Bene, uno dei miei propositi dell'estate si è già infranto contro la barriera del caldo.
Ovviamente, quante più sono le persone coinvolte nel programma, quanto più esse ci tengono, che le cose vadano in un certo modo, tanto più Madama Ansia si impone e mi frantuma lo spirito e il fisico.
Okay, non è che uno dei passi. Okay, almeno ho imparato a disdire gli impegni con un pochino di anticipo.
Peggio del mancato weekend sul Lago Maggiore, a livello psicologico, per me non può essere.
Però mi spiace per gli altri.
Comunque si chiariscono alcune cose per quanto riguarda la gestione dello stress lavorativo, e cioè che l'anno prossimo NON deve esserci NESSUNO stress lavorativo che dipenda da me. E non intendo con questo le maledette pile di compiti da correggere accumulati: ci ho pensato, io sono una docente che richiede un certo tipo di preparazione e non posso fare a meno di dare un certo numero di prove scritte. E ho tre materie, di cui una molto articolata, per cui le prove scritte sono tante. Poi, a parte l'angoscia dell'intaccare la pila di prove, in fondo a me piace, correggere. Mi stanca e a volte mi nausea, ma mi piace anche, è un aspetto importantissimo del lavoro.
No, intendo questa cosa di soffrire come un cane per ogni margine di migliorabilità che intravedo. E non parlo dei rapporti tra colleghi, dei problemi a livello politico nazionale col Ministero e le sue maledette leggiuncole contraddittorie, parlo del rapporto coi ragazzi, di questo mio portarmi a casa ogni cosa, ogni sospetto che stiano male, ogni cruccio perchè non migliorano, e tutto l'ambaradàn.
Dico che questa parte va migliorata, anche se il prossimo che mi dice la cazzata, stupenda nelle sue varianti, "Se avessi dei figli ci sarebbero altre priorità / Se avessi dei figli capiresti che il lavoro è solo lavoro e quando si va a casa bisogna lasciarlo fuori / Se avessi dei figli guarderesti i figli degli altri con un altro occhio, perchè una cosa è essere un'insegnante, un'altra una madre" spero piombi nell'inferno degli indelicati e di quelli che danno fiato a vanvera, dove non so quali pene possano essere inflitte, ma sono senz'altro dolorose come le coltellate inflitte a me, che:
1) NON ho figli (credevo si sapesse) e NON per scelta mia (e a quest'ora anche questo dovrebbe essere noto ai più)
2) ho avuto ben presente per molti anni cosa voleva dire non lasciar fuori il lavoro da casa quando hai dei figli
3) NON credo proprio che vorrei meno bene ai miei ragazzi e mi preoccuperei meno per loro se avessi dei figli: certo, forse li guarderei con occhi diversi, non lo posso sapere, e vedi punto 1; forse avrei dei giorni in cui il bambino non ha dormito e io vado a lavorare ai minimi storici delle potenzialità, però io lavoro su PERSONE, e il giorno che non mi affeziono è meglio se smetto.
Comunque, se in questi giorni il piano "IO SONO IN VACANZA" sta portando frutto per quanto riguarda certi aspetti come le beghe coi colleghi, l'ansia per l'anno prossimo, etc: quello per cui proprio non funziona è che io non riesco a slegarmi dalle classi, dai casini che ho con loro, dal fatto che sto per salutarli, tutti e 42, forse definitivamente, e che quel che ho fatto ho fatto e ora è tardi per aggiungere input, incoraggiamenti o cazziatoni.
Quindi, dalle otto alle tredici e trenta mi ritaglio momenti per parlare con ognuno separatamente, mentre consegno temi, ricerche e prove. Dò dritte, faccio raccomandazioni, ma soprattutto distribuisco medaglie invisibili. Penso che chi legge queste pagine non se lo immaginerebbe mai, ma sono molto avara di complimenti di solito: mi esce appena un "bravo" tra i denti, quando ritengo che sia indispensabile alla motivazione e alla formazione dell'interessato. Invece in questi ultimi giorni dico all'Incontenibile di non smettere di scrivere come scrive, a Piccola Dorrit che mi aspetto una terza favolosa da parte sua e che se l'anno prossimo ci sono io la metterò sotto il triplo, perchè può fare veramente un figurone, a Punta di Diamante - che non posso guardare negli occhi perchè mi strazia - che ha fatto un tema molto valido su un argomento da superiori, cosa che solo lui lì dentro sa già fare, a Biondo Cavaliere che potrebbe sbancare lo scientifico se volesse, a Piccola Mela che deve parlare a voce alta perchè le cose che dice sono utili a tutti. E l'Incontenibile si dondola e balbetta emozionato, Piccola Dorrit sorride fiera, Punta di Diamante - che negli occhi mi ci guarda sempre - registra che conta molto di più dire questa cosa a voce bassa che dargli un dieci davanti a tutti, e per un attimo si calma dalla sua inarrestabile iperattività, Biondo Cavaliere mi guarda sorpreso e gli brillano gli occhi, Piccola Mela annuisce a occhi bassi e le si riempiono le guance di chiazze rosse.
Poi, dalle 14 alle 23.30, fingo che nulla di tutto ciò mi riguardi e mi dedico a tessere mentalmente le lodi di un cambiamento d'ambiente, di una scuola nuova, di una nuova zona delle campagne astigiane da scoprire. E anche mentre lavoro ai ragazzi penso poco, a parte quando devo decidere qualche insufficienza dal peso significativo sulla promozione o bocciatura di qualcuno.
Poi vado a dormire. E siccome non li ho tenuti sempre presenti a livello cosciente, me li sogno.
Tutti, mi sogno: anche il ragazzino gravemente handicappato della III B che non è mio alunno, quello che ha il pannolone, morde e sbava: beh, stanotte dovevo salvarlo da una frana su una montagna boscosa, che a monte si stava sciogliendo sotto un'alluvione e a valle era in fiamme per un incendio (mezze misure io mai, eh? men che meno negli incubi).
Ieri poi mi è toccato vedere di striscio, in Corso Alfieri, Giovane Lupo che come suo solito camminava solo, torvo, con una mano ingessata e le braccia scarnificate (incidente col motorino?) e questa cosa, essendo lui in assoluto il preferito, e forse uno dei più esposti al rischio di finire male, dei miei otto anni di carriera, mi ha gettato nell'angoscia. Da cui forse l'incubo, ma siccome sono notti su notti che sogno alunni nelle situazioni più strane, non ci posso giurare.
Comunque. Bisognerà trovare un antidoto. Non è possibile che in questa famiglia ormai tutti e due diciamo "a giugno non posso, dò gli esami".
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2 commenti:
ma hai ragione, e a parte il toboga emotivo, fai bene a credere in loro, distribuire complimenti e consigli...
io l'ho visto da mia mamma, fiera insegnante di matematica, comunque ti porti addosso le vite degli altri quando insegni, non dormi per i loro problemi, avverti il distacco quando si cambia classe, li segui da lontano nelle loro evoluzioni (buone o cattive)... Però oltre a impartire lezioni di una qualche disciplina li hai amati, talvolta li hai odiati ma non dura molto, hai comunque scommesso nelle loro potenzialità.
E qualcosa rimane, lo vedo quando mia madre incontra per strada qualche ex alunno o ex alunna, la abbracciano quasi a voler strizzare il suo mucchietto di ossa.
Parlavo di questa cosa con il prof C., l'altro giorno. Lui mi ha detto che si ritiene fortunato di non aver mai perso il sonno per gli allievi, ma che comunque, i problemi se li è sempre portati dentro. E cerca di preparare le sue lezioni su misura per ognuno di noi, per dare ad alcuni la possibilità di giudicare autonomamente e senza il bisogno della mamma e per dare ad altri le armi per difendersi.
Che poi non è assolutamente vero che se avessi figli vedresti i tuoi allievi con un altro occhio... Se mai, vedresti quel che alcuni dei tuoi alunni non hanno (affetto, una famiglia calda ed accogliente) e lo paragoneresti alla fortuna dei tuoi allievi.
Baci
Minerva
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