, sono così reali che ne sento il tepore
consolante tra le mani.
Una ragnatela di un filo
resistentissimo, così sottile da sembrare invisibile anche a un
Lillipuziano, mette in comunicazione le anime di persone come queste,
tanto che quando penso a loro le confondo, creo un unico essere
protettivo, potente, ultracorporeo, che unisce il profumo speziato di
un'amica e il sorriso da Monna Lisa di un'exalunna, l'abbraccio
sollecito di un fratello putativo e la risata franca di uno zio
acquisito, la voce rauca di un exalunno e gli occhi pensosi
dell'altro. E alcuni altri che ho già incontrato, di cui ho visto in
nuce il carattere che verrà, altri che devono ancora venire, e che
forse rintraccerò con maggior chiarezza quando saranno grandi e
passeranno a dirmi come stanno: giovani donne e giovani uomini che
hanno almeno una radice nello stesso terreno da cui prendo nutrimento
io, e le loro foglie al vento fanno un rumore che io capisco. Gente
che parla, per motivi indipendenti da ogni spiegazione terrestre, la
mia stessa lingua, da prima che ci incontrassimo.
Vita dopo vita credo di aver già
incontrato e amato queste persone, che rispetto alle molte,
meravigliose amicizie da cui ho la fortuna di essere circondata hanno
qualcosa, qualcosa nel DNA, di affratellato a me così profondamente
da rendermele gemelle.
Quando sono in difficoltà, con me stessa, con l'Uomo, con la
Princi, mi vengono in mente uno dopo l'altro, come i grani di una
ghirlanda di preghiera. Le loro facce, le loro voci, che mi riportano
alla mia identità profonda, a quel che non posso rinunciare a
essere, costi quel che costi. Loro, e le altre presenze buone nella
mia vita, così diverse da me, loro, ma solide come la roccia al mio fianco
da lustri interi, sono il motivo per cui ce la farò comunque vada,
nella salute e nella malattia, da moglie o da single, fino alla fine.
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mercoledì 28 maggio 2014
Last days together
Atreiu è caduto giocando a calcio e s'è fratturato una spalla. Gira in maglietta, ma poi se la leva perchè ha caldo, resta in canotta con il tutore imbottito di gommapiuma dietro le clavicole magre e piagnucola: "Ma io mi annoio... Posso giocare a pallone? posso correre? posso andare in palestra? non ci so stare, fermo!"
"Poverino" dice allora qualche giovane voce femminile sognante, mangiandosi con gli occhi tutto il pacchetto, capelli lunghi, spalle bianche, lentiggini e sorriso storto.
La Castagna, che lo trovava bellissimo anche quando era un ragno ossuto di undici anni, se la ride, perchè sapeva che le ragazze lo avrebbero capito quando era quasi troppo tardi.
Lo sdoganamento della canottiera avvenuto a causa di Atreiu libera il Malinconelfo da ogni inibizione, e anche lui dopo qualche giorno si schiera a scuola smanicato. Sparisce ogni traccia di tenerezza per Atreiu, in compenso la Bambola e Pocahontas, che siedono in banco a destra e a sinistra degli ormai significativi bicipiti del Malinconelfo, faticano visibilmente a concentrarsi. Pocahontas, coi suoi liquidi occhi neri pieni di passione, si devasta a contemplarlo con evidente compiacimento, mentre la Bambola, sempre più di porcellana e assolutamente integerrima, abbassa pudicamente le ciglia scure mordendosi il labbro inferiore.
Lui si stiracchia pigramente, se la ride, interviene nelle lezion e becca delle botte di "bravissimo" e "molto bene" che rovina immediatamente con battute inascoltabili. Tutte a sfondo sessuale. Finchè un giorno la Castagna esclama: "Basta! Trovategli una donna! Vede allusioni dappertutto, aiutatelo!" e da quella volta, quando lei chiama per rispondere da posto: "Malinconelfo?" qualcun altro chiosa: "Sesso!" e tutti scoppiano a ridere.
La Castagna spiega Nietzsche, Freud, Jung, Pascoli, D'Annunzio, Svevo, Pirandello, fa la miglior lezione sulla Pioggia nel pineto che le sia mai uscita, con la classe si parla di tutto, di ansie, del coraggio delle scelte, del dionisiaco, del suicidio, dell'inconscio, della schizofrenia, del sentirsi liberi di vivere la propria vita, delle convenzioni sociali, e Castagna vede gli occhi di parecchi illuminarsi, sente le rotelle dei cervelli che girano, ascolta domande difficili e profonde, vede sbottare in confessioni gente insospettabile, sbattere ciglia bagnate di lacrime su occhi solitamente strafottenti.
In primo banco, dove è avvitato saldamente da un mesetto per un suo ordine secco, Dylan McKay le sorride. Le sorride con gli occhi pieni di luce. Perchè ora che praticamente non può distrarsi sta finalmente attento. E' sempre stronzo. Ma sembra il protagonista di Limitless, con la pillola dell'intelligenza. Fa funzionare tutti i neuroni, notoriamente di qualità, alla massima potenza. Si esalta. "Bella" o "Spettacolo" dice quando becca una cosa in anticipo, e sorride. Finalmente. Poi si commuove, qua e là, su tematiche che lo toccano da vicinissimo, come la problematica dell'identità frammentata di Uno, nessuno e centomila. Butta la testa tra le braccia sul banco e copre col ciuffo gli occhioni pieni di pensieri. Poi torna su e alza la mano per rispondere. La Castagna gli ha pubblicamente giurato morte e devastazione all'esame, per essere arrivato fino a un mese e mezzo dalla fine della terza senza sforzarsi per un cazzo di alzare le medie e poi aver preso dei nove, da vero bastardo. Ma è pazza di lui e non ce la farà a mortificarlo, se si presenta all'esame così. Non quanto aveva pensato all'inizio.
A volte, guardando ognuno di loro, la Castagna si fa prendere da un insopprimibile desiderio che l'anno finisca immediatamente. Sono stati di gran lunga la classe più faticosa della sua carriera. Ma anche se in questo blog i più nominati sono stati sempre gli stessi cinque o sei, in realtà sono tutti indimenticabili. Praticamente nemmeno uno è stato banale o trasparente. E tutti, tutti le han fatto sputare sangue, in un modo o nell'altro.
Fanno la foto di classe. Qualcuno dice: "Prof, è l'ultima foto insieme!" e c'è un momento di silenzio e pomi d'Adamo che vanno su e giù tutti in sincronia. "Ah no, eh? Piangiamo tutti l'ultimo giorno", li scrolla lei. Intanto, pensa che l'ultimo giorno farà meglio a portarsi il phon e un cambio completo di abiti, perchè questa classe il gavettone finale glielo fa per forza, e lei stavolta se lo prenderà senza protestare.
"Poverino" dice allora qualche giovane voce femminile sognante, mangiandosi con gli occhi tutto il pacchetto, capelli lunghi, spalle bianche, lentiggini e sorriso storto.
La Castagna, che lo trovava bellissimo anche quando era un ragno ossuto di undici anni, se la ride, perchè sapeva che le ragazze lo avrebbero capito quando era quasi troppo tardi.
Lo sdoganamento della canottiera avvenuto a causa di Atreiu libera il Malinconelfo da ogni inibizione, e anche lui dopo qualche giorno si schiera a scuola smanicato. Sparisce ogni traccia di tenerezza per Atreiu, in compenso la Bambola e Pocahontas, che siedono in banco a destra e a sinistra degli ormai significativi bicipiti del Malinconelfo, faticano visibilmente a concentrarsi. Pocahontas, coi suoi liquidi occhi neri pieni di passione, si devasta a contemplarlo con evidente compiacimento, mentre la Bambola, sempre più di porcellana e assolutamente integerrima, abbassa pudicamente le ciglia scure mordendosi il labbro inferiore.
Lui si stiracchia pigramente, se la ride, interviene nelle lezion e becca delle botte di "bravissimo" e "molto bene" che rovina immediatamente con battute inascoltabili. Tutte a sfondo sessuale. Finchè un giorno la Castagna esclama: "Basta! Trovategli una donna! Vede allusioni dappertutto, aiutatelo!" e da quella volta, quando lei chiama per rispondere da posto: "Malinconelfo?" qualcun altro chiosa: "Sesso!" e tutti scoppiano a ridere.
La Castagna spiega Nietzsche, Freud, Jung, Pascoli, D'Annunzio, Svevo, Pirandello, fa la miglior lezione sulla Pioggia nel pineto che le sia mai uscita, con la classe si parla di tutto, di ansie, del coraggio delle scelte, del dionisiaco, del suicidio, dell'inconscio, della schizofrenia, del sentirsi liberi di vivere la propria vita, delle convenzioni sociali, e Castagna vede gli occhi di parecchi illuminarsi, sente le rotelle dei cervelli che girano, ascolta domande difficili e profonde, vede sbottare in confessioni gente insospettabile, sbattere ciglia bagnate di lacrime su occhi solitamente strafottenti.
In primo banco, dove è avvitato saldamente da un mesetto per un suo ordine secco, Dylan McKay le sorride. Le sorride con gli occhi pieni di luce. Perchè ora che praticamente non può distrarsi sta finalmente attento. E' sempre stronzo. Ma sembra il protagonista di Limitless, con la pillola dell'intelligenza. Fa funzionare tutti i neuroni, notoriamente di qualità, alla massima potenza. Si esalta. "Bella" o "Spettacolo" dice quando becca una cosa in anticipo, e sorride. Finalmente. Poi si commuove, qua e là, su tematiche che lo toccano da vicinissimo, come la problematica dell'identità frammentata di Uno, nessuno e centomila. Butta la testa tra le braccia sul banco e copre col ciuffo gli occhioni pieni di pensieri. Poi torna su e alza la mano per rispondere. La Castagna gli ha pubblicamente giurato morte e devastazione all'esame, per essere arrivato fino a un mese e mezzo dalla fine della terza senza sforzarsi per un cazzo di alzare le medie e poi aver preso dei nove, da vero bastardo. Ma è pazza di lui e non ce la farà a mortificarlo, se si presenta all'esame così. Non quanto aveva pensato all'inizio.
A volte, guardando ognuno di loro, la Castagna si fa prendere da un insopprimibile desiderio che l'anno finisca immediatamente. Sono stati di gran lunga la classe più faticosa della sua carriera. Ma anche se in questo blog i più nominati sono stati sempre gli stessi cinque o sei, in realtà sono tutti indimenticabili. Praticamente nemmeno uno è stato banale o trasparente. E tutti, tutti le han fatto sputare sangue, in un modo o nell'altro.
Fanno la foto di classe. Qualcuno dice: "Prof, è l'ultima foto insieme!" e c'è un momento di silenzio e pomi d'Adamo che vanno su e giù tutti in sincronia. "Ah no, eh? Piangiamo tutti l'ultimo giorno", li scrolla lei. Intanto, pensa che l'ultimo giorno farà meglio a portarsi il phon e un cambio completo di abiti, perchè questa classe il gavettone finale glielo fa per forza, e lei stavolta se lo prenderà senza protestare.
martedì 8 ottobre 2013
Les neiges d'antan
E poi, dopo che tu sei stata tutta la mattina a rabbrividire sul divano, per mettere insieme un esercizio un po’ stimolante di Geografia fatto con foto, quiz cartografici, curiosità in video, e sei andata a scuola, e nella pausa pranzo hai mangiato un pezzetto di focaccia in piedi mentre appendevi i fogli con la suddivisione in gruppi per lavorare su queste teste di piombo di III A che non studiano, e poi hai fatto lezione nel solito clima di casino, coi soliti interventi puerili, con le solite frasi che ormai ti escono a cantilena, con le solite domande in mente (“Sono io che non sono più capace? Cos’ALTRO potrei fare per farli lavorare? Ce la faranno mai ad arrivare alle superiori con una preparazione che non mi faccia passare per una poveretta?”)…
…bussano delicatamente, la porta si apre e in tutta la gloria dei suoi magnifici vent’anni compare Bel Ragazzo, col suo sorriso di sempre.
La classe si rilassa e parlotta a un volume normale, qualche ragazzina iperventila (“Bel Ragazzo” in effetti non è più un soprannome adatto a descrivere cotanto ventenne) e tu vieni proiettata al 2009. Quando a una terza di ragazzi né più né meno come gli altri, ma enormemente partecipi, raccontavi della Normale di Pisa e vedevi degli occhi brillare. Quando Giovane Lupo, Elfetto Femminista e Enfant Terrible si scontravano sui diritti dei gay. Quando le cose che non si potevano dire a voce si capivano a sguardi.
E a questo marcantonio dal sorriso dolce racconti che classi come la sua non ne fanno più, che ti mancano uno per uno tutti, che sei felice di vederlo. E di colpo sei lì che te ne esci con “ho grandi novità, sai, adesso abbiamo una figlia, una ragazza in affido, abita con noi esattamente da ieri sera, sono molto contenta”. Solo dopo ti accorgi che è la prima persona cui lo hai detto, qui a scuola.
Poi c’è l’intervallo, e una ragazzina dell’altra classe sviene, e tu stai lì a tenerle la mano, mentre la collega di Fisica le tiene su le gambe, e Bel Ragazzo sta lì con voi ad aspettare che la crisi passi, e il Cinghiale di II A sta lì anche lui a chiacchierare del più e del meno, invece di rientrare in classe a fare compito di Geometria.
Vai via, nella luce di un pomeriggio tiepido, sentendoti un po’ persa nel tuo presente così emozionante, un po’ travolta dal flusso di cose che potresti dire, se ne avessi l’occasione, a qualcuno di cui ti fidi, un po’ fortunata perchè alla tua età puoi permetterti di fidarti di ragazzi di vent’anni, e molto intenerita dal fatto che questi ragazzi di vent’anni, con cui hai passato una terza media irripetibile, vengano ancora da te a far due parole, quando hanno un po’ di tempo.
…bussano delicatamente, la porta si apre e in tutta la gloria dei suoi magnifici vent’anni compare Bel Ragazzo, col suo sorriso di sempre.
La classe si rilassa e parlotta a un volume normale, qualche ragazzina iperventila (“Bel Ragazzo” in effetti non è più un soprannome adatto a descrivere cotanto ventenne) e tu vieni proiettata al 2009. Quando a una terza di ragazzi né più né meno come gli altri, ma enormemente partecipi, raccontavi della Normale di Pisa e vedevi degli occhi brillare. Quando Giovane Lupo, Elfetto Femminista e Enfant Terrible si scontravano sui diritti dei gay. Quando le cose che non si potevano dire a voce si capivano a sguardi.
E a questo marcantonio dal sorriso dolce racconti che classi come la sua non ne fanno più, che ti mancano uno per uno tutti, che sei felice di vederlo. E di colpo sei lì che te ne esci con “ho grandi novità, sai, adesso abbiamo una figlia, una ragazza in affido, abita con noi esattamente da ieri sera, sono molto contenta”. Solo dopo ti accorgi che è la prima persona cui lo hai detto, qui a scuola.
Poi c’è l’intervallo, e una ragazzina dell’altra classe sviene, e tu stai lì a tenerle la mano, mentre la collega di Fisica le tiene su le gambe, e Bel Ragazzo sta lì con voi ad aspettare che la crisi passi, e il Cinghiale di II A sta lì anche lui a chiacchierare del più e del meno, invece di rientrare in classe a fare compito di Geometria.
Vai via, nella luce di un pomeriggio tiepido, sentendoti un po’ persa nel tuo presente così emozionante, un po’ travolta dal flusso di cose che potresti dire, se ne avessi l’occasione, a qualcuno di cui ti fidi, un po’ fortunata perchè alla tua età puoi permetterti di fidarti di ragazzi di vent’anni, e molto intenerita dal fatto che questi ragazzi di vent’anni, con cui hai passato una terza media irripetibile, vengano ancora da te a far due parole, quando hanno un po’ di tempo.
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mercoledì 13 febbraio 2013
Love is...
"E vede bene che, con sette insufficienze, è il caso che Principessina Russa si metta a lavorare seriamente, altrimenti qui, se anche il secondo quadrimestre dovesse andare come il primo..."
Sono le 13,52 e io dovrei essere a casa. A casa, a portare il cane a far pipì. A scaldare il tortino di formaggio e speck, a saltare sulla piastra il radicchio con il limone. A togliermi finalmente le scarpe, dopo che stamattina per due ore le aule sono state gelide e poi sono finalmente partiti i caloriferi che erano in blocco e alla fine della sesta ora ho i piedi come due pezzi di stracotto. A leccarmi le ferite dopo che su 19 compiti di terza DUE erano sufficienti, UNO era un cinque, e TUTTI GLI ALTRI erano quattro o meno di quattro, e su un argomento che ripetiamo da settimane.
Non dovrei essere qui a consegnare una pagella all'ora di pranzo. Anzi, all'ora in cui gli altri finiscono di pranzare e spengono la sigaretta della pausa. Con una madre che fa anche la sostenuta, finchè io e la collega di matematica non le diciamo chiaro e tondo che è in dubbio l'ammissione all'esame, con un quadro così tristo.
Infatti: "Plinplinplonplin plinplinplonplin" fa il mio cellulare dalla borsa. Lo ignoro. Ma pochi minuti dopo, mentre scaglio la borsetta, la borsa del lavoro, la borsa dello scaldino e una pila di libri sul sedile posteriore della macchina, mi affretto a fare uno squillo all'Uomo, che, alle 13,57, legittimamente si chiederà dove sono.
Richiama subito. E dice:
"Scusa volevo dirti che sono ancora a scuola, abbi pazienza, ma abbiamo trovato un diario con voti sbianchettati e falsificati, quindi abbiamo una convocazione d'urgenza di un genitore per prendere provvedimenti..."
"Ah, fa niente, tanto anche io sono uscita ora da scuola, ho dovuto dare una pagella spinosa..."
"Okay, ci vediamo a casa."
"Sì, ci vediamo a casa."
Sbatto la portiera posteriore, e mentre apro quella davanti, mi soffermo un attimo ad assaporare la sensazione che mi si sta aprendo dentro come un fiore: la convinzione che, per certi aspetti, sia inestimabile fare tutti e due lo stesso lavoro, e un senso di complicità, di condivisione, che non provavo più da tanto tempo; che mi ricorda i tempi in cui, subito dopo il matrimonio, addirittura lavoravamo sulla stessa classe; e mi viene restituita oggi, in questa giornata di sole pulita come l'alba del primo giorno della creazione, in un parcheggio che è per metà fanghiglia beige calpestata e per metà una distesa di perfetto e gelido candore.
Metto in moto con un sorriso.
E' che esistono le persone sposate. E poi esistono le coppie.
Sono le 13,52 e io dovrei essere a casa. A casa, a portare il cane a far pipì. A scaldare il tortino di formaggio e speck, a saltare sulla piastra il radicchio con il limone. A togliermi finalmente le scarpe, dopo che stamattina per due ore le aule sono state gelide e poi sono finalmente partiti i caloriferi che erano in blocco e alla fine della sesta ora ho i piedi come due pezzi di stracotto. A leccarmi le ferite dopo che su 19 compiti di terza DUE erano sufficienti, UNO era un cinque, e TUTTI GLI ALTRI erano quattro o meno di quattro, e su un argomento che ripetiamo da settimane.
Non dovrei essere qui a consegnare una pagella all'ora di pranzo. Anzi, all'ora in cui gli altri finiscono di pranzare e spengono la sigaretta della pausa. Con una madre che fa anche la sostenuta, finchè io e la collega di matematica non le diciamo chiaro e tondo che è in dubbio l'ammissione all'esame, con un quadro così tristo.
Infatti: "Plinplinplonplin plinplinplonplin" fa il mio cellulare dalla borsa. Lo ignoro. Ma pochi minuti dopo, mentre scaglio la borsetta, la borsa del lavoro, la borsa dello scaldino e una pila di libri sul sedile posteriore della macchina, mi affretto a fare uno squillo all'Uomo, che, alle 13,57, legittimamente si chiederà dove sono.
Richiama subito. E dice:
"Scusa volevo dirti che sono ancora a scuola, abbi pazienza, ma abbiamo trovato un diario con voti sbianchettati e falsificati, quindi abbiamo una convocazione d'urgenza di un genitore per prendere provvedimenti..."
"Ah, fa niente, tanto anche io sono uscita ora da scuola, ho dovuto dare una pagella spinosa..."
"Okay, ci vediamo a casa."
"Sì, ci vediamo a casa."
Sbatto la portiera posteriore, e mentre apro quella davanti, mi soffermo un attimo ad assaporare la sensazione che mi si sta aprendo dentro come un fiore: la convinzione che, per certi aspetti, sia inestimabile fare tutti e due lo stesso lavoro, e un senso di complicità, di condivisione, che non provavo più da tanto tempo; che mi ricorda i tempi in cui, subito dopo il matrimonio, addirittura lavoravamo sulla stessa classe; e mi viene restituita oggi, in questa giornata di sole pulita come l'alba del primo giorno della creazione, in un parcheggio che è per metà fanghiglia beige calpestata e per metà una distesa di perfetto e gelido candore.
Metto in moto con un sorriso.
E' che esistono le persone sposate. E poi esistono le coppie.
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ullallà
domenica 27 gennaio 2013
La cosa che vi volevo raccontare di Momo Docteur
L’opzione era seguire l’interrogazione (di Latino) o fare gli esercizi (di Grammatica).
Io passavo intorno alle file di banchi, come faccio sempre quando devo lasciare la lavagna sgombra. Lavagna alla quale, solitamente, sto attaccata piatta come un poster, dato che 26 banchi, sì, cari membri del Parlamento europeo, sono proprio tanti in un’aula, se ci metti anche: 26 ragazzini, 26 zaini, 26 cappotti, 26 cartelline di tecnica. E, buon peso, 26 borsine delle scarpe di ricambio per ginnastica. Poi va beh, Malinconelfo, Dylan, Atreiu, il Bufalo, e diversi altri a volte non hanno la borsina, hanno la sacca da allenamento per il pomeriggio. Quella grande, con lo spazio sotto per le scarpe. E Winnie si porta la chitarra per il corso di musica. Ma stendiamo un velo peloso, come dice Cavallino.
Dicevo, io passo lungo la fila verso la finestra, e Momo Docteur, con un gesto fintamente trascurato, fa sparire un foglietto ripiegato dentro lo zaino. Si intravede però l’inconfondibile forma di un grosso cuore sul biglietto. Al che io, carogna: “A-a-a-a cosa c’è qui??? Lettera d’amore!!! Attenzione attenzione, lettera d’amore!!!”
Un po’ di agitazione, così, per divertirci.
“Ahah, sei arrossito!” gli dice qualcuno dall’altra fila, e qualcun altro: “Ma i Marocchini arrossiscono? Uh, sì, guardate!!!” “Ma non diventa rosso, diventa rosa!” “E’ vero!”
Ci facciamo due risate, e finirebbe lì.
Io non posso mettere le mani negli zaini e loro lo sanno. Ma poi a un certo punto viene fuori che, tra una parola da declinare e una traduzione degli interrogati di Latino, la lettera è arrivata al banco di Huck Finn. Poco prima, il mio cocco era stato beccato a ciondolare distratto, senza copiare la frase dalla lavagna. Il che, a casa nostra, viene sanzionato con il dover riscrivere la frase 40 volte. Nel suo caso, in latino.
Qualcuno fa la spia: “Prof, la lettera di Momo è lì. Guardi, ce l’ha Huck!”
Io mi giro con l’occhio di falco, ma la lettera si è appena tuffata nello zaino del suddetto. Accidenti.
“Huck, vediamo, se mi consegni quella lettera, potrei farti uno sconto sulle frasi da copiare.”
Con tono calmo, lui: “Uno sconto di quanto, esattamente?”
Ma intanto si è voltato verso Momo e gli ha fatto segno di no, con un bel sorriso leale.
“Ma tu non me la consegnerai, vero?” dico io.
“No”, conferma lui.
“Certo che no, non glielo faresti mai, perché sei suo amico. E anche io non ti avrei mai fatto lo sconto sulle frasi, del resto.”
Huck mi fa una smorfia, con gli occhi che ridono.
E finisce l’ora. Poi, a fine intervallo, Momo mi porta spontaneamente la sua missiva. “La legga, avanti, prof.”
Perché sì, scrivono lettere d’amore, vere lettere, non essemmesse o tuittate, proprio lettere di carta, coi cuori. I maschi, sì. E, cosa davvero pazzesca, ce le fanno leggere. Diventano grandi, superano il confine dell’adolescenza, entrano nella grande partita delle relazioni di coppia, e vogliono una pacca sulla spalla, prima del salto.
E sapeste che lettere producono, a volte. Quella di Atreiu per Pocahontas era splendida, originale, poetica, e in II A è diventata un vero best seller, infatti Bimbo Transfert se l’è copiata, non si sa mai che possa servire, magari quando non sembrerà più un piccolo crucco sovrappeso, tipo manifesto dell’Oktoberfest, ma diventerà un bel ragazzone alto, con gli occhi verde bosco tipici dei Paesi slavi.
Questa comunque non somiglia alle appassionate dichiarazioni di Atreiu, questa è un’altra cosa. Questa è la parafrasi di “Al cor gentil rempaira sempre Amore”, in buon italiano, scritta in bella calligrafia e seguita da una chiusa contemporanea: “I love you F.”, con la firma e il disegnino del cuore.
Resto di sasso. Cioè, nel XXI secolo, nel mondo della Tamarreide, di Tiziano Ferro nanananaanana e di minkiaohmalamadrediChevinèproprio unamilfona, un ragazzino di tredici anni sente di poter usare come sue le parole di un poeta del Duecento, per chiarire che Amore e il cor gentil sono una cosa? Non me lo aspettavo.
Qualche giorno dopo, lo ribecco a scrivere bigliettini. Stavolta sta parafrasando, senza le note del libro, ma di testa sua, “Noi leggiavamo un giorno per diletto / di Lancialotto come Amor lo strinse.”
Lo sgridacchio un po’, pur sciogliendomi in una pozza di miele: “Sì va beh per carità, Momo, e ci avrei giurato che non ti lasciavi sfuggire il quinto canto. Ma non puoi passare le mie ore di lezione a fare il marpione con la fidanzata usando i grandi classici della letteratura italiana, su.”
“Ma tanto, prof, lei non accetta…”
“Ma… ma… come, non accetta??? E’ scema? Tu le scrivi del cor gentile, e amor che a nullo amato, e lei non ti considera??? Ma cercatene una più furba!!! Anzi, più colta!!!”
Mi mordo subito la lingua, però: l’espressione dispiaciuta di Momo, al sentirmi supporre che F. sia una sciocchina ignorante, o forse all’idea di cercarsene un’altra, dice chiaramente che la cosa è più seria del previsto.
Qualche giorno dopo, faccio le fotocopie del sonetto che abbiamo appena parafrasato sulla LIM, e che ho dichiarato pubblicamente figurare tra i versi d’amore da me preferiti: nello specifico, sono quelli che, quando li rileggo, mi fanno ancora sentire una quindicenne cotta persa del biondo coi ricci della fila accanto (ma questa parte non l‘ho detta). E siccome loro sono ventisei e ci sono quattro testi uguali per pagina, ce ne sono due di troppo.
“Allora, di questi avanzati, uno lo tengo io… e l’altro lo diamo a Momo, per la fidanzata.”
Se lo prende per davvero, tutto contento. Non so se F. sia bionda, ma so cosa ci sarà scritto nel prossimo bigliettino che riceverà:
“Non era l’andar suo cosa mortale,
Ma d’angelica forma, e le parole
Sonavan altro che pur voce umana;
Uno spirto celeste, un vivo sole
Fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale,
Piaga per allentar d’arco non sana.”
martedì 29 maggio 2012
Que c'est tendre
Che dovrei finire un bel po' di lavoro, già, ma poi mi connetto e trovo che uno dei miei CS (Cocchi Storici) ha cambiato la foto profilo e mi incanto a guardare il prodigio di un mio exalunno che sta da più di un anno con un'exalunna dell'Uomo, e che dopo un sacco di mesi continua ad aggiungere foto tenerissime di loro due insieme, e in tutte queste foto la bacia con gli occhi chiusi.
E mi viene la melassa al posto del sangue, ma tu guarda quanto sono carini, dreeeaaams, are my realityyyyy, endaaaaaaaiiiiaaaaiiiuillooolueeeeisllooooviùùùù, maihartuillgouon, amare significa non dover mai dire mi dispiace, etc etc etc.
Che poi quest'ultima era una grande, grandissima stronzata, e ci arrivavo anche a undici anni quando ho singhiozzato per la prima volta davanti alla storia tragica di Oliver e Jenny. Però fa sempre la sua porca figura, come frase cosmica.
E comunque. Sono veramente carini.
E mi viene la melassa al posto del sangue, ma tu guarda quanto sono carini, dreeeaaams, are my realityyyyy, endaaaaaaaiiiiaaaaiiiuillooolueeeeisllooooviùùùù, maihartuillgouon, amare significa non dover mai dire mi dispiace, etc etc etc.
Che poi quest'ultima era una grande, grandissima stronzata, e ci arrivavo anche a undici anni quando ho singhiozzato per la prima volta davanti alla storia tragica di Oliver e Jenny. Però fa sempre la sua porca figura, come frase cosmica.
E comunque. Sono veramente carini.
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martedì 17 aprile 2012
Ah, le printemps
Anche tipo basta parlare di
divorzi
morti
bambini trascurati
crisi
disgrazie
problemi...
No dai, davvero. Ho interrogato VENTISETTE persone oggi e sono esausta, voglio pensare solo a cose belle.
1) Potreste, è evidente, rimproverarmi che parlo sempre dei miei alunni maschi e poco o nulla delle bambine.
Ci sono vari motivi: che vado d'accordo coi maschi in generale, che ai maschi di dodici anni piace abbastanza parlare con me, che spesso in quella fascia d'età sono i più problematici da seguire, che ne fanno di tutti i colori. Ma anche che, se parlo di certe bambine, mi riduco un ammasso gelatinoso di prolattina e altri ormoni della gravidanza.
Prendiamo la Bambola, per esempio. Cioè, tu hai una figlia, no? E questa figlia è sana e normalmente equilibrata, e sei già contenta. Poi però è anche intelligente, acuta, brava a scuola, e porta a casa dei dieci come se in classe piovessero, e tu gongoli. E poi è bruna, con gli zigomi da gatta, gli occhioni neri vellutati, i gesti non sconclusionati da bambina, ma posati e eleganti da donnina, la voce dolce, e tu sei consapevole che gli uomini più avanti uccideranno per averla, ma anche che lei, per ora, non se la tira eccessivamente coi ragazzi. Ed è troppo. Infatti, quando la mamma della Bambola è venuta a parlare del rendimento di sua figlia per la prima volta, e io le ho fatto tanti complimenti per quanto è brava e matura e beneducata e sempre attenta la sua bambina, la mamma della Bambola si è messa a piangere dall'emozione. E lo capisco.
Oggi per esempio pensavo a un episodio di qualche giorno fa con la mamma di Tostissima e mi chiedevo cosa dev'essere avere una figlia, venire a parlare con la sua prof nell'intervallo, e vederla passare con l'inseparabile compagno di classe con cui, mesi fa, è scoppiato l'amore. Cioè, come si sente una donna guardando per la prima volta la figlia con il suo filarino? Cosa pensa? "Ah guarda, a lei piacciono alti e biondi con l'aria gentile?"*
Ecco, capite perchè non parlo quasi mai delle bambine? Ho mal di stomaco, adesso. Fanculo.
*descrizione sommaria di Biondosole, da settimane del tutto inscindibile da Tostissima, in quel modo di stare insieme pazzescamente bello da vedere che hanno certe coppie di bambini di undici anni: girare insieme nell'intervallo separati da trenta centimetri di aria che, per qualche strano motivo, è più densa dell'aria circostante. E se uno dei due si ferma a parlare con qualcuno, l'altro lo aspetta senza fretta, senza allontanarsi e senza smettere di addensare l'aria tutto intorno con la propria vicinanza, e poi ripartono insieme per il giro della scuola e, vedendoli ricompattare quell'unità, tutti si accorgono che è assolutamente inevitabile e logico che sia così.
Io e l'Inflessibile, guardando questo fenomeno, li abbiamo battezzati i Bengalini, come quegli uccellini colorati che si vendono solo in coppia e che sono noti anche come "inseparabili".
Risulta che per il possesso di Tostissima si sia anche scatenata l'ira funesta del nostro Dylan McKay, uscito però dalla tenzone sconfitto, non tanto da Biondosole quanto dal fatto che nessuno potrebbe mai decidere di "prendersi" Tostissima perchè lei è la miglior dimostrazione undicenne vivente del concetto "Io sono mia". E però è anche assolutamente di Biondosole, per scelta evidentemente propria.

2) E' primavera anche per le professoresse.
L'altro giorno ho portato in classe la foto del Laocoonte per illustrare ai bambini di prima la scena virgiliana dei due draghi marini e la collega Pianista, che stava facendo supplenza, mi ha chiesto di non mettere via il libro perchè dopo voleva vedere anche lei. Così all'inizio dell'ora successiva, mentre l'Inflessibile cazziava un genitore in sala prof, noi ci siamo rifugiate al tavolino degli Infedeli (dove stanno di solito quelli che non fanno religione!) con un'enciclopedia di arte e siamo passate dal Laocoonte al Galata morente, poi all'Hermes di Prassitele, e via così. Sul Galata lei, con tono sognante, ha detto:
"Ma secondo te allora gli uomini erano davvero tutti così?"
"Eh, sai, mangiavano diversamente da noi, si muovevano di più, si spostavano a piedi e a cavallo, erano dei guerrieri..."
Pausa di religiosa contemplazione del Galata, che in effetti, ora che ci penso, è persino più bello di Cristiano Ronaldo.
Sentirsi tornare indietro al ginnasio, quando guardare il corpo eccezionale del Discobolo sul libro di arte era un antidoto all'ennesima ora di interrogazioni sui paradigmi dei verbi greci, e con la compagna di banco si fantasticava, in modo ancora così vago, sugli eroi mitologici, sugli attori di Hollywood e sugli inarrivabili fratelli Afferni, che chiunque abbia frequentato il nostro liceo in quegli anni non può non ricordare.
divorzi
morti
bambini trascurati
crisi
disgrazie
problemi...
No dai, davvero. Ho interrogato VENTISETTE persone oggi e sono esausta, voglio pensare solo a cose belle.
1) Potreste, è evidente, rimproverarmi che parlo sempre dei miei alunni maschi e poco o nulla delle bambine.
Ci sono vari motivi: che vado d'accordo coi maschi in generale, che ai maschi di dodici anni piace abbastanza parlare con me, che spesso in quella fascia d'età sono i più problematici da seguire, che ne fanno di tutti i colori. Ma anche che, se parlo di certe bambine, mi riduco un ammasso gelatinoso di prolattina e altri ormoni della gravidanza.
Prendiamo la Bambola, per esempio. Cioè, tu hai una figlia, no? E questa figlia è sana e normalmente equilibrata, e sei già contenta. Poi però è anche intelligente, acuta, brava a scuola, e porta a casa dei dieci come se in classe piovessero, e tu gongoli. E poi è bruna, con gli zigomi da gatta, gli occhioni neri vellutati, i gesti non sconclusionati da bambina, ma posati e eleganti da donnina, la voce dolce, e tu sei consapevole che gli uomini più avanti uccideranno per averla, ma anche che lei, per ora, non se la tira eccessivamente coi ragazzi. Ed è troppo. Infatti, quando la mamma della Bambola è venuta a parlare del rendimento di sua figlia per la prima volta, e io le ho fatto tanti complimenti per quanto è brava e matura e beneducata e sempre attenta la sua bambina, la mamma della Bambola si è messa a piangere dall'emozione. E lo capisco.
Oggi per esempio pensavo a un episodio di qualche giorno fa con la mamma di Tostissima e mi chiedevo cosa dev'essere avere una figlia, venire a parlare con la sua prof nell'intervallo, e vederla passare con l'inseparabile compagno di classe con cui, mesi fa, è scoppiato l'amore. Cioè, come si sente una donna guardando per la prima volta la figlia con il suo filarino? Cosa pensa? "Ah guarda, a lei piacciono alti e biondi con l'aria gentile?"*
Ecco, capite perchè non parlo quasi mai delle bambine? Ho mal di stomaco, adesso. Fanculo.
*descrizione sommaria di Biondosole, da settimane del tutto inscindibile da Tostissima, in quel modo di stare insieme pazzescamente bello da vedere che hanno certe coppie di bambini di undici anni: girare insieme nell'intervallo separati da trenta centimetri di aria che, per qualche strano motivo, è più densa dell'aria circostante. E se uno dei due si ferma a parlare con qualcuno, l'altro lo aspetta senza fretta, senza allontanarsi e senza smettere di addensare l'aria tutto intorno con la propria vicinanza, e poi ripartono insieme per il giro della scuola e, vedendoli ricompattare quell'unità, tutti si accorgono che è assolutamente inevitabile e logico che sia così.
Io e l'Inflessibile, guardando questo fenomeno, li abbiamo battezzati i Bengalini, come quegli uccellini colorati che si vendono solo in coppia e che sono noti anche come "inseparabili".
Risulta che per il possesso di Tostissima si sia anche scatenata l'ira funesta del nostro Dylan McKay, uscito però dalla tenzone sconfitto, non tanto da Biondosole quanto dal fatto che nessuno potrebbe mai decidere di "prendersi" Tostissima perchè lei è la miglior dimostrazione undicenne vivente del concetto "Io sono mia". E però è anche assolutamente di Biondosole, per scelta evidentemente propria.

2) E' primavera anche per le professoresse.
L'altro giorno ho portato in classe la foto del Laocoonte per illustrare ai bambini di prima la scena virgiliana dei due draghi marini e la collega Pianista, che stava facendo supplenza, mi ha chiesto di non mettere via il libro perchè dopo voleva vedere anche lei. Così all'inizio dell'ora successiva, mentre l'Inflessibile cazziava un genitore in sala prof, noi ci siamo rifugiate al tavolino degli Infedeli (dove stanno di solito quelli che non fanno religione!) con un'enciclopedia di arte e siamo passate dal Laocoonte al Galata morente, poi all'Hermes di Prassitele, e via così. Sul Galata lei, con tono sognante, ha detto:
"Ma secondo te allora gli uomini erano davvero tutti così?"
"Eh, sai, mangiavano diversamente da noi, si muovevano di più, si spostavano a piedi e a cavallo, erano dei guerrieri..."
Pausa di religiosa contemplazione del Galata, che in effetti, ora che ci penso, è persino più bello di Cristiano Ronaldo.
Sentirsi tornare indietro al ginnasio, quando guardare il corpo eccezionale del Discobolo sul libro di arte era un antidoto all'ennesima ora di interrogazioni sui paradigmi dei verbi greci, e con la compagna di banco si fantasticava, in modo ancora così vago, sugli eroi mitologici, sugli attori di Hollywood e sugli inarrivabili fratelli Afferni, che chiunque abbia frequentato il nostro liceo in quegli anni non può non ricordare.
martedì 29 novembre 2011
Ringraziamenti
Vorrei dire un grazie
Perchè corro sempre e passo da casa correndo e non ho mai tempo di cucinare e faccio cento cose e sono molto tesa per le mie questioni personali, lavorative e di gestione di casini economici, familiari e organizzativi vari, e però
ogni giorno quando arrivo mi fate la faccia felice
e mi riempite di bacini
e poi quando riusciamo ci raggomitoliamo insieme sul piumone e mi guardate sprofondare dieci minuti nel sonno
e se appena mi muovo e apro un occhio venite più vicini, e uno mi dà le zuccate sulle guance facendo ronron con gli stessi decibel di un caterpillar acceso col motore ingolfato, e l'altra mi si sdraia vicino e mi mette la zampina in mano e dice, testualmente, "vvrrr-ì", che è il suo suono per dire che mi vuole bene.
Ultimamente me lo dice più spesso del solito. E a volte mi giro e la trovo che mi guarda con l'aria come dire: vediamo come va, se sta bene, povera, è così stanca.
Quelli che dicono che i gatti si fanno i fatti loro e se ne fregano dei padroni non capiscono un cazzo.

Perchè corro sempre e passo da casa correndo e non ho mai tempo di cucinare e faccio cento cose e sono molto tesa per le mie questioni personali, lavorative e di gestione di casini economici, familiari e organizzativi vari, e però
ogni giorno quando arrivo mi fate la faccia felice
e mi riempite di bacini
e poi quando riusciamo ci raggomitoliamo insieme sul piumone e mi guardate sprofondare dieci minuti nel sonno
e se appena mi muovo e apro un occhio venite più vicini, e uno mi dà le zuccate sulle guance facendo ronron con gli stessi decibel di un caterpillar acceso col motore ingolfato, e l'altra mi si sdraia vicino e mi mette la zampina in mano e dice, testualmente, "vvrrr-ì", che è il suo suono per dire che mi vuole bene.
Ultimamente me lo dice più spesso del solito. E a volte mi giro e la trovo che mi guarda con l'aria come dire: vediamo come va, se sta bene, povera, è così stanca.
Quelli che dicono che i gatti si fanno i fatti loro e se ne fregano dei padroni non capiscono un cazzo.

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come la vedo io,
dov'è l'insulina?,
me tanto felice,
non ci sono parole
mercoledì 5 ottobre 2011
Primini
"E anche questo è un bel... DIECI!!! Ed è... per te, V.!"
Sorriso trionfante di una delle bambine più belle che io abbia mai visto: Giovanna Mezzogiorno da piccola, ma con le lentiggini.
Commenti spontanei dei compagni:
"Eh, V. vince sempre!"
"Anche nelle gare sportive!"
"Eh, ma V. è una tosta!"
Tosta, V.?
Tostissima.
Ecco come ti chiamerò.
Si vede, da come esci sparata, sola, dall'aula, con la tua merenda in mano, con quegli occhi verdeazzurri incredibili pieni di pensieri acuminati, decisi.
Si vede dalle facce con cui ricevi i commenti degli insegnanti. Farti ridere di gusto è difficile, ma un sorriso contento ogni tanto lo fai, quando veramente riesco a sorprenderti.
Hai letto con la tua voce sottile e beneducata il tuo testo di compito sullo sport che ami: l'atletica, sugli sforzi e i sacrifici che fai da quando il coach ha detto che sei fatta apposta per le gare di resisstenza.
Per qualche giorno ti ho messo vicino Atreiu, il nostro piccolo sognatore, pallido e svagato, disordinato, tendente al panico. Vi siete detestati immediatamente. Lo guardavi come fosse un insetto, dall'alto della tua impeccabile organizzazione di stampo militare.
Lui che va in ansia se resta indietro di mezza parola nel dettato e si blocca tutto e bisogna soccorrerlo e ricondurlo al pianeta, ma con gentilezza, altrimenti, con le cattive, gli vengono solo i lacrimoni e non si ottiene niente. Sembra più Bastiano Baldassarre Bucci, a conoscerlo meglio, ma ormai Atreiu resta, anche per la pettinatura.
Ieri mettevo a posto il registro elettronico della I A e pensavo che questi ventidue nomi ora per me hanno ognuno faccia, voce, soprannome e valore affettivo. Sarà un'annata pesante, già lo so, ma c'è così tanto su cui lavorare, al di là di quelli di cui mi sono innamorata a prima vista. Sono interessanti. Esco sudata fradicia e con le tonsille a pezzi, ma sono interessanti.
Ho quattro ragazzini coi capelli dello stesso color miele, Biondo in Gamba, Winnie Pooh, Huck Finn e Biondo Sole. Huck Finn mi sta facendo vedere i sorci verdi. Winnie Pooh era partito malissimo, addirittura l'ho beccato a darsi il gel nei capelli durante una lezione, ma ora siamo in ottimi rapporti.
Il Soggetto (altrimenti noto come Dylan McKay) oggi quando finalmente, a tre minuti dalla fine delle lezioni, ho voluto il suo diario per metterci una nota, mi ha guardato stupefatto.
"Come? Un'altra?"
"In che senso un'altra?"
"Oggi ne ho già prese due! Mi ammazzano."
Portandomi il diario: "No... ma lei deve mettrmi un MURO a destra, altrimenti io continuo a girarmi verso Huck Finn..."
"La testa, Soggetto, è la tua. Non si gira se tu non muovi il collo."
E' uscito un po' preoccupato da quel che lo aspettava.
Bimbo Transfert ha sparato in classe delle mini castagnole, creando il terrore più in noi insegnanti che nei compagni, e facendo intervenire simultaneamente la Pianista, me, la Compagna Collega e il Gigante. La Compagna Collega ha dichiarato che l'ora era sua e non mia e mi ha mandato fuori (grazie, eh? poi però quando ci sono da scrivere i verbali la coordinatrice sono io), dandogli una nota sul diario. Io dopo ho detto al ragazzino, senza mezzi termini, che era una cosa da nota sul registro. Ne discuterò col Gigante.
Ci abbiamo messo una buona mezz'ora a farlo smettere di piangere e un'ora e mezza a calmarlo, si è placato solo quando mi ha indicato il ragazzo di III B che gli aveva passato i petardini. Il quale ha giurato che non ne porterà più a scuola. Devo parlarne col Troll, perchè è uno dei suoi, ma oggi, per puro culo, non l'ho incontrata.
Penso che convocherò la mamma di Bimbo Transfert per un piccolo punto della situazione.
E' tornato il Malinconelfo, un bambino che io adoro, perchè dal fondo delle sue occhiaie di bambino triste con famiglia separata e mille problemi ogni tanto mi spara dei sorrisi di cioccolato al latte, e perchè ha questa voce nasale da topo di biblioteca nerd e invece è un giovane atleta lungo lungo con gli arti smilzi da elfo, te lo immagini proprio in calzamaglia verde, cappellino fatto con la parte verde di un fiore e ciuffo castano liscio sul faccino magro. Era assente da tre giorni e io non me ne capacitavo.
Sorriso trionfante di una delle bambine più belle che io abbia mai visto: Giovanna Mezzogiorno da piccola, ma con le lentiggini.
Commenti spontanei dei compagni:
"Eh, V. vince sempre!"
"Anche nelle gare sportive!"
"Eh, ma V. è una tosta!"
Tosta, V.?
Tostissima.
Ecco come ti chiamerò.
Si vede, da come esci sparata, sola, dall'aula, con la tua merenda in mano, con quegli occhi verdeazzurri incredibili pieni di pensieri acuminati, decisi.
Si vede dalle facce con cui ricevi i commenti degli insegnanti. Farti ridere di gusto è difficile, ma un sorriso contento ogni tanto lo fai, quando veramente riesco a sorprenderti.
Hai letto con la tua voce sottile e beneducata il tuo testo di compito sullo sport che ami: l'atletica, sugli sforzi e i sacrifici che fai da quando il coach ha detto che sei fatta apposta per le gare di resisstenza.
Per qualche giorno ti ho messo vicino Atreiu, il nostro piccolo sognatore, pallido e svagato, disordinato, tendente al panico. Vi siete detestati immediatamente. Lo guardavi come fosse un insetto, dall'alto della tua impeccabile organizzazione di stampo militare.
Lui che va in ansia se resta indietro di mezza parola nel dettato e si blocca tutto e bisogna soccorrerlo e ricondurlo al pianeta, ma con gentilezza, altrimenti, con le cattive, gli vengono solo i lacrimoni e non si ottiene niente. Sembra più Bastiano Baldassarre Bucci, a conoscerlo meglio, ma ormai Atreiu resta, anche per la pettinatura.
Ieri mettevo a posto il registro elettronico della I A e pensavo che questi ventidue nomi ora per me hanno ognuno faccia, voce, soprannome e valore affettivo. Sarà un'annata pesante, già lo so, ma c'è così tanto su cui lavorare, al di là di quelli di cui mi sono innamorata a prima vista. Sono interessanti. Esco sudata fradicia e con le tonsille a pezzi, ma sono interessanti.
Ho quattro ragazzini coi capelli dello stesso color miele, Biondo in Gamba, Winnie Pooh, Huck Finn e Biondo Sole. Huck Finn mi sta facendo vedere i sorci verdi. Winnie Pooh era partito malissimo, addirittura l'ho beccato a darsi il gel nei capelli durante una lezione, ma ora siamo in ottimi rapporti.
Il Soggetto (altrimenti noto come Dylan McKay) oggi quando finalmente, a tre minuti dalla fine delle lezioni, ho voluto il suo diario per metterci una nota, mi ha guardato stupefatto.
"Come? Un'altra?"
"In che senso un'altra?"
"Oggi ne ho già prese due! Mi ammazzano."
Portandomi il diario: "No... ma lei deve mettrmi un MURO a destra, altrimenti io continuo a girarmi verso Huck Finn..."
"La testa, Soggetto, è la tua. Non si gira se tu non muovi il collo."
E' uscito un po' preoccupato da quel che lo aspettava.
Bimbo Transfert ha sparato in classe delle mini castagnole, creando il terrore più in noi insegnanti che nei compagni, e facendo intervenire simultaneamente la Pianista, me, la Compagna Collega e il Gigante. La Compagna Collega ha dichiarato che l'ora era sua e non mia e mi ha mandato fuori (grazie, eh? poi però quando ci sono da scrivere i verbali la coordinatrice sono io), dandogli una nota sul diario. Io dopo ho detto al ragazzino, senza mezzi termini, che era una cosa da nota sul registro. Ne discuterò col Gigante.
Ci abbiamo messo una buona mezz'ora a farlo smettere di piangere e un'ora e mezza a calmarlo, si è placato solo quando mi ha indicato il ragazzo di III B che gli aveva passato i petardini. Il quale ha giurato che non ne porterà più a scuola. Devo parlarne col Troll, perchè è uno dei suoi, ma oggi, per puro culo, non l'ho incontrata.
Penso che convocherò la mamma di Bimbo Transfert per un piccolo punto della situazione.
E' tornato il Malinconelfo, un bambino che io adoro, perchè dal fondo delle sue occhiaie di bambino triste con famiglia separata e mille problemi ogni tanto mi spara dei sorrisi di cioccolato al latte, e perchè ha questa voce nasale da topo di biblioteca nerd e invece è un giovane atleta lungo lungo con gli arti smilzi da elfo, te lo immagini proprio in calzamaglia verde, cappellino fatto con la parte verde di un fiore e ciuffo castano liscio sul faccino magro. Era assente da tre giorni e io non me ne capacitavo.
mercoledì 21 settembre 2011
Lo so che vi devo un capitolo
...ma se capiste cosa sta succedendo a casa mia mi perdonereste. Anche per il fatto di non rispondere al telefono.
Recupererò.
Intanto vi saluto brevemente con la seguente, di Bimbo Transfert. Perchè è troppo carina e perchè di lui sentirete parlare parecchio.
Bimbo Transfert prende una nota in data 20 settembre per non aver portato il libro di Geografia.
Si rannuvola molto.
Oggi non la porta firmata, sostiene però di aver preso un ceffone dalla mamma.
Poco dopo ne prende un'altra per aver fatto solo mezzo compito di grammatica. Scoppia in dirotti singhiozzi e ulula: "Ma così mia maaaadre non mi faaa piùùùù usciiiiireeeee... mai piùùùùùùù..."
Io: "Maddai, Bimbo Transfert!!!"
I compagni lo sfottono. Si inviperisce e si gira tipo pitbull a ringhiare al compagno che più lo infastidisce.
E io: "E lasciatelo stare! Ora gli passa."
Lo lasciano stare.
Bimbo Transfert è adottato (per quello io ho il transfert su di lui) e ha una situazione molto complicata, basti dire che è con la sua famiglia da soli quattro anni, prima deve averne viste di ogni tipo.
Io sfodero con questo fanciulletto esagitato e un po' troppo viziato una pazienza senza frontiere. Per ora ci siamo presi per il verso giusto, ma le maestre ci avevano preavvisato che era molto capriccioso e emotivo.
All'intervallo mi avvicina, ancora tutto rosso in faccia, cercando di sbocconcellare un panino al prosciutto di quelli col pane più buono del mondo e il prosciutto più costoso (e io penso alla mamma adottiva, che tra l'altro è una collega delle superiori, che gli ha preparato la merenda, e mi si acuisce il transfert di bestia).
"Io lo so che non devo piangere... ma il fatto è che mia madre si arrabbia moltissimo..."
"Beh... mentre si arrabbia, però, falle firmare la nota. E anche quella della volta scorsa, che non si sa mai, eh?"
"Sì ma io ho preso due note in due giorni e adesso...", gli riparte il lacrimone.
"Ti ho spiegato perchè ho iniziato a dare queste note! Servono perchè dovete stare più attenti: quando fate la cartella e quando fate i compiti. Così poi non dovremo più preoccuparci di questo. Non sono note gravi, siete alla seconda settimana di scuola, dovete imparare."
(Ovviamente, a un altro meno disastrato, avrei detto: "I compiti si fanno, punto, fai i compiti e non porterai più note a casa, e adesso vai a fare l'intervallo e lasciami andare in bagno/a bermi il caffè.")
Visto che è ancora visibilmente afflitto, gli dico: "Io ti sgrido adesso perchè voglio fare di te uno studente fantastico. E perchè, secondo te, tua madre ti sgrida?"
"P-p-perchè è u-na professoressa..."
Ero talmente intenerita che gli sono sì scoppiata a ridere in faccia, ma praticamente l'ho abbracciato, così non si è offeso.
"Uahahahah è vero anche questo... ma guarda che la mamma lo fa perchè ci tiene che diventi uno studente bravissimo..."
E il povero disastrato Bimbo Transfert: "Sì... è vero..."
E, preso finalmente atto che la vita è sopportabile, tira coraggiosamente su col naso e si allontana col suo panino. Lasciando me a liquefarmi in una pozza di glucosio.
Recupererò.
Intanto vi saluto brevemente con la seguente, di Bimbo Transfert. Perchè è troppo carina e perchè di lui sentirete parlare parecchio.
Bimbo Transfert prende una nota in data 20 settembre per non aver portato il libro di Geografia.
Si rannuvola molto.
Oggi non la porta firmata, sostiene però di aver preso un ceffone dalla mamma.
Poco dopo ne prende un'altra per aver fatto solo mezzo compito di grammatica. Scoppia in dirotti singhiozzi e ulula: "Ma così mia maaaadre non mi faaa piùùùù usciiiiireeeee... mai piùùùùùùù..."
Io: "Maddai, Bimbo Transfert!!!"
I compagni lo sfottono. Si inviperisce e si gira tipo pitbull a ringhiare al compagno che più lo infastidisce.
E io: "E lasciatelo stare! Ora gli passa."
Lo lasciano stare.
Bimbo Transfert è adottato (per quello io ho il transfert su di lui) e ha una situazione molto complicata, basti dire che è con la sua famiglia da soli quattro anni, prima deve averne viste di ogni tipo.
Io sfodero con questo fanciulletto esagitato e un po' troppo viziato una pazienza senza frontiere. Per ora ci siamo presi per il verso giusto, ma le maestre ci avevano preavvisato che era molto capriccioso e emotivo.
All'intervallo mi avvicina, ancora tutto rosso in faccia, cercando di sbocconcellare un panino al prosciutto di quelli col pane più buono del mondo e il prosciutto più costoso (e io penso alla mamma adottiva, che tra l'altro è una collega delle superiori, che gli ha preparato la merenda, e mi si acuisce il transfert di bestia).
"Io lo so che non devo piangere... ma il fatto è che mia madre si arrabbia moltissimo..."
"Beh... mentre si arrabbia, però, falle firmare la nota. E anche quella della volta scorsa, che non si sa mai, eh?"
"Sì ma io ho preso due note in due giorni e adesso...", gli riparte il lacrimone.
"Ti ho spiegato perchè ho iniziato a dare queste note! Servono perchè dovete stare più attenti: quando fate la cartella e quando fate i compiti. Così poi non dovremo più preoccuparci di questo. Non sono note gravi, siete alla seconda settimana di scuola, dovete imparare."
(Ovviamente, a un altro meno disastrato, avrei detto: "I compiti si fanno, punto, fai i compiti e non porterai più note a casa, e adesso vai a fare l'intervallo e lasciami andare in bagno/a bermi il caffè.")
Visto che è ancora visibilmente afflitto, gli dico: "Io ti sgrido adesso perchè voglio fare di te uno studente fantastico. E perchè, secondo te, tua madre ti sgrida?"
"P-p-perchè è u-na professoressa..."
Ero talmente intenerita che gli sono sì scoppiata a ridere in faccia, ma praticamente l'ho abbracciato, così non si è offeso.
"Uahahahah è vero anche questo... ma guarda che la mamma lo fa perchè ci tiene che diventi uno studente bravissimo..."
E il povero disastrato Bimbo Transfert: "Sì... è vero..."
E, preso finalmente atto che la vita è sopportabile, tira coraggiosamente su col naso e si allontana col suo panino. Lasciando me a liquefarmi in una pozza di glucosio.
giovedì 8 settembre 2011
Il primo di tutti i giorni
Rivedere, dopo quattro anni, un'ex alunna della leva della Volpe e del Danno, che ormai sembra una donna, che sta per iniziare con una media più che soddisfacente l'ultimo anno di scientifico e viene a raccontarti che è dispiaciuta di non aver fatto il classico, perchè adesso le manca il greco e lei, dal terzo anno, ha capito di voler studiare o filosofia o lettere antiche.
Rendersi conto che, data la maturità e l'entusiasmo con cui ne parlava, ti è sembrato tutto assolutamente logico e non ti sei domandata nemmeno per un attimo cosa andrà a fare, un domani, una brava ragazza intelligente laureata in filosofia; e poi realizzare che forse hai appena finito di parlare con la prima tra tutti i tuoi allievi che un giorno farà l'insegnante, come te.
Rivedere le venti faccette abbronzate dei tuoi topi di prima, ormai piccoli terribili scagnozzetti di seconda, e aggiungerci stavolta anche Occhioni, la bocciata dell'Inflessibile, e Muy Lejos, la peruvianina arrivata da poche settimane in Italia.
Ascoltare deliziata il fluente spagnolo dell'Arcangelo Biondograno che spiega a bassa voce alla peruvianina qualcosa sulla scuola e i libri che deve portare, e pensare che anche tra cinquant'anni la peruvianina si ricorderà questo primo giorno di scuola in Italia, questa prima ora di lezione, questa prima nuova professoressa che le ha parlato in italiano, e un ragazzino italoargentino biondissimo e pieno di lentiggini che le è stato affiancato per i primi giorni come traduttore.
Andare al campo sportivo a massacrarsi di corsa e allungamenti con l'Inflessibile, e incrociare Timido Carino e Biondo Cavaliere che si allenano per le gare di atletica. L'Inflessibile: "Chi non ha testa ha gambe!" e tu offesissima: "Ma guarda che erano due ottimi studenti! e sono due promesse dell'atletica, Biondo Cavaliere vince una marea di gare di tutte le discipline e Timido Carino è sempre il primo nella corsa da quando aveva undici anni! e poi scusa guarda che serietà, e come si allenano e come sono cresciuti e come sono belli e come si impegnano..." (No, scusa, Inflessibile, mi hai mica toccato due ex alunni??? Roarrrrr)
Rimuginare nottetempo sul da farsi, perchè l'Arcangelo Nero ha simpaticamente portato un libro di esercizi delle vacanze in buona parte ordinatamente scritto da mano adulta. Alla domanda "E qui chi ha scritto?" ha risposto "Ehm non ero io. Io non avevo più voglia di scrivere" e continuare: "Quindi tu, stanco, sorseggiavi un cocktail sdraiato comodo mentre qualcuno scriveva per te? E chi era questo qualcuno?" e sentirsi dire "Sono andato da un'amica di mia madre...". Pensare alla mamma dell' Arcangelo Nero, venuta dalle coste del Golfo di Guinea, rimasta a arrangiarsi senza il padre dell'Arcangelo stesso, al periodo in cui le hanno tolto il bambino e l'hanno dato in affido, al periodo in cui si è sistemata e trovata un compagno e ripresa il bambino, e chiedersi a) cosa ne pensa la suddetta madre di un figlio così intelligente e svogliato b) chi diavolo è un'amica italiana della madre così cretina da assecondarlo e fargli platealmente i compiti, c) se fargli rifare tutto il libro sul tuo volume intonso o piuttosto sul quaderno così gli passa la voglia di dire che è stanco di scrivere.
Rendersi conto che, data la maturità e l'entusiasmo con cui ne parlava, ti è sembrato tutto assolutamente logico e non ti sei domandata nemmeno per un attimo cosa andrà a fare, un domani, una brava ragazza intelligente laureata in filosofia; e poi realizzare che forse hai appena finito di parlare con la prima tra tutti i tuoi allievi che un giorno farà l'insegnante, come te.
Rivedere le venti faccette abbronzate dei tuoi topi di prima, ormai piccoli terribili scagnozzetti di seconda, e aggiungerci stavolta anche Occhioni, la bocciata dell'Inflessibile, e Muy Lejos, la peruvianina arrivata da poche settimane in Italia.
Ascoltare deliziata il fluente spagnolo dell'Arcangelo Biondograno che spiega a bassa voce alla peruvianina qualcosa sulla scuola e i libri che deve portare, e pensare che anche tra cinquant'anni la peruvianina si ricorderà questo primo giorno di scuola in Italia, questa prima ora di lezione, questa prima nuova professoressa che le ha parlato in italiano, e un ragazzino italoargentino biondissimo e pieno di lentiggini che le è stato affiancato per i primi giorni come traduttore.
Andare al campo sportivo a massacrarsi di corsa e allungamenti con l'Inflessibile, e incrociare Timido Carino e Biondo Cavaliere che si allenano per le gare di atletica. L'Inflessibile: "Chi non ha testa ha gambe!" e tu offesissima: "Ma guarda che erano due ottimi studenti! e sono due promesse dell'atletica, Biondo Cavaliere vince una marea di gare di tutte le discipline e Timido Carino è sempre il primo nella corsa da quando aveva undici anni! e poi scusa guarda che serietà, e come si allenano e come sono cresciuti e come sono belli e come si impegnano..." (No, scusa, Inflessibile, mi hai mica toccato due ex alunni??? Roarrrrr)
Rimuginare nottetempo sul da farsi, perchè l'Arcangelo Nero ha simpaticamente portato un libro di esercizi delle vacanze in buona parte ordinatamente scritto da mano adulta. Alla domanda "E qui chi ha scritto?" ha risposto "Ehm non ero io. Io non avevo più voglia di scrivere" e continuare: "Quindi tu, stanco, sorseggiavi un cocktail sdraiato comodo mentre qualcuno scriveva per te? E chi era questo qualcuno?" e sentirsi dire "Sono andato da un'amica di mia madre...". Pensare alla mamma dell' Arcangelo Nero, venuta dalle coste del Golfo di Guinea, rimasta a arrangiarsi senza il padre dell'Arcangelo stesso, al periodo in cui le hanno tolto il bambino e l'hanno dato in affido, al periodo in cui si è sistemata e trovata un compagno e ripresa il bambino, e chiedersi a) cosa ne pensa la suddetta madre di un figlio così intelligente e svogliato b) chi diavolo è un'amica italiana della madre così cretina da assecondarlo e fargli platealmente i compiti, c) se fargli rifare tutto il libro sul tuo volume intonso o piuttosto sul quaderno così gli passa la voglia di dire che è stanco di scrivere.
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martedì 6 settembre 2011
Hai presente l'amore?
No, è che stamattina guidavo verso scuola, beandomi della possente e dolce voce di Adele sul nuovo cd, da cantare a squarciagola in macchina, che mi ha fatto SDMS.
E pensavo all'inizio di un nuovo anno.
E sapete quando dopo ANNI E ANNI dalla fine di una storia, senza la minima logica, una vede qualcosa, una casa, un oggetto, un paesaggio, e di colpo diventa terribilmente IMPORTANTE E NECESSARIO che al suo fianco ci sia proprio Tizio, quello che ti ha lasciata mille anni fa e hai giurato di non nominare mai più, o che addirittura hai lasciato tu convintissima di far bene, eppure adesso stai guardando quel qualcosa e all'improvviso lui ti manca come l'aria e stai malissimo perchè sarebbe del tutto NATURALE che con te ora ci fosse lui, proprio lui e nessun altro, senza possibilità di sostituzione o compromesso?
Ecco: stamattina dopo tre estati dal loro esame, senza la minima logica, io guidavo verso scuola, e di colpo è diventato terribilmente IMPORTANTE E NECESSARIO che in classe ad aspettarmi ci fossero loro, quelli di Giovane Lupo e Elfetto Femminista e Grande e Grosso e Bel Ragazzo e Serio Angelo Esistenzialista e Enfant Terrible, che sono andati via alla fine dell'anno 2008/2009 ed è normale che ormai siano grandi e vadano lontano, eppure adesso stavo guidando verso scuola e all'improvviso loro mi mancavano come l'aria e stavo malissimo perchè sarebbe del tutto NATURALE che con me ci fossero loro, proprio loro e nessun altro, senza possibilità di sostituzione o compromesso.
I miei germoglietti.
E pensavo all'inizio di un nuovo anno.
E sapete quando dopo ANNI E ANNI dalla fine di una storia, senza la minima logica, una vede qualcosa, una casa, un oggetto, un paesaggio, e di colpo diventa terribilmente IMPORTANTE E NECESSARIO che al suo fianco ci sia proprio Tizio, quello che ti ha lasciata mille anni fa e hai giurato di non nominare mai più, o che addirittura hai lasciato tu convintissima di far bene, eppure adesso stai guardando quel qualcosa e all'improvviso lui ti manca come l'aria e stai malissimo perchè sarebbe del tutto NATURALE che con te ora ci fosse lui, proprio lui e nessun altro, senza possibilità di sostituzione o compromesso?
Ecco: stamattina dopo tre estati dal loro esame, senza la minima logica, io guidavo verso scuola, e di colpo è diventato terribilmente IMPORTANTE E NECESSARIO che in classe ad aspettarmi ci fossero loro, quelli di Giovane Lupo e Elfetto Femminista e Grande e Grosso e Bel Ragazzo e Serio Angelo Esistenzialista e Enfant Terrible, che sono andati via alla fine dell'anno 2008/2009 ed è normale che ormai siano grandi e vadano lontano, eppure adesso stavo guidando verso scuola e all'improvviso loro mi mancavano come l'aria e stavo malissimo perchè sarebbe del tutto NATURALE che con me ci fossero loro, proprio loro e nessun altro, senza possibilità di sostituzione o compromesso.
I miei germoglietti.
lunedì 20 giugno 2011
Guarda come gongolo
Buone notizie (ah ecco allora non erano proprio esaurite, menomale):
a) l'Uomo ha avuto una cattedra (ve l'avevo detto che anche lui la perdeva DI NUOVO, grazie all'amica Mariastronza?) divisa tra Paesone Sfigato e Paesino Sereno. Va abbastanza bene. Ora vediamo se gli salta fuori il trasferimento alle superiori o no.
b) io ho la cattedra a Paesino di Sogno (ce l'ho ce l'ho ce l'ho ce l'ho!!!!) e, cosa magnifica, lo so il VENTI GIUGNO (non so se vi ricordate com'era andata gli anni scorsi...). Così ho un pensiero in meno.
c) i miei venti scavezzacollo stan dando l'esame (finiti oggi gli scritti) e un po' per volta mi stanno perdonando la defezione. Io ho tante cose a cui pensare e cercavo di non mangiarmi le mani, ci stavo anche riuscendo. Ma venerdì avevo il magone, perchè era il giorno della prova di matematica, che è un giorno in cui io non sarei mai stata convocata ad assistere, ma sarei andata a vedere come andava solo per salutarli, come ho sempre fatto con le mie classi. E invece non ci potevo andare, così più o meno alle otto e dieci ho mandato baci abbracci coccole e in bocca al lupo via sms a tutti quelli di cui avevo il numero di cellulare. E a mezzogiorno qualcuno ha risposto.
Ma il messaggino più dolce è arrivato, guarda te, come sempre da uno di quegli alunni che per tre anni ti sembra di non avere, di non conoscere, di non curare a sufficienza.
Bambino di Pane mezz'ora fa ha scritto:
"Manca esattamente un giorno da ora, e poi si concluderà l'ultimo dei tre capitoli di una lunga saga. Grazie prof per come mi ha preparato per l'esame! MI MANKERA'!!!!!"
Ghghghghghghghghghghghghghgh... mi si stan stirando i muscoli temporomandibolari, resi tetanici da un sorrisone beato. L'ho già detto che, in barba alle statistiche preoccupanti che sta giustamente mettendo in evidenza Noisette, questo mestiere mi fa bene alla salute?
Gh.
Ghghghgh.
Gh.
a) l'Uomo ha avuto una cattedra (ve l'avevo detto che anche lui la perdeva DI NUOVO, grazie all'amica Mariastronza?) divisa tra Paesone Sfigato e Paesino Sereno. Va abbastanza bene. Ora vediamo se gli salta fuori il trasferimento alle superiori o no.
b) io ho la cattedra a Paesino di Sogno (ce l'ho ce l'ho ce l'ho ce l'ho!!!!) e, cosa magnifica, lo so il VENTI GIUGNO (non so se vi ricordate com'era andata gli anni scorsi...). Così ho un pensiero in meno.
c) i miei venti scavezzacollo stan dando l'esame (finiti oggi gli scritti) e un po' per volta mi stanno perdonando la defezione. Io ho tante cose a cui pensare e cercavo di non mangiarmi le mani, ci stavo anche riuscendo. Ma venerdì avevo il magone, perchè era il giorno della prova di matematica, che è un giorno in cui io non sarei mai stata convocata ad assistere, ma sarei andata a vedere come andava solo per salutarli, come ho sempre fatto con le mie classi. E invece non ci potevo andare, così più o meno alle otto e dieci ho mandato baci abbracci coccole e in bocca al lupo via sms a tutti quelli di cui avevo il numero di cellulare. E a mezzogiorno qualcuno ha risposto.
Ma il messaggino più dolce è arrivato, guarda te, come sempre da uno di quegli alunni che per tre anni ti sembra di non avere, di non conoscere, di non curare a sufficienza.
Bambino di Pane mezz'ora fa ha scritto:
"Manca esattamente un giorno da ora, e poi si concluderà l'ultimo dei tre capitoli di una lunga saga. Grazie prof per come mi ha preparato per l'esame! MI MANKERA'!!!!!"
Ghghghghghghghghghghghghghgh... mi si stan stirando i muscoli temporomandibolari, resi tetanici da un sorrisone beato. L'ho già detto che, in barba alle statistiche preoccupanti che sta giustamente mettendo in evidenza Noisette, questo mestiere mi fa bene alla salute?
Gh.
Ghghghgh.
Gh.
venerdì 10 giugno 2011
Che botta
Abbiamo trovato una cosa che mi fa stare male quasi quanto pensare alla salute di mio padre.
Passare le consegne ai colleghi e salutare i ragazzi. La mia terza. I miei venti disgraziati.
Confusi, innervositi e stanchi all'idea di fare l'esame con qualcun altro.
Non c'è stato tempo per le affettuosità. E menomale.
E' solo lavoro è solo lavoro è solo lavoro.
E' senza dubbio più importante il resto, e poi siamo organizzati già benone, a scuola, abbiamo tappato le falle senza problemi.
I colleghi sono stati gentilissimi.
Credo che ormai convenga prenderlo tutto, il mese di aspettativa.
E vedere cosa ci porta la corrente del fiume.
Però questo scricchiolio sinistro dalle parti del mio cuore deve essere che avrei voluto abbracciarli uno per uno.
Ahia, che male.
Passare le consegne ai colleghi e salutare i ragazzi. La mia terza. I miei venti disgraziati.
Confusi, innervositi e stanchi all'idea di fare l'esame con qualcun altro.
Non c'è stato tempo per le affettuosità. E menomale.
E' solo lavoro è solo lavoro è solo lavoro.
E' senza dubbio più importante il resto, e poi siamo organizzati già benone, a scuola, abbiamo tappato le falle senza problemi.
I colleghi sono stati gentilissimi.
Credo che ormai convenga prenderlo tutto, il mese di aspettativa.
E vedere cosa ci porta la corrente del fiume.
Però questo scricchiolio sinistro dalle parti del mio cuore deve essere che avrei voluto abbracciarli uno per uno.
Ahia, che male.
venerdì 27 maggio 2011
Buaaaaaaaah
Un giorno, che eravamo in vena di fermarci a cazzeggiare fuori dalla scuola, io e Orsetto Lavatore chiacchieravamo con Punta di Diamante, e lui ci fa:
"Quest'anno, prof, l'ultimo giorno di scuola piange."
Parlava di me, che non ho avuto il coraggio di fare la stronza in titanio e dire, come mio solito, "Ma figuriamoci, io NON piango."
Il collega sosteneva che saranno i ragazzi a piangere. Diamante: "Ah, io no."
"Tu piangerai eccome", ha sentenziato Orsetto Lavatore.
E abbiamo scommesso (20 euro lui e 50 io) che il nostro terribile e magnifico alunno butterà lacrime come una fontana l'ultimo giorno di scuola.
Non so se vinceremo la scommessa. Certo è che io, già ora, cerco di non stare troppo a guardare in faccia i ragazzi della III B, sapendo bene che mi sembrerà orrendo vederli andare via. Ma tra il caldo, la faringite che non passa, il lavoro da finire e i soliti mille impegni, onestamente sono piuttosto concentrata e, per evitare di avere l'ansia da esami, tendo a proiettarmi oltre la fine della scuola: ho splendide immagini di mattine in mutande, pomeriggi all'ombra a leggere testi di filosofia buddhista e sere fuori con il marito.
In questi giorni, comunque, noto qualche segno di cedimento in senso affettuoso da parte dei fanciulli. Non parliamo di Terremoto, che da sempre si preoccupa del mio benessere e ultimamente non fa un cazzo, non segue, punzecchia continuamente la compagna di banco Paffutella, ma interviene a intervalli con un rauco: "Oooh ma state zitti, che la prof non ha più voce!!!" quando proprio vede che mi si gonfiano le vene del collo nel tentativo di farmi sentire.

Ma per esempio, l'altro giorno mi han chiesto, era Pasticcino: "Prof, ma noi siamo la prima classe che lei porta dalla prima alla terza, vero?"
"Sì."
L'Urlatrice: "Mamma mia... E non si scorderà mai di noi? Saremo indimenticabili?"
"Ehh... ci sono buone probabilità che non mi dimentichi mai di voi, sì."

Oggi poi volevano sapere quanto sono alti i Pigmei. Ho fatto notare che da quando le tribù non vivono più solo nella foresta, mangiano meglio e hanno più medicine, fisso sicuro che anche i Pigmei stanno aumentando di statura.
"Come voi, no? che, di norma, in media siete più alti dei vostri genitori."
"E anche di lei, prof."
Era Punta di Diamante, che mi guardava con un sorriso tenerissimo.
"Sì. E anche di me."
Oh...
...'fanculo...
...che magone!!!!!!!!!!
"Quest'anno, prof, l'ultimo giorno di scuola piange."
Parlava di me, che non ho avuto il coraggio di fare la stronza in titanio e dire, come mio solito, "Ma figuriamoci, io NON piango."
Il collega sosteneva che saranno i ragazzi a piangere. Diamante: "Ah, io no."
"Tu piangerai eccome", ha sentenziato Orsetto Lavatore.
E abbiamo scommesso (20 euro lui e 50 io) che il nostro terribile e magnifico alunno butterà lacrime come una fontana l'ultimo giorno di scuola.
Non so se vinceremo la scommessa. Certo è che io, già ora, cerco di non stare troppo a guardare in faccia i ragazzi della III B, sapendo bene che mi sembrerà orrendo vederli andare via. Ma tra il caldo, la faringite che non passa, il lavoro da finire e i soliti mille impegni, onestamente sono piuttosto concentrata e, per evitare di avere l'ansia da esami, tendo a proiettarmi oltre la fine della scuola: ho splendide immagini di mattine in mutande, pomeriggi all'ombra a leggere testi di filosofia buddhista e sere fuori con il marito.
In questi giorni, comunque, noto qualche segno di cedimento in senso affettuoso da parte dei fanciulli. Non parliamo di Terremoto, che da sempre si preoccupa del mio benessere e ultimamente non fa un cazzo, non segue, punzecchia continuamente la compagna di banco Paffutella, ma interviene a intervalli con un rauco: "Oooh ma state zitti, che la prof non ha più voce!!!" quando proprio vede che mi si gonfiano le vene del collo nel tentativo di farmi sentire.

Ma per esempio, l'altro giorno mi han chiesto, era Pasticcino: "Prof, ma noi siamo la prima classe che lei porta dalla prima alla terza, vero?"
"Sì."
L'Urlatrice: "Mamma mia... E non si scorderà mai di noi? Saremo indimenticabili?"
"Ehh... ci sono buone probabilità che non mi dimentichi mai di voi, sì."

Oggi poi volevano sapere quanto sono alti i Pigmei. Ho fatto notare che da quando le tribù non vivono più solo nella foresta, mangiano meglio e hanno più medicine, fisso sicuro che anche i Pigmei stanno aumentando di statura.
"Come voi, no? che, di norma, in media siete più alti dei vostri genitori."
"E anche di lei, prof."
Era Punta di Diamante, che mi guardava con un sorriso tenerissimo.
"Sì. E anche di me."
Oh...
...'fanculo...
...che magone!!!!!!!!!!
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il mio è il mestiere più bello del mondo,
li adoro
mercoledì 11 maggio 2011
Feccia? What's "feccia"?
La nostra preside deve andare a fare il commissario d'esame a Autogrill, la scuola dell'Uomo.
Ieri, dopo le mille riunioni a cui ho partecipato, mi sono fermata un po' a chiacchierare (chiacchierare, a questa stagione, non esiste. In realtà stavo con le orecchie a punta da Ezechiele Lupo a carpire informazioni di vitale importanza sul mio futuro e quello dei miei ragazzi. E' abbastanza ovvio che mi ridiano i miei Minion. L'Uomo mi fa notare che Minion è la miglior definizione per i miei paperotti entusiasti di prima C.)
E le dico: "Allora mi dicono che vai a fare gli esami a Autogrill?"
"Sì."
"Ti becchi una classe di mio marito, allora."
Sorride. Ma qualcuno era in ascolto e ne ha giustamente approfittato.
Mentre seguo altri discorsi, alla mia sinistra sento la Bestia Nera dire a un'altra collega, accennando alla preside:
"Ah, non crederti, nella scuola dove finisce lei quest'anno è una roba... sono la feccia, guarda. Ho fatto un corso con la Bulldog e mi ha raccontato delle cose..."
Ora. La Bestia Nera è la Bestia Nera. La Bulldog è una collega dell'Uomo che notoriamente insulta i suoi alunni dandogli dei cretini e strapazzandoli a suon di "imbecilli" e "deficienti", spiega male e li terrorizza, quindi come fonte non è il massimo.
"La feccia" sono dei quattordicenni. Di Paesone Sfigato, dove i genitori lavorano in fabbrica facendo i turni e li lasciano soli tutto il giorno.
Ecco, se io fossi il ministro dell'istruzione la prima cosa che farei sarebbe rimuovere dall'incarico tutti i docenti che parlano di "feccia", di "elementi", di "imbecilli" riferendosi ai ragazzi.
E, a proposito di ragazzi.
Oggi ho interrogato a tappeto di Letteratura in prima, sull'Odissea.
Voti dati, su venti presenti:
tre 4
un 5
quattro 6
sei 8
un 9
cinque 10
E attenzione. I dieci erano:
Arcangelo Biondograno, che è la nostra cintura nera di Epica
Puffetta Bruna
la Top Model
e poi il Cascina
(il Cascina è un ragazzino che ha fatto tre volte la prima senza finirla, perchè smetteva di venire a scuola, e i servizi sociali e il tribunale non sono riusciti a smuovere lui e la sua famiglia dal casino psico-socio-educativo in cui erano. ma quest'anno li abbiamo minacciati di mandare i carabinieri a prendere il Cascina a casa, e abbiamo insistito tanto che la sua era una bella classe dove gli volevano bene e lo aspettavano, che lui, pur avendo perso quasi due mesi di scuola, è tornato e non se n'è andato più, e ora collezione discrete figure e qualche vero successo, come oggi)
Ma il quinto...
il quinto era la mia Peste Romena, topo, che aveva appena preso il suo bravo quattro di dettato, perchè, dopo essersi picchiato con le doppie in un sacco di parole italiane, dove non sapeva che servissero, si è messo da qualche settimana a aggiungere doppie dove non ci vogliono: e scrive "russcello", "portta", etc.
E oggi, la Peste Romena sapeva tutto. E bene. E con le parole giuste.
Un exploit.
Sono uscita dalla prima C con un sorriso di goduria.
"Feccia"?
Ieri, dopo le mille riunioni a cui ho partecipato, mi sono fermata un po' a chiacchierare (chiacchierare, a questa stagione, non esiste. In realtà stavo con le orecchie a punta da Ezechiele Lupo a carpire informazioni di vitale importanza sul mio futuro e quello dei miei ragazzi. E' abbastanza ovvio che mi ridiano i miei Minion. L'Uomo mi fa notare che Minion è la miglior definizione per i miei paperotti entusiasti di prima C.)
E le dico: "Allora mi dicono che vai a fare gli esami a Autogrill?"
"Sì."
"Ti becchi una classe di mio marito, allora."
Sorride. Ma qualcuno era in ascolto e ne ha giustamente approfittato.
Mentre seguo altri discorsi, alla mia sinistra sento la Bestia Nera dire a un'altra collega, accennando alla preside:
"Ah, non crederti, nella scuola dove finisce lei quest'anno è una roba... sono la feccia, guarda. Ho fatto un corso con la Bulldog e mi ha raccontato delle cose..."
Ora. La Bestia Nera è la Bestia Nera. La Bulldog è una collega dell'Uomo che notoriamente insulta i suoi alunni dandogli dei cretini e strapazzandoli a suon di "imbecilli" e "deficienti", spiega male e li terrorizza, quindi come fonte non è il massimo.
"La feccia" sono dei quattordicenni. Di Paesone Sfigato, dove i genitori lavorano in fabbrica facendo i turni e li lasciano soli tutto il giorno.
Ecco, se io fossi il ministro dell'istruzione la prima cosa che farei sarebbe rimuovere dall'incarico tutti i docenti che parlano di "feccia", di "elementi", di "imbecilli" riferendosi ai ragazzi.
E, a proposito di ragazzi.
Oggi ho interrogato a tappeto di Letteratura in prima, sull'Odissea.
Voti dati, su venti presenti:
tre 4
un 5
quattro 6
sei 8
un 9
cinque 10
E attenzione. I dieci erano:
Arcangelo Biondograno, che è la nostra cintura nera di Epica
Puffetta Bruna
la Top Model
e poi il Cascina
(il Cascina è un ragazzino che ha fatto tre volte la prima senza finirla, perchè smetteva di venire a scuola, e i servizi sociali e il tribunale non sono riusciti a smuovere lui e la sua famiglia dal casino psico-socio-educativo in cui erano. ma quest'anno li abbiamo minacciati di mandare i carabinieri a prendere il Cascina a casa, e abbiamo insistito tanto che la sua era una bella classe dove gli volevano bene e lo aspettavano, che lui, pur avendo perso quasi due mesi di scuola, è tornato e non se n'è andato più, e ora collezione discrete figure e qualche vero successo, come oggi)
Ma il quinto...
il quinto era la mia Peste Romena, topo, che aveva appena preso il suo bravo quattro di dettato, perchè, dopo essersi picchiato con le doppie in un sacco di parole italiane, dove non sapeva che servissero, si è messo da qualche settimana a aggiungere doppie dove non ci vogliono: e scrive "russcello", "portta", etc.
E oggi, la Peste Romena sapeva tutto. E bene. E con le parole giuste.
Un exploit.
Sono uscita dalla prima C con un sorriso di goduria.
"Feccia"?
lunedì 9 maggio 2011
Parlando d'altro: just married (non Kate e William, eh)
Lei si è già sposata una volta, era contenta e serena, ma normale. Del resto lei è sempre un tipo positivo. Era bello soprattutto vederla chiacchierare sul prato con le sue colleghe, tutte eleganti e allegre.
Lui invece alla sua tenera età non aveva mai provato l'ebbrezza di portare una fede al dito.
E soprattutto, dopo più di venticinque anni con la stessa donna, finalmente è diventato parente di tutta la sua famiglia. E del bambino coi riccioli biondi che hanno cresciuto insieme, che, ad oggi, è l'Uomo.
Quindi lui era emozionato, e felice. E teso. E buffo. Del resto lui è sempre un po' buffo.
E a metà pranzo le ha messo su un piccolo stereo "A te" di Jovanotti.
E sì, forse anche questo era buffo ma era anche tenerissimo.
E alla cerimonia, con un evidente strappo alla regola, l'usciere del Comune ha fatto passare e arrivare fino alla porta della sala il Gigantesco Mostro Bavoso Numero Tre, con tanto di papillon rosso scuro, che è stato lì seduto composto, a guardare dentro tutta quella strana gente in ghingheri che applaudiva, e l'assessore che univa in matrimonio la sua mamma e il suo papà.
E io a pranzo ero seduta vicino alla Mela Pausina, che tra tre settimane sposa il Cugino Mandrogno, e pensavo che con la Mela Pausina andremo d'accordo negli anni, ai vari pranzi di famiglia e alle varie cerimonie cui assisteremo insieme. Ed ero contenta.
La mattina dopo, con un freddolino rinvigorente, ho guardato dalla finestra della nostra stanza il robot-scarafaggione elettronico che tagliava l'erba nel prato dell'hotel e arrivava fino al confine del giardinetto dei miei suoceri, e il Gigantesco Mostro Bavoso che gli faceva gli agguati da dietro il cancelletto. E dalla casetta bianca sono usciti poi loro due in tuta e scarpe sportive ed erano finalmente marito e moglie, dopo tanta acqua passata sotto i ponti.
E' stato un bel matrimonio.
Lui invece alla sua tenera età non aveva mai provato l'ebbrezza di portare una fede al dito.
E soprattutto, dopo più di venticinque anni con la stessa donna, finalmente è diventato parente di tutta la sua famiglia. E del bambino coi riccioli biondi che hanno cresciuto insieme, che, ad oggi, è l'Uomo.
Quindi lui era emozionato, e felice. E teso. E buffo. Del resto lui è sempre un po' buffo.
E a metà pranzo le ha messo su un piccolo stereo "A te" di Jovanotti.
E sì, forse anche questo era buffo ma era anche tenerissimo.
E alla cerimonia, con un evidente strappo alla regola, l'usciere del Comune ha fatto passare e arrivare fino alla porta della sala il Gigantesco Mostro Bavoso Numero Tre, con tanto di papillon rosso scuro, che è stato lì seduto composto, a guardare dentro tutta quella strana gente in ghingheri che applaudiva, e l'assessore che univa in matrimonio la sua mamma e il suo papà.
E io a pranzo ero seduta vicino alla Mela Pausina, che tra tre settimane sposa il Cugino Mandrogno, e pensavo che con la Mela Pausina andremo d'accordo negli anni, ai vari pranzi di famiglia e alle varie cerimonie cui assisteremo insieme. Ed ero contenta.
La mattina dopo, con un freddolino rinvigorente, ho guardato dalla finestra della nostra stanza il robot-scarafaggione elettronico che tagliava l'erba nel prato dell'hotel e arrivava fino al confine del giardinetto dei miei suoceri, e il Gigantesco Mostro Bavoso che gli faceva gli agguati da dietro il cancelletto. E dalla casetta bianca sono usciti poi loro due in tuta e scarpe sportive ed erano finalmente marito e moglie, dopo tanta acqua passata sotto i ponti.
E' stato un bel matrimonio.
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giovedì 5 maggio 2011
Nunca màs
Questa la rubo a Adriana di Lolacorreancheinbici. E grazie, Adriana.
"Lo admirable es que el hombre siga luchando y creando belleza en medio de un mundo bárbaro y hostil."
Ernesto Sabato
E la dedico alla mia amica e maestra, l'Inflessibile, e a tutte le persone che creano bellezza e non si lasciano inquinare.
"Lo admirable es que el hombre siga luchando y creando belleza en medio de un mundo bárbaro y hostil."
Ernesto Sabato
E la dedico alla mia amica e maestra, l'Inflessibile, e a tutte le persone che creano bellezza e non si lasciano inquinare.
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