Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

mercoledì 30 giugno 2010

Day 30 - Verifica finale

Bene, potrei scrivere come stanno andando le riunioni di verifica finale, ma temo di accumulare ulteriore marciume nel fegato, se racconto i particolari.

Vado per flash.

Abbiamo appeso i voti di licenza media. Non ho ancora visto commenti su Facebook. Lo scrutinio è durato dieci minuti, chiaro segno del fatto che nella terza C tra docenti si è stati d'accordo su tutto.

55 minuti di telefonata consolatoria con l'Inflessibile non sono bastati a renderci reciprocamente conto della cattiveria, meschineria e bastardaggine dimostrate durante le ultime riunioni dalla preside e dalla Bestia Nera.
Nè a prospettare uno scenario decente per quanto riguarda la distribuzione delle ore di Lettere del prossimo anno.

Il collegio docenti è durato poco, soprattutto se si considera che è iniziato in ritardo di mezz'ora. Era convocato alle tre. E' iniziato alle tre e mezza e finito alle quattro e un quarto. Nessuno ha ascoltato mezza parola. La Cretina ha parlato solo di soldi. E continuamente di quelli che ci sono, quasi nulla di quelli che non ci sono più.
Con trentaquattro gradi di temperatura e un livello d'umidità da sentirsi male, siamo stati mezz'ora in macchina, mezz'ora ad aspettare e tre quarti d'ora ad ascoltare con un orecchio solo e svogliato lei che parlava di finanziamenti (tutti esterni allo Stato e più che altro delle Regioni o delle commissioni europee) con cui coprire i progetti. Sfidando la chiarissima parola d'ordine dei docenti del 2010 che è: e basta fare mille progetti, dato che non ci sono poi i soldi per pagarli, che non ti danno le ore per farli, che nell'immaginario del tuo stesso dirigente sei un fancazzista che non fa mai lezione e si lamenta e che teniamo su una facciata per fare pubblicità alla scuola, ma tanto per quanta gente si iscriva i dirigenti hanno espresso ordine di non chiedere altre classi, e di stipare i bambini in trentatre o trentaquattro per stanza.

Ho svuotato il cassetto. Stavolta senza magone. Per sfida, l'ho svuotato in anticipo di 67 giorni rispetto all'ultimo giorno di servizio effettivo. E' la terza volta che me ne devo andare da Scuolina Rosa. Eccheccazzo. Sono stufa di asciugarmi le lacrime in bagno di nascosto da tutti. Che se ne vadano a fare in quel posto la Gelmini, la Aprea, la Cretina, il provveditorato, il sindacato, tutti. Se dovrò fare un anno a Costigliole lo prenderò come un altro anno di prova e cercherò di essere talmente brava nel mio lavoro che, quando me ne andrò di là per tornare sulla mia vera cattedra di ruolo, piangeranno loro.

Tutti e due i ragazzi che ho bocciato in terza C hanno chiesto di venire in terza B l'anno prossimo, esplicitamente per avere me di Lettere. Qualcuno si sarà incaricato di spiegare loro che non si sa se io sarò lì.

Se torno a Scuolina Rosa, la migliore che mi succede è di avere 4 classi: tre a Scuolina Rosa e una a Paesino Blu.
Ma potrebbero essere SEI, le classi.
(Chissà quanto avrei da scrivere sul blog, in tal caso. Se mi restasse tempo per farlo, cosa improbabile.)

Bene. Sono le otto e un quarto di mattina, l'Uomo si alza dopo, in ufficio c'è Sanguedelmiosangue che dorme beato in mezzo ai libri di letteratura del suo esame, da domani non ci sono più impegni scolastici per un po', il 3 partiamo per il mare, il 5 scattano le ferie. Ce l'abbiamo fatta, anche quest'anno.

Siamo al giorno trenta del mio programmino estivo, ma molti dei miei buoni propositi necessitano di avere qualche ora di sonno in più la notte per essere messi in pratica.
Altri stanno, pian piano, cominciando ad avere forma.

Di quel che verrà dopo, vedremo cosa ci sarà da dire.

domenica 27 giugno 2010

Sono stata redarguita!

@noisette: bambina... vuoi insegnare a nuotare ai pesci?!? ERA SOTTINTESO!!!




Confronti sfrontati

Ogni prof, dopo un po' che insegna nella stessa scuola, si accorge che fare il confronto è inevitabile.
Non coi colleghi, quello cominci a farlo il giorno uno della tua prima supplenza.
Sul lungo periodo, il confronto interessante non è quello che puoi fare sui metodi di lavoro (molti, pur diversissimi, si equivalgono quanto a risultati, in fondo il materiale umano su cui si lavora è uno solo).

Però puoi imparare a riconoscere gli alunni dei vari corsi, in base ai loro comportamenti, individuando attraverso di essi quali sono gli insegnanti che passano molte ore con loro.

Gli alunni di Castagna , a quanto ne so io, nella mia scuola si riconoscono per alcuni aspetti. Non so cosa dicano di me dietro la mia schiena, a parte due cose, cioè che di Storia sono tremenda e che non bisogna mai venirmi troppo vicino quando esco dopo le undici dalla classe terza (come i Gremlins che non vanno mai nutriti dopo mezzanotte).
Ma alcuni fatti sono osservabili a occhio nudo.

1. Gli alunni di Castagna hanno quadernoni ad anelli divisi in sezioni, per cui quando finiscono un lavoro in classe la domanda che fanno è: "Questo dove va?" e dopo un po' imparano a gestirsi da sè, con brevi e secchi dibattiti:
Lagnosetta: "Questo dove va?"
Pasticcino Svizzero, col tono da signora seccata: "Ma in Grammatica Regole, no?"
Incontenibile: "Secondo me va in Metodologia, vero prof?"
La prof è distratta perchè sta cancellando la lavagna e pensando alla prossima materia: "Cosa?"
Punta di Diamante, con l'aria comprensiva di chi ti vede in difficoltà ma ti ha già risolto tutto:
"Questo lavoro qua, prof. In Metodologia."
La prof ormai sa che, se lo dicono Incontenibile e Punta di Diamante, è giusto. Quelli, quanto a organizzazione del quadernone delle materie di Castagna, sono laureati alla Normale di Pisa, anzi, ci insegnano. Dice di sì.
In quel momento succedono sempre le stesse due cose. Punta di Diamante si sofferma un attimo ad assaporare la sensazione che gli dà l'ennesima conferma che mi legge nel cervello. A Incontenibile cade il quadernone con gli anelli aperti, e tutto il suo paziente lavoro di divisione si sparpaglia sul pavimento.

2. Gli alunni di Castagna sono contenti di venire a fare i pomeriggi di recupero. I quali esistono per seguire a piccoli gruppi quelli che fanno più fatica. Solo che, dopo la prima volta, almeno mezza classe oltre ai convocati insiste per venirci.
Non mi chiedete perchè. Credevo fosse per i giochi di parole o di memoria, le gare a tempo o altri trucchetti coi quali cerco di alleggerire, ogni tanto, la fatica di seguire l'ottava e la nona ora di scuola in una giornata piovosa di novembre. Ma a volte, perchè ero veramente incazzata con chi non studiava o perchè volevo provare a scoraggiare quelli che venivano lì solo per pranzare in pizzeria con gli amici o per non annoiarsi a casa, ho fatto tre ore tre di lezione, con il solito intervallo di sette otto minuti che condividiamo con le classi del tempo prolungato. E loro vogliono venirci lo stesso.

3. Le ricerche degli alunni di Castagna da portare all'esame sono interamente scritte a mano.

Commenti dei colleghi:

"Però al computer viene un lavoro più ordinato."
Commento interiore di Castagna (CidC): a schiacciare il tasto "stampa" è buona anche una scimmia.

"Eh, è una buona cosa, bisognerebbe reintrodurla, questa di scrivere a mano."
CidC 1: e chi te lo impedisce? Mica ho aspettato un ordine scritto del ministero, io.
CidC 2: no, bisognerebbe reintrodurre la capacità di
a - cercare fonti attendibili
b - leggere
c - selezionare gli argomenti da riassumere
d - riassumere.
Scrivere a mano garantisce un minimo di avvicinamento a tale risultato, quantomeno. Lo so che parte di questo lavoro in realtà lo fanno le mamme, ma non importa: il ragazzo vede comunque come si fa un lavoro ben fatto. E dove lavoro io molte mamme, a dire il vero, non possono sostituirsi al figlio nella ricerca di materiali attendibili sul buco nell'ozono o sulla decolonizzazione, il che va benissimo. Loro fanno la conserva di albicocche, il brasato al Barolo e gli agnolotti a mano, i loro figli la ricerca.
(Quando avrò dei figli alle medie, io farò la ricerca, loro metterano in forno la pizza surgelata o andranno al ristorante cinese a comprare gli gnocchi di riso con verdure per tutti. Impareranno meno dei miei sani, ben nutriti bambini di campagna.)

"Io le ricerche non gliele faccio fare, gli chiedo tutto il programma."
CidC: anche io. Se non sono fessi sanno tutto quello che posso collegare ai loro argomenti di ricerca, e non è mai poco.
E abbassa quel mento: chi credi che lavori di più, un insegnante che fa il programma E le ricerche, quattro o cinque ad alunno, seguite individualmente, o uno che finisce il programma e poi dice: ripassate tutto?

"Che bel lavoro, questo ragazzino, guarda, tutto scritto a mano."
CidC (ad alta voce): per forza, le ricerche stampate col computer non gliele accetto. Al che la conversazione prosegue con una delle frasi precedenti, di solito.

Il massimo è stato quando un presidente di commissione ha detto: "Non fatemi perdere tempo a guardare le ricerche, sono inutili, stampano trenta pagine da Wikipedia, e poi non sanno cosa c'è scritto sopra."
Questo è successo l'anno scorso, con la terza B di Enfant Terrible, Angelo Esistenzialista, Giovane Lupo & Co.
Che aveva preparato delle ricerche (cinque a testa, due di storia e tre di geografia) coi fiocchi e i controfiocchi.
Non solo le ho fatte tirare fuori tutte a ogni alunno interrogato e le ho fatte passare lungo tutta la commissione, ma mi sono tolta la soddisfazione di alzarmi e sfogliare io stessa davanti al presidente le più belle, come quella sull'Argentina in cui Grande e Grosso, la cui famiglia alleva bovini da generazioni, ha inserito foto originali delle pampas scattate negli anni Sessanta dai suoi parenti emigrati. Ahhh. Che goduria.

4. Gli alunni degli altri professori, quando entra un docente in classe, si placano o zittiscono. Gli alunni di Castagna, se lei entra in classe in un momento di relativa calma, e peggio ancora se bussa ad una classe mentre fa lezione un collega o li raggiunge durante una qualsiasi attività già iniziata, si mettono, ahimè, a parlare tutti contemporaneamente.

sabato 26 giugno 2010

Gli ormoni al potere

Scusate, ho gironzolato un po' su Google immagini, annoiandomi, e all'improvviso gli ormoni hanno avuto la meglio.
Dev'essere quest'aria di vacanza che si respira, o forse il fatto che ieri sera ho visto "Thank you for smoking" ed è tutto il giorno che, subliminalmente, mi chiedo se la cosa più arrapante del film fosse Aaron Eckardt tutto, solo i suoi occhi, solo il suo taglio di capelli, solo il suo mento o solo le sue camicie bianche.
Comunque una riflessione del genere ne tira un'altra, e alla fine sono tornata a più nostrani lidi.
Questo è il risultato:








Sì, di Scamarcio due. Problemi? No, dico: problemi? Di chi è il blog? Zitte, chiaro? Altrimenti metto venticinque post di fila solo su Robert Pattinson (altra mia tremenda debolezza, ma solo ed esclusivamente in versione Cullen)

venerdì 25 giugno 2010

Enfin...

Signore e signori, Auleintempesta productions è lieta di presentarvi

GLI ULTIMI SEI

Domani mattina a partire dalle ore otto, Scuolina Rosa, Paesino di Sogno

Smilzo Carino
Stanga Timidona *
Occhi Blu
Passione per lo Studio
Piccola Mela
Pezzo di Figliola

* Eccone una di cui non ho mai detto niente. Se l'ho nominata, probabilmente una sola volta, le devo aver dato un nomignolo che riguardava la statura e il mutismo: una cosa tipo Zitta e Alta o Alta e Silente.
In realtà Martina, decido di presentarvela col suo vero nome, perchè un'eccezione ogni tanto ci vuole, è stata una delle mie più grandi gioie quest'anno, in quella classe di disperati. Non perchè stesse zitta, nè perchè fosse brava e studiosa nel complesso (l'ho beccata anche impreparata qualche volta, e l'ho sgridata un po', perchè le donne, in questo Paese, devono ancora finire di farsi sentire, altro che parlare con un filino di voce!) ma perchè era attenta. Attenta con la A maiuscola.
Nelle mie ore, questa buffa ragazzina è partita dall'essere una stangona muta che non potevi far sedere davanti, altrimenti dietro nessuno vedeva niente, e pian piano si è scongelata e ha cominciato, con questa sua voce di gola, tenuta a un volume bassissimo, a azzeccare le risposte. Prima solo se la chiamavo, poi, man mano che si sentiva dire che aveva risposto giusto, anche alzando la mano lei. Ecco, Martina, la mia silenziosa gioia, non perdeva mai il filo. Non le sfuggiva nessuno dei collegamenti. E le brillavano gli occhi quando afferrava un concetto prima di altri, anche se al massimo alzava un avambraccio o addirittura un dito, per provare a rispondere, contro le vociate o i balzi dei suoi compagni agitati.
L'amore tra me e lei è sbocciato, da parte sua, quando io ho spiegato le suffragette. Porta la questione femminile all'esame, infatti, e ci sta lavorando da settimane, in gran parte da sola perchè il tempo per seguire le ricerche è stato ridicolmente poco.
Da parte mia invece il coup de foudre è stato leggere due temi. Uno era sul "luogo dell'anima" che per lei era uno scoglio piatto lungo una spiaggia, nella località dove va in vacanza. Ha descritto se stessa che si ritira a pensare ascoltando le onde, le sue sensazioni, e io mi sono vista questa pallida, alta ragazza in bikini che scende con cautela dallo scoglio quando la chiamano per andare via, il suo sguardo serio davanti al mare, provando un senso di grande affinità, come se mi avesse raccontato un pezzo delle mie estati da tredicenne (nel mio caso di solito era un tronco in montagna, più che uno scoglio, ma il concetto rimane quello). E poi c'è stato un tema sulla sua nuova camera da letto. Si intitolava "Caro diario, c'è una novità..." e lei ha raccontato che finalmente lei e suo padre hanno ridipinto la mansarda e così ha una stanza separata da quella di sua sorella. Me l'ha descritta così bene, i colori, la scelta dei cuscini, degli oggetti, e la sensazione che prova a metterla a posto, che mi sono proprio immaginata tutto, e non vi dico che tenerezza.
Così, come a volte capita in questo mestiere, mi sembra di conoscere meglio la mia stangona muta di tanti che mi sono saltati sulla testa per nove mesi.

giovedì 24 giugno 2010

Auleintempesta featuring Mila Spicola

Ho appena trovato un nuovo blogamico, Do minore, dallo stile gradevolissimo e dalle idee chiare, che vi consiglio di leggere.
Curiosando sul suo blog ho scoperto questa lettera, che mi era sfuggita perchè quel TROGLODITA dell'Uomo mi butta via i giornali prima che io abbia il tempo (la domenica, per definizione) di leggerli.
Invece di mettere il link le offro ospitalità sulla mia pagina web nella speranza che anche chi passa di qui, se non l'aveva già letta, lo faccia e, se è d'accordo, la diffonda in rete (andando su questo link la si può condividere su Facebook).
Ho messo in grassetto le cose su cui mi sento più d'accordo, ma in generale non posso che condividere il ragionamento.

Ministro Tremonti,

lei mi obbliga a violare la legge. Mi piacerebbe incontrarla per dirglielo guardandola negli occhi. Lei sta obbligando la maggioranza dei docenti italiani a violare la legge. È esattamente quello che accade in moltissime scuole italiane. Cosa significa infatti ammassare più alunni di quanti un'aula può contenerne, se non violare la legge? Sono ben tre le norme violate: la normativa antincendio, quella per la sicurezza negli edifici scolastici e quella igienico sanitaria. Molti sanno che lei ha tolto ben 8 miliardi all’istruzione pubblica. “C’erano tanti sprechi e siamo in tempi di crisi, bisogna razionalizzare”, saggia e incontrovertibile affermazione. Così ha giustificato la cosa. Di contro, però, le spese militari ricevono 25 miliardi di euro e leggo in questi giorni di un bonus di 19 mila euro a classe per le scuole private e leggo anche di un aumento di circa 200 euro mensili per i colleghi di religione, buon per loro, non sia mai, ma allora non bloccassero i nostri per i prossimi secoli.

Mettiamoci d’accordo. C’è la crisi o no? Un giorno c’è, un giorno non c’è, un giorno è un “anatema psicologico delle sinistre” e l’altro giorno “dobbiamo fare sacrifici”. Ma non tutti, attenzione: gli statali. Io mi sono arrovellata nel tentativo di capire dove fossero quegli sprechi quando, nell’agosto 2008, ho saputo degli 8 miliardi da togliere alla scuola pubblica. Ma lei ha fugato i miei dubbi: lo spreco era studiare l’italiano, e quindi via due ore. Lo spreco era studiare la tecnologia moderna e quindi via un’ora. Questo alle medie. Escano prima i ragazzi: così hanno tempo per riflettere. Lo ha detto il ministro Gelmini. Lo spreco era recuperare i bambini con difficoltà (cosa frequentissima nei contesti dove vivo e ho scelto di insegnare io, e cioè nelle periferie), e quindi via le compresenze in talune ore di due maestri nelle elementari: a questo servivano, caro ministro. Il tutto eseguito con la furia di un boscaiolo cieco che ha distrutto chiome sane, piante rigogliose e qualche ramo secco, ma troppo pochi, in cambio della distruzione della nostra foresta amazzonica: il polmone del nostro futuro. Quelle due ore d’italiano e le compresenze servivano anche a coprire le assenze dei colleghi senza ricorrere a supplenze esterne. Inoltre: aumentiamo i ragazzi per classe: fino a 30, 33..ma sì. Realizziamo un bel parcheggio per ragazzi, non una scuola certamente. Del resto sono altre le fonti vere della formazione: la vita, la strada, la televisione, il computer. Per chi vuole studiare veramente ci sono le scuole private. Studiare cosa e come poi è da vedere.

C’è un piccolo particolare: tutto ciò è anticostituzionale. La Costituzione riconosce alla scuola pubblica, statale, italiana il compito di formare e istruire gli italiani. Le private? Una scelta possibile, non obbligata. Non era un paradiso la scuola pubblica, prima di Tremonti, ma i problemi erano altri, non certo questi.
Torniamo alle sue motivazioni: la gestione dei singoli istituti, troppi soldi, troppi. E quindi tagli anche a quella. “Facessero una colletta i genitori, e che sarà mai qualche centinaio di euro”. Alla voce vedi sopra. “Qualche centinaio di euro è nulla”, ma non c’era la crisi? Nella mia regione, in Sicilia, quel centinaio di euro serve per andare avanti. E dunque i tagli: nella scuola dove insegno io, una normale scuola media della periferia palermitana, ma potremmo generalizzare a tutte le scuole medie d’Italia, siamo quasi alla paralisi. Avete compiuto il miracolo: unire di colpo nord e sud nella omologazione verso il peggio. Dico quasi, perché poi, incredibilmente, docenti e dirigenti sono diventati bravi a fare i salti mortali e le capriole all’indietro. E forse questo lei lo sapeva: qual è l’unica classe di lavoratori in Italia che, nonostante tutto, continua a lavorare? La nostra. Nel senso che lei aveva ragione e che quindi, nonostante i tagli , riusciamo ad andare avanti? No: nel senso che per noi quelli che non devono subire le ricadute gravissime della sua scelta scellerata, ripeto, scellerata, non devono essere i ragazzi: e dunque si alza la saracinesca comunque e si fa l’appello tutte le mattine.

Però sa cosa c’è? C’è che abbiamo anche sopportato e stiamo sopportando molto, ma l’illegalità di stato dentro una scuola no. Io non la sopporto e la denuncio. Tagliare completamente i fondi di gestione delle scuole ha comportato l’impossibilità di chiamare supplenti per coprire le assenze, adesso che non ci sono più quelle due ore che servivano a coprirle. E dunque le classi si dividono in altre classi. Giornalmente. I ragazzini si prendono la loro sedia e vagano nei corridoi in cerca di spazio. Perdendo ore di lezione. E allora: posso sopportare di lavorare meno, posso sopportare di farlo in una scuola ammuffita, con l’acqua che filtra, senza vetri (lei mi dirà : si rivolga all’amministrazione comunale), posso sopportare di non avere carta igienica per i ragazzi, sapone nei bagni, riscaldamenti a singhiozzo. In una mia classe di prima media ho 23 bambini, 4 di loro con gravissimi disagi sociali e disturbi comportamentali (sono figli di carcerati) , due con problemi di apprendimento e uno disabile grave. Io insegno arte: nelle mie ore non ho insegnante di sostegno, perché sono state tagliate le ore del sostegno, come tanti sanno.

E allora mi dica lei qual è il diritto all’istruzione negata del mio alunno disabile? Qual è il diritto all’attenzione precipua negata ai 4 bimbi con problemi sociali? E ai due che non riescono a leggere senza distrarsi? E' una scuola di periferia, se non li aiuto io chi li aiuta? E il resto dei compagni? Non hanno diritto alla “normalità”? E poi viene la ministra Gelmini a parlar male dei docenti del sud, di come i nostri alunni sono in fondo alle classifiche delle prove di merito: ma in queste condizioni cosa vi aspettate? È già un miracolo se abbiamo le sedie nella mia scuola. L’inverno lo abbiamo trascorso con mussa e infissi rotti. “Si rivolga al Comune” dirà lei. Il suo sindaco di centrodestra ha tagliato anche lui tutti i finanziamenti alle scuole: sia per il funzionamento ordinario, sia per le manutenzioni. Non ci resta che Santa Rosalia. E in effetti... manco la Chiesa ci appoggia, noi sciagurati delle periferie, intenta com’è a salvaguardare le scuole private. Lei lo chiama razionamento e si riempie la bocca di frasi assurde sul come l’Italia stia reggendo la crisi. Mi scusi: ma che cavolo sta dicendo? Lo deve dire lei, una statistica o io? Ho 253 alunni, 253 famiglie cioè: un bel campione di famiglie di periferia, come ce ne sono a migliaia nella corona delle città. Forse ne so parlare meglio di lei degli effetti della crisi, sig. Ministro: niente fumo negli occhi ahimè. Perché nemmeno il contributo di 15 euro annui riescono più a pagare. Lo stato vissuto nelle classi italiane è disastroso. Io la chiamo illegalità.

Io non posso adeguarmi. Non per me stessa, che alla fine noi docenti ci abituiamo a tutto, ma per loro. Non posso più tollerare che quei ragazzi siano il bersaglio vero delle nostre scelte. È questa l’illegalità Egregio ministro. L’illegalità e il non rispetto della legge no. A Palermo no. Non in quel quartiere: la scuola non può tollerarlo perché è l’unico baluardo dello Stato. Porti solo la sua firma questo scempio: io non voglio rendermene complice. E non mi dica che sto facendo politica e un insegnante non può farla. Io ne ho più diritto di lei, che sia chiaro: io formo i cittadini di domani. Non lei. Lei passerà, per fortuna, ma i docenti italiani ci saranno sempre a insegnare cosa voglia dire rispettare le regole, rispettare la legge, cosa significhino parole come “comunità”, come “solidarietà”, come “eguaglianza”, come “fraternità”.
Questa è politica, caro Tremonti, ed è il senso del mio mestiere. Glielo insegno di più io, non di certo tu che gli togli maestri, risorse e ruolo sociale. Da qualche mese mi rifiuto di accogliere ragazzi provenienti da classi divise oltre il numero consentito. E lo farò anche a fronte di ordini di servizio scritti. Venga qualcuno a obbligarmi. Venga pure. Io mi rifiuto. Il mio Dirigente mi dirà: dove li metto allora? Io la rivolgo a Lei questa domanda: dove li mettiamo? La rivolgo ai suoi elettori, che sono anche genitori: dove volete che li mettiamo i vostri figli?Di quei 25 miliardi alle spese militari destini nuovamente alla scuola pubblica gli 8 miliardi tolti. Oppure assegni i proventi del lotto per un anno alla messa in sicurezza degli edifici scolastici: sono questi per me i monumenti culturali dell’Italia che amo. La smetta di giocare con la vita e con l’istruzione dei nostri figli. Anzi, le dico di più, se posso: se ne vergogni.

Mila Spicola, professoressa



Una classificazione

Una breve casistica dei tipi di alunno che ci si siedono davanti all’orale.

Il Prevedibile (Discipulus discipulus)

Fa quello che ha fatto tutto l’anno.
Quindi se aveva studiato studia, se no no. Rende esattamente tanto quanto ha reso in pagella e negli scritti, rendendo semplicissimo fargli la media, e non sembra particolarmente agitato.
Sono una minoranza esigua, ma esistono.
La commissione reagisce con una noia chiaramente visibile (quello di Ginnastica esce a telefonare, quella di Arte sbadiglia, quella di Francese si mette a parlare con quella di Inglese di figli, ricette o vacanze).

L’Emotivo (Discipulus Lacrimans)

Ha studiato più che poteva.
Piange, ma non subito, è scientificamente provato: piange con precisione svizzera dopo le prime due frasi, tra la terza e la quarta risposta. Indipendentemente che vada bene o male.
Piange in modo silenzioso e sofferto, o più raramente (se femmina) scoppia in un pianto dirotto con singhiozzi.
Istinto materno e paterno della commissione solitamente trovano il modo di rimetterlo in carreggiata, dopodichè l’esame di solito prosegue in modalità Bravo Agitato o Schiappa Consapevole.

La Bella Sorpresa (Discipulus cum botto)

Ha reso poco perché non era sotto pressione, durante l’anno?
Ha avuto una visione di se stesso alle superiori e si è gasato?
Aveva così paura dell’esame da tirar fuori i superpoteri?
La mamma gli ha shakerato Cocacola, Acutil, caffè e olio di fegato di merluzzo per colazione?
Non si sa.
Però arriva e stupisce tutti con effetti speciali. Sa le cose, parte da Educazione Artistica o Tecnica con un plastico o un circuito elettrico funzionante, porta le foto di un paese straniero in cui è stato, insomma fa qualcosa di originale. E rende meglio che in tutto il resto dell’anno.
Nella commissione qualcuno fa notare che “allora ci ha preso per i fondelli tutto l’anno”, qualcun altro dice “io lo sapevo che poteva dare di più”.

Il Blago (Discipulus Blago)

Solitamente maschio, ma non sempre.
Ha studiato. Perché è uno sveglio. Ma affronta l’esame con un certo scazzo, soprattutto le materie minori. Risponde con tranquillità e guardando i prof dall’alto in basso, con aria benevola, come a dire: sa’, vi do quest’ultima soddisfazione.
Di solito non è il migliore della classe, ma, se non lo sapevi già, in quel momento capisci che poteva diventarlo, solo che c’erano troppe altre cose importanti da fare che richiedevano assolutamente la Sua Divina Presenza.
Alcuni colleghi perdono le staffe. Io questi li trovo irresistibili, per cui, se non sconfinano nella maleducazione, di solito li difendo. Va detto che con la maggioranza di quelli fatti così, tra la simpatia che mi suscitano e qualche cazziatone ben calibrato quando esagerano, mi sono già trovata un modus vivendi durante l’anno, per cui delle mie materie di solito vanno bene.

La Macchina da Studio (Discipulus Automaticus)

Consapevole di avere poco tempo, infila otto collegamenti tra materie in ogni frase che dice, previene le domande, parla velocissimo per dire più cose possibile.
Somma goduria della commissione che ha un solo problema: zittirlo e mandarlo via dopo una ventina di minuti.

Il Bravo Agitato (Discipulus Anxius)

Si riconosce dall’occhiaia e dallo sguardo fisso. E’ preparato ma gli tremano le mani, non gli vengono le parole e si muove a scatti come un burattino.
E’ assolutamente impermeabile a qualunque tentativo di tranquillizzarlo facendogli notare che aveva degli scritti altissimi o che sta andando benone.
Rende meno di quanto potrebbe e quando se ne rende conto si agita ancora di più.
Quasi sempre, in corridoio c’è una madre che si sta annodando le budella intorno al polso, nell’attesa.

La Schiappa Consapevole (Discipulus Humilis)

Sa di essere stato ammesso per grazia ricevuta. Esce da una settimana di scritti che gli sono sembrati la decifrazione della scrittura lineare A e ha giustamente presente che nove o dieci docenti possono fare di lui polpette.
Non alza la cresta, e di solito nemmeno la voce, quando capisce che i prof stanno completando le frasi al posto suo sta al gioco e aspetta l’imbeccata, buttando qua e là una parola per far vedere che c‘è anche lui.
E’ un tipo di esame orale faticoso, ma almeno non tenta l’arrampicata sullo specchio.


Lo Sfacciato (Discipulus Merdae Vulto)

Si riconosce subito perché immancabilmente arriva senza i disegni di Artistica, o le tavole di Tecnica.
L’arrampicata sullo specchio è proprio la disciplina sportiva in cui eccelle lo Sfacciato, che non ha studiato un cazzo o ha studiato solo una settimana scarsa, ma crede di sapersi muovere, di poter girare le domande a proprio piacere e vantaggio, di poter ripetere due volte la stessa cosa magari sbagliata così il prof cambierà domanda.
Questo fa incazzare gli insegnanti delle materie pesanti come Storia e Scienze, io per esempio divento veramente fastidiosa, e quando il tipo se lo merita attuo la tecnica dello sciame d’api impazzito: decine di domandine una dietro l’altra, brevi e secche, così o le sai o non le sai.
Lo Sfacciato non le sa. Ma naturalmente alla fine esce, un po’ scosso, ma sulle sue gambe. A me e a quella o quello di Matematica ci vuole la pausa pipì o caffè, dopo uno di questi, per evitare di aver la faccia troppo scura quando entra quello dopo.

Il Piovuto da Marte (Discipulus De Alieno Mundo Praecipitans)

Sembra che non gliel’abbia detto nessuno, che era in terza e alla fine c’era un esame.
Porta le ricerche ancora in brutta, o con le correzioni a matita dell’insegnante non cancellate, gli mancano i pezzi ma si è ricordato il flauto, per cui suona (male) un breve pezzo e poi si ferma, guardando la commissione con l’aria mansueta come a dire: “Ora posso andarmene?”
Ho visto colleghi diventare verdi e strappare la camicia coi bicipiti, di fronte a una roba del genere. Io di solito non mi spreco, lascio parlare il sopracciglio, quelli così non è all’esame che imparano qualcosa. Grande stanchezza quando se ne vanno, senso di insuccesso, di solito dopo questi chi reagisce come me va alla macchinetta e si fa un Tronky o un Duplo direttamente in vena.

L’Impanicato (Discipulus Qui Facciam Sbattet in Asperam Examis Realitatem)

L’Impanicato non ha fatto niente, o ha fatto lo stretto indispensabile per essere ammesso all’esame, all’ultimo, e te lo ha fatto chiaramente sapere, mostrando sicumera e faccia come il didietro mentre i suoi compagni si davano da fare per preparare i collegamenti e le ricerche e lui ti portava ricerche scopiazzate in ritardo. L’Impanicato ha sghignazzato in piazza con gli amici fino al giorno prima, dedicando all’esame frasi che cominciavano tutte con “ma”:
“Massì!”
“Ma cazzo me ne frega!”
“Ma cosa vuoi che mi chiedano!”
“Ma cosa sarà mai ‘sto esame, oh!”
Poi viene il suo turno e, oh sorpresa! Ahi dolore! HA PAURA!
Anzi: HA PAURISSIMA!
Anzissimo: SI STA CAGANDO SOTTO!
Sintomi clinici: pallore, sbattimento delle palpebre, sudorazione copiosa del labbro superiore, balbettio e uno o due conatelli di vomito a inizio interrogazione.
Sorriso malvagio di ogni singolo professore della commissione, che lo aspettava al varco.
Questi (IMMANCABILMENTE) cominciano da una mia materia. Perché io sono, porca vacca, troppo buona, e loro sanno che non sopporto l’idea di lasciarli annegare nel terrore (né, per la verità, di dover uscire correndo da un‘aula che puzza di vomito fresco), nemmeno quando se lo meriterebbero.
Io posso in qualche modo, tra Geografia, Storia e Letteratura, farli iniziare a parlare in modo più o meno coerente e riportare i sintomi clinici sotto il livello di guardia. Mentre lo faccio, mi sento stupidamente collaborativa e materna, mi dò della scema, ma tranquilli: dopo le mie materie, prima o poi, devono passare sotto quella di Matematica. E di solito lì dal thriller si passa all’horror, quindi menomale che almeno io li ho aiutati, altrimenti ci saremmo ritrovati con una bocciatura in sede d’orale, che per una commissione è la madre di tutte le rogne.

martedì 22 giugno 2010

Profondo rosso e vacche sacre a Paesino di Sogno

Ho un male boia.
Da tutte le parti.

Temo NON sia psicosomatico.
Quindi non destinato ad esaurirsi entro il calar delle tenebre con una bella dormita.

Ho fatto gli orali di stamattina (un bagno di sangue, ne abbiamo scuoiati vivi quattro su sei, anzi in gran parte si son scuoiati da sè, presentandosi preparati in modo vergognosamente superficiale) con gli strizzoni allo stomaco, il mal di pancia, il cerchio alla testa e un senso di disgrazia generalizzato che poi si è concretizzato in un allegro ciclo mestruale, e ora sono abbattuta dalla stanchezza e dai dolori.

Malamente, con una parte del mio cervello che non ruminava tutte le domande fatte e le risposte ricevute, non dormiva e non teneva a bada i vari sgradevoli sintomi gastrici, ho registrato un'immagine di surreale serenità mentre tornavo a casa attraversando Paesino di Sogno.

Il gattone rosso della farmacia, che pare un reduce del Vietnam, è strosciato di brutto da non si sa quale orrendo incidente, ha la testa sempre piegata da un lato, gli mancano un pezzo di coda e svariati settori dei padiglioni auricolari, ed è sordo come una campana, attraversava la piazzetta sotto le mura con la sua camminata lenta e strascinata, da film horror degli anni Venti.
In piena ora di passaggio, mezzogiorno e mezza.
Io e altri tre automobilisti che ci stavamo incrociando nella piazzetta ci siamo fermati, come davanti alla tipica vacca sacra nelle strade di Calcutta.
Rispettosi, senza fretta, abbiamo osservato questo ravatto tigrato di forse cinque chili, che da anni e anni, conciato com'è, fa il bello e il cattivo tempo in paese, mentre elaborava lentissimamente il suo progetto di andarsene dal punto (più o meno in mezzo alla strada) in cui si era fermato, sicuramente a riflettere su qualcosa di importantissimo.

Mi è rimasta impressa, di tutta la mattina, soprattutto questa involontaria pausa.

Il resto, compreso il bagno di sangue, mi sa che ve lo racconto prossimamente.

Il menu del nostro cannibalico pasto di domani prevede:
il ragazzo col sostegno che è sempre fuori aula, infatti non ve ne ho mai parlato, e con lui sarà una cosa brevissima pro forma;
Coniglietto;
Visino Tondo;
Tom Cruise;
Biondo Cavaliere;
Zietta.

Dovremmo andare migliorando, da Tom Cruise in poi. Ma si sa, gli esami son sorprese. Io, per esempio, non faccio le cose per vendetta, cerco di essere più o meno severa come sono durante l'anno, anche se posso essere più martellante (dovendo, tra l'altro, interrogare io sola su tre materie, non posso permettermi di aspettare ogni risposta per due minuti), non sfotto, non alzo la voce e non li faccio piangere, agli esami orali, come invece ho visto fare ad altri. Ma stamattina, con due o tre di quei quattro, beh, diciamo che non ci potevo andare granchè leggera. E poi ero pallida e con le occhiaie peste come un vampiro, con la camicia rossa (non l'ho fatto per esigenze di scena, è che fa di nuovo freddo e avevo poca scelta di abbinamenti), e sorridevo meno del solito causa orrendi crampi. Insomma, io avrei avuto paura di sedermi a dare un esame davanti a una come me, se non fossi stata preparata.

Ora chiudo gli occhi e cerco di traghettarmi dall'altra parte di questo pomeriggio di malessere con la stessa flemma del gatto del farmacista. Sperando che le macchine si fermino.

Abissi d'insonnia con analisi insolitamente lucida

Stamattina primo giro di valzer di esami orali:
Occhi d’Arabia
Faccia Pulita
Grande e Gentile
Straniero
Birba
Testa di Ricci

Ho dormito meno di tre ore, stavolta.
Senza Castagna Uno e Castagna Due, con una sola Castagna stanchissima che cullava il suo mal di stomaco cercando di non innervosirsi, di mettere tutte le cosine bene in fila: priiima pensiamo a dormire un paio d’ore, pooooi all’esame orale di Occhi d’Arabia, pooooi a quello di Faccia Pulita etc, pooooi ad andare a casa e fare qualcosa per pranzo, pooooi a spremere le energie per uscire con l’Inflessibile stasera, poooooi…
Ma la litania ha funzionato poco.

Ora: sì sì, io ai miei alunni ci ho sempre tenuto e alla mia professionalità pure, ma non mi sono mai ridotta così.
Tutta questa agitazione è senso di colpa per aver portato all’esame una terza a calci in culo invece che con calma, con cura, con una preparazione (loro, e mia) adeguata, con la coscienza pulita, insomma.
Le responsabilità di cotanto disastro sono secondo me da ripartirsi come segue:

50%: Mariastella Gelmini, perché, porca miseria, con una classe così era ASSOLUTAMENTE IMPRESCINDIBILE avere intanto le mie undici ore di lettere, poi le ore di compresenza per DIVIDERE a gruppi e in particolare dedicare del tempo a scolarizzare quei piccoli selvaggi dello Straniero, di Coniglietto, di Grande e Gentile, della Peste, che dovevano, su certe cose, ripartire da capo; a far sudare sangue a Birba, Occhi d’Arabia, Caciarone etc quando si meritavano una bella punizione invece di un inutile quarto d’ora in corridoio; e a promuovere il rendimento di figure scolasticamente pallide e amorfe come Visino Tondo, Tom Cruise, Occhi Blu, Testa di Ricci, che avrebbero avuto bisogno di essere stimolati e seguiti, non schiacciati dai decibel che dovevano uscire dalle nostre bocche per tenere fermi (ma non zitti) i soliti quattro disgraziati.

15%: appunto quei quattro incivili e il resto della classe che, a danno proprio, gli andava dietro.

34%: l’assenza totale di un reale sbattimento da parte mia per cambiare la situazione, dopo i primi, infruttuosi tentativi. Il limitarsi alla sopravvivenza.

1%: varie, l’inverno faticosissimo con cinque mesi di gelo artico, la posizione della classe rispetto ai nodi elettromagnetici terrestri, l’imminente fine del mondo secondo i Maya, l’influsso malvagio di Bestia Nera, le condizioni di merda in cui la Cretina ci ha fatto lavorare quest’anno, tutti contro tutti e i progetti che saltavano o si interrompevano a metà perché non ci dava le ore, o i soldi, dopo averci assegnato le ore, o i soldi.

Però io considero il mo maledetto 34% molto grave, pesantissimo, perché specialmente oggi un insegnante, al restante 66%, deve saper opporre le proprie armi, o non andremo avanti con la scuola pubblica, qua. La classe difficile deve capitare prima o poi, l’insuccesso educativo anche, a me sono serviti a imparare molte cose, ma è inutile illudersi che ci sarà modo o tempo per gestirli meglio, la prossima volta.

Bisogna diventare più bravi. E di conseguenza sentirsi ancora più sminuiti quando ci tolgono del tempo, dei fondi, dei riconoscimenti almeno almeno verbali del lavoro che facciamo.

Perché di adeguarsi, se questo è il trend, non se ne parla.

giovedì 17 giugno 2010

My own private Dharamsala

Con oggi, giorno in cui tutte le scuole medie d'Italia hanno somministrato la prova nazionale di italiano e matematica, la mia parte di lavoro relativa agli scritti d'esame finisce.

Con una brezza sorprendentemente fresca ho fatto la mia solita passeggiata nel parco, con la De, continuando la buona tradizione della camminata buddhista che ho inaugurato da quando, il weekend scorso, non sono andata al rito previsto ad Avigliana "per stare con la mia famiglia" e poi non ho visto i miei, non ho telefonato a mia zia, e ho litigato con mio marito (che strike, eh? la prossima volta vado dai miei lama, che faccio meno danno).

Riflessione della settimana: in certi periodi della mia vita ho pregato tanto, tantissimo, passando anche tutti i giorni in chiesa e provando anche grandi gioie. Ma a volte mi è capitato di non poter andare a messa, e al massimo mi sono sentita in colpa. Non mi è mai successo di sentirmi triste perchè non potevo andarci.
Domenica ero tristissima perchè non andavo avanti coi miei insegnamenti buddhisti. Ero proprio abbattuta. Ho preso nota di questo fatto, dopodichè, dato che non si addice granchè alla mentalità buddhista abbattersi (e nemmeno ringhiare di gola al proprio marito) ho fatto questa passeggiata meditativa con la piccola De.

Da allora la mia chiesa, il luogo di culto da cui passare quotidianamente per assorbire le emozioni della giornata e pensare a qualcosa di più elevato, è un viale di tigli nel parco più bello di Asti.

Ho ripreso in mano i miei studi sul buddhismo e sono incartata perchè certi concetti sono un casino, inoltre devo per forza trovare il modo di parlare con il lama residente ad Avigliana della mia (eventuale? prossima? futura? dubbia? certa? discussa? ovvia?) iniziazione.
Mi dispiace andare così piano, intanto però è un grossissimo insegnamento per chi come me ha alcune virtù ma, tra queste, assolutamente non conta la pazienza.
Poi non è che certe cose vengano proprio facili come bersi un bicchier d'acqua (o una più tibetana tazza di tè). Quindi ci vuol tempo.

Menomale che, mentre il tempo passa, i tigli profumano.