Stratford-upon-Avon negli anni Novanta, in un mese di luglio purchessia, era piccola, verde, fiorita, popolata di turisti e ragazzini in vacanza-studio, con un cielo luminoso in cui volavano gli aquiloni.
Il fiume scorreva, verde e pacifico, sotto gli alberi. Due ragazze vestite quasi uguali, con il cappellino a stelle e strisce e l'aria felice, si sono fatte fare una foto da qualcuno vicino a un ponticello.
La casa di William Shakespeare, o ciò che ne era stato ricostruito e che spacciavano per tale, era bella.
Anche Londra, quello stesso luglio, piovigginosa come da contratto, era bella. Piena di gente. Grigio fumo come Genova in certe giornate di maccaia.
Oggi l'Urlatrice, che per l'occasione aveva un volume di voce accettabile, e Terremoto, a grande richiesta della classe, mi hanno fatto la scena del balcone di Romeo e Giulietta. Lei in ginocchio sulla mia sedia dietro la cattedra, con la mia giacca rosa scuro a fare da bordura fiorita, e lui in ginocchio a terra, in mezzo ai banchi e ai compagni che fungevano da cespugli del giardino.
Lui è in terza media e non sa ancora leggere decentemente un testo mai visto prima, ma ha il physique, infatti sono le compagne che l'hanno voluto protagonista (Oh, Romeo, Romeo... ma quanto gel ti sei messo nei capelli?). Lei, che è quanto di più ventunesimo secolo in fatto di abbigliamento e di modi, si emozionava leggendo, la mano a sostenere la guancia, gli occhi sognanti, la voce accorata. La classe osservava rapita e divertita. Io pensavo a "Shakespeare in love", a quanto certe cose anche se lette e rilette siano sempre coinvolgenti, e a un certo punto nella stanza aleggiava lo spirito di William, con l'indimenticabile faccia da schiaffi di Joseph Fiennes, che sorrideva pensoso.
Dopo, per stemperare il picco glicemico, abbiamo cominciato a preparare un'allegra scenetta per otto personaggi di Dario Fo, con risultati incoraggianti. La prossima volta la mettiamo proprio in scena, con tanto di mimica e oggetti (uno degli oggetti, per esigenze di copione, dovrà essere uno stetoscopio: prenderemo uno strumento giocattolo. Un altro, sempre da copione, sarà un vassoio di bignè e cannoli. Veri, quelli.)
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2 commenti:
Io invece mi ricordo la scenetta fra il Chisciotte e Dulcinea (la sottoscritta) a teatro. La follia si è sentita, anche se era la prima volta in cui si recitava una cosa simile.
Baci
Minerva
bello
mi piace come coinvolgi i tuoi diavoletti, eoni fa lo facevo anch'io, oggi il materiale umano mi sembra molto meno propenso a queste manifestazioni, ma presto ci riproverò
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