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giovedì 3 giugno 2010

Non se ne può più!

La situazione è veramente drammatica.

La prof Castagna, ancorché dedita a rilassarsi il più possibile e a immaginarsi già in vacanza, nella pratica si fa un mazzo così e lavora senza orari per finire tutto quel che va finito. E inoltre è preda di contrastanti ondate di marea, correnti ascensionali, sommovimenti tellurici a livello psicologico, che lei cerca di ignorare, ma che le rendono la giornata molto dura da digerire.

Oggi, per esempio, avevo l’impegno di tornare a scuola al pomeriggio, a occuparmi delle ricerche d’esame con la III C. E già, a essere onesti, mi pesava aver fissato questo appuntamento: trattavasi di tre ore di fila, al caldo, e con troppa gente, della quale almeno un terzo sarebbe stato da lasciare a casa, perché se scassano i maroni la mattina figurati al pomeriggio.
Ma, nel momento in cui si parlava di correggere insieme le ricerche, mi ero detta che alcuni alunni, come Biondo Cavaliere, Passione Per Lo Studio, Piccola Mela, Pezzo di Figliola, Smilzo Carino e Testa di Ricci meritavano di essere seguiti fino all’ultimo come Dio comanda. E avevo fissato il pomeriggio.

Poi stanotte avevo mal di stomaco e stamattina scendere dal divano (quando ho mal di stomaco devo stare da sola, e finisco per assopirmi sul divano, mezza seduta mezza sdraiata) mi ha richiesto molto coraggio.
Però alla fine, siccome prendo tutto con una certa leggerezza voluta, con un distacco il più possibile atarassico, mentre guidavo verso scuola ero serena.

Il pomeriggio con la III C è stato indescrivibile. Avrei voluto concentrarmi sugli sforzi di parte della classe per lavorare seriamente, e non perdere la pazienza: ma non era possibile, non mentre sbattevo fuori Birba e poi lo facevo rientrare per sbattere fuori Occhi d’Arabia, sgridavo la Peste e Caciarone, rimettevo in riga Faccia Pulita, Tom Cruise, Grande e Gentile, e intanto venivo interrotta all’interno di ogni interruzione da qualcuno che doveva chiedermi per la sesta volta la stessa cosa.
Senza contare i colpi di tosse finti, i pezzetti di gomma che volavano, la colla sulle sedie delle ragazze quando si alzavano per venire alla cattedra a prendere le ricerche corrette, i diecimila “posso andare a bere? ho caldo” e “posso andare ai servizi?”, tutti scaglionati di tre minuti l’uno dall’altro.

Mio malgrado, nel mio intimo ho paragonato questi diciannove svampiti a tutte le precedenti terze e ho chiarito, se per caso mi stavo ancora mentendo per non deprimermi, che non ho mai visto nemmeno i più scalcinati e agitati (leggasi la prima classe della mia vita e la famigerata III B 2006/2007) ridotti in tale stato di coglionaggine e incoscienza a neanche venti giorni dagli esami.

Si sono affacciati alla porta Enfant Terrible e Bel Ragazzo, che a distanza di un anno dalla fine delle medie vengono a trovarci minimo una volta al mese (l’ultima volta era solo venerdì scorso) e son stati un po’ lì. E io ho paragonato le ricerche dell’anno scorso (uno sbattone allucinante per trovare il materiale, perché gli argomenti erano atrocemente da grandi: il commercio internazionale di armi, la Cecenia, l’emigrazione italiana in Sudamerica, il processo di Norimberga) con la paginetta e mezza su Mandela o su Mussolini che questi qua stanno stiticamente producendomi.

Che pianto.

Menomale che Bel Ragazzo, che di solito è mortalmente timido, ha fatto in modo di infilare nel primo discorso disponibile che lo hanno proposto per la borsa di studio per merito, visto che ha una media molto alta. Lui, che ha in genere l’aria un po’ tormentata e quando sfodera il suo splendido sorriso guarda sempre da un’altra parte, oggi era rilassato e affettuoso, e gli brillavano gli occhi. Ho capito che doveva essere una notizia recentissima e che praticamente era passato apposta per dirmela.

Come a dire che in questo lavoro scoraggiarsi del tutto è impossibile, perché le gratificazioni arrivano, oh se arrivano.

Stasera, tirando le somme, vedo che sto centellinando i momenti che passo con i miei ventidue cuccioli di II B, sapendo che potrebbero essere gli ultimi, e invece contando i minuti che mi separano dallo spedire via con un calcione quasi metà della III C.

Rifletto su cause, conseguenze e modalità dell’insuccesso educativo, mi chiedo quali errori non devo assolutamente rifare, e penso che è la prima volta che davvero non vedo l’ora di spedire via una classe. Peccato; so che è normale che capiti, prima o poi, ma mi dispiace.

Mi sa che è troppo tardi per salvare ancora qualcosa. Speriamo di aver come minimo seminato qualche input in alcuni di loro, che magari salterà fuori quando saranno lontani da lì, in una classe decente.

2 commenti:

minerva ha detto...

Posso dirti una cosa spassionatamente?
Tu con la tua seconda sei una profchioccia o profmamma, e con la tua terza beh, sei piuttosto drastica. Hai tutte le ragioni, non è una classe semplice. Però prova per qualche giorno a vedere anche la tua terza come una nidiata di adorabili pulcini, un po' pestiferi, ma in fondo buoni.
Lo so, che le due classi che hai sono radicalmente differenti, ma calati nei panni della profchioccia anche con loro.
Un abbraccio
Minerva

Castagna ha detto...

Eh... già provato...