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domenica 12 settembre 2010

No birth is predictable - Side B

"L'idea è che quando qualcosa nasce non devi assolutamente cercare di controllarlo. Puoi assistere. E assistendo ti si allarga comunque un sorriso, è inevitabile, è l'istinto della specie che protegge ciò che rappresenta il futuro."
(Scusate se mi autocito. E' per continuare il ragionamento sulle nascite.)
E' curioso che io abbia scritto queste parole. Io, la persona meno capace di aspettare che conosco. Io che impazzisco se non ho il controllo. Io che per definizione ho terrore di tutto quel che non conosco.

Ci sono dei precedenti, nella mia vita, che mi rendono estremamente dura nei confronti di chi ostacola le nascite. Tutti i tipi di nascite. E' una nascita andare a vivere da soli, è una nascita iniziare un nuovo lavoro, è una nascita accettare una malattia. E' una nascita mettere al mondo un figlio, adottarne uno, dormire per la prima volta con un'altra persona, cambiare casa. E' una nascita spezzare una tradizione.

Questo discorso, di per sè, non ha nulla di drammatico. E' la continuazione del mio riflettere sull'andare AVANTI e il tornare INDIETRO, di cui parlavo qualche post fa.

Negli anni, mi è diventato evidente che io sono a favore dell'andare AVANTI, anche se, a guardare la mia vita e a sentire quel che dico, sembra che l'unica cosa a cui aspiro sia l'immobilità: non cambiare scuola, non dovermi spostare, non turbare certi equilibri.

Ma c'è un altro aspetto che sta prendendo piede nel mio modo di ragionare ed è che io, proprio io, la superparanoica ossessiva dai mille rituali, lentamente mi sono messa a detestare chi cerca di imporre un controllo sulla nascita di alcunchè.

Spaccherei la faccia ai genitori che si tengono i figli in casa come una proprietà. Agli insegnanti che danno per sicuro che un alunno non possa cambiare. A chi pretende di fare un figlio perchè è l'ora di fare un figlio e di farlo in un certo modo e con certe caratteristiche e a certe condizioni. A chi sceglierebbe di non farlo, se non rispettasse certe condizioni.

Non è un giudizio morale. O sì. Non lo so. Il punto è che NO BIRTH IS PREDICTABLE e noi non siamo nessuno per dire che un figlio deve nascere in un certo momento o modo. Che una persona deve diventare adulta secondo regole imposte da fuori. Che la libertà di una persona finisce dove lo vogliamo noi, o nel punto in cui finiva la nostra.

Quel che voglio dire è che siamo dei grandissimi presuntuosi a pretendere di sapere cosa è meglio, quando si tratta di una nascita. Che non decidiamo niente, non capiamo, non sappiamo niente.
Che siamo bambole di pezza immerse nella paura e nell'imprevedibile.
Nemmeno il nostro stesso corpo ci obbedisce, e noi pretendiamo di regolarne funzioni importanti come quella di riprodurre la vita.
Pretendiamo di costringerlo in un'esistenza ignorando i suoi segnali di disagio, di ribellione. Pretendiamo di unirlo in amplessi fintamente soddisfacenti con persone di cui non ci fidiamo.

Gli impediamo di andare AVANTI e crediamo di sapere che stiamo tenendo un timone, finchè la barra ci scappa di mano e ci colpisce al viso in modo brutale. Poi stiamo lì a contare i denti rotti e a lamentarci, storditi per la sorpresa, con la faccia sporca di sangue.

Ma se imparassimo a dirci la verità, una volta o l'altra. E a chiamare le cose, anche le più orrende, con il loro nome, con il lessico specialistico, come dice Margherita Buy ai medici ne "Lo spazio bianco", invece di essere ridicoli. Ad ammettere che il timone non sappiamo nemmeno dove stia.

Sto facendo un esperimento sociologico, quest'autunno. Quando incontro qualcuno che mi chiede come sono andate le vacanze, senza lagne e lunghe spiegazioni, ma con tono tranquillo, dico che sono molto più contenta ora che sono rientrata a lavorare.

Non avete idea di QUANTE persone mi han già risposto che anche loro si sentono così.

La gente, spesso, finge di essersi divertita, di essere felice. Io ho smesso anni fa di indorare i lati della mia vita che facevano schifo e sono diventata una mina vagante, a volte insopportabile perchè sono lamentosa, a volte ingestibile perchè sono aggressiva, ma in qualche caso utilmente lucida. E poi, quando dico che una cosa mi riempie di gioia, si è almeno certi che è assolutamente vero.

Con questo atteggiamento guardo le cose che nascono. E aspetto quelle che non sono ancora nate.
E' incredibile come un gorgo di dolore nero, destinato a non rimarginarsi mai, possa convivere con tanta speranza.
Rendersene conto chiarisce bene la storia del timone che non è in mano a noi e intanto ribadisce che è dentro, la vera libertà di scegliere, dentro dove si è ancora innocenti, dove si spera senza punti di riferimento, per pura passione, per fede.

"And through it all
I hit about a million walls,
but welcome to my truth:
I still love."
(Anastacia)

2 commenti:

minerva ha detto...

Sottoscrivo in pieno, davvero. Un post così a volte fa bene alle serate come queste. E per le vacanze, sto facendo anchio così. Davvero, non sai quanta gente è felice di tornare alla quotidianità, alle cose di casa, ai propri profumi ed abitudini. E le mie, di vacanze, a parte una Istanbul sgargiante e sfacciata, mi hanno portato poco, a parte un bagaglio di ricordi di un collegio (ricordi per nulla positivi, in effetti) e tanta ansia.
Baci
Minerva

lanoisette ha detto...

il paragone con la vela calza a pennello: non puoi tenere il timone troppo stretto, non puoi non considerare il vento che cambia e la rotta delle altre barche...