Il ritorno alla vita quotidiana ha due effetti. Primo, mi cade dalla mente l'obnubilamento in cui anche quest'anno ho passato l'estate, fatto di noia, di rassegnazione alle altrui scelte, di essere in un bel posto ma, purtroppo, non sentirsi in vacanza. Mi sento piena di energia e di idee.
Secondo, dormire diventa difficilissimo.
Perchè la notte, e non solo stasera dopo una dolorosa discussione coniugale, prendono forma due eserciti. La Schiera dei Progetti e la Legione delle Grane.
E si danno battaglia nella mia testa per ore, anche in sogno, salvando per fortuna quelle dolci, dimentiche parentesi in cui sogno, a volte, i miei alunni, qualche posto bello, l'Amore Sbagliato o di fare qualcosa di molto erotico coll'Uomo. O Gale Harold. (Vabbè.)
Lentamente, nella mia psiche devastata da un'infanzia cattolica e da un'educazione borghese nel senso più deleterio del termine, si fa strada una certa chiarezza.
Riesco a percepire la mia vita come un esercizio di fisica in cui due forze sulla stessa retta tirano in direzioni opposte.
E io in mezzo ho un mal di stomaco tremendo e mi rosicchio lo smalto dei denti invece di dormire.
Una forza è un'enorme freccia nera, che tira verso INDIETRO. E' la mia povera disastrata famiglia d'origine, è la mia dipendenza dal tirannico amore di mio padre, sono le mie paure, i miei blocchi, le mie rinunce, tutte le cose che con l'Uomo ci neghiamo da anni, tanto che non me le chiede più.
A guardarla da vicino, la freccia nera formicola di bestioline, trasuda una linfa maleodorante che ha l'odore del pus ma anche dei libri polverosi su cui è scritta la mia storia, è come una radice marcia, che non puoi non riconoscere come radice che alimenta, ma che puzza.
Una forza è un'enorme freccia rossa, che tira verso AVANTI.
Questa è mossa da una torma di diavoletti agitatissimi, che gridano e corrono e si spintonano, come la folla in fuga da un grande magazzino dove fosse scoppiata una bomba.
E' il bisogno di trovare un momento in cui parlare con l'Uomo di Cose Veramente Importanti come i figli, le nostre scelte, la nostra vita, se lui è felice, se io sono felice, cosa vogliamo per il domani. E' tutto quel che veramente per me è diventato importante e significativo, ora che sono adulta, ora che so dove sto andando e cosa ci faccio qui. E' che avere trentacinque anni vuol dire che non ne hai più davanti molti per fare le cose più importanti della tua vita. Rimandare non è più una delle opzioni.
A volte mi incazzo quando qualcuno mi suggerisce di tagliare con il passato e andare avanti. Io sono anche il mio passato e mi sbatto per non perderlo per strada, ma andare avanti lo stesso.
Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior, come diceva Catullo: mi torturo, sono seviziata interiormente dalle mie stesse emozioni. E non ho molta scelta, se la mia natura profonda prevede che io non volti le spalle alle persone.
Vorrei raccontarvi di un'amica che avevo, che non ho più. Lei, per esempio, era capace di chiudere una porta e farla scomparire, senza guardare mai più nemmeno il punto del muro in cui la porta era stata, di allontanarsi da qualunque cosa e persona si ponesse sulla sua strada. La vita le aveva insegnato a difendersi così, fin da ragazzina, e probabilmente per lei è stato un bene. La sua vita era molto più dura di quella che viene data in sorte alla maggior parte delle persone che conosco.
Un giorno, le reciproche posizioni su una grave questione morale e affettiva ci hanno messo in disaccordo. Lei ha decretato la fine di un'amicizia che durava da vent'anni, e lo ha fatto senza mai voltarsi indietro. Sono sicura che non mi pensa neanche più. Le avevo visto cancellare altre persone, prima, e so come la vive. Non ci soffre, semplicemente le fa sparire.
Io, che non escludo quasi mai una persona dalla mia vita senza possibilità di rivedere la situazione, e lo faccio solo per motivi veramente gravissimi, in questo caso non ho potuto sopportare di essere cancellata come inutile dopo anni di vera e profonda sorellanza, e ho scelto di non cercarla più. Ma che il nostro rapporto, ad oggi, non abbia più senso di esistere, non significa assolutamente che io non ricordi, non soffra e non perdoni. Mi manca sempre, ogni settimana qualcosa mi fa pensare a lei, se avessi avuto anche solo un briciolo di senso di colpa per come si era chiusa la faccenda sarei strisciata in lacrime ai suoi piedi, pur di passare ancora del tempo con lei. Ma non era quella la situazione, e nemmeno che io aspettassi delle scuse perchè avevo ragione. E' finita, e basta. Ma il pensiero di non fare più niente insieme, di non avere mai visto i suoi figli, di non sapere se sta bene, per me punge come il primo giorno.
Io sono questo tipo di persona. Chi può voltare le spalle ai propri problemi quando questi problemi coinvolgono altra gente, senza dubbio risparmia tempo e fatica, oltre che un sacco di soldi in psicologi e psicanalisti. Ma io non posso farlo, perchè sarebbe prima di tutto fare violenza a me stessa.
Però voglio che smettano di tirarmi, queste due frecce. Voglio andare AVANTI, non importa se in manierA disordinata o organizzata, ma senza il terrore di dover fuggire dalla freccia INDIETRO che minaccia a ogni momento di riguadagnare terreno.
Ci sono cose per cui AVANTI vuol dire prendere in pugno una situazione e scattare alla soluzione. Altre che richiedono un lento germogliare sereno. Sono queste, quelle che mi vengono sistematicamente sbriciolate dalla maledetta freccia nera. Come un puzzle che viene scagliato ogni volta per aria.
Certe cose, semplicemente, NON si possono sistemare un po' per volta nei ritagli di tempo.
Perciò, amore mio, ora torno a letto con te, anche se sono due giorni che litigacchiamo. E smetto di preoccuparmi del Natale o dei compleanni: che si fottano le feste comandate. Ma non smetto di rimuginare sul fatto che giriamo in tondo senza andare AVANTI.
E ti toccherà fare la tua parte per uscire dal loop.
martedì 7 settembre 2010
Tanto, chi dormiva?
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ahia,
cerco l'antidoto,
l'ossigeno non è un optional,
varie ed eventuali
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3 commenti:
...mi fischiano le orecchie...spero di essermi sbagliata.
Symosymo
No, non si parla di te qui.
Tu non sei quel tipo di persona, non mi passa neanche per la testa che tu cancelli qualcuno.
Ops scusa, mi sento molto meglio.
Symosymo
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