La nave pirata è ripartita. L'acqua azzurra di fronte a Nassau è calma e non mostra tracce di imbarcazioni. Ma dalla finestra della sala prof una donna guarda il parcheggio e sa cosa succederà. Non riattraccherà più alla riva verdeggiante, la nave pirata. Ma un cargo si allontanerà verso il continente e a bordo, probabilmente, ci sarà lei.
Castagna guarda la sua scuola. Guarda il corridoio nord, con vista campetto da beach volley e palestra. E statale. E torrente.
Nel corridoio nordest non ci lavora da qualche anno. È felicemente tornata al corridoio di sudovest, luce, alberi fuori dalle finestre, non si vede più il campanile lassù in cima, perché la recinzione del campo sportivo ormai è sovrastata dalle piante.
Castagna guarda il parcheggio nero d'asfalto nuovo, lavato dalla pioggia, sotto nuvole buie, anche se sono le dieci di mattina. Pensa alle volte in cui in quel parcheggio ha alzato gli occhi e li ha messi negli occhi di qualcun altro, quando il parcheggio era polveroso, e il sole batteva. Alle albe che ha fotografato, quando il freddo tagliava a pezzi il piazzale e il cielo era celeste giallo arancio e rosa. Alle borse di libri che ha trasportato attraverso la riva erbosa, bagnandosi i piedi di rugiada.
Pensa ai molti passi che ha fatto verso l'ingresso di una scuola, a partire dal lontano anno Domini MM, e alle volte che ha svuotato i cassetti per andare via e un portone si è chiuso dietro di lei per l'ultima volta.
Piange spesso. Ma probabilmente partirà. La nave salpa in estate, ma i biglietti si fanno in primavera e bisognerà, se si decide, iniziare a fare i bagagli nel cuore dell'inverno, quando ci sarà il rinnovo del consiglio di istituto.
Intanto i segni del dissidio interiore scavano nel quotidiano, e si fanno sentire anche fuori. A Castagna partono degli emboli preoccupanti.
Oggi, dopo essere uscita sfuriando dalla stanza e aver fatto battere in ritirata perfino il Gigante, la Castagna scriveva appunto al Gigante stesso:
"Ciao, senti, come ti avevo detto ho fatto richiesta tramite diario alle famiglie degli alunni di seconda B di venire al completo alla riunione delle prime, ho bisogno che tutti i genitori sentano come si sta comportando la classe. Stamattina in 50 minuti sono riusciti a farsi sgridare per qualsiasi cosa (v. nota 1), non c'è quasi più modo di tenerli quando non hanno la testa abbassata sul quaderno a scrivere. Non erano così fuori controllo l'anno scorso (v. nota 2) e ho bisogno che i genitori se ne rendano conto. Approfitto del fatto che devono conoscere i docenti nuovi, anche perché questa è una classe di famiglie che l'anno scorso non si perdevano un'occasione per venire a parlare.
Poi giuro che mi ritiro nelle mie materie e lascio al Genuino il suo posto di coordinatore , anche perché io sono uscita distrutta dalla terza dell'anno scorso e ho davvero bisogno di poter contare su qualcun altro adesso (v. nota 3). Ma così non si lavora più (v. nota 4).
Vedasi, infatti, * asterisco a piè di pagina.
Nota 1
Non credo di aver mai autorizzato un mio alunno a passare il tempo di una lezione di storia a creare coi protocolli una busta di carta, da attaccare tra le gambe di due banchi distinti per usarla come cestino. Ne che lo abbia mai fatto un qualsivoglia mio collega.
Nota 2
Per forza. Perché io, l'Orsone e la Pallida li tenevamo giù con la frusta.
Nota 3
Finché non è arrivata gente a darmi man forte con sincera amicizia e seria collaborazione professionale (la Bottadicoca, la Fraulein, l'Orsone, la Pallida), non mi ero mai accorta di quanto fossi sola in quella scuola. Ora lo so.
Nota 4
E credo che aver lanciato il registro per aria, al minuto 50 della lezione di storia in cui, per la TERZA volta, picchiavo duro per far entrare nelle loro teste la differenza tra monarchia e repubblica, in effetti NON COSI' IMPORTANTE, sia significativo di quanta fatica si faccia a tenerli.
* asterisco a piè di pagina
Indovinate chi è stato convocato la mattina dopo in presidenza e si è sentito assegnare il coordinamento della seconda.




