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giovedì 3 giugno 2010

Non se ne può più!

La situazione è veramente drammatica.

La prof Castagna, ancorché dedita a rilassarsi il più possibile e a immaginarsi già in vacanza, nella pratica si fa un mazzo così e lavora senza orari per finire tutto quel che va finito. E inoltre è preda di contrastanti ondate di marea, correnti ascensionali, sommovimenti tellurici a livello psicologico, che lei cerca di ignorare, ma che le rendono la giornata molto dura da digerire.

Oggi, per esempio, avevo l’impegno di tornare a scuola al pomeriggio, a occuparmi delle ricerche d’esame con la III C. E già, a essere onesti, mi pesava aver fissato questo appuntamento: trattavasi di tre ore di fila, al caldo, e con troppa gente, della quale almeno un terzo sarebbe stato da lasciare a casa, perché se scassano i maroni la mattina figurati al pomeriggio.
Ma, nel momento in cui si parlava di correggere insieme le ricerche, mi ero detta che alcuni alunni, come Biondo Cavaliere, Passione Per Lo Studio, Piccola Mela, Pezzo di Figliola, Smilzo Carino e Testa di Ricci meritavano di essere seguiti fino all’ultimo come Dio comanda. E avevo fissato il pomeriggio.

Poi stanotte avevo mal di stomaco e stamattina scendere dal divano (quando ho mal di stomaco devo stare da sola, e finisco per assopirmi sul divano, mezza seduta mezza sdraiata) mi ha richiesto molto coraggio.
Però alla fine, siccome prendo tutto con una certa leggerezza voluta, con un distacco il più possibile atarassico, mentre guidavo verso scuola ero serena.

Il pomeriggio con la III C è stato indescrivibile. Avrei voluto concentrarmi sugli sforzi di parte della classe per lavorare seriamente, e non perdere la pazienza: ma non era possibile, non mentre sbattevo fuori Birba e poi lo facevo rientrare per sbattere fuori Occhi d’Arabia, sgridavo la Peste e Caciarone, rimettevo in riga Faccia Pulita, Tom Cruise, Grande e Gentile, e intanto venivo interrotta all’interno di ogni interruzione da qualcuno che doveva chiedermi per la sesta volta la stessa cosa.
Senza contare i colpi di tosse finti, i pezzetti di gomma che volavano, la colla sulle sedie delle ragazze quando si alzavano per venire alla cattedra a prendere le ricerche corrette, i diecimila “posso andare a bere? ho caldo” e “posso andare ai servizi?”, tutti scaglionati di tre minuti l’uno dall’altro.

Mio malgrado, nel mio intimo ho paragonato questi diciannove svampiti a tutte le precedenti terze e ho chiarito, se per caso mi stavo ancora mentendo per non deprimermi, che non ho mai visto nemmeno i più scalcinati e agitati (leggasi la prima classe della mia vita e la famigerata III B 2006/2007) ridotti in tale stato di coglionaggine e incoscienza a neanche venti giorni dagli esami.

Si sono affacciati alla porta Enfant Terrible e Bel Ragazzo, che a distanza di un anno dalla fine delle medie vengono a trovarci minimo una volta al mese (l’ultima volta era solo venerdì scorso) e son stati un po’ lì. E io ho paragonato le ricerche dell’anno scorso (uno sbattone allucinante per trovare il materiale, perché gli argomenti erano atrocemente da grandi: il commercio internazionale di armi, la Cecenia, l’emigrazione italiana in Sudamerica, il processo di Norimberga) con la paginetta e mezza su Mandela o su Mussolini che questi qua stanno stiticamente producendomi.

Che pianto.

Menomale che Bel Ragazzo, che di solito è mortalmente timido, ha fatto in modo di infilare nel primo discorso disponibile che lo hanno proposto per la borsa di studio per merito, visto che ha una media molto alta. Lui, che ha in genere l’aria un po’ tormentata e quando sfodera il suo splendido sorriso guarda sempre da un’altra parte, oggi era rilassato e affettuoso, e gli brillavano gli occhi. Ho capito che doveva essere una notizia recentissima e che praticamente era passato apposta per dirmela.

Come a dire che in questo lavoro scoraggiarsi del tutto è impossibile, perché le gratificazioni arrivano, oh se arrivano.

Stasera, tirando le somme, vedo che sto centellinando i momenti che passo con i miei ventidue cuccioli di II B, sapendo che potrebbero essere gli ultimi, e invece contando i minuti che mi separano dallo spedire via con un calcione quasi metà della III C.

Rifletto su cause, conseguenze e modalità dell’insuccesso educativo, mi chiedo quali errori non devo assolutamente rifare, e penso che è la prima volta che davvero non vedo l’ora di spedire via una classe. Peccato; so che è normale che capiti, prima o poi, ma mi dispiace.

Mi sa che è troppo tardi per salvare ancora qualcosa. Speriamo di aver come minimo seminato qualche input in alcuni di loro, che magari salterà fuori quando saranno lontani da lì, in una classe decente.

martedì 1 giugno 2010

Ricordi d'infanzia

"Nonna, possiamo andare da Augusto a prendere il gelato?"
"Uff... ma mi sono appena seduta!"
"Andiamo da soli!!!"
"No, che c'è da attraversare la strada due volte! Castagna, li accompagni tu?"
"Va bene, nonna. Posso comprarmi una Sprite?"
"Sì. Ecco i soldi. Andate, ma date la mano e obbedite a Castagna, chiaro?"
E partiva la piccola spedizione, una ragazzina smilza e due o tre nanerottoli, sotto gli alberi del viale, fino alla gelateria che ci ha visti crescere.

Mentre la Zia Buona mi raccontava una storia nel lettone, dallo studio di mio padre, nel buio, compariva una figura alta, senza quasi fare rumore. "Siete ancora sveglie?"
"Aaah! Che paura!"
"Ma no, è la Zia Bella, che sicuramente ci porta qualcosa..."
La Zia Bella rideva del mio spavento, si accoccolava in fondo al letto, con una mela a fettine nel piatto, e dichiarava:
"Picnic di mezzanotte."
"Ma ci siamo già lavate i denti!"
"E' frutta, possiamo fare un'eccezione. E' digestiva. E ti fa dormire bene."
Era vero.

"Chi arriva fino in fondo al corridoio senza accendere la luce?"
La casa vecchia della Psicozia aveva un corridoio sterminato, con sette porte, che finiva in un grande ingresso silenzioso. Buio come la morte.
Pazienza se ero la più grande: a quel gioco perdevo sempre.

"Papà?"
Sapevo che l'inflessibile severità paterna aveva qualche maglia allentata, in determinati punti. Quando comparivo tutta impolverata dopo ore dalla porta del giardino e cercavo mio padre invece che mia madre, il motivo poteva essere solo uno.
"Eh beh? Dove sei stata fino adesso?"
"Ero nel giardino dei... Sai che c'è quella specie di intercapedine? Ci sono dentro dei gattini e telogiuropapà, sonogattinipiccolisenzamamma!!!"
Dal cucinino mia madre:
"Ah no, eh?"
Mio padre, accigliato:
"Lasciali lì. La gatta tornerà a prenderli."
"Ma papà..."
"No, ninin, non possiamo mica prendere tutti i gatti che vediamo..."
"Ma papà!!!"
"Non cominciare", cercava di stopparmi mia madre. Ma io conoscevo i miei polli:
"Sono piccolissimi!!! Miagolano!"
Mio padre, agitandosi sulla poltrona a dondolo:
"E allora la gatta li sente e arriva!"
"Ma non c'è nessuna gatta, papà!!! Sono stata lì a vedere se arrivava, e non è mai venuta!"
"Ma quanto ci sei stata?" abboccava mio padre, mentre mia madre si rifugiava in bagno imprecando a voce alta contro le bambine che escono alle sette di mattina dalle case di campagna.
"E' da stamattina che sono lì, papà... da subito dopo colazione!"
"E la gatta non è mai venuta?"
"No! E", stoccata finale, "i gattini miagolano, hanno fame!"
Padre fritto in padella:
"Ma quanto avranno?"
Mia madre dal bagno:
"Ah no. No no no no."
"Non lo so", che merde che sono i bambini quando vogliono una cosa, "vieni a vederli!"
"No, che non ci vengo."
"Ma papàààà."
"Ho detto di no."
Finta ritirata:
"Posso almeno portargli un po' di latte? Hanno fame."
Preparazione della ciotola del latte, uscita lentissima della bambina che cammina un piede avanti all'altro per non versare il liquido:
"Beh, fammi vedere quanto sono piccoli, 'sti gattini, ma non li prendiamo, chiaro?"
Strike! Andata!

Momento di evasione



Scusate,una reminiscenza dei miei sedici anni.

lunedì 31 maggio 2010

E mo’ basta

Chiedete a Castagna, a suo cugino Sanguedelmiosangue o a qualunque altro fortunato membro della gioiosa confraternita degli Ansiosi se preferisce il caldo o il freddo, la risposta è scontata.

Il freddo è terribile e fa stare male; ma il caldo è devastante.
Dal freddo ci si difende con tisane bollenti, maglioni doppi o tripli, coperte plaid piumoni calzettoni: tutte cose che a noi Ansiosi piacciono un sacco, che fanno tanto utero della mamma, culla, tana, nascondiglio inavvicinabile dall’Orrendo Mondo Esterno.
Dal caldo ci si difende solo andando a fare la spesa e piazzandosi sotto il condizionatore davanti al banco frigo, solo che poi uscendo si sta peggio di prima.

Il caldo a quelli come noi fa venire il calo di pressione, le manie omicide, o anche l’innamoramento fasullo a precipuo carattere fisico, leggasi bisogno cosmico di dare sfogo all’istinto primordiale di accoppiarsi con qualcuno che, normalmente, non guarderemmo neanche di striscio.
Per mia fortuna quest’ultimo effetto collaterale in me è ormai scemato, dopo aver raggiunto un orribile picco l’estate in cui il Pallavolista, con le sue grandi rassicuranti mani, mi spalmava la crema solare addosso, sulla spiaggetta di Sturla, e aver avuto una recrudescenza isolata
a un matrimonio dove uno preciso identico a Robert Downey jr. (ma più giovane e non drogato) sorseggiava l’aperitivo sulla chaise longue vicino alla mia.
Ma tutti gli altri effetti collaterali, dal giramento di testa alla congestione per aver bevuto acqua fredda, ce li ho ancora.

Quindi generalmente Castagna, alle prime avvisaglie di caldo, reagisce tappandosi in casa e uscendo solo al tramonto e all’alba, sfuggendo la luce solare come i bambini di “The Others” e facendo velocemente piani per lasciare la città e trasferirsi a 1500 metri slm.

Tuttavia oggi alle sei avreste potuto vedere uno spettacolo singolare: Castagna con un tankini marrone e oro che furtivamente si posiziona su un lettino pieghevole sul terrazzo e, coraggiosamente senza crema protettiva, ci resta un’oretta a sudare, con immensa delizia dei gatti che mirano a spodestarla quanto prima dalla sdraio e piazzarcisi al suo posto.

A cosa si deve ciò?

A tre fattori.

Primo, mi sono rotta i coglioni di essere triste arrabbiata o infelice per il lavoro. Il lavoro quest’anno è finito sei settimane prima delle ferie, per me.
Cioè dopo l’ultima botta di nervoso.
Mo’ basta.
Sono ufficialmente in vacanza e tratterò le incombenze di fine anno e gli esami come impegni collaterali, scocciature minori come andare a pagare una bolletta in posta.
Quindi sole,
depilazione,abbronzatura, e testa lontana dai crucci lavorativi.
Buon umore. Soprattutto buon umore.

Perché (è il secondo fattore) l’Uomo quest’anno sul lavoro è messo peggio di me e quindi io lo coccolerò e vizierò tutta l’estate.
E all’Uomo piace andare al mare, quindi io ci devo arrivare già abbronzata, stavolta, è deciso.

Terzo fattore: stamattina scendendo dal letto ho inevitabilmente pensato con orrore che era lunedì: ma date le decisioni di cui sopra, e cioè

IO SONO IN VACANZA, SONO DI BUON UMORE E PENSO POSITIVO, SORRIDO E MI RILASSO,

ho agito di conseguenza.
Israele attacca nel Mediterraneo? Oddio… No, fermi tutti:

IO SONO IN VACANZA, SONO DI BUON UMORE E PENSO POSITIVO, SORRIDO E MI RILASSO.

Stanno per varare un’altra manovra economica?

IO SONO IN VACANZA, SONO DI BUON UMORE E PENSO POSITIVO, SORRIDO E MI RILASSO.

Oggi pomeriggio ci sono i prescrutini e ci saranno delle rotture di balle tra colleghi?

IO SONO IN VACANZA, SONO DI BUON UMORE E PENSO POSITIVO, SORRIDO E MI RILASSO.

Così ho messo i miei pantaloni pinocchietto con tasche preferiti, che mi fanno un discreto sedere, i miei sandali preferiti color bronzo, una t-shirt nera, e coi capelli tutti puliti, il mio rossetto preferito e un buon profumo sono uscita per affrontare la prima menata della giornata: una coda in banca, oh gaudio.

E in piazza San Secondo un essere umano di sesso maschile e di età inequivocabilmente intorno ai diciotto anni mi ha fischiata.

Ecco, questo è un segno di Dio per dirmi che

IO SONO IN VACANZA, SONO DI BUON UMORE E PENSO POSITIVO, SORRIDO E MI RILASSO

è la soluzione a tutti i miei problemi, e poco importa se il suddetto diciottenne era miope, o se quelli di diciotto anni fischiano a caso a qualunque cosa abbia due tette, o se io faccio un mestiere in cui è decisamente meglio che i diciottenni ti trovino brutta e cattiva: quel che conta è che in effetti, sovrappeso e un paio di brufoli a parte, anche io mi trovavo fischiabile stamattina, per la prima volta da molto tempo e senza che fossero presenti i miei amici della Locanda, che sospetto l’Uomo paghi profumatamente per trattarmi come una regina le sere in cui sono giù di tono.
E comunque vogliamo metterla, essere fischiata di lunedì mattina prima delle nove fa un bene alla salute che la metà basta.

E quindi, mo’ basta imbruttirsi, farsi del nervoso e trascurarsi. Oooh. Fanculo.

IO SONO IN VACANZA, SONO DI BUON UMORE E PENSO POSITIVO, SORRIDO E MI RILASSO.

Posso affrontare il caldo, la perdita di cattedra, il balletto dei trasferimenti e svariate altre cose strazianti. Se mi ricapita il tizio che sembrava Robert Downey jr non so se riesco a ignorarlo (quello lo avevo rivisto a novembre e lo trovavo assolutamente sexy anche con un cappotto addosso e senza cocktail in mano), ma a parte questo dettaglio mi sento pronta per spremere da questa estate il massimo del benessere.

venerdì 28 maggio 2010

Se non li guardo negli occhi

Corridoio dei laboratori, intervallo delle 10.00.
L'Inflessibile: "Come stai?"
Castagna: "Ma bene, dai. Ieri a un certo punto ho smesso di pensarci."
L'Inflessibile. "Hai fatto bene, non si può lasciarsi rovinare la vita."
Castagna: "Sì... mi sono detta: dai, domani mattina ti fai venire un bell'attacco di colite alle sette, poi però ti vesti tutta elegante e vai a scuola come se niente fosse."
E, guardandosi con occhio critico: "Poi alla fine non ho fatto nè l'una nè l'altra cosa."

Coi bambini ho parlato, con più calma.
Ci siamo detti che vedremo quest'estate. Pasticcino Svizzero ha chiesto: "Ma se non è con noi ci verrà a trovare?"
E io, con tono tranquillo: "Certo che verrò."
Punta di Diamante, che mi legge dentro: "Mamma mia, l'ultimo giorno di scuola sarà una roba straziante quest'anno, piangeremo in massa."

Va bene così.
Se non li guardo negli occhi, ce la faccio.
Ovviamente ieri Punta di Diamante era coccoloso, lamentava mal di testa e mi ha parlato costantemente mentre interrogavo, scrivevo i voti, aspettavo che finissero l'esercizio di grammatica, davo disposizioni sulle parti da studiare per la prossima volta. E così alla fine l'ho fissato dritto nei suoi occhi di ragazzino esaltato e troppo intelligente, facendomi un male boia, e quel che ho visto mi ha fatto pensare a cosa mi perderò se non faccio la terza con questa ventina di piccoli esagitati, se storia gliela spiegherà qualcun altro e se non potrò raccontargli del tentato suicidio di Foscolo, dell'amore per la velocità di Marinetti e del male di vivere di Montale.

E menomale che ho passato gli ultimi cinque mesi a studiare la filosofia buddhista del non attaccamento: l'anno scorso, di guidare fino a Costigliole per guardare la scuola dal piazzale e pensare con calma che l'anno prossimo me la farò sicuramente piacere e troverò degli altri ragazzini con cui instaurare un rapporto, non sarei stata mica capace.

Ieri ho raggiunto l'Uomo a pranzo. Era seduto da solo a un tavolo della Bocciofila di Paesone Sfigato apparecchiato per due, mentre ai tavoli vicini pranzavano i suoi alunni, prima di rientrare con lui a fare letteratura.
Era bello, abbronzato, con una giacca a coste che gli ha passato suo padre che gli fa sembrare gli occhi ancora più verdi, i capelli tagliati da poco. Si guardava intorno e aveva un'aria così triste e delusa che non sapevo cosa dirgli.

Domani partiamo per il Lago Maggiore e cerchiamo di staccare.

mercoledì 26 maggio 2010

Lo scontro frontale

Mi ha agitato le mani in faccia e con la sua solita voce dal volume altissimo, ha detto: "Ah, ma è già tutto deciso. La Bionda Stranita prende sei ore in III B, e chi arriva da fuori ne prende cinque, tre in III B e due di completamento."
"E chi lo ha deciso?" ho chiesto, secca.
Ha sgranato gli occhi: "Ma... guarda, non è una decisione della dirigente!"
(Che fai, credi che sia così cretina da non capirlo, che lo hai stabilito tu, Bestia Nera? Secondo te ci casco, nel giochino, e me la prendo con la C? Stai cercando di scaricare il barile?)
Io: "Infatti, voglio sapere chi decide queste cose e quando, perchè non trovo corretto che siamo qui in sei a parlarne in corridoio, vorrei sapere qualcosa in via ufficiale."
La Bestia Nera fa la comprensiva: "Lo capisco che tu sei punta sul vivo perchè la cattedra che salta è la tua..."
(Vaffanculo, stronza.)
Io sempre più dura e senza l'ombra di un sorriso: "Ma io voglio sapere a chi li lascio, i ragazzi, e a fare cosa. Anche se me ne vado, ci ho lavorato due anni su quella classe e lasciarli a un insegnante, a due o a quattro non è uguale, per me".
"Eh, le ore sono divise così come ti ho detto..."
Interviene il collega di ginnastica:
"No, questa è una delle soluzioni, ma effettivamente bisogna mettersi a tavolino a studiare le cose, perchè potrebbero anche essere divise come tre, tre e tre le ore da sistemare."
Io: "Infatti: perchè non c'è una riunione per parlare di queste cose? Perdere una classe merita che ci riuniamo ad analizzare le soluzioni possibili, in particolare per Lettere che è la materia più colpita."
"E' una questione di anzianità, scegliere tra le cattedre disponibili", mette giù risoluta la BN.
"E se le cinque ore di completamento le prendessi io?"
Quello di ginnastica: "Non te le danno, con cinque ore non ce la fai a fartele assegnare."
La Bestia Nera, senza nemmeno fingere una minima ipocrisia, adesso, ma con lo stesso tono d'acciaio che sto usando io: "No, allora, la situazione è questa: se non ci danno la terza prima tu qui non ci sei più."
(Credi che non lo sapessi? Credi che mi metterò a piangere e ti darò uno spintone gridando "brutta cattiva, vai via"? Sei così piccina che mi faresti pena, se non mi facessi schifo, merda presuntuosa, feudataria del cazzo.)
Io, immobile a gambe piantate nel pavimento, con le nocche bianche intorno ai libri che ho in mano e la bocca ridotta una fessura piena di lame:
"Bene, ma ci vuole lo stesso una riunione, vorrà dire che io faccio funzione della supplente che viene poi, come si fa in questi casi, visto che sono l'insegnante uscente: e mettiamo il caso che alla fine la terza prima ce la diano, c'è comunque una collega che deve completare le ore. E chi lo decide, ad agosto, mentre siamo tutti sparpagliati, a chi vanno le materie contenute in queste ore?"
Il collega di Tecnica: "Sì, infatti bisognerebbe sedersi a tavolino e prospettare tutte le soluzioni, sia in un caso che nell'altro. Perchè anche un supplente potrebbe voler sapere cosa lo mettiamo a fare, magari se gli diciamo che deve tappare buchi qua e là non viene, è libero di scegliere un'altra scuola."
"Infatti, non vi sembra scorretto - insisto, calcando sulla parola scorretto, che non venga convocata una riunione apposta per metterci lì con carta e penna, a stabilire chi farebbe cosa?"
"Ma tanto è l'anzianità che conta" ripete la BN: e io mi giro, la inquadro bene e le dico:
"Scusa un attimo, ma se facciamo anche la I C, e io riesco a farmi dare le ore in assegnazione per continuità, metti che io ho sei ore e tu tre sulla III B, e sono due anni che faccio italiano io in quella classe, lì più che l'anzianità conta l'insegnante che ha più ore, e ci mettiamo d'accordo su quali materie fare, mi pare, no?"
Pensavo le venisse un embolo: le sono usciti gli occhi di due centimetri dalle orbite, aperti tondi come due piattini da caffè e per una volta è rimasta senza parole, tanto che qualcuno si è intromesso, la campanella era suonata da un pezzo, e la cosa si è chiusa lì.
Con la Bestia Nera che mi guardava come se avessi detto: "Essendo appena atterrati degli omini verdi nell'orto botanico della scuola, ed essendo io in realtà un ultracorpo che si è celato finora nelle spoglie di una professoressa, mi nomino padrona dell'universo, a partire da ora."

Solo che quando sono entrata in II B tremavo come una foglia dalla rabbia e avevo un grosso pezzo di ghiaccio al posto dello stomaco. Dovevo essere bianca come uno straccio, mi veniva da vomitare.
I bambini, che avevano colto solo qualche frase della discussione in corridoio e mi hanno visto con quella faccia, erano atterriti.
Li ho guardati e, giuro, non mi ricordavo chi ero, cosa ci facevo lì, che materia dovevo fare. Ho visto le loro ventidue faccette e l'unico pensiero che si è fatto strada nella mia testa è stato: "Cazzo, no. Non guardatemi così, devo resistere ancora tre settimane, non fatemi venire il magone oggi."

E così ho sentito la mia voce dire:
"Se non fanno la terza sezione, sarà molto difficile che le ore che restano le diano a me."
"Nooo, prof."
"Eh, ragazzi," li ho stoppati, "fatevene una ragione," (Che frase di merda, che frase da stronza a cui non frega niente, come ho potuto dire una cosa del genere ai miei bambini, con che coraggio?) "adesso più che altro stiamo lavorando perchè non siate danneggiati e abbiate al massimo due insegnanti, come l'anno scorso, che avevate me di Italiano e il Troll di Storia e Geografia. Così almeno è una normale distribuzione delle ore di lettere.
Poi, che uno di questi insegnanti sia io, non lo so se riusciremo a ottenerlo. Tenete presente che faccio il possibile per fare con voi almeno parte delle materie in terza, e..." non lo volevo dire, ma non mi sono fermata in tempo: "e che se non mi ridanno la cattedra mi si spezzerà il cuore in due, perciò lo dirò soltanto una volta e poi non ne parliamo più."

Ho sentito qualcuno bisbigliare: "Sta piangendo?"
E ho controllato: no, non stavo piangendo. Probabilmente avevo una smorfia di rabbia e dolore in faccia, ma avevo gli occhi asciutti. Ho riflettuto se volevo lasciarmi andare e piangere, perchè faticavo a trattenermi e perchè così avrebbero capito davvero quanto ci tengo.
Ma Castagna NON piange davanti ai suoi alunni, nemmeno l'ultimo giorno di scuola quando qualcuna delle ragazzine la abbraccia singhiozzando. Ho sterzato e deciso che dovevo cominciare la lezione, subito.

Però, parlando con loro, inconsapevolmente mi ero grattata (o strofinata? non lo so) un braccio nudo e, mezz'ora dopo, sono usciti i segni: mi sono spaccata i capillari a unghiate.

domenica 23 maggio 2010

Oh, io c'ho provato

Ho passato il weekend a fare la geisha all'Uomo per distrarlo dalla perdita di cattedra e dal conseguente trasferimento, con discreto successo.
Sono uscita venerdì sera e ho passato la serata con gli amici della Locanda, in particolare con il Nobile Toscano e con Blago, che hanno il pregio di prendere una prof ridotta uno straccio da una settimana orrenda e di farle ricordare che a) è un'adulta b) è una donna c) è una donna che può dimostrarsi desiderabile, intelligente e ironica, anche e soprattutto senza toccare un goccio d'alcool. Sono tornata tardi, ho fatto cento cose nell'arco del weekend, ho persino cucinato. Ho pensato alle vacanze, ho letto libri di meditazione e un sacco di altre cose interessanti, ho corretto un fracco di prove e portato avanti un bel po' di lavoro, e insomma mi sono tenuta impegnata e sorridente.

Ma si sta avvicinando l'ora di cena e, con essa, la consapevolezza che anche la domenica è passata e domani è lunedì: un lunedì in cui potrebbe aspettarmi di tutto a scuola, ma più probabilmente non succederà assolutamente niente ora che sto in campana, me lo pianteranno invece in quel posto più in là, a tradimento, in una qualsiasi mattina dell'esame, quando sarò serenamente seduta a sorvegliare gli scritti con addosso un abitino leggero.

Ho deciso di non cucinare cena, di non fare la doccia, di non contribuire in alcun modo ad andare a letto e spegnere le luci, perchè ho fin troppo chiaro che domani mattina alle cinque avrò gli occhi a palla, le palpitazioni e male alla mandibola e, dopo colazione, mi sparerò uno di quegli attacchi di mal di pancia tipo parto che solo le migliori ansie anticipatorie, nelle quali ho preso il dottorato a sei anni, possono causare.
Mi oppongo con tutte le mie forze al fatto che domattina sia lunedì.

Non c'è zen che tenga, quando hai la sensazione che entrando a scuola infilerai inavvertitamente il piede in una tagliola che reciderà l'arteria femorale, ma solo in un punto piccolissimo quasi invisibile, così ti dissanguerai senza saperlo nei prossimi giorni.

E ora, concentriamoci su quel che di buono possiamo fare per gli altri, come direbbe il Dalai Lama, del quale ho appena finito "L'arte della felicità sul lavoro" (un libro a caso, preso senza minimamente pensarci, eh? dalla mia scaffalatura di roba karmica), da qui a domani quando scatterà la trappola e verrò appesa a testa in giù a sanguinare molto lentamente come nella tortura della fossa dei Giapponesi:

- terrò compagnia all'Uomo e ragioneremo sulle sue scuole possibili
- preparerò cena e metterò a posto casa
- farò il pane da portare a mia zia
- terrò compagnia a Cavallino per telefono se ne avrà bisogno
- correggerò ancora qualche tema
- domattina andrò a mettere in regola la Fata Pugliese, cioè la colf di mia madre che lavora anche a casa nostra a Genova
- preparerò la lezione su Petrarca per la seconda

Insomma sarò molto utile alla comunità e sicuramente tutto questo in qualche modo tornerà in karma positivo anche su di me. Per esempio, mentre sarò appesa con la femorale che sgotta sangue arriverà una tigre e mi farà fare una bella morte veloce:
"La collega non ha avuto il trasferimento e la cattedra andrà in assegnazione annuale a una supplente a novembre, lei è la fortunata vincitrice di un intero anno a Costigliole d'Asti con due classi tutte sue, e sa cos'è la cosa migliore? Che per andarci non dovrà passare nella stessa vallata di Scuolina Rosa e quindi, se vorrà vedere i suoi exalunni mentre fanno lezione con un'altra o altre tre insegnanti di lettere, dovrà andare a trovarli apposta, e così avrà tutto il tempo di piangere in una piazzola sulla tangenziale prima di arrivarci. Contenta?"

Sarà una notte molto lunga.
E non essendo io Sanguedelmiosangue, in casa non c'è neanche una goccia di Xanax, porca vacca.

venerdì 21 maggio 2010

Calma e gesso, parliamone: NO.

Analizziamo la cosa in maniera più fredda.

Se Scuolina Rosa fa solo due prime, l'anno prossimo, il posto che io sto occupando (che, tra parentesi, non è mio ma di una collega in assegnazione provvisoria, che presto si spera riesca ad avere il trasferimento via da lì, visto che lei lo desidera, per motivi di famiglia, e io pure, per riprendermi il mio posto) si riduce a una poltiglia di ore sparpagliata come ho spiegato nell'ultimo post.

Ma oltre a questo, dal momento che da noi ci sono nove classi, anche altri colleghi perdono fette di cattedra, perchè, per esempio, i colleghi di tecnica, arte, musica e ginnastica avevano 9 classi per 2 ore ciascuna, che fa appunto 18 ore settimanali, cattedra piena.
Quindi gente con trent'anni di servizio, molti dei quali sono lì da decenni, si ritroverà a dover completare cattedra andando a lavorare per due ore in un'altra scuola (sempre che se ne trovino). Idem inglese, matematica, francese, con alcune variazioni sul numero di ore da completare.
Insomma, il problema non riguarda solo me.
Ieri mi sfogavo dei fatti miei, ma ho presente il quadro generale e non è allegro.

Inoltre, e questo è un aspetto anche più preoccupante, le due prime saranno di trenta bambini. E questo non va bene, perchè i bambini che arrivano dalle elementari, soprattutto dalle scuoline di paese, ormai non sanno stare seduti nè usare diario, libro, quadernoni, non hanno mai tenuto in mano un protocollo e non sanno che il professore non è la maestra amica della mamma, per cui metterli in riga e seguirli è sempre più faticoso, e poi i deboli e gli handicap in una classe numerosa sono più difficili da aiutare, e inoltre durante l'anno possono arrivare persone da fuori (di solito stranieri) e quindi una classe che parte con trenta si può ritrovare di trentadue o trentatre, visto che non c'è molta scelta su dove metterli, anche perchè da noi una sezione ha il tempo prolungato e due no e non puoi costringere un genitore a scegliere un orario che non gli va bene.

Ora, di fronte a una situazione del genere, un preside degno di questo nome convoca i suoi docenti per una riunione apposita, prospetta strategie per spremere un'altra classe dal provveditorato, si appella ai sindacati, propone piani orari per risolvere la questione delle ore di completamento, e, insomma, dà prova di stare preoccupandosi della cosa.

La C- invece ieri al collegio docenti ci ha parlato del calendario 2010 / 2011, delle ferie, dei progetti e così, di striscio, della perdita di una sezione. Della quale aveva già detto qualcosa in corridoio a un capannello di professori dalla faccia scura, tra cui io e quello di ginnastica / rappresentante CGIL, e precisamente aveva proferito con il suo solito tono calmo e svagato: "Già, ecco, ora non sono andata poi a informarmi..."
Se gli sguardi d'odio facessero venire delle malattie, lei oggi sarebbe in rianimazione. L'abbiamo scorticata viva con gli occhi. Ma come ci parli, con una che non solo dice cose del genere e va avanti - da anni - dicendo "eh, già, ora non sono poi andata a scaricare la circolare / non ho avuto tempo di entrare sul sito del CSA / non ricordo esattamente la legge" ogni volta che c'è una questione urgente e scottante?
E poi, in collegio docenti, ha detto questa perla: "io per carattere non sono una che va a incatenarsi davanti al provveditorato per una classe..." (uh caspita, menomale che ce lo hai fatto notare, già ti vedevamo sulle barricate che lottavi per i diritti degli studenti, delle famiglie e degli insegnanti!)

E stamattina mi ha telefonato alle otto meno due, prima che entrassi in classe, per dirmi con tono solo falsamente discorsivo che si è pensato di usare molta riservatezza sulla questione con le famiglie.
"Perchè, vede, potrebbero allarmarsi, interpretare male e addirittura spostare i figli."
Ho detto che non sono d'accordo.
Ho detto che io, coi miei ragazzi di II B, ho già parlato del problema. Vero. L'ho fatto ieri.
Lei mi ha ricordato, un po' trasversalmente, che sono in assegnazione provvisoria.
Io le ho risposto che lo so e che infatti io avevo preparato le mie classi all'idea di andare in terza con qualcun altro, ma che spezzettare le ore di italiano a una terza non è la stessa cosa che cambiare l'insegnante.
Ho detto che io, magari, avrò sbagliato (e si sentiva perfettamente nella mia voce la seguente canzoncina: "ah ah ho sbagliato ma ormai te l'ho già fatta la frittata, ups, scusa tanto, ahahahah....") ma che ritengo che le famiglie vadano avvisate dei disservizi causati dai tagli che stiamo subendo, e peraltro che se qualcuno verrà a lamentarsi lei è libera di dire che sono io che mi son sognata tutto, oppure di mandarmelo perchè io mi prenda la responsabilità di quel che dico.
Lei ha risposto che se viene qualcuno a chiedere informazioni ci parlerà lei, per spiegare che la situazione non è poi così drammatica.
Io ho detto che senza dubbio ho fatto presente ai ragazzi che non è ancora detto come andrà a finire, e che la dirigenza si impegnerà certamente a trovare delle soluzioni che non li danneggino.
E ci siam salutate.

Ora ho davanti un lungo weekend in cui farmi la paranoia di quanti punti deboli ho che potrebbero servire ad attaccarmi per rappresaglia.
Ma tornassi indietro rifarei esattamente così.

Non ho mai chiesto niente per me in quella scuola, ho preso le classi che mi han voluto dare, ho ingoiato merda, ho sorriso a tutti e non per ipocrisia, ma perchè quando c'era un problema lo affrontavo, e poi passavo oltre e cercavo di mantenere rapporti decenti e civili con tutti, mi sono presa la responsabilità delle mie iniziative e ho messo la faccia di fronte ai problemi coi ragazzi e coi genitori: adesso ho da difendere l'interesse mio e della mia classe, e intendo fare di testa mia.

Ma soprattutto, io non sono una dipendente nè della C. nè di alcun altro preside: io dipendo direttamente dalla Repubblica italiana. Hai voglia dirmi come mi devo comportare.

Il prossimo blog mi sa che dovrò intitolarlo "www.profsottomobbing.com".

Va bene, mi stavo giusto annoiando un po'.

E no, quanno ce vo', ce vo'

FANCULO

HO DETTO FANCULO

FAAAAAANNCUUUUULOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO

FANCULOFANCULOFANCULOFANCULOFANCULOFANCULO!


Okay.
Om.
Om.
Ooooooooooooommmmmmmm.

Mi spiego.
Non ci hanno dato la terza prima.
Cioè l'anno prossimo a Scuolina Rosa ci saranno una I A e una I B. Niente I C.
...?
Esatto, indovinato. Lettere in I C era la seconda metà di cattedra che io dovevo occupare.

E adesso voi direte: beh l'altra mezza cattedra te la danno lo stesso, no?
Sì. Sìsì. Se mi riesce l'assegnazione provvisoria, le altre ore (la mia II B che diventa III B) me le danno. Solo che non sono 9, come sarebbe per una mezza cattedra.
Perchè da noi ci sono TRE colleghe sul tempo prolungato, che hanno ognuna quindici ore di lezione con la propria classe, e devono completare con tre ore.
Quest'anno andava bene perchè una di loro aveva la terza e continuava con l'orario da quindicista. Le altre due (la BN e Brava Crista) facevano la decima ora di lettere, rispettivamente nella B e nella C: perchè forse a voi che non siete del mestiere è sfuggito che prima ogni classe aveva un totale di 11 ore per italiano, storia e geografia, e invece da quest'anno le classi a tempo normale hanno 9 ore di lettere + 1, che non viene fatta dall'insegnante di lettere della classe ma da un altro, perchè "non fa cattedra".
Se l'anno prossimo non c'è la I C, ci troveremo con una collega che deve completare con un'ora, e un'altra che deve completare con tre.
Quindi le 9 + 1 ore della III B verrebbero ulteriormente smembrate tra persone diverse: in pratica ne verrebbero mangiate altre 4, la cattedra, almeno sulla carta, diventerebbe: 5 + 1 + 1 + 3.
Quattro docenti di lettere sulla stessa terza media.
E se proprio vogliamo vedere, a livello di materie le 9 ore di lettere sono così suddivise: 6 italiano, 2 storia e 1 geografia (sulla carta, perchè io per esempio faccio 5, 2 e 2: se gli facessi geografia solo una volta la settimana staremmo freschi).

...quindi????

Come cazzo se le divideranno le ore?

Ora, i genitori di II B sanno perfettamente che io sono in assegnazione provvisoria, ma la situazione finora era: se non ci sarò io, ci sarà qualcun altro. Per nove ore.
Nessuno ha mai detto a queste 22 famiglie che in terza media i loro figli rischiano di avere quattro prof di lettere diversi.
Una di questi potrei comunque essere io. Che già cedo parte di antologia alla collega che mi fa la decima ora.
E dovrei prendermi la fetta da cinque ore: ma che farei, solo letteratura e grammatica e niente scrittura e antologia, o mezza grammatica, tutta letteratura, un pezzo di antologia, e quando ho il tema chi cazzo li guarda per tre ore di fila? Io + 1 collega + 1 altra collega?

Oppure mi state dicendo che farei storia, geografia e magari la decima ora di lettura e letteratura la fa qualcun altro, dopo che gli ho raccontato tutto, Abramo, gli Achei, Ulisse, Enea, il Cantar de mio Cid, la morte di Rolando a Roncisvalle, il placito di Capua, Inferno Purgatorio Paradiso, chiare fresche dolci acque???? dopo due anni che ogni volta che iniziamo un argomento nuovo rinsaldiamo la comune passione per le storie degli eroi e dei cavalieri, inorridiamo dei mostri e ci innamoriamo delle ninfe e delle principesse, tutto insieme, io e loro?

E poi (osservazione strettamente egoistica) le altre ore io devo farle in un'altra scuola. A non oltre 25 chilometri da quella dove lavoro. O a non più di 30 da casa. Cioè, praticamente ovunque in provincia di Asti, e tutto rigorosamente scollinando per stradine di campagna, con buona probabilità.
Che poi magari questa si rivelerà la parte interessante della cosa: potrei finire a lavorare in un liceo, o tornare dal Mio Preside, o chissà.

Però non c'è male, come programmino. Ah, già, perchè voi non lo sapete: lunedì hanno ufficializzato che la cattedra dell'Uomo salta. Quindi a settembre vita nuova, anche per lui, e chissà dove. E chissà a che ora ci alzeremo, chi userà il bagno per primo, chi riuscirà a tornare a casa a pranzo e quando, chi lavorerà su una scuola chi su due o tre, chi finirà alle serali, chi avrà il sabato. Proprio come quando eravamo precari, solo che siamo in ruolo tutti e due, e da anni.

Grazie, eh, Mariastronza! che sul tuo sito hai messo che sono aumentate le classi a tempo prolungato, e invece è da un anno che hai proibito di aggiungere sezioni a tempo pieno.

Bene, comunque stasera sono uscita dal collegio docenti e mi sono messa a piangere appena svoltato con la macchina fuori dal piazzale della scuola. Perchè mi spacca troppo i coglioni lasciare i miei 22 piccoli cannibali, che sono abituati alla mia scrittura, al mio modo di dare i compiti, al nostro modo di ragionare insieme sulle cose, a smazzarsi tre materie senza di me, e mi ruga anche peggio pensare che farò parte delle ore solamente, entrando inevitabilmente in conflitto metodologico e personale con altre colleghe, per quanto brave. Già 'sta storia della decima ora, con Brava Crista viaggia bene, ma hanno fatto nemmeno un quarto del libro, mentre l'anno scorso avevamo finito il volume di Antologia; e invece in III C la BN approfitta biecamente della decima ora per spiare come lavoro e minare la mia figura, e i ragazzi, che hanno intuito la freddezza con cui ci parliamo e il fatto che ci parliamo pochissimo, ci marciano ("noo, questo con la Castagna non lo abbiamo ancora fatto" - falso - e "sììì, questo ce lo ha già fatto fare la BN" - falso...).

Beh, stasera sono uscita in questo stato da scuola, e normalmente avrei guidato rabbiosamente su e giù per le colline per poi trovarmi un posto isolato e scenografico in cui mettermi a fumare e piangere. ma con la bronchite e l'allergia non era proprio il caso.

Allora ho fatto una cosa intelligente. Ho trovato una scusa per passare alla casa famiglia, nascosta nei boschi, dove vive lo Straniero. La scusa era un cambio di programma sul laboratorio di cucina che dovevamo fare, e che lui stava organizzando con me e Occhi d'Arabia: tè marocchino alla menta e "corna di gazzella" (dolcetti di mandorle e nocciole aromatizzato all'acqua di rose).
Sono arrivata nel piazzale, in fondo a una stradina impervia, sono stata soffocata dal gigantesco abbraccio di un ex alunno dell'Inflessibile di cui non mai parlato, ma che - facciamola breve, che è doloroso - quasi sicuramente era il ragazzino che quattro anni fa volevano darci in affido, quando poi noi siamo andati in crisi e abbiamo dovuto ritirare la nostra disponibilità.
Ho chiacchierato con lui, con lo Straniero e con la loro educatrice, fino all'ora di cena. E poi son venuta a casa.
E dopocena son stata un'ora al telefono con l'Inflessibile che mi ha detto tante cose belle, che lei ci tiene a me e non vuole che io mi metta contro i colleghi scatenando un putiferio per questa questione delle ore (e invece è proprio quello che farò, mi sa), perchè non vuole vedermi messa in un angolo come era lei qualche mese fa.
E dopo ancora sono scesa col cane e c'era un usignolo che cantava benissimo su un albero del parchetto dove porto la De a far pipì, e son stata lì a sentirmelo, e ho pensato:

MA SI', FANCULO.

martedì 18 maggio 2010

Boh, va beh, ma sì, uffa

Ho alcune frasi che mi frullano in testa da giorni, le butto giù in ordine sparso.

1) Non mi piaccio come persona. Non mi piace come sto diventando.
Nemmeno come insegnante ho dato il mio massimo quest'anno, e stavolta non ho la scusa di essere stanca e avere mille casini in famiglia, è stata un'annata tranquilla. Cioè, a parte una terza di satanisti dediti al boicottaggio sistematico delle lezioni. Ma quello solitamente è uno stimolo a lavorare di più, non di meno.

2) Però mi piace che sto imparando ad accettare anche di non piacermi. Ad ammettere di avere lati pessimi. A non pretendermi perfetta. A fregarmene della facciata.

3) No, non ci voglio andare dalla Fata Bionda. Non è solo che ora ho troppo lavoro e devo concentrarmi, è anche che un po' degli obiettivi che mi sono data voglio raggiungerli da sola, è anche che alcune cose che prima trovavo spaventose ora un po' vorrei prenderle come un viaggio, lasciarmi incuriosire da come reagisco. Mi dà fastidio rendicontare quel che faccio settimana per settimana, voglio un tempo più fluido, voglio avere fiducia (questo è senza dubbio il prodotto dei weekend buddhisti).

4) No. Non ci voglio andare dalla ginecologa, a fare gli esami per vedere perchè non faccio figli. Ho paura di cosa potrei sentirmi dire e ho deciso, confortata in ciò dalla vox populi del comune blabla sulla gravidanza, che è presto per preoccuparmi. E non fosse presto, beh, non sarei comunque pronta.
Voglio starmene raggomitolata nel mio buco ad aspettare che dentro di me si chiarisca cosa farei REALMENTE se non arrivassero figli. Se adotteremmo, se resteremmo noi due, se mi ritirerei in una caverna in Tibet, se comincerei a odiare un lavoro fatto coi figli degli altri che crescono, che diventano grandi e splendidi come Enfant Terrible e Bel Ragazzo, che oggi mi si sono schierati sulla porta della terza coi caschi delle moto in mano e due luminosi, olimpici sorrisi sulle facce abbronzate.
Lo so che nelle situazioni comunque bisogna trovarcisi, lo so che mi sto fasciando la testa prima di rompermela, ma credetemi, per come sono fatta io, se prima non mi sono un minimo capita, la trafila dei controlli non la comincio, è meglio.

5) Voglio le vacanze. A questa stagione di solito non mi vengono nemmeno in mente, ho troppo da fare. E invece voglio le vacanze a tutti i costi, ora subito, voglio mettermi le infradito, voglio mangiare la polenta al rifugio e poi svaccarmi su un prato in montagna, voglio che la mia principale preoccupazione sia darmi l'olio protettivo sui capelli e litri e litri di crema solare, voglio che il mio cane corra alla velocità della luce avanti e indietro sui sentieri nel bosco, voglio svegliarmi alle dieci, leggere il giornale fino alle undici, comprare frutta e insalata, gironzolare in mutande dopo pranzo, e fare tutti quei lavoretti che non ho mai tempo di fare. Oppure svegliarmi alle sette, uscire quando fa ancora fresco, e starmene in panciolle per metà pomeriggio con un romanzo che, d'estate, deve rigorosamente essere un horror o un thrillerazzo di quelli da non dormire la notte (parentesi: leggete "L'isola della paura", aka "Shutter Island", assolutamente, prima di vedere il film con Di Caprio, e se a pagina quaranta non avete già paura, e di brutto, siete degli analfabeti. Era un po' che non mi sognavo atmosfere e personaggi di un libro, beh quelli te li sogni per forza. Per stomaci un po' più forti: leggete "La chimica della morte" di Simon Beckett, il risvolto di copertina promette pelle d'oca dopo trenta secondi dall'inizio della prima pagina e cuore in gola dopo un minuto, e ho cronometrato: è la pura verità. Il libro merita, soprattutto per l'ambientazione.)