Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

mercoledì 30 novembre 2011

Lavori del cuore

(per questo post si ringraziano: Fabio Salmoirago - di cui ora mi leggerò i nuovi blog - per gli aggiustamenti delle foto, la Frenci perchè il pomeriggio passato a truccarla e acconciarla con Donna Popcorn è un ricordo tra i più belli della nostra amicizia, e Noisette per la telefonata in cui si è chiarito che no, non stava scherzando)

Da piccola, dicevo spesso che mi sarebbe piaciuto da matti lavorare in una cartoleria (per il profumo di matite, i colori e la sensazione della carta sotto le dita) o in una torrefazione (per i cioccolatini, l'aroma di caffè e i pacchetti da confezionare).

Attualmente, assodato che io faccio il mestiere più bello del mondo, se un giorno per qualsiasi motivo dovessi cambiare e potessi scegliere, avrei altri due mestieri che mi riempirebbero di benessere.

Uno, come dicevo a Noisette ultimamente, mi entusiasmerebbe, ed è fare la wedding planner. Sostanzialmente perchè io ai matrimoni, alle cerimonie, etc ci vado abbastanza malvolentieri, ma in realtà quando poi ci sono osservo tutti e tutto nei minimi dettagli e potrei farvi la recensione precisa di ogni pregio, difetto, tocco di classe o sbaffo di kitsch che ho visto da quando ho l'età di ragione. Poi ho seguito da vicino i matrimoni di abbastanza amiche per sapere di che cosa hanno bisogno la sposa, lo sposo, i parenti e gli ospiti per stare a loro agio.
Il mio matrimonio naturalmente mi ha visto un po' sopraffatta, ma non è stato poi male, alla fine. In compenso, di lì a poco ho visto il dietro le quinte del matrimonio della Frenci. E voi dovete capire che io e la Frenci, ambedue, eravamo convinte che mai, MAI, ci saremmo convinte a sposare chicchessia: io sono mia, era il messaggio che si leggeva chiaramente in sovraimpressione a tutti i nostri grandi discorsi. Poi va beh, da una parte il messaggio in bottiglia sullo zerbino, dall'altra mille appostamenti nei recessi della facoltà di Lettere e altrettanti passaggi in macchina con la musica di Lezioni di Piano, insomma ci hanno fregate, tutte e due. Solo che lei, quando è toccato a lei, aveva chiari due o tre punti fondamentali e basta, e invece io ho cominciato:
"Umm sì bene però... e al trucco hai pensato? Alle partecipazioni? Alle bomboniere? E i parenti di una certa età dove li metti? Viene gente con bambini piccoli? Ma addobbi le panche della chiesa o solo l'altare? E il bouquet? E il fiore all'occhiello di A.?"
E così nel corso di una passeggiata sull'Aurelia abbiamo messo a punto tanti particolari, poi a me è stata affidata la sezione make up, con tanto di prove tecniche, documentate da bellissime foto di Donna Popcorn in cui io sembro professionalissima e la Frenci, che bisogna dirlo quando s'è sposata era al massimo della forma, sembra un'attrice francese di quelle fini, semplici e intense alla Juliette Binoche (ma lei sembra sempre fine, semplice e intensa alla Juliette Binoche, con quegli zigomi, e quando è stanca al massimo somiglia a Margherita Buy: alzino la mano quelle che non vorrebbero somigliare a Margherita Buy, anche stanca).
Quanto mi sono divertita!!!

Ma se vogliamo essere sinceri fare la wedding planner è solo un'estensione di un lavoro che veramente sarebbe una passione mai sazia, per me: fare la fiorista.

Passione che è cominciata quando ero piccola e mia madre, grande appassionata di piante, faceva code interminabili al negozio (caro come il sangue) del vivaista vicino casa per comprare piante o ordinare mazzi di fiori. Io mi annoiavo e gironzolavo lungo una serra che mi ricordo umida, spesso anche un po' buia e un po' incasinata. E aspiravo con tutte le mie forze l'odore della terra bagnata che mi faceva un po' schifo e un po' piacere. A tutt'oggi entro nei vivai come se varcassi la soglia di una chiesa, e starci dieci minuti mi rigenera.

Ma il vero amore è esploso, come capita per molti mestieri, perchè ho incontrato un'artista geniale che mi ha aperto gli orizzonti della creatività, e cioè la signora bionda ed elegante che si è occupata dei fiori per il mio matrimonio. Io mi sposavo a ottobre e volevo che le decorazioni fossero qualcosa di luminoso ma che non facesse a pugni con la stagione (che io adoro, mica mi chiamo Castagna per caso).
Quella creatura celeste ha capito in dieci secondi il genere di persona che sono e in pochi minuti ha detto le parole magiche: bacche, foglie, frutti.

Questo è il bouquet a tirso con cui mi sono presentata:



e questo stava all'occhiello di mio papà quando mi ha accompagnata:



Ma non solo. La donna geniale aveva pensato di mettere frutti di stagione dappertutto e così avevamo bacche anche nella composizione sul lunotto posteriore dell'auto e mele Fuji nei centrotavola.

Lì mi si è aperto un universo. Adesso, quando vado a farmi fare un mazzo di fiori per un'attrice o una regista, o devo scegliere una pianta o una composizione da regalare, mi prendo tempo come se andassi a farmi fare un abito su misura o dovessi scegliere la parure della mia vita da Tiffany. E me la godo molto di più.

E con questo punto di rosa pallido il verde deve essere scuro ma non lucido, e qui ci vedo bene una calla, e volevo un mazzo molto yin e uno decisamente più yang, e senta ma mettiamoci magari anche un po' di quelle foglie sottili che ricadono giù come fossero ciglia, sa, ai lati, e per questa persona ci vuole un messaggio forte, ce l'ha un girasole?, vorrei due spighe - un mazzolino di bacche e una foglia gialla - un ramo di ciliegio nudo dietro a una nuvola di fiorellini bianchi e rosa, ma disposti in diagonale...

Ora, di solito faccio cose che hanno discreto successo. Ma soprattutto, potrebbe sembrare che un negoziante si senta anche un po' sfracellare i coglioni da una che arriva già tutta con la sua idea e poi ci ragiona ancora mezz'ora a voce alta.

Dovete però immaginarvi la vita di una fiorista dall'animo gentile, che vede entrare ogni giorno gente tipo l'uomo medio:
"Ah uhm volevo... un mazzo di fiori."
"A chi deve regalarlo?"
"A una donna."
"Eh. Sì. Ha delle preferenze?"
"Euhm... boh... rose?"
E lì già io gli rovescerei il bancone in testa. Come, rose? Che rose? ma chi è costei, tua madre che fa gli anni, tua figlia che si laurea, tua moglie, la tua collega ricoverata, è una che ti scopi, che vorresti scoparti, che deve perdonarti qualcosa (oltre al fatto di essere ignorante in fatto di fiori, e di donne, evidentemente), che ha avuto un figlio, che è morta??? Guarda che fa differenza!!!

Poi invece arrivano persone come me o mia madre. E entrano dicendo: "Devo fare un mazzo per una donna di una trentina d'anni, molto bruna, un tipo con molta energia, volevo un giallo acceso, un arancio pallido e forse un punto di rosso qua e là, ma deve essere una composizione che sia comoda da portare in treno, elegante da reggere in mano facendo una foto sul palco, e assolutamente non banale". Oppure, come stasera: "Questa ragazza... beh, guardi, è la figlia di Laura Morante, ha presente? Ecco, però guardi che è piuttosto diversa come colori da sua madre, non è così scura." E la fiorista, entusiasta: "Ho capito!"

E insomma, quando arrivo io, le due o tre fioriste da cui mi servo mi accolgono con il sorriso, perchè le volte precedenti si sono esaltate a cercare di soddisfare le mie aspettative, e tutte rincuorate nel sentire che chiamo i fiori con il nome giusto e nel vedere come mi entusiasmo quando scopro un abbinamento audace e innovativo. Finalmente si sentono apprezzate come artiste, e vedono gioia pura negli occhi di un pubblico competente. Alla fine, mi fanno anche lo sconto e io vado via con un'espressione così trionfante, col mio mazzo magnifico tra le braccia, che spesso qualche uomo mi fa i complimenti per strada.

Credo che se fossi io la fiorista e dovessi, poniamo, preparare gli addobbi per una chiesa dove si devono sposare due tizi, sarebbe peggio che avere a che fare con un regista di quelli tosti: di certo vorrei vedere la location con tutte le luci delle varie ore del giorno e conoscere gli sposi e le loro famiglie fino al quarto grado. Ma come sarei felice.

martedì 29 novembre 2011

Piccoli uomini crescono

Stai dritto non ti girare non ti distrarre sei distratto stai zitto stai attento non fare versi sei deconcentrato muoviti prendi il quaderno stai seduto composto dammi il diario lavora non ti distrarre vai fuori piantala stai zitto non ti girare stai attento vieni con me dal vicepreside smettila non alzare gli occhi al cielo non fare quella faccia piantala stai dritto stai attento stai seduto bene lavora

Ovvero: Atreiu adesso è in primo banco. Davanti alla cattedra. Incastrato tra la mole di Little John e il banco ordinatissimo di Biondo in Gamba, ed esposto a una dose massiccia di Quando La Castagna Decide Che E' Ora Di Far Rigare Diritto Qualcuno.

Come trasformare un bambino sconclusionato in un adolescente con lo scazzo, in meno di sette giorni.

***

"Bene, per Pippi Calzelunghe, allora, si occuperà di copiare tutti i compiti e gli avvisi della settimana bene su un foglio... Huck Finn, che scrive bene chiaro, e però, per sicurezza, ci si mette anche Winnie Pooh, così controllate di non perdere pezzi."
Hanno lavorato un'ora concentratissimi, in squadra, e alla fine sul foglio c'era persino scritto di ricordarsi la firma del sabato, che tra l'altro, essendo finora Pippi stata in ospedale e a casa, è di gran lunga superflua.
Huck Finn adesso non rugna più quando lo riprendo perchè si gira. Io cerco di non dargli mai note perchè a casa si stanno separando e, la sola volta che ho usato la biro rossa sul suo diario, ha pianto in silenzio per mezz'ora d'orologio, senza farsi vedere dagli altri, ma con un'espressione così devastata che ho capito che non è il momento per lui di portare comunicazioni negative da scuola. Lui ha capito che ho capito e, quindi, il diario arriva ancora fino alla mia cattedra, perchè lui è Huck Finn, ma poi riesce a contenersi per il resto dell'ora e io mi dimentico casualmente di scrivere. Quando passo davanti al suo banco, arrivando, abbasso gli occhi sul suo muso pieno di lentiggini bionde e mi spara dei sorrisi sbruffoni che sono meglio della vitamina B, per cominciare la giornata.

***

Passando vicino al banco di Dylan McKay, quasi alla fine della terza di tre ore consecutive con la prima, a mezza voce:
"Oggi hai lavorato bene, bravo."
Pensavo si voltasse con l'occhio luminoso e si mettesse a parlarmi, invece mi ha dato ancora più soddisfazione. Altrettanto a mezza voce, con un tono serio stranamente da grande e senza alzare gli occhi dal foglio nè smettere di scrivere, ha detto asciutto: "Grazie."
Che sensazione bellissima.

Ringraziamenti

Vorrei dire un grazie

Perchè corro sempre e passo da casa correndo e non ho mai tempo di cucinare e faccio cento cose e sono molto tesa per le mie questioni personali, lavorative e di gestione di casini economici, familiari e organizzativi vari, e però

ogni giorno quando arrivo mi fate la faccia felice

e mi riempite di bacini

e poi quando riusciamo ci raggomitoliamo insieme sul piumone e mi guardate sprofondare dieci minuti nel sonno

e se appena mi muovo e apro un occhio venite più vicini, e uno mi dà le zuccate sulle guance facendo ronron con gli stessi decibel di un caterpillar acceso col motore ingolfato, e l'altra mi si sdraia vicino e mi mette la zampina in mano e dice, testualmente, "vvrrr-ì", che è il suo suono per dire che mi vuole bene.

Ultimamente me lo dice più spesso del solito. E a volte mi giro e la trovo che mi guarda con l'aria come dire: vediamo come va, se sta bene, povera, è così stanca.

Quelli che dicono che i gatti si fanno i fatti loro e se ne fregano dei padroni non capiscono un cazzo.


Lettera al marito

Amore mio,

Vorrei che fosse chiaro che a) ti amo b) ti stimo c) mi sono rotta in modo fragoroso i coglioni di questa storia del festival del cinema.

Perchè, amore, va bene l'hobby che era il sogno della tua vita e va bene che sei realizzato e felice e va bene che tutti ti fanno i complimenti per i risultati.

Ma, amore, te ieri sei rimasto a piedi con l'auto, perchè ti sei svanito di fare benzina.

E, amore, va bene che tutto questo è cultura ed è educazione ed è sostenere il vero buon cinema italiano, i giovani autori di documentari, gli attori emergenti e un sacco di buone iniziative e produzioni indipendenti.

Ma, amore, oggi c'han staccato la luce in ufficio, perchè te ti sei svanito di pagare la bolletta.

E, amore, va bene che io passerò tre giorni a chiacchierare con gente deliziosa come i Due Adorabili (registi bresciani molto giovani coi quali è stato reciproco amore a prima vista), e domenica sera cenerò seduta vicino a Giuseppe Battiston, e abbiamo il numero di cellulare di Elio Germano. O meglio, ce l'hai tu, perchè se lo dessi a me io passerei le notti a far squillare il cellulare a Elio Germano solo per sentire la di Lui divina Voce quando Egli proferisce la parola "Pronto". Il Verbo, non so se mi spiego.

Ma, amore, io ti devo sorvegliare perchè te sei così preso che ti dimentichi di bere.

Il successo è una droga, sappiatelo. E, comunque, Elio Germano non viene, e neanche Alessandro Gassman, quindi esattamente PERCHE' io dovrei sopportare tutto ciò???

lunedì 28 novembre 2011

Non che stessimo parlando di questo

...nel post su Scattone: non si metteva certo in discussione la questione della pena, della lunghezza della pena nè della sua funzione punitiva /riabilitativa etc, nè si intendeva dire che uno come lui dovrebbe penzolare da una forca (dicevo solo che se mi avessero detto che aveva scontato i suoi anni e faceva l'impiegato avrei di gran lunga preferito).

Comunque, se volete sapere come la penso sulla pena di morte, non dovete vedere "Il miglio verde" e nemmeno "Dead Man Walking" (entrambi da me apprezzati tantissimo, e sono anche andata a sentire Sister Helen, quella vera, anni fa, con Donna Popcorn e Silvietta).

Dovete fare un passo più in là e vedere "The Life of David Gale". Che tra l'altro contiene una delle prove attoriali più splendide di Kevin Spacey, Laura Linney e Kate Winslet, cioè di tre dei miei attori preferiti di tutti i tempi. (Non che Susan Sarandon e Sean Penn, nevvero, non siano delle creature mitologiche, secondo me. E neanche Tom Hanks.)

Però occhio, perchè a me il film e tutte le sue implicazioni hanno devastato per settimane. Non è una robina leggera, non solo per quel che dice sulla pena di morte, ma per quel che dice sulle persone che credono in qualcosa.

Io l'ho adorato. Sono quei film per i quali vorrei TANTO aver finito di abilitarmi anche per storia e filosofia e insegnare in un triennio superiore, perchè alle medie ovviamente non si possono far vedere. Sappiatemi dire.

Un sogno

In questo sogno io ero in alto, in alto, tutta vestita di rosa, ed erano le otto del mattino.

E a parte Atreiu, che faceva strani versi in primo banco, tutti stavano buoni e ripassavano letteratura mentre io giravo tra i banchi per controllare le firme settimanali sui diari.

Poi interrogavo sull'Iliade e Bambola sapeva tutto, ma anche gli altri non erano male. Lapidavamo Bambola a botte di domandine carogna da posto, con grandissimo gusto dei suoi compagni, e lei reggeva benissimo. Alla fine le stringevo la mano e le davo dieci, coi complimenti dell'insegnante sul diario. Applauso della classe.

Non erano nemmeno le nove e già mi pareva che la settimana fosse partita benissimo.

Poi nel sogno sedevo su uno scivolo e, dalla vetta di quella ridente montagna bianca e verde, col cielo azzurrissimo, scendevo, scendevo, scendevo. E parlavo con la madre di Briciola di Titanio e quella di Principessina Russa e quella di Orsetto Marrone e quella di Vomitino e cercavo di essere ferma ma incoraggiante, critica ma non giudicante, e di dire le cose senza fronzoli ma col sorriso, e il panorama intorno era collinare, più giallastro, meno salubre, più normale.

Poi lo scivolo, che era un toboga di quelli a curve, faceva altre anse e io giù giù continuavo a scendere e ormai intorno a me c'era un paesaggio cittadino in cui l'Inflessibile vaticinava tagli di cattedre e accorpamenti di plesso e ore da completare su altre scuole, e io mi rendevo conto che aveva ragione.

E poi era mezzogiorno e tre quarti e io scendevo e incontravo la preside che mi diceva "Brutte notizie" e mi portava in presidenza per dirmi che Piccolo Gangster, che i servizi sociali avevano spostato ad Asti, per cui in I A non ci aveva mai messo piede, facilmente verrà spostato da noi in settimana, o la prossima settimana.
E mi chiariva che questo bambino, noto per avere una famiglia UN PO' particolare, da cui il nickname poco rassicurante, praticamente negli anni delle elementari a scuola c'è andato pochissimo, e in questi primi mesi di medie anche. E già che c'era mi confermava che non avremo tre sezioni l'anno prossimo, quindi la necessità di completare le ore e, buon peso, anche l'accorpamento con un'altra media più distante.

E io pensavo alla vetta limpida e profumata di pino, mentre, cercando inutilmente di frenare, vedevo avvicinarsi la fine dello scivolo che, inutile dirlo, dava esattamente sull'uscita di un canale di scarico delle fo... PLUFF.

venerdì 25 novembre 2011

Errata corrige

Oh, beh.

Come colleghi, poteva andarmi peggio, direi

giovedì 24 novembre 2011

Io mi domando

Ci sono persone che io non capisco.
Fondamentalmente perchè sono stupide, così stupide che io non ci arrivo.

Siamo in consiglio di classe, e in I A io ho Italiano e Geografia, la Bestia Nera ha Storia.

Celhoduro porta alla collega Barbie Ipocondriaca una bevanda dalla macchinetta. Siccome la collega è ipocondriaca, e in particolare soffre d'ulcera, non avvicina le sue barbiesche labbra al bicchierino senza prima aver chiesto sospettosa: "Ma è solo ginseng, vero, non caffè e ginseng?"
E qualcuno esclama: "Abbiamo il ginseng nella macchinetta? Che lusso!"
Celhoduro fa: "Sì che ce l'abbiamo, e sapete perchè? E' venuto quello delle macchinette e ha visto che siete tutti così vecchi che ha pensato di ringalluzzirvi un po'."
Risata generale, commenti sparsi su quanto siamo anziani grigi e decadenti tra tutti, io unendomi al coro: "Eh, cadiamo a pezzi..."
Abbaiare della Bestia Nera, che fino a un attimo prima se la rideva con gli altri: "Cosa, cadiamo a pezzi??? Ma per piacere!!! Qua già tocca a noi vecchi lavorare per i giovani!!!"
Io capisco che le è partito uno dei suoi soliti emboli e, tanto per evitare che abbia l'ultima parola, sempre con tono giocoso, dico: "Beh, ora, non mi pare che siamo a questo punto..."

La Bestia Nera è fissata che lei lavora tantissimo e gli altri, soprattutto io e l'Inflessibile che siamo le giovani (l'Inflessibile ha passato i quaranta), un cazzo. Ora, nessuno nega che lei lavori, a parte il fatto che ha l'appalto eterno e indiscusso di praticamente TUTTE le funzioni obiettivo PAGATE, quindi si faccia pure il mazzo, prego. Ma da lì a dire che io e l'Inflessibile battiamo la fiacca...

Poi c'è questa tematica delle vecchie e le giovani. Lei, il Troll e la Bionda Svampita si autodefiniscono "la vecchia guardia" e una volta, presenti sia io che l'Inflessibile, se ne sono uscite asserendo che quando c'era solo la vecchia guardia si lavorava benissimo. Peccato che non risulta a nessuno che adesso si lavori male, in compenso

- la Bestia Nera mi ha fottuto le programmazioni di Latino, pur vantandosi di fare da sempre Latino tutti gli anni e a tutta la classe, mentre io e le altre (evidentemente ignoranti con alunni subnormali, paragonati ai suoi fenomeni, che tra l'altro, chissà come mai, sono noti per essere sempre, tutti gli anni, i più strafottenti e maleducati della scuola) facciamo dei corsi a gruppi solo quando abbiamo le terze;
- il Troll ha fottuto all'Inflessibile i titoli dei temi (una raccolta intera)e la Bestia Nera altri materiali senza nemmeno chiederle il permesso, semplicemente fotocopiandoseli e via;
- quelli che malauguratamente passano dalla Bionda Svampita o dal Troll a me di Storia prendono delle facciate terribili, perchè la prima insegna quattro cazzate in croce, la seconda interroga col libro sotto e fa rifare le prove andate male, mentre io apro dei mazzi cubitali (e infatti i miei exalunni alle superiori fanno bella figura soprattutto su Storia).

Mah.

Si parla, poi, dei bambini e il Gigante, al computer, prende qualche appunto: sul rendimento, principalmente.
Su uno, non saprei su quale, diciamo "mah da me ha sette", "da me sette e mezzo", da me otto", "da me va bene". E lui: "quindi cosa metto?" Io e un'altra collega: "ma, bene, più che sufficiente, sufficiente abbondante".
La Bestia Nera: "ma con me ha quattro, quindi no, metti sufficiente".
Io: "no, scusa, se qui ha sette, qui sette e mezzo, qui otto, è più che sufficiente. Ma ha quattro sempre, con te?"
Lei: "Ma no, beh, in questo compito. Dici che può essere un incidente?"
Io: "Potrebbe. Diamogli tempo fino alla prossima volta."
Lei non sembra in disaccordo, cosa scriva il Gigante io non lo so, rimaniamo così. Non mi pare una roba conflittuale, solo una precisazione, in fondo non è mica uno scrutinio.

Andiamo avanti sulle varie situazioni, sembra tutto normale. Lei interviene poco, su alcuni non dice niente.

Poi nel marasma tra la discussione su un alunno e quella su un altro la sento che dice alla preside e al vice, con il solito sorriso beffardo sulla faccia: "Io in questo consiglio di classe faccio la comparsa!"

Eh. Anche perchè se tu su questa classe hai tre ore, la collega di matematica ne ha nove e io ne ho dodici, sì, forse qui non detti legge.

E allora?
Ciò ti crea problemi?

mercoledì 23 novembre 2011

Chi può fermare i primini?

"Atreiu, è inutile che alzi la mano adesso, ora spiego grammatica, stai morendo di appendicite?"
Scuote il viso lentigginoso, appuntito, praticamente coperto dalle onde di capelli castani lunghi e folti.
"No? Allora chiedimi quel che vuoi, ma dopo, quando ho finito di spiegare."
Guarda la mano come se fosse di qualcun altro, con distacco.
Poi bofonchia: "Va beh, io la lascio su, altrimenti poi mi dimentico."

L'altro giorno becco questo bigliettino che viaggia da Huck a Dylan passando per Malinconelfo, Little John e Topoloso. Compito di punizione. Malinconelfo e Topoloso scoppiano in lacrime, oltraggiati.
"Ma noi cosa c'entriamo?"
"Ma c'entrate eccome!!! Quella lì" e faccio segno indicando il percorso che ha fatto il bigliettino, da Huck seduto davanti a sinistra, per i tre della fila centrale, fino a Dylan seduto in fondo a destra, "è... è... praticamente l'Autostrada del Male!!!"
Si offendono. Comunque la mattina dopo, ore otto, sulla cattedra ho i fogli con scritto cinquecento volte che non si passano i bigliettini durante la lezione.
Oggi sposto un po' di gente, per portare davanti alcuni che hanno bisogno di essere seguiti e in previsione del fatto che Pippi Calzelunghe tornerà ingessata dopo un intervento a un tendine e avrà stampella e gesso per 45 giorni.
Prendine uno qua, spostane un'altra là, no questo è alto non va bene davanti, questa si gira, questo parla, là l'Elfo si dondola, qui il Bimbo Transfert si distrae, a destra no, a sinistra guai, a babordo non va bene, a tribordo no, a prua, a poppa, di fianco, di lato, obliqui, a scacchiera, a schidionata, a macchia di leopardo nemmeno, santiddio quanto è difficile far sedere nei posti giusti quattordici maschi di varia statura, e le ragazze poi che non devono andarci di mezzo se loro sono delle piccole belve, ommioddio che mal di testa: quando finalmente finisco la fatica erculea e ho pronta davanti la piantina, mi sento chiamare e mi dicono:
"Ma prof, lei non ha visto una cosa..."
Alzo lo sguardo. A destra, perfettamente allineati su una retta che fa un angolo di trentasette gradi rispetto alla cattedra, campeggiano in primo banco Little John, in secondo il Malinconelfo e in fondo Dylan McKay che sorridono tutti e tre estasiati.
"Guardi qua!!! La Diagonale della Morte!!! "

martedì 22 novembre 2011

L'asticella non scende

Fedele al mio programmino di tenere in alto l'asticella, sto prendendo la letteratura medievale con calma (un po' troppa, a dire il vero) e con tutti gli approfondimenti che farei fare a una classe di liceo. Un po' ammorbiditi: per spiegare le lingue romanze faccio esempi peregrini, tipo il testo in sardo di una canzone dei Tazenda, così ho la scusa per far sentire un po' di musica.



Poi oggi, ripristinata la lavagna multimediale, ci siamo messi a guardare i primi documenti del volgare, compresa l'iscrizione di San Clemente, fili de le pute, traite che ha sempre un certo successo, a spiegare il placito di Capua e a risolvere l'Indovinello veronese. Con un certo coinvolgimento, bisogna dire. Non è roba per tutti, lo so. In parte è anche tempo perso. Ma devo scuoterli.



Devo raccontarvi le altre cose che ho tentato, a questo proposito. Ma prima godetevi questa: http://www.youtube.com/watch?v=4KACdSV-NN4&feature=related
(a 0:45 c'è una spiaggetta identica a una dove io e l'Uomo, una volta favolosa dieci anni fa, abbiamo fatto il bagno nudi, mannaggia alle famigliole che alle otto e mezza di mattina gironzolano per la costa sarda con tanto di bambini...)