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lunedì 20 settembre 2010

Ah l'automne, moi je l'aime

La sera, uscendo a bagnare le piante sul terrazzino dietro, che dà verso la campagna, si sente odore di fuoco di legna. Crochi rosa intenso punteggiano i prati. Non ci sono ancora i colori gloriosi dell'autunno, ma manca poco.

La mia macchinina blu rimbalza come una pallina su e giù per le campagne, l'Uomo insiste che vuole un bambino prima possibile (non che ci sia particolare bisogno di insistere, con me, sono dieci anni che voglio dei figli da lui), abbiamo perso il Palio sia come Astigiani d'adozione che come insegnanti titolari nei diversi luoghi della provincia in cui lavoriamo, e questo sebbene in finale ci fossero sia il nostro quartiere di Asti che Paesino Blu, Paesone Sfigato e Autogrill (mentre il cavallo di Paesino di Sogno, pacifico, ha scambiato la prima batteria per una gradevole passeggiata e se l'è presa comoda: bello lui, Jamaica no problem, con quello che costi potevi almeno fingere di correre, eh?).

SDMS torna a cercare lavoro giovedì. L'altra volta, quando l'ho caricato in macchina a Genova per portarlo su, m'è scappato un "vieni a casa". Ma anche lui dice di sentirsi a suo agio nella sua più che provvisoria sistemazione in ufficio.

Frattanto, la terza B impara a prendere appunti, e io spiego velocemente, senza più tante pause.
Terremoto ha preso 4 di dettato, ma ha comunque tentato il recupero del debito di Italiano con una strepitosa interrogazione di Antologia (forse il suo primo 8 di italiano orale) e pende dalle mie labbra. E fa bene, visto che sono due anni che la sua promozione dipende quasi esclusivamente dalla mia risoluta presa di posizione a suo favore in consiglio di classe. Io, a differenza di altri, ho visto una qualche crescita e ho deciso di dargli una possibilità. Soprattutto ho tenuto conto del fatto che, alle elementari di Paese degli Asini, le maestre lo lasciavano due o tre ore al giorno in corridoio con le bidelle, perchè in classe era insopportabile. Non era quindi del tutto colpa sua se, in prima media, sei ore seduto nel banco non le reggeva. Con la scusa di fargli prendere libri, registri, gessetti, televisori, fotocopie, gli ho assicurato almeno un paio di uscite al giorno oltre agli intervalli, per sfogare il suo bisogno di movimento, e a forza di richiami, sguardi incendiari e pacche sulla schiena io e i colleghi abbiamo ottenuto che, nel banco, stesse seduto e non inarcato all'indietro come un contorsionista (ma non abbiamo potuto evitargli alcune rovinose cadute mentre si dondolava sulla sedia). Ad oggi, entrando in classe non lo si distingue più dal gruppo, riesce a stare seduto composto e anche abbastanza attento. Tranne quando fa l'Uomo Ragno e compare con un salto dal nulla alla fine degli intervalli (l'altro giorno ero sulla porta, avevo una biro aperta in mano e quasi mi ci arrivava sopra di schianto con un bulbo oculare), la sua esuberanza motoria è trattenuta nei limiti della normalità. Ma è sempre il primo a fiondarmisi sulla cattedra quando chiedo a qualcuno di portarmi i libri da una stanza all'altra, col risultato che io quotidianamente mi sposto nei corridoi seguita da uno schiavetto biondo con la cresta, tutto vestito di roba casual ma firmatissima, neanche fossi la De Filippi coi suoi Amici.

Oggi in terza mi aspettavano al varco, per dirmi che l'Inglesina, da noi (o meglio dai colleghi, a me piangeva il cuore) bocciata e quindi attuale membro della II B, ha spalmato di bianchetto la sedia della cattedra nella sua classe e la Collega Inutile (quella di S.O.S.tegno, direbbe Noisette, che non sostiene neanche le proprie palpebre alzate) ci si è giocata il retro della gonna. La III B stava esplicitamente richiedendo il mio intervento, ben sapendo che lei era la mia Alunna Strappacuore e che io sono a livello umano pentitissima di averla lasciata in seconda, anche se professionalmente capisco che ce n'era motivo.
Io due parole con l'Inglesina le avrei anche scambiate, ma non l'ho proprio vista oggi, causa trasferta in tarda mattinata nel corridoio opposto. Però non so bene cosa le avrei detto (ovvero cosa avrei potuto dirle; perchè, di mio, istintivamente le direi "Prendi le tue cose e vieni in terza, che in qualche modo con le insufficienze ci aggiustiamo, invece di fare la ribelle in seconda, perchè così mi fai pensare che abbiam sbagliato tutto a bocciarti. E poi mi manchi un casino.")

A Paesino Blu, stamane, scena da film. Devo dividere la II B con la collega Iron Maiden, che ha già stabilito i gruppi e la materia: Linguistica e comunicazione (non lo avreste mai detto, ma c'è un volume apposta nelle grammatiche delle medie, solo che di rado abbiamo il tempo di usarlo). Manco a dirlo, il gruppo che tocca a me è quello che, in famiglia, definiremmo scabercio, sgarrupato o scamarcio: ovviamente Croce e Delizia (ho deciso di battezzare così il mio nuovo cocco), un altro maschio che non s'ammazza di fatica e dieci ragazzine di cui due agitate e otto passivissime. Ma eravamo d'accordo così, e del resto va bene: se instauro un buon rapporto con questi dodici, poi sarà più facile farli lavorare in classe nelle mie ore di Storia.
Il problema è che non so dove metterli. La collega di Mate mi suggerisce l'aula computer, indicandomi una porticina. Io storco un po' il naso ma decido che proveremo. Poco dopo Iron Maiden mi dice che aveva pensato alla biblioteca, e mi indica la stessa porticina. Rabbrividisco. La scuola è piccola, alcune aule comuni del piano superiore non hanno l'agibilità, chissà cosa diamine avranno accatastato in quella stanza.
Raccolti i miei dodici apostoli, apro coraggiosamente la porta. E mi ritrovo davanti una stanza piccola ma luminosa, con una parete a scaffali, tre pareti con i banchi per i pc, e in mezzo un grande tavolo quadrato. Esulto. Poi guardo la bibliotechina, alla ricerca di un dizionario di italiano per gli esercizi di ricerca parole a cronometro, e scopro che a Paesino Blu hanno una quindicina di Sabatini Coletti assolutamente recenti e ben tenuti.
Il Pa-ra-di-so. Roba che a Paesino di Sogno non confesserò mai, o le mie colleghe chiederanno il trasferimento, e invece sto cominciando a pensare se chiederlo io...

Parentesi. Vittorio Coletti è stato il mio docente di Storia della Lingua a Genova. E' un ometto fisicamente somigliante a Woody Allen, ma con una voce virile e musicale di certo impatto e una capacità di spiegare con passione i poeti che ho visto di rado. Alle sue lezioni io chiudevo gli occhi per la goduria e per assaporare la sua bellissima voce, ed era il solo che mi facesse questo effetto a parte Enrica Salvaneschi, l'ineffabile, venerabile, suprema creatura che ci faceva Letterature Comparate (ovvero la materia per studiare la quale mi sono iscritta a Lettere).
L'anno in cui io seguivo Storia della Lingua, Coletti faceva il corso su Montale (doppia goduria col fiocco). Poi, quando lavoravo già, l'ho rivisto a una conferenza tra le molte di un ciclo cui era organizzatore, tutto a proposito della libertà d'espressione. Ospiti della conferenza, Sabina Guzzanti e Marco Travaglio (cioè, capito, per seguire una collega che voleva vedere la Guzzanti, mi sono trovata seduta a tre metri da Travaglio quando ancora non era un personaggio televisivo nè uno dei più noti protagonisti della resistenza anti-Uomo che Sorride, il che significa che il mio prof di Storia della Lingua precorreva i tempi).

Tornando a Scuolina Rosa, il Gigante mi segnala che nella mia I C un bimbo sta somatizzando da paura l'inizio delle medie: è un frugoletto lentigginoso che viene dal suo stesso paese. In effetti avevo notato che ben due volte di fila si era fatto mandare a casa per mal di stomaco; ma dato che la settimana scorsa abbiamo avuto alcune mattine improvvisamente fredde, speravo fosse un po' di congestione. Invece stamani al prescuola un affranto Vomitino (pseudonimo temporaneo, spero gli passi presto) si è avvicinato coi lacrimoni al Gigante e gli ha detto: "Io non lo so perchè, ma proprio non ce la faccio...".
Ma povero topo.
A parte il fatto che io ho taciuto al Gigante che, molte volte, anche io quando arrivo, in quelle belle mattine gelide d'inverno, magari un po' malatina, e vedo la sua grande e rassicurante figura in fondo al corridoio, devo trattenermi dall'andargli incontro e dirgli esattamente le stesse parole di Vomitino, con gli stessi lucciconi agli occhi. Ecco cosa succede a essere l'incarnazione del Grande Gigante Gentile di Roald Dahl e ad aggirarsi per una scuola media. Bambini agitati, madri ansiose e professoresse con le mestruazioni ti identificano subito come la roccia su cui appoggiare il proprio sconforto.

2 commenti:

minerva ha detto...

Ah, l'autunno lo venero pure io.
E di prof come il Gigante, da noi ce n'è uno così, che guarda caso è un prof di musica pure lui. Anche se sono solo io ad adorarlo, lo considerano un viscido. È una delle persone con più sensibilità, e non solo umana, ma artistica, che abbia mai incontrato. E poi ha dei maglioni morbidi ed il pianoforte è ricoperto da un telo lanoso ed odoroso di tanti pomeriggi passati a suonare.

baci
Minerva

lanoisette ha detto...

a me non è mai capitato un GGG... :(