Stasera, tornando dopo 8 ore 8 di scuola, percepisco un profumo di erba fresca, un chiarore nell’aria, un tepore che lasciano presagire l’ormai definitiva conclusione dell’inverno (se vogliamo escludere la tipica botta di gelo marzolino da farsi cadere i denti, che qui spesso si verifica quando ormai nessuno ci crede più, e fa disfare il lavoro degli armadi a chi lo aveva già iniziato).
Solitamente non amo la primavera. Quando ero giovane, mi rendeva semplicemente più stanca e nervosa. Adesso, che vecchia certo non sono ma giovane nemmeno, e che vivo in Piemonte in mezzo alle campagne, la primavera significa soprattutto tanto, tanto, tanto lavoro, botte di allergia devastanti e, all’incirca per una quarantina di giorni, uno sforzo pazzesco all’ora di scendere dal letto, persino per me che sono mattiniera. Poi marzo è, per definizione, il mese in cui mi innamoro, prendo cotte, sbandate e dentate nel cemento. E quindi contiene il mio anniversario (il dodicesimo: vi rendete conto???) con l’Uomo, ma anche una tendenza a vagolare in macchina per le colline sfumacchiando nervosamente e rimestando nel torbido a proposito di alcuni ricordi, di persone e di situazioni del passato, e in generale a essere isterica, o semplicemente bimbaminkia. Tipo che io a marzo dovrei stare perennemente sdraiata a pancia in giù sul letto a disegnare cuoricini con la musica nelle orecchie, oppure ci sarebbe l’alternativa, più adulta, di rotolarmi tra le lenzuola tutto il santo giorno in degna compagnia. Alla mia età e con la vita che faccio, non mi posso permettere nessuna delle due cose, almeno nella misura che vorrei… Ma lasciamo stare.
Quest’anno l’inizio della primavera io lo vedo come una riva, la riva di un fiume turbolento e fangoso, ma anche imponente, maestoso, come il Rodano quando l’ho visto, in primavera appunto, nella ricchezza del disgelo.
Attraverso questo fiume, con una barca che talvolta faceva acqua, talvolta minacciava di impennarsi o rovesciarsi, talvolta dominava orgogliosamente le onde tenendo pervicacemente la rotta, io mi sento, nel corso dell’inverno, di aver traghettato me stessa, la mia famiglia, i miei doveri, le mie classi, i miei progetti, case, cose, persone, questioni. Ho immagini di creste schiumose scavalcate con un balzo, di gorghi, di risucchi, di muscoli brucianti a forza di pagaiare, del variegato popolo che abitava l’imbarcazione con me, spesso recalcitrante e poco collaborativo, talvolta addirittura sul punto di ammutinarsi, e di rado disposto a fare i turni per remare. Nel fiume c’erano meravigliose creature acquatiche semidivine con cui non ho avuto il tempo di parlare, e spaventosi rettili che ho evitato, pur non potendo esimermi dal beccare qualche sanguisuga (al mio ex avvocato, a diversi consulenti e a qualche inquilino o amministratore stanno, spero, fischiando le orecchie molto forte).
Vedo la riva, certo non ci sono ancora arrivata. Ma l’inverno è passato. La corrente è molto forte, ma sulle sponde vedo germogliare i salici. Speriamo di attraccare prima o poi.
IO PRIMA DI MORIRE DEVO TROVARE IL CORAGGIO DI SALIRE DI NUOVO SU UN AEREO, PERCHE' NON VOGLIO MORIRE SENZA AVER VISTO QUATTRO COSE: LE CASCATE DELL'IGUAZU, LE COLLINE NGONG IN KENYA, I L CILE E IL RIO DELLE AMAZZONI, PIU' PRECISAMENTE, LA SUA CONFLUENZA CON IL RIO NEGRO.
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martedì 12 marzo 2013
lunedì 6 febbraio 2012
Corso di ceramica
Ecco la prossima compensazione. E' deciso.
Dopo la giornata di oggi, che proprio NON vi sto a raccontare, dovreste ringraziare che compenso al tornio e non mettendomi a sparare per strada alla 'ndo cojo cojo.
Dopo la giornata di oggi, che proprio NON vi sto a raccontare, dovreste ringraziare che compenso al tornio e non mettendomi a sparare per strada alla 'ndo cojo cojo.
mercoledì 28 dicembre 2011
Ohcchebbellaggiornatina
Ore 09,00: stampellando, Castagna entra dal dentista. Ne esce alle dieci con un dente ricostruito e una carie un po' dolente da rivedere tra dieci giorni.
Ore 10,10: stampellando, Castagna entra in banca, dove deve pagare una fucilata atroce di F24, e dove i codici sembra non vadano bene. Due telefonate con la commercialista e 40 minuti dopo, esce con la gamba pulsante e senza aver concluso (la scadenza dei pagamenti è domani) e corre le Paraolimpiadi fino allo studio della Fata Bionda, dove si schiera con onesti 30 minuti di ritardo. La Fata Bionda in pratica le fa solo gli auguri di buon anno, ascolta un breve resoconto delle procedure adottive, rilascia le ultime due fatture del 2011.
Ore 11,27: stampellando, con avvisaglie di crampi alla coscia, Castagna entra nell'atrio dell'ospedale dove l'Uomo la attende per metterle in bocca tre cioccolatini e una caramella alla menta, ossia la botta di glucosio che le serve per arrivare fino alle scale (senza ascensore) del reparto psicologia clinica.
Ore 11,30-12.35: incontro di pugilato con la psicologa del servizio adozioni, nel quale Castagna arriva a tanto così dall'usare la stampella per sbatterla sulla scrivania strillando: "se ho detto che NON diamo la disponibilità a prendere un minore con problemi mentali vuol dire che NOI NON DIAMO LA DISPONIBILITA', è inutile che ci giriamo intorno! Non è che se diciamo no vuol dire nomanonproprionoinrealtàunpo'anche sì!!!! Mettiamo quella dannata risposta sul foglio e BASTA!!!"
Ore 12,36: stampellando, con un crescente senso di bruciore alla spalla, e soffiando come una pantera isterica, Castagna torna a casa, dove l'Uomo dedica i successivi settantacinque minuti a impedirle di lanciare il divano dalla finestra per la rabbia, a cercare di nutrirla (un particolare dell'essere zoppa è che ci si mette il quadruplo del tempo a far tutto e alla fine si rinuncia, quindi, in questi tre giorni, di cui due passati senza marito, Castagna s'è dimenticata di mangiare), a ricopiarle manualmente tutti i calcoli dell'F24 sul modulo nuovo e a cercare di farla ridere.
Ore 15,00: stampellando, con polpaccio dolorante, ginocchio indolenzito, coscia contratta e spalla infiammata, Castagna ritorna minacciosamente in banca, dove terrorizza una cassiera che stava per sbagliarle con leggerezza un pagamento da 9000 euro e farglielo fare doppio, e infine compie l'atto definitivo di pagare le fottute tasse.
Poi si gira e l'Uomo, che la sta aspettando, vede distintamente che sta per scoppiare in lacrime dalla stanchezza e dal male e la porta a casa. Dove lei dà un paio di risposte brutali a padre, madre e Grande Pagliaccio, al telefono e via sms, e si accascia sul letto con i muscoli delle gambe bollenti che neanche quando andava a cavallo. E l'Uomo, che di Castagna oggi ha visto solo il peggio del peggio, esce, purtroppo, perchè la cassiera del cinema ha l'influenza e deve sostituirla (gli altri dicono che devono assolutamente comprare le sigarette).
Insomma, in tutto questo o il Nobile Toscano torna da Dubai e le fa un po' di fisioterapia come Gesù comanda, deliziandola intanto con i suoi difficilissimi quiz medici, o Castagna ne ha già le palle piene di avere una gamba fuori uso, ne ha le palle sfracellate, proprio, e non ce la può fare.
Ore 10,10: stampellando, Castagna entra in banca, dove deve pagare una fucilata atroce di F24, e dove i codici sembra non vadano bene. Due telefonate con la commercialista e 40 minuti dopo, esce con la gamba pulsante e senza aver concluso (la scadenza dei pagamenti è domani) e corre le Paraolimpiadi fino allo studio della Fata Bionda, dove si schiera con onesti 30 minuti di ritardo. La Fata Bionda in pratica le fa solo gli auguri di buon anno, ascolta un breve resoconto delle procedure adottive, rilascia le ultime due fatture del 2011.
Ore 11,27: stampellando, con avvisaglie di crampi alla coscia, Castagna entra nell'atrio dell'ospedale dove l'Uomo la attende per metterle in bocca tre cioccolatini e una caramella alla menta, ossia la botta di glucosio che le serve per arrivare fino alle scale (senza ascensore) del reparto psicologia clinica.
Ore 11,30-12.35: incontro di pugilato con la psicologa del servizio adozioni, nel quale Castagna arriva a tanto così dall'usare la stampella per sbatterla sulla scrivania strillando: "se ho detto che NON diamo la disponibilità a prendere un minore con problemi mentali vuol dire che NOI NON DIAMO LA DISPONIBILITA', è inutile che ci giriamo intorno! Non è che se diciamo no vuol dire nomanonproprionoinrealtàunpo'anche sì!!!! Mettiamo quella dannata risposta sul foglio e BASTA!!!"
Ore 12,36: stampellando, con un crescente senso di bruciore alla spalla, e soffiando come una pantera isterica, Castagna torna a casa, dove l'Uomo dedica i successivi settantacinque minuti a impedirle di lanciare il divano dalla finestra per la rabbia, a cercare di nutrirla (un particolare dell'essere zoppa è che ci si mette il quadruplo del tempo a far tutto e alla fine si rinuncia, quindi, in questi tre giorni, di cui due passati senza marito, Castagna s'è dimenticata di mangiare), a ricopiarle manualmente tutti i calcoli dell'F24 sul modulo nuovo e a cercare di farla ridere.
Ore 15,00: stampellando, con polpaccio dolorante, ginocchio indolenzito, coscia contratta e spalla infiammata, Castagna ritorna minacciosamente in banca, dove terrorizza una cassiera che stava per sbagliarle con leggerezza un pagamento da 9000 euro e farglielo fare doppio, e infine compie l'atto definitivo di pagare le fottute tasse.
Poi si gira e l'Uomo, che la sta aspettando, vede distintamente che sta per scoppiare in lacrime dalla stanchezza e dal male e la porta a casa. Dove lei dà un paio di risposte brutali a padre, madre e Grande Pagliaccio, al telefono e via sms, e si accascia sul letto con i muscoli delle gambe bollenti che neanche quando andava a cavallo. E l'Uomo, che di Castagna oggi ha visto solo il peggio del peggio, esce, purtroppo, perchè la cassiera del cinema ha l'influenza e deve sostituirla (gli altri dicono che devono assolutamente comprare le sigarette).
Insomma, in tutto questo o il Nobile Toscano torna da Dubai e le fa un po' di fisioterapia come Gesù comanda, deliziandola intanto con i suoi difficilissimi quiz medici, o Castagna ne ha già le palle piene di avere una gamba fuori uso, ne ha le palle sfracellate, proprio, e non ce la può fare.
giovedì 22 dicembre 2011
Years go by
1985, scuola elementare
"Ma come mai non s'è ancora alzata? Ohu, cosa fai, guarda che è tardi!"
"Arrivo..."
"Ciao. Ma... cosa c'è?"
"Non mi sento bene..."
"Guarda che questa bambina ha la febbre. Tornatene a letto."
"Sì."
"Come, la febbre? Accidenti, è vero. Stattene a letto, io devo andare a lavorare."
1988, scuola media
"Ho la febbre..."
"Hai compito di storia, vai a scuola."
1992, liceo classico
"Ma... hai la febbre?"
"Sì. Dov'è la tachipirina?"
"Stai a casa?"
"No, ho compito di storia."
1998, facoltà di Lettere
"Oggi studio a casa, ho la febbre."
2004, di nuovo liceo (scientifico sperimentale)
"Ho la febbre, cazzo."
"Stai a casa."
"No, hanno compito di storia."
2010, di nuovo scuola media
"Hai la febbre?"
"Sì, ma a casa non ci sto."
"Hanno compito di storia?"
"No, ma se mi metto in mutua non posso andare in banca / dalla commercialista / a fare i colloqui preadottivi / a parlare con l'avvocato / a comprare il frigorifero / a pagare i contributi alla Fata Pugliese / a insultare l'amministratore / etc"
"Ma come mai non s'è ancora alzata? Ohu, cosa fai, guarda che è tardi!"
"Arrivo..."
"Ciao. Ma... cosa c'è?"
"Non mi sento bene..."
"Guarda che questa bambina ha la febbre. Tornatene a letto."
"Sì."
"Come, la febbre? Accidenti, è vero. Stattene a letto, io devo andare a lavorare."
1988, scuola media
"Ho la febbre..."
"Hai compito di storia, vai a scuola."
1992, liceo classico
"Ma... hai la febbre?"
"Sì. Dov'è la tachipirina?"
"Stai a casa?"
"No, ho compito di storia."
1998, facoltà di Lettere
"Oggi studio a casa, ho la febbre."
2004, di nuovo liceo (scientifico sperimentale)
"Ho la febbre, cazzo."
"Stai a casa."
"No, hanno compito di storia."
2010, di nuovo scuola media
"Hai la febbre?"
"Sì, ma a casa non ci sto."
"Hanno compito di storia?"
"No, ma se mi metto in mutua non posso andare in banca / dalla commercialista / a fare i colloqui preadottivi / a parlare con l'avvocato / a comprare il frigorifero / a pagare i contributi alla Fata Pugliese / a insultare l'amministratore / etc"
venerdì 6 maggio 2011
Gite
Mi sto preparando psicologicamente alle prossime gite.
La gita a Genova con il cane e i due gatti. Che di per sè non sarebbe un problema. E' la strada dell'orto e il cane in macchina sta così bravo che me lo scordo, il gatto solitamente anche. Ma devo portare anche Matilda. E, a meno che non dorma in quella posizione pazzesca che assume solo nella gabbietta e che ricorda un gatto anestetizzato sul tavolo operatorio o investito da un camion al bordo di una strada, Matilda piange tutto il tempo, in macchina. Miauu. Miiiaaauuu. Meoaoaoao. Maaaao.
La gita che devo fare domani dal luogo dove si sposa la Suocera Bio al luogo del ricevimento. Leggi: un'ora e mezza tra autostrada e Appennino. E con in macchina la Nonna Infera. Che, in macchina e altrove, parla tutto il tempo gesticolando a voce altissima. Miauu. Miaaauuu. Moaoaoao. Meaauu.
Se veniva anche mia madre, come inizialmente sembrava facesse, almeno potevo schiaffarle sul sedile dietro e lasciarle gesticolare e parlare a voce altissima mentre io, davanti, mi concentravo sulle curve ascoltando musica anni Ottanta a volume 28.
(Va beh, non sarà, non può essere peggio di quella Pasqua in cui ho portato a Ovada la Zia Matta che fumava e gesticolava parlando a voce altissima, ma in più mi stava appiccicata per sentirmi dato che è mezza sorda e mi toccava il braccio mentre guidavo. E quel giorno in autostrada abbiamo preso una grandinata gigantesca e per dieci minuti ho guidato sui pallini di ghiaccio. Sono esperienze che uno non dimentica. La prima cosa che ho fatto arrivando è stata sfanculare il Biosuocero per i suoi pranzi di famiglia del cazzo.)
Va beh, questo per dire, domani la Suocera Bio sposa il Suocero Aggiunto, dopo qualcosa come ventisette anni insieme, e a parte dover andare al ricevimento in cima agli Urali, ciò è cosa bella, gradita e anche emozionante.
Sarà molto più emozionante se, come è altamente probabile, l'Uomo, che fa da testimone a sua madre, dimenticherà ad Asti le scarpe che deve mettere con il completo.
(E quando stamattina gli ho detto delle scarpe, di ricordarsi di portarle a Genova, mi ha guardato con l'aria che la Frenci definirebbe "da mucca che guarda passare il treno". Cioè con la faccia di uno che alle scarpe non aveva minimamente pensato. Speriamo bene.)
Intanto, oggi tornano dal profondo Sud parte dei miei alunni, che hanno visitato costiera amalfitana, Napoli, Cassino, Caserta etc.
Parte soltanto, perchè le gite, cari miei, costano.
E se due anni fa alla gita in Spagna (cinque giorni in cui hanno visto di tutto, dormito in begli alberghi, mangiato bene, insomma fatto un viaggio che, bambini vomitosi sul pullman a parte, avrei fatto volentieri anche io) ha partecipato più di mezza scuola, stavolta le classi sono praticamente piene.
Perchè ci hanno detto che la crisi c'era ma che era solo in America. Poi che c'era ma non in Italia. Poi che c'era ma non riguardava tutte le categorie. Poi che c'era ma era colpa degli immigrati.
Poi che c'era ma ne saremmo usciti subito.
E ora parlano di una manovra da otto miliardi di euro per l'estate.
Intanto oggi io sciopero, per i 19.700 docenti e i 14.500 tra bidelli, tecnici e segretari che vengono tagliati alle scuole italiane. Dopo i precedenti tagli, che non erano stati certo inferiori.
Il prossimo che perde cattedra, qui, è l'Uomo. Per la seconda volta consecutiva.
Io invece riesco a rientrare, ma hanno tagliato la I C, quindi tra due anni sarò di nuovo fuori da Scuolina Rosa. O anche prima, se continuano a tagliare.
Okay. Mi preparo. Per il viaggio a Genova, per quello a Calizzano, e per tutti i viaggi che ancora mi toccheranno per la faccia come il culo di gente come Brunetta, Tremonti, etc etc.
La gita a Genova con il cane e i due gatti. Che di per sè non sarebbe un problema. E' la strada dell'orto e il cane in macchina sta così bravo che me lo scordo, il gatto solitamente anche. Ma devo portare anche Matilda. E, a meno che non dorma in quella posizione pazzesca che assume solo nella gabbietta e che ricorda un gatto anestetizzato sul tavolo operatorio o investito da un camion al bordo di una strada, Matilda piange tutto il tempo, in macchina. Miauu. Miiiaaauuu. Meoaoaoao. Maaaao.
La gita che devo fare domani dal luogo dove si sposa la Suocera Bio al luogo del ricevimento. Leggi: un'ora e mezza tra autostrada e Appennino. E con in macchina la Nonna Infera. Che, in macchina e altrove, parla tutto il tempo gesticolando a voce altissima. Miauu. Miaaauuu. Moaoaoao. Meaauu.
Se veniva anche mia madre, come inizialmente sembrava facesse, almeno potevo schiaffarle sul sedile dietro e lasciarle gesticolare e parlare a voce altissima mentre io, davanti, mi concentravo sulle curve ascoltando musica anni Ottanta a volume 28.
(Va beh, non sarà, non può essere peggio di quella Pasqua in cui ho portato a Ovada la Zia Matta che fumava e gesticolava parlando a voce altissima, ma in più mi stava appiccicata per sentirmi dato che è mezza sorda e mi toccava il braccio mentre guidavo. E quel giorno in autostrada abbiamo preso una grandinata gigantesca e per dieci minuti ho guidato sui pallini di ghiaccio. Sono esperienze che uno non dimentica. La prima cosa che ho fatto arrivando è stata sfanculare il Biosuocero per i suoi pranzi di famiglia del cazzo.)
Va beh, questo per dire, domani la Suocera Bio sposa il Suocero Aggiunto, dopo qualcosa come ventisette anni insieme, e a parte dover andare al ricevimento in cima agli Urali, ciò è cosa bella, gradita e anche emozionante.
Sarà molto più emozionante se, come è altamente probabile, l'Uomo, che fa da testimone a sua madre, dimenticherà ad Asti le scarpe che deve mettere con il completo.
(E quando stamattina gli ho detto delle scarpe, di ricordarsi di portarle a Genova, mi ha guardato con l'aria che la Frenci definirebbe "da mucca che guarda passare il treno". Cioè con la faccia di uno che alle scarpe non aveva minimamente pensato. Speriamo bene.)
Intanto, oggi tornano dal profondo Sud parte dei miei alunni, che hanno visitato costiera amalfitana, Napoli, Cassino, Caserta etc.
Parte soltanto, perchè le gite, cari miei, costano.
E se due anni fa alla gita in Spagna (cinque giorni in cui hanno visto di tutto, dormito in begli alberghi, mangiato bene, insomma fatto un viaggio che, bambini vomitosi sul pullman a parte, avrei fatto volentieri anche io) ha partecipato più di mezza scuola, stavolta le classi sono praticamente piene.
Perchè ci hanno detto che la crisi c'era ma che era solo in America. Poi che c'era ma non in Italia. Poi che c'era ma non riguardava tutte le categorie. Poi che c'era ma era colpa degli immigrati.
Poi che c'era ma ne saremmo usciti subito.
E ora parlano di una manovra da otto miliardi di euro per l'estate.
Intanto oggi io sciopero, per i 19.700 docenti e i 14.500 tra bidelli, tecnici e segretari che vengono tagliati alle scuole italiane. Dopo i precedenti tagli, che non erano stati certo inferiori.
Il prossimo che perde cattedra, qui, è l'Uomo. Per la seconda volta consecutiva.
Io invece riesco a rientrare, ma hanno tagliato la I C, quindi tra due anni sarò di nuovo fuori da Scuolina Rosa. O anche prima, se continuano a tagliare.
Okay. Mi preparo. Per il viaggio a Genova, per quello a Calizzano, e per tutti i viaggi che ancora mi toccheranno per la faccia come il culo di gente come Brunetta, Tremonti, etc etc.
mercoledì 15 dicembre 2010
OM. Ooom. OOOOMMMMMM.
Stai calma.
Qualcuno si ricorda questo post?
Sì lo so, era agosto.
Di un'estate di merda, ndr.
Comunque ha del patologico, preoccuparsi del Natale ad agosto.
Ne ha anche continuare a insistere con una sociopatica dichiarata sull'invitare i parenti il 24 SERA a cena a Asti, che, con la possibilità non propriamente remota che nevichi, viene a significare che si fermano a dormire e che ce li abbiamo in casa il 25 mattina. (Questo è il marito.)
Ne ha anche progettare di andarsene dai Bimbi Sperduti per tutto il pomeriggio del 25e mollare mio padre da solo, ottenendo così per la miliardesima volta che io sia moralmente costretta a scendere a Genova e non in un orario qualsiasi, ma quando decide qualcun altro. (E questa è la madre.)
E mandare tutti affanculo, diventare fondamentalista islamica invece che buddhista non violenta, no???
Non avevo tutti i torti a essere preoccupata, ad agosto, se non sono bastati cinque mesi di preparazione a scongiurare l'ennesimo Natale in macchina e/o con corse da fare tra una casa e l'altra in mezzo Nord Italia.
Del resto noi abbiamo tentato, pur tra lavoro, organizzazione del concerto, ricovero di mio padre, influenza e casini vari, di invitare i parenti per il 18, a fare un pranzo beneaugurale. I miei (mia madre) si son tenuti liberi (non dubito che avrei ricevuto disdetta cinque ore prima del pasto, tanto mio padre non vuol venire e punto). Mia suocera, che peraltro vedremo il 26, viene da sola il 17 sera a sentire il concerto rock del cognato Chitarrista e si ferma a dormire, quindi ci sarebbe anche. Ma quelli di Milano non possono.
Va bene, ora ho la febbre, quando mi passa sicuramente mi sentirò più ben disposta. Invece che sterminare la famiglia, la manderò a cagare, e andrà tutto bene.
Qualcuno si ricorda questo post?
Sì lo so, era agosto.
Di un'estate di merda, ndr.
Comunque ha del patologico, preoccuparsi del Natale ad agosto.
Ne ha anche continuare a insistere con una sociopatica dichiarata sull'invitare i parenti il 24 SERA a cena a Asti, che, con la possibilità non propriamente remota che nevichi, viene a significare che si fermano a dormire e che ce li abbiamo in casa il 25 mattina. (Questo è il marito.)
Ne ha anche progettare di andarsene dai Bimbi Sperduti per tutto il pomeriggio del 25e mollare mio padre da solo, ottenendo così per la miliardesima volta che io sia moralmente costretta a scendere a Genova e non in un orario qualsiasi, ma quando decide qualcun altro. (E questa è la madre.)
E mandare tutti affanculo, diventare fondamentalista islamica invece che buddhista non violenta, no???
Non avevo tutti i torti a essere preoccupata, ad agosto, se non sono bastati cinque mesi di preparazione a scongiurare l'ennesimo Natale in macchina e/o con corse da fare tra una casa e l'altra in mezzo Nord Italia.
Del resto noi abbiamo tentato, pur tra lavoro, organizzazione del concerto, ricovero di mio padre, influenza e casini vari, di invitare i parenti per il 18, a fare un pranzo beneaugurale. I miei (mia madre) si son tenuti liberi (non dubito che avrei ricevuto disdetta cinque ore prima del pasto, tanto mio padre non vuol venire e punto). Mia suocera, che peraltro vedremo il 26, viene da sola il 17 sera a sentire il concerto rock del cognato Chitarrista e si ferma a dormire, quindi ci sarebbe anche. Ma quelli di Milano non possono.
Va bene, ora ho la febbre, quando mi passa sicuramente mi sentirò più ben disposta. Invece che sterminare la famiglia, la manderò a cagare, e andrà tutto bene.
domenica 12 dicembre 2010
Esperimento
Faccio uno sperimento, come dice il bambino di LGO.
Domani ci sono i colloqui coi genitori, di due delle mie classi, per un totale di 42 bambini. Ho nove pacchi di prove da correggere.
Ma invece di agitarmi, e invece di correggere, oggi vado a Milano, al pranzo di compleanno del Biosuocero.
Poi tra stasera e domani alle 17 vediamo cosa produco.
In fondo sono una professionista e posso valutare un compito da 4, da 6 o da 9 dandogli un'occhiata, appunto, professionale.
Poi scrivere tutte le correzioni in rosso, apporre e firmare i voti, spiegare gli errori e consegnare le prove ai mostriciattoli verrà in seguito.
Per sicurezza scrivo a matita sul registro, e userò coi genitori esperte perifrasi quali "sto valutando le ultime prove", "pensavo di dargli un sette per la prova di Grammatica" "siamo sul sei" e "non ci siamo, l'ultima prova non raggiunge i risultati minimi previsti".
Mi faccio schifo da sola, ma novembre è sempre stato un mese di merda per i prof di lettere, e quest'anno tra novembre e dicembre avevo troppa carne al fuoco.
A proposito di carne al fuoco, ieri notavo una cosa. Ho il numero 19.000 sul contachilometri, e la macchina l'ho presa nuova a febbraio. Non so se mi spiego.
La collega Iron Maiden di Paesino Blu, con la quale ci siamo raccontate un po' di sfighe familiari, mi ha chiesto come mai i miei non si sono trasferiti qui. Uh cazzo, era un po' che non ci pensavo. Chissà come sarebbe la mia vita se tre estati fa mi avessero dato retta, quando gliel'ho proposto.
Al no definitivo di mio padre, ho risposto: "Credo che stiate facendo uno sbaglio che pagheremo tutti più avanti".
Vangelo.
Domani ci sono i colloqui coi genitori, di due delle mie classi, per un totale di 42 bambini. Ho nove pacchi di prove da correggere.
Ma invece di agitarmi, e invece di correggere, oggi vado a Milano, al pranzo di compleanno del Biosuocero.
Poi tra stasera e domani alle 17 vediamo cosa produco.
In fondo sono una professionista e posso valutare un compito da 4, da 6 o da 9 dandogli un'occhiata, appunto, professionale.
Poi scrivere tutte le correzioni in rosso, apporre e firmare i voti, spiegare gli errori e consegnare le prove ai mostriciattoli verrà in seguito.
Per sicurezza scrivo a matita sul registro, e userò coi genitori esperte perifrasi quali "sto valutando le ultime prove", "pensavo di dargli un sette per la prova di Grammatica" "siamo sul sei" e "non ci siamo, l'ultima prova non raggiunge i risultati minimi previsti".
Mi faccio schifo da sola, ma novembre è sempre stato un mese di merda per i prof di lettere, e quest'anno tra novembre e dicembre avevo troppa carne al fuoco.
A proposito di carne al fuoco, ieri notavo una cosa. Ho il numero 19.000 sul contachilometri, e la macchina l'ho presa nuova a febbraio. Non so se mi spiego.
La collega Iron Maiden di Paesino Blu, con la quale ci siamo raccontate un po' di sfighe familiari, mi ha chiesto come mai i miei non si sono trasferiti qui. Uh cazzo, era un po' che non ci pensavo. Chissà come sarebbe la mia vita se tre estati fa mi avessero dato retta, quando gliel'ho proposto.
Al no definitivo di mio padre, ho risposto: "Credo che stiate facendo uno sbaglio che pagheremo tutti più avanti".
Vangelo.
lunedì 6 settembre 2010
No, non mi passa proprio
No, scusate, adesso vi dico l'altro motivo per cui stasera sono veramente più incazzata di Caino.
Non vorrei tediare nessuno ma
- non mi si caricano i giochi su Facebook
- non riesco a scaricare la 13a puntata di QAF
- sto per finire il romanzo di Banana Yoshimoto che stavo leggendo e vorrei che mi durasse ancora un giorno
... quindi vado avanti a starnazzare su quanto sono incazzata, peggio per voi. Se vi interessa, sugli altri blog lanoisette è andata a convivere, la Porpi ha compiuto due anni, LGO ha visto la sua scuola nuova, insomma, potete cambiare canale se qua non vi piace il programma.
Vi ricordate questo post delirante?
A parziale discolpa, guardate la data. Erano esattamente trenta giorni da che mia madre m'aveva sabotato le vacanze al mare.
Comunque se io mi agito tanto per certe cose i motivi ci sono.
Ieri mi viene svelato che il music contest tra scuole e il concerto di beneficenza che stiamo organizzando avranno come data clou il 23 dicembre. Naturalmente noi dovremo esserci, così come dovremo essere qui a Natale per aprire il cinema.
"Quindi, il 24 abbiamo la scusa per fare qui il pranzo, nel ristorante del Blago."
Ora. Io avevo detto Natale qui e chi c'è c'è, ma avevo detto "festa degli auguri", non Natale nel senso della vigilia e del 25. Anzi avevo specificato che la vigilia era una pessima data. Volevo fare qualcosa la settimana prima. E avevo ottime ragioni.
Chi cazzo pensate le porti e le riporti in Piemonte tutte le nonne, le zie e le cugine non patentate dell'Uomo? E i miei, che si rifiuteranno di muoversi in macchina causa neve, anche se ci fossero le palme da cocco in fiore e gli iguana che passeggiano per Corso Alfieri?
E secondo voi a me sta bene passare la sera della vigilia a sperare che l'Uomo non mi si schianti con la macchina mentre torna, col buio e magari il ghiaccio, dall'aver riaccompagnato nonne zie etc?
E secondo voi io la mattina del 24, dopo essere andata a letto alle quattro dopo un concerto rock da noi organizzato, prendo l'autostrada e vado giù a prendere i miei?
E secondo voi nessuno pensa, data la stagione, di fermarsi a dormire così ci svegliamo tutti qua il 25?
Ah no. Non era mica questo il progetto. Per fare un pasticcio del genere, allora andiamo a Genova noi, sperando che stavolta il Natale non lo organizzino ad Amalfi.
Poi, analizzate la frase.
"Quindi, abbiamo la scusa per".
La scusa?
Forse che i tuoi cercano scuse, Uomo, quando ci invitano a un compleanno che fanno a cento chilometri da casa loro (che già ne dista cento da casa nostra)?
Forse che i tuoi cercano scuse, quando noi li andiamo a trovare e loro hanno un altro impegno?
Forse che i tuoi cercano scuse, quando a Natale passiamo la giornata in macchina per farci stare tutti quanti in un giorno solo?
Uomo, la scusa, come la chiami tu, è che noi viviamo a Asti. E che sono trentacinque anni che, non so tu, ma io il giorno di Natale lo passo a spostarmi.
E che organizziamo una festa.
Vogliono venire? Bene. Non vogliono/possono/se la sentono? Amen. Forniremo servizio taxi, ma in date per noi comode.
E non viceversa, cioè niente taxi nella data che vogliono loro, perchè, caro il mio Uomo, poi, il 24 dicembre, la nonna sul treno in ritardo, o senza riscaldamento, o pieno da scoppiare, finisce che non ce la facciamo salire, e così io me la spupazzo la mattina di Natale, quando l'unica cosa che voglio fare questo Natale è spupazzarmi te.
(Vi faccio notare che è il 5 settembre. Te l'ho detto, lanoisette, che qui bisognava tenere gli occhi ben aperti con mesi di anticipo, perchè la vita è una tempesta ma prenderlo in quel posto è un lampo, e ieri 4 settembre mio marito era già quasi riuscito a incastrarmi.)
Non vorrei tediare nessuno ma
- non mi si caricano i giochi su Facebook
- non riesco a scaricare la 13a puntata di QAF
- sto per finire il romanzo di Banana Yoshimoto che stavo leggendo e vorrei che mi durasse ancora un giorno
... quindi vado avanti a starnazzare su quanto sono incazzata, peggio per voi. Se vi interessa, sugli altri blog lanoisette è andata a convivere, la Porpi ha compiuto due anni, LGO ha visto la sua scuola nuova, insomma, potete cambiare canale se qua non vi piace il programma.
Vi ricordate questo post delirante?
A parziale discolpa, guardate la data. Erano esattamente trenta giorni da che mia madre m'aveva sabotato le vacanze al mare.
Comunque se io mi agito tanto per certe cose i motivi ci sono.
Ieri mi viene svelato che il music contest tra scuole e il concerto di beneficenza che stiamo organizzando avranno come data clou il 23 dicembre. Naturalmente noi dovremo esserci, così come dovremo essere qui a Natale per aprire il cinema.
"Quindi, il 24 abbiamo la scusa per fare qui il pranzo, nel ristorante del Blago."
Ora. Io avevo detto Natale qui e chi c'è c'è, ma avevo detto "festa degli auguri", non Natale nel senso della vigilia e del 25. Anzi avevo specificato che la vigilia era una pessima data. Volevo fare qualcosa la settimana prima. E avevo ottime ragioni.
Chi cazzo pensate le porti e le riporti in Piemonte tutte le nonne, le zie e le cugine non patentate dell'Uomo? E i miei, che si rifiuteranno di muoversi in macchina causa neve, anche se ci fossero le palme da cocco in fiore e gli iguana che passeggiano per Corso Alfieri?
E secondo voi a me sta bene passare la sera della vigilia a sperare che l'Uomo non mi si schianti con la macchina mentre torna, col buio e magari il ghiaccio, dall'aver riaccompagnato nonne zie etc?
E secondo voi io la mattina del 24, dopo essere andata a letto alle quattro dopo un concerto rock da noi organizzato, prendo l'autostrada e vado giù a prendere i miei?
E secondo voi nessuno pensa, data la stagione, di fermarsi a dormire così ci svegliamo tutti qua il 25?
Ah no. Non era mica questo il progetto. Per fare un pasticcio del genere, allora andiamo a Genova noi, sperando che stavolta il Natale non lo organizzino ad Amalfi.
Poi, analizzate la frase.
"Quindi, abbiamo la scusa per".
La scusa?
Forse che i tuoi cercano scuse, Uomo, quando ci invitano a un compleanno che fanno a cento chilometri da casa loro (che già ne dista cento da casa nostra)?
Forse che i tuoi cercano scuse, quando noi li andiamo a trovare e loro hanno un altro impegno?
Forse che i tuoi cercano scuse, quando a Natale passiamo la giornata in macchina per farci stare tutti quanti in un giorno solo?
Uomo, la scusa, come la chiami tu, è che noi viviamo a Asti. E che sono trentacinque anni che, non so tu, ma io il giorno di Natale lo passo a spostarmi.
E che organizziamo una festa.
Vogliono venire? Bene. Non vogliono/possono/se la sentono? Amen. Forniremo servizio taxi, ma in date per noi comode.
E non viceversa, cioè niente taxi nella data che vogliono loro, perchè, caro il mio Uomo, poi, il 24 dicembre, la nonna sul treno in ritardo, o senza riscaldamento, o pieno da scoppiare, finisce che non ce la facciamo salire, e così io me la spupazzo la mattina di Natale, quando l'unica cosa che voglio fare questo Natale è spupazzarmi te.
(Vi faccio notare che è il 5 settembre. Te l'ho detto, lanoisette, che qui bisognava tenere gli occhi ben aperti con mesi di anticipo, perchè la vita è una tempesta ma prenderlo in quel posto è un lampo, e ieri 4 settembre mio marito era già quasi riuscito a incastrarmi.)
domenica 5 settembre 2010
Per la serie: no, non sono dell'idea di fare pace
Sono passate alcune ore dal vaffanculo cosmico e sono ancora arrabbiata. No, furibonda. No, sono Leatherfaceconlasegaelettricaaccesa.
L'Uomo è passato da "Stai zitta" a "Va bene basta che smettiamo di parlarne" ed è approdato al "Mi spiace che ci siamo rovinati la serata". Io, con l'espressione di una statua dell'Isola di Pasqua e un campo elettrificato di un metro e mezzo di raggio tutt'intorno.
Sto letteralmente schiumando.
Perchè a me costa fatica cercare di costruire dei paletti e dei confini intorno alla NOSTRA vita. Che almeno si consultasse con me prima di dire dei sì.
E anche se lui ha meno problemi a spostarsi di me, e anche se a lui guidare pesa meno che a me, e anche se a lui piace andare a pranzi cene e sbornie di gruppo, la nostra vita 2010-2011 NON PUO' cominciare con un compleanno a Calizzano, perchè nella cazzo di famiglia non nucleare (e con ciò intendo i miei ormai solo tre parenti stretti più qualche brandello di zii e cugini, e i suoi, che sono più numerosi, dislocati in tre regioni e tendenti ad andare a festeggiare ogni genetliaco in posti lontani da casa loro come il Perù dallo Sri Lanka) ormai deve per forza passare il concetto che
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più una coppia di universitari mantenuti da papà che dormono fino alle dodici e trombano fino alle diciotto appena non hanno lezione,
NO, Castagna e l'Uomo NON fanno più un lavoro solo a mezza giornata, l'Uomo quest'inverno di lavori ne aveva tre e senza Castagna che lo supportava con la logistica sarebbe morto di inedia e di stanchezza,
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più solo "i figli".
NO, il fatto che l'Uomo e Castagna abbiano la patente e due macchine e non abbiano figli propri NON legittima il farli entrare in autostrada alle sette e dieci di domenica mattina, il chiamarli dando loro disposizioni perchè vadano a prendere la nonna, la zia, la cugina, il fottergli a turno sistematicamente i weekend, le feste comandate E PORCA PUTTANA TUTTE LE FERIE TRANNE UNA SINGOLA SETTIMANA CHE IO A QUEL PUNTO NON MI GODO NEANCHE PIU'.
L'Uomo e Castagna sono una coppia adulta di persone dotate di lavoro, casa, dipendenti, responsabilità, menate, una vita coniugale non necessariamente legata alla mera riproduzione della specie, degli hobby, degli amici e dei pomeriggi o dei sabati di fancazzismo meritati e sacrosanti.
L'Uomo e Castagna vogliono bene alle loro famiglie di origine e sono disponibili e contenti di dare una mano. Ma ricominceranno a farlo quando a) le richieste si faranno un filino più sensate dal punto di vista dei chilometri e b) la gente smetterà di dare per scontato che "lo facciamo noi" e ci lascerà dieci minuti senza il fiato di qualcuno sul collo.
Le ovaie di Castagna si rifiutano categoricamente di produrre alcunchè di fecondabile fin tanto che non verrà riconosciuto che Castagna gode del diritto di avere una vita sua in quanto persona. Anche perchè se, dopo averci fatto correre come dei pazzi per anni da tutte le parti, io partorisco e di colpo vengono tutti a trovarci ogni volta che gli va, dimostrando così che potevano benissimo alzare il culo anche prima, la prendo sul serio, la sega elettrica, e faccio una strage.
L'Uomo è passato da "Stai zitta" a "Va bene basta che smettiamo di parlarne" ed è approdato al "Mi spiace che ci siamo rovinati la serata". Io, con l'espressione di una statua dell'Isola di Pasqua e un campo elettrificato di un metro e mezzo di raggio tutt'intorno.
Sto letteralmente schiumando.
Perchè a me costa fatica cercare di costruire dei paletti e dei confini intorno alla NOSTRA vita. Che almeno si consultasse con me prima di dire dei sì.
E anche se lui ha meno problemi a spostarsi di me, e anche se a lui guidare pesa meno che a me, e anche se a lui piace andare a pranzi cene e sbornie di gruppo, la nostra vita 2010-2011 NON PUO' cominciare con un compleanno a Calizzano, perchè nella cazzo di famiglia non nucleare (e con ciò intendo i miei ormai solo tre parenti stretti più qualche brandello di zii e cugini, e i suoi, che sono più numerosi, dislocati in tre regioni e tendenti ad andare a festeggiare ogni genetliaco in posti lontani da casa loro come il Perù dallo Sri Lanka) ormai deve per forza passare il concetto che
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più una coppia di universitari mantenuti da papà che dormono fino alle dodici e trombano fino alle diciotto appena non hanno lezione,
NO, Castagna e l'Uomo NON fanno più un lavoro solo a mezza giornata, l'Uomo quest'inverno di lavori ne aveva tre e senza Castagna che lo supportava con la logistica sarebbe morto di inedia e di stanchezza,
NO, Castagna e l'Uomo NON sono più solo "i figli".
NO, il fatto che l'Uomo e Castagna abbiano la patente e due macchine e non abbiano figli propri NON legittima il farli entrare in autostrada alle sette e dieci di domenica mattina, il chiamarli dando loro disposizioni perchè vadano a prendere la nonna, la zia, la cugina, il fottergli a turno sistematicamente i weekend, le feste comandate E PORCA PUTTANA TUTTE LE FERIE TRANNE UNA SINGOLA SETTIMANA CHE IO A QUEL PUNTO NON MI GODO NEANCHE PIU'.
L'Uomo e Castagna sono una coppia adulta di persone dotate di lavoro, casa, dipendenti, responsabilità, menate, una vita coniugale non necessariamente legata alla mera riproduzione della specie, degli hobby, degli amici e dei pomeriggi o dei sabati di fancazzismo meritati e sacrosanti.
L'Uomo e Castagna vogliono bene alle loro famiglie di origine e sono disponibili e contenti di dare una mano. Ma ricominceranno a farlo quando a) le richieste si faranno un filino più sensate dal punto di vista dei chilometri e b) la gente smetterà di dare per scontato che "lo facciamo noi" e ci lascerà dieci minuti senza il fiato di qualcuno sul collo.
Le ovaie di Castagna si rifiutano categoricamente di produrre alcunchè di fecondabile fin tanto che non verrà riconosciuto che Castagna gode del diritto di avere una vita sua in quanto persona. Anche perchè se, dopo averci fatto correre come dei pazzi per anni da tutte le parti, io partorisco e di colpo vengono tutti a trovarci ogni volta che gli va, dimostrando così che potevano benissimo alzare il culo anche prima, la prendo sul serio, la sega elettrica, e faccio una strage.
Per la serie:
V come VADANO
A come A
F come FARE
I come IN
C come CULO!!!!!!!!!!
Allora. Rientro a Asti tutta canticchiante ore 19,55 dopo essere partita ore 07,00 per Genova.
Volevo raccontarvi un sacco di cose.
Trovo la casa esattamente come l'ho lasciata stamattina perchè l'Uomo si è preso una giornata sabbatica a giocare al pc in ufficio.
I piatti di ieri sera da lavare.
Il cane che è sceso e ha fatto pipì una volta sola.
E mi si comunica: "sabato prossimo andiamo a Calizzano perchè c'è il compleanno del Suocero Aggiunto e tutti quelli che hanno invitato gli hanno dato buca".
"Forse non dovevano comprare una casa a Calizzano?" tento io.
"Comunque noi andiamo perchè mia madre me l'ha chiesto per favore."
"Io il weekend prossimo devo andare in montagna, chiudere casa, mandare a rifasciare i cuscini di tutto il salotto e dare le chiavi al mediatore."
"Ci vai il weekend dopo."
"Il weekend dopo ho i buddhisti e lo sai da quindici giorni."
"Beh, comunque..."
"Comunque io sono appena uscita dall'autostrada e c'era un traffico da paura. Il prossimo weekend è quello in cui tornano TUTTI perchè in Piemonte le scuole riaprono il tredici. E non vuoi dire che io mi faccio un giorno la tirata Asti - montagna e ritorno, e quello dopo la tirata Asti - Calizzano, vero?"
(Asti - Calizzano = 154 km di cui 50 su una cazzo di stradina persa in mezzo alle montagne. Ovviamente con rientro in serata, quindi 308 km di cui 100 di stradine. Noi gliel'avevamo detto, che comprare casa lì non era una grande idea perchè era troppo lontano dalla civiltà.)
"Mmmmmmmmm... e allora cosa facciamo, ci vado io da solo?"
"Ah, io non vengo."
E' perfettamente inutile che ora quello lì faccia l'offeso.
QUALE PARTE DI SONO STUFA DI CORRERE AVANTI E INDIETRO NON ERA CHIARA???
CALIZZANO? NO RIPETO: CALIZZANO? IL PRIMO WEEKEND DOPO L'INIZIO DEL LAVORO, TANTO PER CHIARIRE CHE ANCHE QUEST'ANNO FAREMO QUARANTAMILA CHILOMETRI CON LA MACCHINA (e io ne ho già 11.000 su una macchina comprata a febbraio)?
MA ME LO FATE UN PIACERE? FOTTETEVI.
E che cazzo. Ma cosa c'abbiamo scritto in fronte, "mi piace morire"?
A come A
F come FARE
I come IN
C come CULO!!!!!!!!!!
Allora. Rientro a Asti tutta canticchiante ore 19,55 dopo essere partita ore 07,00 per Genova.
Volevo raccontarvi un sacco di cose.
Trovo la casa esattamente come l'ho lasciata stamattina perchè l'Uomo si è preso una giornata sabbatica a giocare al pc in ufficio.
I piatti di ieri sera da lavare.
Il cane che è sceso e ha fatto pipì una volta sola.
E mi si comunica: "sabato prossimo andiamo a Calizzano perchè c'è il compleanno del Suocero Aggiunto e tutti quelli che hanno invitato gli hanno dato buca".
"Forse non dovevano comprare una casa a Calizzano?" tento io.
"Comunque noi andiamo perchè mia madre me l'ha chiesto per favore."
"Io il weekend prossimo devo andare in montagna, chiudere casa, mandare a rifasciare i cuscini di tutto il salotto e dare le chiavi al mediatore."
"Ci vai il weekend dopo."
"Il weekend dopo ho i buddhisti e lo sai da quindici giorni."
"Beh, comunque..."
"Comunque io sono appena uscita dall'autostrada e c'era un traffico da paura. Il prossimo weekend è quello in cui tornano TUTTI perchè in Piemonte le scuole riaprono il tredici. E non vuoi dire che io mi faccio un giorno la tirata Asti - montagna e ritorno, e quello dopo la tirata Asti - Calizzano, vero?"
(Asti - Calizzano = 154 km di cui 50 su una cazzo di stradina persa in mezzo alle montagne. Ovviamente con rientro in serata, quindi 308 km di cui 100 di stradine. Noi gliel'avevamo detto, che comprare casa lì non era una grande idea perchè era troppo lontano dalla civiltà.)
"Mmmmmmmmm... e allora cosa facciamo, ci vado io da solo?"
"Ah, io non vengo."
E' perfettamente inutile che ora quello lì faccia l'offeso.
QUALE PARTE DI SONO STUFA DI CORRERE AVANTI E INDIETRO NON ERA CHIARA???
CALIZZANO? NO RIPETO: CALIZZANO? IL PRIMO WEEKEND DOPO L'INIZIO DEL LAVORO, TANTO PER CHIARIRE CHE ANCHE QUEST'ANNO FAREMO QUARANTAMILA CHILOMETRI CON LA MACCHINA (e io ne ho già 11.000 su una macchina comprata a febbraio)?
MA ME LO FATE UN PIACERE? FOTTETEVI.
E che cazzo. Ma cosa c'abbiamo scritto in fronte, "mi piace morire"?
venerdì 13 agosto 2010
Errata (per fortuna) corrige
Ieri inveivo contro l'abitudine della mia famiglia acquisita di festeggiare sempre con pranzi e cene a minimo 90 km dal luogo di residenza del festeggiato (e talvolta 170 dal luogo di residenza degli invitati). Che purtroppo è davvero radicata.
In ben due occasioni, con la Cinquecento e senza pneumatici da neve, ho traversato l'Appennino sul ghiaccio (una volta, una grandinata disumana in autostrada, pallini di ghiaccio a migliaia, sembrava di guidare sulle biglie, per festeggiare Pasqua in un ristorante di Ovada; un'altra volta, su stradine di campagna a fare Natale da una zia trasferitasi in Appennino, ovviamente ripartendo dopo le sei di sera col buio pesto e uno scenario che avete presente solo se avete visto "Frozen River"... o le Olimpiadi invernali di pattinaggio di Torino 2006... io e Cognatina in tutù di lamè a fare doppio flip triplo tolup). E non si contano le mille occasioni di spostamento ulteriore date dalla necessità di recuperare nonne, zie, prozie, e poi di riaccompagnarle.
Comunque.
Ieri, per fortuna, ho equivocato. Alla località che mi è stata indicata come sede del compleanno di Nonna Infera ho associato mentalmente il bell'agriturismo dove, anni fa, ho trascorso con alcuni amici di Ricky un pomeriggio di sole: vista pazzesca, strada strettissima piena di curve e buche e senza un lampione, peraltro tutto fattibile di pomeriggio, almeno finchè l'Uomo, per ripartire, facendo manovra non ha centrato con la ruota dietro della mia macchina un tubo di ferro che sporgeva dal terreno, e mi ha squarciato il copertone. Lì sì che ci siamo sentiti un po' isolati dal mondo.
Ma il ristorante di ieri sera non era affatto lì, bensì in un paesino ai piedi del passo del Turchino, molto più vicino alla civiltà e dotato di strada decente. (In sostanza, per chi conosce il Ponente genovese, loro han detto Mele e io ho capito Campenave.)
Inoltre il ristorante era indicato come brasserie: il che, per una che detesta la carne al sangue e cuoce le fettine alte 3 mm per sei minuti, è uguale a digiuno.
Va beh. Io sono partita ascoltando Nora Jones che cantava un mix di "Somewhere over the rainbow" e "What a wonderful world". Mi sono concentrata tantissimo sul fatto che lei la fa in falsetto e io in normale voce di contralto, e all'altezza di Pegli padroneggiavo l'armonizzazione dei due toni di voce.
Poi sono arrivata, con qualche minuto di ritardo, ed erano già tutti a tavola:
Biosuocera, Suocero Aggiunto, Nonna Infera, Nonna Superna, Cugino Mandrogno e l'Uomo. E, sorpresa, anche Gigantesco Mostro Bavoso n.3, cioè il nuovo boxer dei suoceri, che per brevità chiameremo col suo nome vero, Poldo. Perchè il ristorante accetta i cani, ed era anche il compleanno del Gig... di Poldo, insomma.
Tecnicamente una cena del genere può essere un disastro. La Nonna Infera quando ci sono situazioni di rappresentanza spesso si agita, il Suocero Aggiunto può fare il coglione, la Biosuocera arrabbiarsi con madre e/o compagno, il cane scoreggiare e sbavare ai nostri piedi e spingerci col testone mostruoso per avere del cibo.
Invece no. Ieri sera, intanto per cominciare, il cane era l'equivalente di un enorme peluche. Non aveva il minimo odore, era sdraiato in un angolino tra l'Uomo e il Suocero e se nessuno lo considerava dormiva placido. Io, che ho avuto un bruttissimo rapporto con il Gigantesco Mostro Bavoso n.2, alias Bosko, comunque amo gli animali e quindi, visto che Poldo da adulto non lo avevo ancora visto, ho cercato di simpatizzare. Scoprendo così che Poldo è timido, è dolce, obbedisce E NON SBAVA. Il che mi ha immediatamente riconciliato con la razza dei boxer.
I parenti ieri erano adorabili. Anche la Nonna Superna, che comincia un po' a rincoglionire, porella, ma è tanto cara.
Il ristorante, che credevo avesse per menù "pezzo di mucca crudo buttato mezzo minuto su una piastra unta", era modesto all'apparenza e ECCEZIONALE quanto a scelta.
A parte le carni: giuro che oltre a tutte le possibili carni tradizionali e a quelle
ormai ovvie come struzzo, bisonte e canguro, c'erano "filetto di kudù" (l'antilope dalle corna ricurve che Hemingway cacciava in Africa, per capirci, questa della foto) e "tagliata di zebra", e quando sono arrivata allo gnu sono scoppiata francamente a ridere.
Poi c'erano circa cinquanta altre scelte, tra cui dei taglieri che comprendevano grigliate miste di salsiccine piccole piccole servite con una cupoletta di riso venere, le patatine al forno, un fico d'india sbucciato a forma di fiore, le salsine e dell'insalatina; poi le cose più strane al cartoccio, e una lista di dolci vergognosamente porcosi.
Per completare, non faceva per niente caldo, per cui avevamo anche tutti appetito.
La quasi vegetariana Castagna si è fatta un curioso piatto oblungo di legno di patate con fonduta e tartufo, diviso con gli altri, perchè erano tipo quattordici patate di media misura, e soprattutto ha potuto celebrare uno di quei lussuriosi, arcaici, precolombiani riti vegetariani che adora: prendere con due mani una pannocchia arrosto e ficcarci la faccia dentro.
Una cosa così buona che ho avuto una visione di me che faccio barbecue in giardino a Wisteria Lane per il resto delle mie domeniche.
Il clou della serata, a parte inciuccare la povera Nonna Superna che tra kudù, tartufo e sorbetto al cardamomo non ci capiva un cazzo e continuava a desiderare del pesce fritto e il gelato al cioccolato, ma alla fine era sversa a forza di vino, vodka del sorbetto e grappa, è stato la seguente conversazione con quel timidone di Suocero Aggiunto, che a volte è veramente troppo tenero:
Lui: - "Ma... pensavo una cosa... se voi due aveste un figlio... io per lui... cioè, lui cosa sarebbe, il mio... nipotastro?"
Io: - "Beh, in teoria sì, ma io gli direi che è tuo nipote. Cioè, per me è normale avere quattro suoceri, io mica faccio distinzioni tipo "suocerastro". Quindi mio figlio avrebbe sei nonni e andrebbe bene così, no?"
Lui: "Ah, ecco, sì."
Era tutto contento. Ma che carino.
In ben due occasioni, con la Cinquecento e senza pneumatici da neve, ho traversato l'Appennino sul ghiaccio (una volta, una grandinata disumana in autostrada, pallini di ghiaccio a migliaia, sembrava di guidare sulle biglie, per festeggiare Pasqua in un ristorante di Ovada; un'altra volta, su stradine di campagna a fare Natale da una zia trasferitasi in Appennino, ovviamente ripartendo dopo le sei di sera col buio pesto e uno scenario che avete presente solo se avete visto "Frozen River"... o le Olimpiadi invernali di pattinaggio di Torino 2006... io e Cognatina in tutù di lamè a fare doppio flip triplo tolup). E non si contano le mille occasioni di spostamento ulteriore date dalla necessità di recuperare nonne, zie, prozie, e poi di riaccompagnarle.
Comunque.
Ieri, per fortuna, ho equivocato. Alla località che mi è stata indicata come sede del compleanno di Nonna Infera ho associato mentalmente il bell'agriturismo dove, anni fa, ho trascorso con alcuni amici di Ricky un pomeriggio di sole: vista pazzesca, strada strettissima piena di curve e buche e senza un lampione, peraltro tutto fattibile di pomeriggio, almeno finchè l'Uomo, per ripartire, facendo manovra non ha centrato con la ruota dietro della mia macchina un tubo di ferro che sporgeva dal terreno, e mi ha squarciato il copertone. Lì sì che ci siamo sentiti un po' isolati dal mondo.
Ma il ristorante di ieri sera non era affatto lì, bensì in un paesino ai piedi del passo del Turchino, molto più vicino alla civiltà e dotato di strada decente. (In sostanza, per chi conosce il Ponente genovese, loro han detto Mele e io ho capito Campenave.)
Inoltre il ristorante era indicato come brasserie: il che, per una che detesta la carne al sangue e cuoce le fettine alte 3 mm per sei minuti, è uguale a digiuno.
Va beh. Io sono partita ascoltando Nora Jones che cantava un mix di "Somewhere over the rainbow" e "What a wonderful world". Mi sono concentrata tantissimo sul fatto che lei la fa in falsetto e io in normale voce di contralto, e all'altezza di Pegli padroneggiavo l'armonizzazione dei due toni di voce.
Poi sono arrivata, con qualche minuto di ritardo, ed erano già tutti a tavola:
Biosuocera, Suocero Aggiunto, Nonna Infera, Nonna Superna, Cugino Mandrogno e l'Uomo. E, sorpresa, anche Gigantesco Mostro Bavoso n.3, cioè il nuovo boxer dei suoceri, che per brevità chiameremo col suo nome vero, Poldo. Perchè il ristorante accetta i cani, ed era anche il compleanno del Gig... di Poldo, insomma.
Tecnicamente una cena del genere può essere un disastro. La Nonna Infera quando ci sono situazioni di rappresentanza spesso si agita, il Suocero Aggiunto può fare il coglione, la Biosuocera arrabbiarsi con madre e/o compagno, il cane scoreggiare e sbavare ai nostri piedi e spingerci col testone mostruoso per avere del cibo.
Invece no. Ieri sera, intanto per cominciare, il cane era l'equivalente di un enorme peluche. Non aveva il minimo odore, era sdraiato in un angolino tra l'Uomo e il Suocero e se nessuno lo considerava dormiva placido. Io, che ho avuto un bruttissimo rapporto con il Gigantesco Mostro Bavoso n.2, alias Bosko, comunque amo gli animali e quindi, visto che Poldo da adulto non lo avevo ancora visto, ho cercato di simpatizzare. Scoprendo così che Poldo è timido, è dolce, obbedisce E NON SBAVA. Il che mi ha immediatamente riconciliato con la razza dei boxer.
I parenti ieri erano adorabili. Anche la Nonna Superna, che comincia un po' a rincoglionire, porella, ma è tanto cara.
Il ristorante, che credevo avesse per menù "pezzo di mucca crudo buttato mezzo minuto su una piastra unta", era modesto all'apparenza e ECCEZIONALE quanto a scelta.
A parte le carni: giuro che oltre a tutte le possibili carni tradizionali e a quelle
ormai ovvie come struzzo, bisonte e canguro, c'erano "filetto di kudù" (l'antilope dalle corna ricurve che Hemingway cacciava in Africa, per capirci, questa della foto) e "tagliata di zebra", e quando sono arrivata allo gnu sono scoppiata francamente a ridere. Poi c'erano circa cinquanta altre scelte, tra cui dei taglieri che comprendevano grigliate miste di salsiccine piccole piccole servite con una cupoletta di riso venere, le patatine al forno, un fico d'india sbucciato a forma di fiore, le salsine e dell'insalatina; poi le cose più strane al cartoccio, e una lista di dolci vergognosamente porcosi.
Per completare, non faceva per niente caldo, per cui avevamo anche tutti appetito.
La quasi vegetariana Castagna si è fatta un curioso piatto oblungo di legno di patate con fonduta e tartufo, diviso con gli altri, perchè erano tipo quattordici patate di media misura, e soprattutto ha potuto celebrare uno di quei lussuriosi, arcaici, precolombiani riti vegetariani che adora: prendere con due mani una pannocchia arrosto e ficcarci la faccia dentro.
Una cosa così buona che ho avuto una visione di me che faccio barbecue in giardino a Wisteria Lane per il resto delle mie domeniche.
Il clou della serata, a parte inciuccare la povera Nonna Superna che tra kudù, tartufo e sorbetto al cardamomo non ci capiva un cazzo e continuava a desiderare del pesce fritto e il gelato al cioccolato, ma alla fine era sversa a forza di vino, vodka del sorbetto e grappa, è stato la seguente conversazione con quel timidone di Suocero Aggiunto, che a volte è veramente troppo tenero:
Lui: - "Ma... pensavo una cosa... se voi due aveste un figlio... io per lui... cioè, lui cosa sarebbe, il mio... nipotastro?"
Io: - "Beh, in teoria sì, ma io gli direi che è tuo nipote. Cioè, per me è normale avere quattro suoceri, io mica faccio distinzioni tipo "suocerastro". Quindi mio figlio avrebbe sei nonni e andrebbe bene così, no?"
Lui: "Ah, ecco, sì."
Era tutto contento. Ma che carino.
giovedì 12 agosto 2010
Ricominciare
Stamattina ho spento la sveglia e mi son girata di là.
Il sonno del giusto, nel mio letto, dopo quel che mi è sembrato un miliardo di settimane; grazie a Dio, anche se l'Uomo ieri ha tentato la russata in sordina, poi si è per fortuna voltato sul fianco. E comunque io mi sono addormentata secca, giusto mentre valutavo se trasferirmi sul divano per non soffrire il caldo coniugale, che è tanto bello nel gelido inverno astigiano ma un po' meno ad agosto.
Ma venti minuti dopo essermi girata di là ero di nuovo sveglia. Con due occhi così.
A pensare al Danno che, a giudicare dalle parole di suo padre ieri su Facebook, di strada da fare per tornare come prima ne ha. Oggi lo portano ad Alessandria per la riabilitazione.
Il padre ha scritto: "E' come una rinascita". E io stamattina pensavo al bambino di dieci giorni dei vicini di sopra (per ora non rompicoglioni come il fratello) e a tutto quello che si impara dalla nascita in poi: a mangiare, a parlare, a camminare. Mi chiedevo se il Danno dovrà semplicemente rimettersi in forze o proprio ri-imparare a vivere.
All'ora di asciugarsi i capelli, questo pensiero si era allargato a macchia d'olio sulla mia giornata e la mia vita, prendendo la forma di una riflessione sul ricominciare.
Ricominciare a fare la spola tra Asti e Genova, per esempio, a partire da subito.
Ricominciare con una famiglia, anzi due, ma perchè limitarsi, facciamo tre. A partire da stasera, che tanto per cambiare non si può festeggiare un ottantaquattresimo compleanno nella trattoria sotto casa, ma si deve salire fino in cima alla montagna, su strada stretta, piena di curve e non illuminata, possibilmente sotto il terribile acquazzone tropicale previsto dal servizio meteo, che ovviamente si scatenerà a mezz'ora dall'appuntamento mentre cercheremo di attraversare una Genova impazzita (perchè ovviamente la montagna da scalare è dall'altra parte della città e non "un po' più a ponente": la fine di Genova a ponente. In orizzontale. Quasi l'inizio del passo appenninico, in verticale. Cazzo. Io sono sociopatica, ma la famiglia di mio marito certe cose se le studia, e con cura, per farmi impazzire. L'ultimo compleanno, per festeggiare una persona che abita a Milano, con gli unici due invitati provenienti dalla val di Susa, era una cena ad Arona. Ma vaffanculo.)
Ricominciare a lavorare, probabilmente in un contesto diverso, con l'ennesima terza disillusa che vede arrivare l'ennesimo insegnante nuovo, con altri dirigenti, altra segreteria, altri colleghi, altri bidelli. Un'altra strada da fare al mattino (finito, spero solo temporaneamente, il mio bel percorsino nel bosco silenzioso). Un altro cassetto, un'altra sala prof. Un altro bar per i caffè.
Ricominciare a tenermi bene, dopo due anni di sciopero, in cui ci hanno pesantemente rimesso la linea, i denti, i capelli, gli occhi, la pelle.
Ricominciare a studiare, a organizzare le lezioni, il lavoro d'ufficio, a mettere in ordine i documenti, a battagliare con gli amministratori.
Ricominciare con la gestione del cinema, le rassegne, le presentazioni, lo sbigliettamento, i viaggi su e giù a recuperare la cassa, e tutte quelle ore di visione di magistrali film d'essai.
Ricominciare tutto da capo.
Che è una cosa splendida e orribile, ogni volta.
Quest'anno ho un progetto da sottoporvi.
Chiamatelo simplify, chiamatelo spaceclearing, chiamatelo decluttering, chiamatelo riorganizzazione degli spazi, chiamatelo feng shui.
Il punto è che ho un grosso ingorgo nell'anima. E visto il senso di reale benessere che mi ha dato il mero lavoro fisico in questo mese, stavolta ci voglio credere, che riordinare, fare spazio, buttar via il vecchio e il rotto, serva a pulire anche il cuore.
Questo, a partire dal rientro dal mare, e sempre che riusciamo a scendere, stasera, dalla cazzo di montagna dove gioiosamente celebreremo il compleanno della Nonna Infera.
Il sonno del giusto, nel mio letto, dopo quel che mi è sembrato un miliardo di settimane; grazie a Dio, anche se l'Uomo ieri ha tentato la russata in sordina, poi si è per fortuna voltato sul fianco. E comunque io mi sono addormentata secca, giusto mentre valutavo se trasferirmi sul divano per non soffrire il caldo coniugale, che è tanto bello nel gelido inverno astigiano ma un po' meno ad agosto.
Ma venti minuti dopo essermi girata di là ero di nuovo sveglia. Con due occhi così.
A pensare al Danno che, a giudicare dalle parole di suo padre ieri su Facebook, di strada da fare per tornare come prima ne ha. Oggi lo portano ad Alessandria per la riabilitazione.
Il padre ha scritto: "E' come una rinascita". E io stamattina pensavo al bambino di dieci giorni dei vicini di sopra (per ora non rompicoglioni come il fratello) e a tutto quello che si impara dalla nascita in poi: a mangiare, a parlare, a camminare. Mi chiedevo se il Danno dovrà semplicemente rimettersi in forze o proprio ri-imparare a vivere.
All'ora di asciugarsi i capelli, questo pensiero si era allargato a macchia d'olio sulla mia giornata e la mia vita, prendendo la forma di una riflessione sul ricominciare.
Ricominciare a fare la spola tra Asti e Genova, per esempio, a partire da subito.
Ricominciare con una famiglia, anzi due, ma perchè limitarsi, facciamo tre. A partire da stasera, che tanto per cambiare non si può festeggiare un ottantaquattresimo compleanno nella trattoria sotto casa, ma si deve salire fino in cima alla montagna, su strada stretta, piena di curve e non illuminata, possibilmente sotto il terribile acquazzone tropicale previsto dal servizio meteo, che ovviamente si scatenerà a mezz'ora dall'appuntamento mentre cercheremo di attraversare una Genova impazzita (perchè ovviamente la montagna da scalare è dall'altra parte della città e non "un po' più a ponente": la fine di Genova a ponente. In orizzontale. Quasi l'inizio del passo appenninico, in verticale. Cazzo. Io sono sociopatica, ma la famiglia di mio marito certe cose se le studia, e con cura, per farmi impazzire. L'ultimo compleanno, per festeggiare una persona che abita a Milano, con gli unici due invitati provenienti dalla val di Susa, era una cena ad Arona. Ma vaffanculo.)
Ricominciare a lavorare, probabilmente in un contesto diverso, con l'ennesima terza disillusa che vede arrivare l'ennesimo insegnante nuovo, con altri dirigenti, altra segreteria, altri colleghi, altri bidelli. Un'altra strada da fare al mattino (finito, spero solo temporaneamente, il mio bel percorsino nel bosco silenzioso). Un altro cassetto, un'altra sala prof. Un altro bar per i caffè.
Ricominciare a tenermi bene, dopo due anni di sciopero, in cui ci hanno pesantemente rimesso la linea, i denti, i capelli, gli occhi, la pelle.
Ricominciare a studiare, a organizzare le lezioni, il lavoro d'ufficio, a mettere in ordine i documenti, a battagliare con gli amministratori.
Ricominciare con la gestione del cinema, le rassegne, le presentazioni, lo sbigliettamento, i viaggi su e giù a recuperare la cassa, e tutte quelle ore di visione di magistrali film d'essai.
Ricominciare tutto da capo.
Che è una cosa splendida e orribile, ogni volta.
Quest'anno ho un progetto da sottoporvi.
Chiamatelo simplify, chiamatelo spaceclearing, chiamatelo decluttering, chiamatelo riorganizzazione degli spazi, chiamatelo feng shui.
Il punto è che ho un grosso ingorgo nell'anima. E visto il senso di reale benessere che mi ha dato il mero lavoro fisico in questo mese, stavolta ci voglio credere, che riordinare, fare spazio, buttar via il vecchio e il rotto, serva a pulire anche il cuore.
Questo, a partire dal rientro dal mare, e sempre che riusciamo a scendere, stasera, dalla cazzo di montagna dove gioiosamente celebreremo il compleanno della Nonna Infera.
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