In questo post, che sconsiglio a chiunque abbia ancora una minima considerazione della classe docente, riporterò quel che è successo, e quel che realmente ho pensato, stamattina durante le quasi quattro ore che ho trascorso a scuola.
La frequentazione di Diavolessa e di alcuni dei personaggi di Queer As Folk mi rende particolarmente disinibita, per cui non userò filtri.
Ho detto che dicevo la verità sulla scuola, dal mio punto di vista, in questo blog? Bene, diciamola allora, e tutta. Le frasi pronunciate sono testuali, eh? Anche quelle solo pensate.
Scena 1, sala computer
Il Gigante in giacca (mai visto: di solito ha una camicia fuori dai pantaloni, o un maglione) che avvicina ognuno di noi con un sorriso di scusa, e chiede: "Come stai?" con aria da uno che vorrebbe tanto fare un altro mestiere, prima di riferire a gente che ha più anni di servizio di lui che le ore della materia che insegnano sono sbriciolate su tre, quattro o anche cinque classi, a seconda dei vari rigiri che riguardano soprattutto matematica.
Dio, ma sei magnifico, con la giacca, Gigante, possibile che tu non ti soffermi mai più di venti secondi nella mia giornata, e solo per parlare di lavoro, e io non sappia ancora dopo quattro anni se ti sto minimamente simpatica o se mi trovi odiosa? Vado pazza per il tuo sorriso, ti spiacerebbe rifarmelo?
Scena 2, corridoio di Scuolina Rosa
Il Troll che arriva in ritardo lungo il corridoio e mi si avvicina salutando.
Oh Gesù, ma è ingrassata come una vacca...
Il Troll mi si avvicina con un sorriso falsissimo e io ancora più falsa la bacio su ambo le guance, accorgendomi di una sua breve esitazione.
Ti ruga che sia riuscita per la terza volta a farmi ridare il posto, eh Trollina?
Il Troll che, senza motivi apparenti, parte con il seguente panegirico, guardando il mio abbigliamento (che denota sicurezza di sè, come ogni anno quando mi ridanno la mia cattedra: vestitino rosso a pois bianchi molto vintage, sandali bianchi con zeppa):
"Ullallà, come sei tutta carina, col rossettino, il vestitino... sembri proprio una professoressa... ecco sì, sei conciata da professoressa!"
Bene, lo dicevo io che mi si era rassodato non poco il sedere con le camminate in montagna: ora hai più di un motivo per detestarmi, e vedo che non perdi tempo per farmelo notare...
Scena 3, auditorium, alla fine della riunione
Guendalina: "Io vorrei passare sulla sezione A, per togliermi dalla III B (di Paesino Blu), perchè non li sopporto più."
La Cretina: "Potrebbe prenderla Castagna, insieme con la nuova arrivata..."
Sei la solita stronza. E non fai niente per nasconderlo. Si direbbe che ne vai fiera.
Io: "Veramente io la terza rognosa credevo d'essermela sparata l'anno scorso..."
La Cretina: "Appunto, è già allenata..."
Ah ah ah ah. Uuh che ridere.
Guendalina: "Tu saresti perfetta per tenere quella classe."
Io (alla Cretina): "Però io ho già una terza qui, vorrebbe dire fare l'esame su due sedi."
La Cretina: "Uh no per carità, avremo già mille problemi a far quadrare gli impegni dei docenti che hanno due o tre scuole... No Castagna non può prendere la terza... Lei invece se la sentirebbe?" rivolta alla nuova supplente, che ha diciotto ore perchè subentra su un pensionamento.
E la supplente, con un dolce sorriso e gli occhi da folle:
"Mah, io non ho problemi a gestire delle classi indisciplinate, però mi detestano. Perchè li massacro."
Minchia. Iron Maiden. Questa come collega mi piace. Se avessimo la stessa classe, sono certa che i ragazzi farebbero qualunque cosa pur di lavorare con me dopo aver passato qualche oretta con lei.
Guendalina continua: "No poi guarda io non voglio spaventare nessuno, è che con me lavoravano, ma facevano un sacco di storie con quelli che avevano poche ore..."
Oh stronza, hai appena proposto di rifilarli a me, che più di tre ore a Paesino Blu non posso fare!!!
"Così a me toccava, capite, fare un sacco di predicozzi per farli stare buoni coi colleghi... e io sono stufa di fare prediche, vorrei lavorare..."
Bella bambina, non dovevi fare la docente di Lettere se prenderti di queste rogne era un problema per te.
Scena 4, uscendo dalla scuola
Dolce Bruna, la vicepreside di Paesino Blu, che ho scoperto essere la quarta collega di Italiano (Brenda, Guendalina e Iron Maiden sono le altre tre, ho equivocato vedendo Wanda sempre nel gruppetto, lei è di matematica se non ho capito male):
"Anche tu abiti a Asti, vero?"
"Sì, perchè?"
"Bene, allora siamo tutte a Asti."
Guendalina: "Volete venire a casa mia?"
Brenda: "O facciamo in campo neutro?"
Dolce Bruna: "Il solito bar è chiuso, però. Cerchiamone uno che faccia un aperitivo decente."
"Andiamo al circolo del tennis?"
"Ma..." entro io... "quando?"
"Domani mattina, così parliamo di come distribuire le ore di italiano tra di noi, poi venerdì vediamo con la preside."
Cosa? Stai dicendo che considererete anche me in questa decisione? AL BAR, TUTTE INSIEME, davanti a un Bellini?
Io, balbettando: "Ma... io prendo quel che avanza delle vostre ore... Dovreste parlarne con la collega che fa le diciotto ore..."
Dolce Bruna: "Sì, viene anche lei. E vieni anche tu, così abbiamo tempo di presentarti un po' le classi."
Cioè... esistono ancora ambienti lavorativi dove non devo fare il barracuda, dove verrò trattata da essere umano anche se ho solo tre ore e sono l'ultima arrivata?
E, un minuto dopo:
Al circolo del tennis? Cazzo, ma Brenda Guendalina e Dolce Bruna sono delle albarine a tutto tondo, allora? Oh, mio Dio. Non mi ricordo come si fa a fare quella che vive nei quartieri alti. Il circolo del tennis come scenario per decidere le materie... Aspetta che lo dica all'Inflessibile... Non ci crederà mai... Che cazzo mi metto domani mattina?
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)



1 commento:
Aahahhahhhahaahhh sto godendo intensamente... Ma che ridere e...oh a proposito felice di aver dato il mio modesto contributo!!!!
Posta un commento