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venerdì 17 settembre 2010

Tutto questo dentro un cuore non ci sta

Sono laureata in Lettere, no? E insegno Italiano. Questo per dire che, in caso di bisogno, di scrivere dovrei essere capace, e anche di descrivere: persone, scene, sentimenti.

Ma no. Mi mancano le parole, o meglio, io le parole le ho, tutte, mi manca il fiato per metterle tutte insieme.

Forse era la luce del corridoio in questa giornata dal cielo di un opaco color perla.
Forse la tua felpa grigia, che ti stava benissimo.
Forse il fatto che stavolta mi guardavi dritta negli occhi, che non ti contorcevi a disagio, ma stavi dritto, con le spalle grandi, con il mento in alto, fiero, sereno, lo sguardo finalmente pulito da tutte le ombre, le fossette del tuo sorriso ben marcate sul viso disteso.

Comunque oggi sei entrato di diritto nell'elenco delle cose più belle che abbia visto da quando sono nata.

Ci sono alunni che non tornano a trovare i prof, mai. Ci sono alunni che sono sempre lì.

Ricordando i nostri due incontri da quando hai finito le medie, uno per strada e uno nella tua scuola, non pensavo proprio che ti avrei rivisto sulla porta di una mia aula, Giovane Lupo.

Invece hai bussato, hai aperto, e hai sorriso.

Spiego: io mi accontento di intravederti fugacemente dall'auto quando attraverso il paese. Mi accontentavo già, ed anzi ero molto contenta, di sapere che anche se al turistico ti sei fatto bocciare ti ci sei iscritto di nuovo, che non sei andato alla scuola-dalle-cui-finestre-piovono-sedie-sui-passanti, o a lavorare.
Mi va bene tutto, in realtà, finchè non leggo qualcosa di te sul giornale, finchè stai fuori dai guai, finchè mi sento dire che stai bene.

E invece nei pochi minuti della tua visita ho incamerato avidamente le seguenti immagini e nozioni:
- che quella a fianco a te era probabilmente la tua ragazza e aveva anche lei la faccia sveglia, pulita e allegra
- che avete tutti e due un piercing con un bruttissimo pallino colorato in mezzo alla faccia
- che adesso mi dai del tu
- che sei cresciuto di statura (ancora!) ma anche di torace
- che sorridi
- che sei tranquillo
- che sei tu che hai scelto di tornare al turistico
- che coi tuoi avete parlato della scuola militare e che hai detto "mio padre dice che forse non c'ho la testa per quelle cose" (e no che non ce l'hai, tesoro, a te prendere ordini senza una spiegazione proprio non andrebbe giù, e menomale)
- che eri a tuo agio per la prima volta, in quella scuola dove ti abbiamo tenuto prigioniero tre anni con le buone e le cattive, mentre tu ringhiavi, mostravi i denti e ti nascondevi per non essere catturato, ma avevi tutta l'anima nello sguardo, bruciavi di febbre e di voglia di cambiare, e troppo spesso ti si riempivano gli occhi di lacrime, quando pensavi che non ti stessimo osservando.

"Mi hanno detto che la classe in cui sei ora è molto più tranquilla..." ho detto.
E tu: "Sì... Sono io, l'elemento, in quella classe!"
Allora ti ho detto che se tutti gli elementi fossero come te staremmo benissimo. E ti ho fatto l'unico regalo che avevo da parte per te, da quando ho riletto sull'agenda di due anni fa le frasi famose della tua classe: ti ho ricordato che una volta, mentre stavi discutendo con qualcuno nel tuo solito modo da animale selvatico ("oh, ma sei una cosa impossibile, non puoi fare così/essere così!!! mi fa schifo 'sta cosa hai capito?!?"), una compagna ti ha detto "Va beh ma che fastidio ti dà, fatti i fatti tuoi, no?" e tu hai risposto: "Ma no! io voglio cambiare in meglio le persone!!!"
Io questa frase me l'ero scritta, me l'ero dimenticata, poi qualche mese fa l'ho riletta, e mi sono commossa, perchè dentro quelle poche parole c'eri tu tutto intero. Desideravo un momento adatto per ricordartela, e questo momento è stato oggi.
Hai riso, sorpreso ma non imbarazzato, e ti splendevano gli occhi.
Non c'è più traccia della febbre che ti agitava, della rabbia nel tuo sguardo buio, delle tue famose sopracciglia sempre incurvate in un'espressione nervosa, della timidezza delle tue rare risate. Nella luce del corridoio, con la ragazzina bruna a fianco, con quei gesti così maturi e calmi, sembravi un altro, ora che sono a casa stento a collegare quel che ho visto oggi con il ragazzino tormentato che appartiene ai miei ricordi.

Sono tornata alla cattedra senza toccare il suolo e in classe era successo di tutto.
"Prof, ma mentre lei era distratta le femmine ci hanno picchiato!" si è lamentato l'Incontenibile.
Li ho guardati:
"Scusate... ma adesso, in questo momento, non me ne frega niente!"

Volevo dire: lasciatemi un attimo stare, ma non vedete come sto, non si capisce quanto sono felice? Cosa c'è al mondo che può far impazzire di felicità una persona, prendere il primo premio, passare il concorso, vincere l'Oscar, raggiungere l'apice della carriera, realizzare un milione di sogni, avere il centuplo di quel che desiderava, e tutto questo contemporaneamente?
Ecco, è così che mi sento in questo momento, lasciatemi un istante di silenzio per misurare questa gioia, o meglio, per capire che una cosa del genere non può essere misurata. Nè, me ne rammarico sinceramente, descritta.

7 commenti:

rosa ha detto...

cosa pagherei per sapere che una delle mie insegnanti in un qualche giorno di mille anni fa si è appuntata una mia frase per potermela regalare tempo dopo.
cosa pagherei per poter avere una vecchia e cara insegnante da chiamare ora e lasciare che mi accolga in un abbraccio di comprensione.

Ondaluna ha detto...

Sono davvero commossa. Non commento spesso, ma questa mi è sembrata una cosa eccezionale. Anche per me, sì. Ho desiderato che Giovane Lupo possa avere una splendida vita, e ho colto il senso dell'avere Fiducia nell'Uomo, e nella Relazione. Grazie.

minerva ha detto...

Grazie. Perché mi hai donato un sorriso, dopo questi giorni grigi grigi. E grazie, perché questo è il miglior regalo di compleblog che potessi ricevere.
Baci
Minerva

M di MS ha detto...

Questo post mi ha commosso molto. Io sono una di quelle allieve che tornavano in classe a salutare e che se incontra una prof per strada le dice oggi quello che non le ha detto 20 anni fa! Ma forse è troppo tardi...

Castagna ha detto...

no non è tardi per niente!!! sapessi la mia collega F. che è quasi buona per la pensione come parla dei suoi exalunni, e come si illumina quando ne incontra uno...

Castagna ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
acasadiclara ha detto...

beh io sono una di quelle che non torna. forse perchè nessuno - tranne il prof di greco del liceo (un vero maestro di vita e un ottimo insegnante) - ha mai meritato la mia attenzione fuori dalle aule della scuola. non ero una studentessa modello e non mi sono mai affezionata ai professori, a dire il vero a scuola un po' mi annoiavo (non ditelo al mio settenne figlioletto). anche se dopo ho studiato fino a 30 anni e avrei pagato chissachè per continuare a studiare a vita. Un po' mi dispiace e auguro ai miei figli di avere la fortuna di trovare figure di riferimento nelle loro maestre e nei loro insegnanti futuri.