Ho appena scoperto il blog di lanoisette e me lo sto sfogliando pian piano, con un divertimento che, se non siete professori, non ve lo figurate nemmeno.
Stamattina ho letto questo post assolutamente adorabile e mentre andavo a farmi una tisana, ancora ghignando su "stai manzo!", sono stata avvolta da un ricordo.
Credo avessimo 18 anni, ma potevamo anche averne 17. Andavamo ancora alle superiori, direi: se non io, almeno lei.
Di sicuro i diciannove non li avevamo ancora toccati, perchè io non stavo con l'Ingegnere e lei non stava con il Ferrarista.
La Tipa è andata al mare e ha conosciuto due ragazzi.
Premessa doverosa: tutte le mie amiche, indipendentemente dall'essere o meno strafighe, interessavano ai ragazzi. Cioè, eravamo al mare, o in passeggiata, o in giro in centro, e si beccavano sempre qualche complimento o qualcuno che volesse conoscerle. Io, che camminavo al loro fianco, ero una patata lessa che non sfruttava minimamente il suo aspetto fisico peraltro non disprezzabile, che non si sapeva vestire e che in genere aveva la testa presa nei cazzi suoi (i massimi sistemi? anche, ma soprattutto il compagno di classe biondo con gli occhi verdi, o l'irraggiungibile maestro di tennis venticinquenne, anche lui biondo, o più avanti l'arrapantissimo cugino milanese di settimo grado, lui bruno e con l'aria blasé e tormentata: tutti obiettivi assolutamente non realistici). Di me si potevano accorgere al secondo sguardo, dopo un po', oppure tentavano la parete ovest, quella della conversazione, e lì o facevo una figura da sfigata oppure da troppo intelligente, tanto che quei tre o quattro che si sono candidati a resistere, nella speranza di mettermi una mano nelle mutande, hanno presto pronunciato la fatidica frase: "Tu pensi troppo" (perdendo così qualunque chance anche solo di strapparmi un bacetto sulla guancia, altro che mutande... beh, che c'è? ero una ragazza all'antica, che ci posso fare? per me, ancora adesso, se non soddisfi prima i miei neuroni non hai speranze).
Beh, la Tipa una volta va al mare da qualche parte in riviera e incontra questi due ragazzi (credo in licenza dal militare, o forse in weekend lungo dal lavoro, non ricordo) che vengono dal Sud (Caserta, mi pare). Chiacchierano piacevolmente e si salutano con la promessa che verranno a Genova a trovarla. Si risentono per mettersi d'accordo per una gita, lei mi coinvolge e così partiamo per un picnic sulle alture genovesi, sopra casa della Tipa, che abitava imbriccata in una periferia che sembrava ancora un paesino.
Arrivo con tre autobus e vai pezzi a piedi fino a casa della Tipa (55 min di viaggio da casa mia). Proseguo con un pullmino che fa tutta la salita ripidissima, fino ad un piazzale dove l'asfalto termina. Lì ci raggiungono in macchina i due ragazzi, dei quali non ricordo il nome nè peraltro l'età, solo che erano fisicamente piuttosto simili, il classico tipo mediterraneo piccolo e moro, occhi scuri, pelle abbronzata, abbigliamento anonimo ma okay, parlata meridionale ma non infarcita di "madòòòò" o di "minchia", due tipi normali, insomma.
Prendiamo un sentiero che attraversa boschi e prati, fino a un'enorme radura circondata dal bosco e da qualche laghetto o ruscelletto immerso nella vegetazione. Scenario splendido, un paio di famiglie con bambini in lontananza, una tizia che un paio di volte attraversa la radura a cavallo, sembrava di essere nella campagna inglese. La radura è così grande che scegliendosi un punto al margine degli alberi si resta praticamente da soli.
Beh, ci facciamo la passeggiata, il picnic e una chiacchierata, che mi è tornata in mente oggi, leggendo "stai manzo", perchè i due ragazzi ridevano quando noi due, da brave genovesi, ce ne uscivamo con "troppo bello" o "siamo stati troppo male" o simili espressioni, e ci hanno fatto notare che lo dicevamo tantissimo, senza che noi ci avessimo mai fatto caso, a Genova lo dicevano tutti.
Ecco. Pensavo a questa cosa e ho realizzato che, in quel gradevole pomeriggio, siamo state fin quasi all'ora di cena, perfettamente sole, con questi due tizi, in un posto del tutto isolato che, naturalmente, si è svuotato del tutto di gente verso le sei di sera, senza che esistesse l'ombra di un telefonino, e non solo non ci hanno trascinate per i capelli nel bosco, stuprate e fatte a pezzi con un coltello da caccia, ma addirittura, pur essendo gentili e simpatici, non hanno tentato niente: nè l'abbraccio, il solletico, i pizzicotti o qualche altro approccio fisico, nè la battuta allusiva, nè di splendideggiare per impressionarci, nè di separarci portandoci una di qua e una di là a passeggiare nel bosco per sondare la nostra disponibilità, nè (che sarebbe stato anche più tipico delle situazioni in cui di solito finivo quando giravo con le amiche) di lasciare me e uno dei due a chiacchierare neutrali, aspettando che l'altro e la Tipa si fossero fatti un giro da soli, con annesso bacio sotto gli alberi.
Insomma: abbiamo passato una giornata assolutamente normale con due tipi che, evidentemente, non ci trovavano repellenti nè antipatiche, se erano venuti fino lì e ci restavano, nè avevano intenzioni becciatorie (o, se le avevano avute, non hanno dato il minimo segno di essere scocciati nell'accorgersi che eravamo due brave ragazze), nè di rivederci in seguito per iniziare qualcosa, visto che poi sarebbero ripartiti: solo di passare qualche ora amichevolmente con due ragazze.
Questo pensiero mi ha colpito e intenerito. In un mondo dove sui giornali, in certi periodi, non si parla che di pompini, escort, transessuali, abusi, violenze, pedofilia, dove le ragazzine di dodici anni ti scoppiano in lacrime dicendo "prof, ho fatto una cavolata" (e no, bambina mia, se hai veramente rischiato la deflorazione a dodici anni, dimmi almeno cazzata, come i grandi, non cavolata, che lo dicono le bimbe di tre anni e mezzo alla scuola materna), io ho questi ricordi. Non credo che siano scomparse queste situazioni, ma è certo che oggi, a un adulto che vede la tv e legge i giornali, vengono in mente troppe cose brutte associabili a una scena che somma due ragazzi, due ragazze, una conoscenza che dura da circa trentasei ore, una radura deserta in cima a un monte e zero cellulari.
Eppure.
Tipa, se leggi queste righe, dimmi come si chiamavano quei due bravi cristi e da dove venivano.
E so cosa stai pensando: che io e te in questo genere di situazione ci siamo trovate anche altre volte. Stai pensando a quella mitica giornata in cui i due operai della Piaggio sui venticinque anni ci hanno avvicinate sulla spiaggia di Finale, durante la nostra vacanza premio dopo la mia maturità, e abbiamo passato il tardo pomeriggio a chiacchierare con questi due, uno italiano, piccolino, smilzo e con l'aria da blago, e l'altro di colore (poteva essere somalo, ma forse non lo abbiamo mai saputo), adottato, altissimo e con un fisico da ghepardo, sottile ma disegnato che neanche sui calendari di Max. Stai pensando che ci siamo date appuntamento con loro dopo cena, in passeggiata, e che il nero (Adriano, questo sì che me lo ricordo...) aveva i pantaloni bianchi che gli stavano da urlo e l'altro (Claudio? Luca?) era spiritoso, e ti stai ricordando perfettamente come ci sentivamo a camminare sul lungomare con questi due, e che il contatto fisico più intimo che abbiamo avuto è stata la mano scura di Adriano che mi bloccava il braccio quando abbiamo preso il gelato e io ho tentato di pagare la nostra parte. Per poi salutarli col bacetto sulla guancia a un'ora decente tipo mezzanotte e qualcosa, e non vederli mai più, ma naturalmente parlare di loro per il resto dell'estate e domandarsi se loro parlavano di noi.
E sì, è successo veramente. Oggi, non so se sono io più vecchia, malpensante e disincantata o se la televisione ci tiene in uno stato di terrore subliminale o ci instilla oscenità nel modo di pensare, ma mi pare incredibile.
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3 commenti:
NNon so che commentare, davvero. Da un lato la mia positività estrema mi dice che ci son ancora delle persone così... Dall'altra, il mio pessimismo leopardiano punge e dice che sì, forse ho ragione, ma che c'è benpoca gente che non farebbe allusioni, avance o qualcosa del genere.
Mhm, non saprei.
baci
minerva
credo sia uno dei tuoi interventi migliori, è proprio commovente :)
uh, tanto per la cronaca...ha risposto,domenica mi ci prendo un gelato se tutto va bene...
qui bisogna giocarsela cazzo!
eccomi qua, con qualche giorno di ritardo, a dire la mia! Purtroppo i nomi porpiro non li ricordo, ma ricordo che erano in licenza militare, due marinai mandati a Spezia dal Sud, uno pugliese e uno casertano. Il pugliese mi aveva in realtà richiamata qualche giorno dopo, era stato mandato alla Maddalena e ancora pensava a noi... Purtroppo per lui, e chissà, forse anche per me, mi ha detto il classicissimo "Indovina chi sono?" e io che da qualche giorno uscivo con l'Orsacchiotto mi sono fatta una tampa paurosa! peccato non ricordare il nome... avrei potuto cercarlo su fb e magari scoprire che anche lui si ricordava di quel meraviglioso, ed oggi ormai improponibile, pomeriggio... Grazie per risvegliare questi ricordi! E' in questi momenti che mi spiego come mai il nostro legame sia così forte, nonostante tutte le difficoltà della vita. Ti abbraccio forte forte, Tipa
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