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domenica 26 settembre 2010

Un buco spaziotemporale

Giornata solitaria.
L'Uomo è crollato sotto i colpi dell'influenza. Il cugino è stato casalingo tutto il giorno nella sua ormai organizzatissima tana, che poi è il mio ufficio color albicocca.

Ho dedicato la mia attenzione a cose importantissime, quali il cambio delle spugnette di cucina, il lavaggio delle mutande di ambedue i miei uomini e la somministrazione di cibi sani e digeribili al povero marito malato.

Ho pensato con una certa apprensione alla settimana che avrà inizio domani, della quale l'unica cosa certa è che sarà lunga, complicata e piena di grane.
Tanto per dirne una, l'assemblea di condominio, nella quale salterò sul tavolo al grido di "Tagliategli la testa!" quando l'amministratore cercherà di mettere a verbale senza consultarci che gli rinnoviamo il mandato per un altro anno.

In cotante preoccupazioni affaccendata, ho deciso che pulire il frigorifero non mi avrebbe distratto abbastanza e preferito andarmene un po' in giro a piedi con la fida piccola De al guinzaglio.

Camminando per le strade con la testa a mille cose da fare, ero totalmente assorta, quando all'improvviso nel centro di Asti ho alzato gli occhi, richiamata al presente da una folla lenta a spostarsi e poco rumorosa che mi sbarrava la strada.

E lo scenario era così naturale per una città come questa, di domenica, in una strada già normalmente pedonale, che, per un momento, non mi sono nemmeno resa conto di cosa stavo vedendo.

Banchetti rustici, con uomini rubicondi vestiti di tela grezza, che arrostiscono porchette.
Donne che servono porzioni di zuppa di farro. Artigiani che espongono ferro lavorato a mano, cesti di fiori secchi e artificiali, candele, vasetti di miele, forme di toma, oggetti in legno e in vetro.
Bambini con l'elmo da vichingo e la spada finta che giocano. Un gruppo di ragazzi, il primo su cui mi si è posato l'occhio alzando la testa, con le felpe col cappuccio, i jeans stretti e i capelli come usano ora, col ciuffo, cosicchè sembravano usciti da una rappresentazione di Romeo e Giulietta.
Profumo di lavanda, carne, formaggio, frittelle.
E soprattutto un odore dolce e caldo di sottofondo, e questa strana sensazione che tutta quella gente che si spostava lungo la fiera facesse curiosamente poco rumore.
Poi ho capito: stavamo tutti camminando sulla paglia sparsa a terra. Un effetto tanto gradevole da chiedersi perchè la paglia non vada più di moda sul pavè.

Certo che Asti, quando ci sono queste cose medievali, si cala nella parte che è una meraviglia. Ci si chiede se la finzione non sia piuttosto quella che vediamo tutto il resto dell'anno.




foto di vittorio ubertone

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