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venerdì 13 agosto 2010

Errata (per fortuna) corrige

Ieri inveivo contro l'abitudine della mia famiglia acquisita di festeggiare sempre con pranzi e cene a minimo 90 km dal luogo di residenza del festeggiato (e talvolta 170 dal luogo di residenza degli invitati). Che purtroppo è davvero radicata.

In ben due occasioni, con la Cinquecento e senza pneumatici da neve, ho traversato l'Appennino sul ghiaccio (una volta, una grandinata disumana in autostrada, pallini di ghiaccio a migliaia, sembrava di guidare sulle biglie, per festeggiare Pasqua in un ristorante di Ovada; un'altra volta, su stradine di campagna a fare Natale da una zia trasferitasi in Appennino, ovviamente ripartendo dopo le sei di sera col buio pesto e uno scenario che avete presente solo se avete visto "Frozen River"... o le Olimpiadi invernali di pattinaggio di Torino 2006... io e Cognatina in tutù di lamè a fare doppio flip triplo tolup). E non si contano le mille occasioni di spostamento ulteriore date dalla necessità di recuperare nonne, zie, prozie, e poi di riaccompagnarle.

Comunque.

Ieri, per fortuna, ho equivocato. Alla località che mi è stata indicata come sede del compleanno di Nonna Infera ho associato mentalmente il bell'agriturismo dove, anni fa, ho trascorso con alcuni amici di Ricky un pomeriggio di sole: vista pazzesca, strada strettissima piena di curve e buche e senza un lampione, peraltro tutto fattibile di pomeriggio, almeno finchè l'Uomo, per ripartire, facendo manovra non ha centrato con la ruota dietro della mia macchina un tubo di ferro che sporgeva dal terreno, e mi ha squarciato il copertone. Lì sì che ci siamo sentiti un po' isolati dal mondo.

Ma il ristorante di ieri sera non era affatto lì, bensì in un paesino ai piedi del passo del Turchino, molto più vicino alla civiltà e dotato di strada decente. (In sostanza, per chi conosce il Ponente genovese, loro han detto Mele e io ho capito Campenave.)

Inoltre il ristorante era indicato come brasserie: il che, per una che detesta la carne al sangue e cuoce le fettine alte 3 mm per sei minuti, è uguale a digiuno.

Va beh. Io sono partita ascoltando Nora Jones che cantava un mix di "Somewhere over the rainbow" e "What a wonderful world". Mi sono concentrata tantissimo sul fatto che lei la fa in falsetto e io in normale voce di contralto, e all'altezza di Pegli padroneggiavo l'armonizzazione dei due toni di voce.

Poi sono arrivata, con qualche minuto di ritardo, ed erano già tutti a tavola:
Biosuocera, Suocero Aggiunto, Nonna Infera, Nonna Superna, Cugino Mandrogno e l'Uomo. E, sorpresa, anche Gigantesco Mostro Bavoso n.3, cioè il nuovo boxer dei suoceri, che per brevità chiameremo col suo nome vero, Poldo. Perchè il ristorante accetta i cani, ed era anche il compleanno del Gig... di Poldo, insomma.

Tecnicamente una cena del genere può essere un disastro. La Nonna Infera quando ci sono situazioni di rappresentanza spesso si agita, il Suocero Aggiunto può fare il coglione, la Biosuocera arrabbiarsi con madre e/o compagno, il cane scoreggiare e sbavare ai nostri piedi e spingerci col testone mostruoso per avere del cibo.

Invece no. Ieri sera, intanto per cominciare, il cane era l'equivalente di un enorme peluche. Non aveva il minimo odore, era sdraiato in un angolino tra l'Uomo e il Suocero e se nessuno lo considerava dormiva placido. Io, che ho avuto un bruttissimo rapporto con il Gigantesco Mostro Bavoso n.2, alias Bosko, comunque amo gli animali e quindi, visto che Poldo da adulto non lo avevo ancora visto, ho cercato di simpatizzare. Scoprendo così che Poldo è timido, è dolce, obbedisce E NON SBAVA. Il che mi ha immediatamente riconciliato con la razza dei boxer.

I parenti ieri erano adorabili. Anche la Nonna Superna, che comincia un po' a rincoglionire, porella, ma è tanto cara.

Il ristorante, che credevo avesse per menù "pezzo di mucca crudo buttato mezzo minuto su una piastra unta", era modesto all'apparenza e ECCEZIONALE quanto a scelta.
A parte le carni: giuro che oltre a tutte le possibili carni tradizionali e a quelle ormai ovvie come struzzo, bisonte e canguro, c'erano "filetto di kudù" (l'antilope dalle corna ricurve che Hemingway cacciava in Africa, per capirci, questa della foto) e "tagliata di zebra", e quando sono arrivata allo gnu sono scoppiata francamente a ridere.
Poi c'erano circa cinquanta altre scelte, tra cui dei taglieri che comprendevano grigliate miste di salsiccine piccole piccole servite con una cupoletta di riso venere, le patatine al forno, un fico d'india sbucciato a forma di fiore, le salsine e dell'insalatina; poi le cose più strane al cartoccio, e una lista di dolci vergognosamente porcosi.
Per completare, non faceva per niente caldo, per cui avevamo anche tutti appetito.

La quasi vegetariana Castagna si è fatta un curioso piatto oblungo di legno di patate con fonduta e tartufo, diviso con gli altri, perchè erano tipo quattordici patate di media misura, e soprattutto ha potuto celebrare uno di quei lussuriosi, arcaici, precolombiani riti vegetariani che adora: prendere con due mani una pannocchia arrosto e ficcarci la faccia dentro.
Una cosa così buona che ho avuto una visione di me che faccio barbecue in giardino a Wisteria Lane per il resto delle mie domeniche.

Il clou della serata, a parte inciuccare la povera Nonna Superna che tra kudù, tartufo e sorbetto al cardamomo non ci capiva un cazzo e continuava a desiderare del pesce fritto e il gelato al cioccolato, ma alla fine era sversa a forza di vino, vodka del sorbetto e grappa, è stato la seguente conversazione con quel timidone di Suocero Aggiunto, che a volte è veramente troppo tenero:

Lui: - "Ma... pensavo una cosa... se voi due aveste un figlio... io per lui... cioè, lui cosa sarebbe, il mio... nipotastro?"
Io: - "Beh, in teoria sì, ma io gli direi che è tuo nipote. Cioè, per me è normale avere quattro suoceri, io mica faccio distinzioni tipo "suocerastro". Quindi mio figlio avrebbe sei nonni e andrebbe bene così, no?"
Lui: "Ah, ecco, sì."

Era tutto contento. Ma che carino.

1 commento:

minerva ha detto...

Ah sì, la pannocchia. Mangiata in un palazzo reale ad Istanbul, coperta di chicchi abbrustoliti e turgida di burro. Sublime. Una di quelle cose che non si scordano tanot facilmente.
Baci
Minerva