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domenica 24 agosto 2014

Il post del leopardo

Poi succede così che ti infili in un camerino, ne esci con un vestito leopardato, il primo in vita tua che provi, e approfittando del negozio praticamente vuoto fai "pssst!" a tuo marito, e quando lui si volta spunti da dietro la tenda ruggendo "meeow!" e lui si illumina e attraversa il negozio per venire a dirti in un orecchio cose che la figlia se non le sente è anche meglio, va'. Pensi ti prenda per il culo e allora chiedi conferma alla figlia, nota tamarra. Che trova che l'abito ti stia bene. Allora richiedi al marito. Il marito annuisce sempre vigorosamente e non cambia espressione neanche quando tu, preoccupatissima della piega che sta prendendo la tua vita, sbotti: "Ma indossare il leopardato è cedere ai quaranta!" .

E boh. Costa poco, è carino e rende parecchio in termini di entusiasmo del marito. Rientri nel camerino e ti guardi. Ma sì, cade bene. Ma 'ste macchie?

Poi ti ricordi te stessa un anno fa. E decidi che macchie saranno, dopotutto.

Con lo stesso spirito hai passato l'estate a ricevere e ospitare gente in casa, condiviso la lavatrice con tua madre per un mese, indossato shorts molto shorts per abbronzarti le cosce, abbandonato la piastra optando per un deciso riccio leonino, e trovato un pub dove imparare che sapore ha un cocktail fatto a regola d'arte. E non ti sei fermata un istante e hai scelto l'idromassaggio e tanta bella letteratura per l'unico giorno in cui eri sola. E fatto nuove amicizie e prenotato un viaggio e pensato al futuro e voluto scegliere in modo sano e deciso sul lavoro e detto la tua con calma a casa e creduto nel tuo fiuto. E parlato di avere un altro figlio. Ma anche di separarsi, quantomeno temporaneamente, se le cose non vanno a posto per davvero.

Tutto questo solo ed esclusivamente perché lui quel giorno è venuto a salutarti con quel sorriso, e ha detto quella singola frase, e tu in quei pochi secondi hai mangiato dall'albero del bene e del male, dannato la tua anima e ottenuto la conoscenza.

Ma il paradiso terrestre non è quello da cui ti sei autoespulsa quando, consapevolmente, hai deciso di non staccare gli occhi dai suoi. Quello, stando ai canoni, è se mai il paradiso celeste. Il paradiso in terra è questo che c'è ora: e sì, fa un male porco rendersi conto di essere umani, di essere vivi, e nudi sulla crosta di un pianeta scabro, però è anche potersi togliere tutte quelle briglie, tutto quel peso tremendo del dover essere. E accettare che può succedere questo, anche se a scriverlo nero su bianco fa ancora così paura. E alla fine si riduce tutto a queste realtà molto terrene, appunto, loro sono due uomini e tu sei una donna, oh se lo sei, dove cazzo aveva dormito per tutti questi secoli questa donna, che pure sapeva essere tanto felice, sciogliersi i capelli, sentire il sole sulle gambe e il sapore della frutta e avere il cuore a mille tutto il giorno.

Loro sono due uomini e ognuno di loro a modo suo ti vuol bene e se ne frega di te. E tu li ami entrambi, quello che pensavi di lasciare, e quello che non potrai più avere, e a volte, oh, sorpresa, sei tu che te ne freghi di loro, che dopotutto si sono messi così d'impegno a maciullare il tuo povero cuore, e decidi che puoi stare, così come sei, sotto lo sguardo degli occhi luminosi di uno e di quelli pensosi dell'altro, e non badi più a niente, ma vai avanti, vai oltre. Oltre te com'eri.

Quando ti giro e guardi, c'è un arcangelo con la spada fiammeggiante, là sui cancelli, che ti fa l'occhiolino: "Indietro non si torna!" Tu ridi, alzi un sopracciglio e rispondi: "Per fortuna!"

E se leopardo dev'essere, sia.

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Questo post è dedicato alla Pellona.
Andremo avanti.



martedì 21 gennaio 2014

Il pasto delle pantere

Era una normale pausa pranzo del martedì, al baretto, ma si svolgeva, come di solito al martedì, in assenza di barbagianni, beghine, portinaie e baciapile. Solo noi due cougar, direbbe la mia amica Cavallino, che si è recentemente specializzata in letteratura mommyporn, e una new entry, del tutto ignara di essersi ficcata in un grosso guaio accettando il tirocinio a Paesino di Sogno.

“Ma tu, esattamente, quanti anni hai?” chiese Dolcebionda, la collega nuova di educazione fisica con cui, dal primo giorno, Castagna è diventata amicissima.  

Il tirocinante, normalissimo ragazzo castano con pizzetto, dal sorriso allegro, al suo primissimo giorno di esperienza nella scuola, rispose: “Venticinque.”

Sia Castagna che Dolcebionda rimasero con la tazzina di caffè a mezz'aria, poi si guardarono tra loro e in coro dissero: “Oh... ma che carino!!!”, con quello che la mia giovane segretaria definirebbe un altissimo indice di pucciosità.

Dopodichè Dolcebionda estrasse dall'iPhone la foto del maestro di sci di suo figlio, ventitreenne valdostano dalla barba bionda, e disse: “Guarda cosa non è.”, mostrando il bel figliolo alla collega Castagna, e anche al tirocinante, che chiameremo Barbatello, visto che non è sbarbato. Al che Castagna, assolutamente serafica, spiegò al giovanotto: “Scusa eh, sai, siamo alle soglie dei quaranta, per le donne della nostra età tutto quello che sta tra i venti e i trenta è assolutamente delizioso”. E Barbatello non fece una piega, sorridendo.

Castagna, pensando al livello medio di umorismo dei colleghi di Scuolina Rosa, ringraziò per la duecentomilionesima volta Jemanjà, Pallade Atena e Vajrayogini che Celhoduro avesse chiesto il trasferimento alle superiori, e si disse che, forse, arrivare all'età in cui puoi dire un po' quel cazzo che ti pare, e a chiunque, meritava proprio il viaggio.



 

martedì 5 marzo 2013

L'assassino e i suoi colleghi

Ditemi un film che vi ha fatto paura. Proprio paura che poi non riuscivate a passare per le stanze di casa senza accendere tutte le luci in sequenza, e avevate i brividi quando alle vostre spalle una stanza restava buia.

Tipo: io mi stramaledico per aver visto anche solo dieci minuti di Cape Fear. Da sola, di sera e nella casa dei miei, notoriamente troppo grande e piena di angoli oscurissimi, e molto, troppo silenziosa alla fine del film di seconda serata, dato che entrambi i miei andavano a dormire molto prima di me. Tipo: Un bacio prima di morire, con un fascinoso quanto disturbato Matt Dillon che sega a pezzi una donna nella vasca da bagno di un albergo.

Ecco, questo era PRIMA di conoscere mio marito. E essere, lentamente ma inesorabilmente, iniziata al vasto mondo dei film thriller, horror e splatter. Che continuo a rifiutarmi di vedere al cinema, troppa ansia. Ma che vedo dal divano di casa, con una certa preoccupazione e la copertina di pile, da tirare su di colpo davanti alla faccia a mo’ di paravento. Così nella mia vita sono entrati: CSI, True Blood, la musichina di Profondo Rosso, Alien, certi vampiri non beneducati e swarowskati come Edward Cullen, i mostri di Resident Evil, svariati pazzi sanguinari armati di sega elettrica/ascia/pinze per tortura/bisturi, etc. Mi sto lentamente abituando al sangue, anche se mi rifiuto categoricamente di sopportare le automutilazioni alla Lars Von Trier, la violenza insistita di Quentin Tarantino, tutta la serie di Saw e altre chicche che i cultori del genere tanto amano.

Da quando mi sparo le “serate orrorazzo” con l’Uomo, due cose mi hanno veramente tolto il sonno pur piacendomi tantissimo. Una è stata “La casa dalle finestre che ridono” di Pupi Avati. E l’altra sono i film di Alex Infascelli. Ho capito che ce ne sono di fatti meglio. Ma le tematiche sono inquietanti, vedasi “H2Odio”.

Comunque, ieri sera mio marito era a cena con l’assassino. Questo assassino qua.


Assassino molto simpatico e alla mano, peraltro, che, oggi, mentre l’Uomo lo accompagnava a prendere l’aereo, ha fatto alcune telefonate di lavoro. Tra l’altro, per parlare con alcune persone che vorrebbe coinvolgere in un progetto che ci riguarda da vicino e di cui vi dirò poi.

Prima telefonata:

Seconda telefonata:

Terza telefonata:

Ah beh. Comincio a interessarmi seriamente a quell’invito a Roma che ci è stato varie volte fatto.*

[*Mi corre l’obbligo di rendere noto che, in questo caso specifico, la mandibola mi è caduta non per il fascino indiscutibile dei tre succitati (sì, Vostro Onore, ho più volte ammesso di nutrire smodato desiderio carnale per Claudio Santamaria, lo riconosco, peraltro ditemi che non conoscete anche donne che darebbero via il figlio primogenito per cenare con uno degli altri due), ma per il livello artistico delle persone con cui forse avremo a che fare più avanti. Non che Ravello di per sé non sia già a un livello davvero notevole: a parte fare l‘assassino per Infascelli, questo, as a kid, lavorava già con Ettore Scola, mica pizza e fichi. Ma ragazzi, Pierfrancesco “Picchio” Favino? Ne vogliamo parlare?]

giovedì 16 febbraio 2012

Gasp

Vi ricordate quando abbiamo mosso i primi passi nell'organizzazione di eventi cinematografici qui nella ridente provincia?

Vi ricordate che l'Uomo era diventato amicissimo di un giovane, spettacolare attore emergente di Canelli?

Bene, ieri il giovanotto (che tra l'altro, sì, bello è bello, ma soprattutto dovreste sentirlo ragionare, e soprattuttissimo avreste dovuto esserci quando, al festival, ha parlato agli studenti del liceo: una master class da togliere il fiato, e un discorso ispirato sulla vita e sulla necessità di sbattersi per inseguire i propri veri obiettivi) era qui a parlare di nuovo con gli studenti (mannaggia, io ero al lavoro) e ha preso accordi per presentare qui da noi due film, questo che lo vede protagonista e questo dove fa una parte minore. Cosa che farebbe portandosi possibilmente dietro qualcuno degli altri attori. Ora, io mi soffermerei un momento su entrambi i film. Ma soprattutto sul cast di entrambi. E un attimo anche su chi è il regista del secondo.

Pensate con intensità di essere una professoressa di trentasei anni, in pigiama in camera sua, e di avere un marito che entra nella stanza tutto preoccupato e comincia a parlare, dicendo che c'è un problema, perchè nel mese di marzo gli toccano tre presentazioni, due sono queste e una è quest'altra, che si farà certamente perchè Lucio Pellegrini è di Asti e verrà, come per "La vita facile", con la moglie Camilla Filippi.
"E non ci stanno tutte e tre?"
"Eh, dobbiamo farcele stare, ma è un casino, i film in prima visione dobbiamo tenerli due settimane."
"...quindi?"
"A meno che non diciamo ad Andrea che dei suoi due ne presentiamo solo uno..."
"Eh?"
"In tal caso dobbiamo decidere se farlo venire con Elio Germano o con Claudio Santamaria", e, girandosi con aria mefistofelica verso di me, "...tu cosa dici?"
"COSA? Eh? NO! No no no no guarda che NON PUOI far scegliere ME!"

Che poi non si sa se vengano, nè l'uno nè l'altro. Pare che Colui Che E', l'Altissimo, il Verbo, ossia Germano sia uno molto disponibile, che però si incasina perchè pensa di poter far stare di tutto in 24 ore quando non è fisicamente possibile, ma ha una tizia che gli fa da agente e limita le sue promesse a un calendario sensato. Di Santamaria non so dire, anche perchè se mi immagino di passare una serata con Santamaria mi vengono le palpitazioni, e non lo dico scherzando, mi si secca la bocca solo a nominarlo. Certo che nel cast di Ozpetek c'è anche Margherita Buy e già "solo" cenare con lei mi parrebbe paradisiaco.

In compenso, la Litti per il film di Pellegrini viene quasi sicuramente, sempre che non le mettiamo la serata in uno dei giorni in cui è da Fazio. E sono sicura che una cena con Luciana Littizzetto possa essere qualcosa di assolutamente indimenticabile. Può anche darsi che Santamaria e Germano, presi dal vivo, a parte l'aura glamour di presentarsi con loro in un locale e il fatto di parlare con Iddio Elio in persona, si rivelino una delusione, ma sulla Litti nazionale non ho dubbi. E poi, di base, è una collega.

venerdì 20 maggio 2011

Eh

Succede che la prima ricerca che sentiamo è sul processo di Norimberga.
Succede che si parla di Mengele, degli esperimenti sui prigionieri.
Succede che si divaga parlando de "I ragazzi venuti dal Brasile" e io gli racconto la trama.

Scatta la domanda sulla clonazione.
Che io ho già spiegato tempo fa parlando degli OGM, ma va beh, la rispiego.
Si vede che all'idea di Hitler clonato stanno molto più attenti, perchè la capiscono, stavolta.

L'Incontenibile: "Cioè potrei avere un figlio uguale a me?"

L'Urlatrice, con l'espressione stupefatta e estasiata di quello che aveva sotto il naso la cura per il cancro e se ne accorge adesso:
"Ma quindi, prof... potremmo clonare Cristiano Ronaldo???!!!???"
Io: "Sì, umm, dici tipo uno per ciascuna?"

Eh.

Invidiatemi

Ho fatto studiare i verbi irregolari ed erano cinque pagine.

Ho fatto due domande per ogni pagina.

Ho dato un punteggio di uno ai verbi più semplici e di due a quelli più difficili, così si arrivava a un totale di venti.

"Prof... ma se uno prende venti????"
"Euh là, bisogna vedere se ci arrivate."

Dopo i primi giri di domande sudavo freddo: l'Arcangelo Biondograno era a dodici.

La settimana scorsa, dato che il tempo ormai scarseggia, ho finito l'interrogazione in forma scritta: cioè, ho stilato una prova individuale, quindi mi sono preparata ventun diversi foglietti e su ognuno ho messo le domande che a ciascuno mancavano, sulle rispettive pagine dei verbi, tutte con le opzioni da un punto e da due punti.

Sembra una belinata? Che Dio mi strafulmini, non lo rifaccio mai più. Per per finire in tempo ho dovuto farne preparare più della metà a Punta di Diamante, con la scusa che lui scrive bene e chiaro (in realtà era, penso, l'unico di terza a cui potessi spiegare cosa doveva fare una volta sola e poi tenerlo alla cattedra a compilare le prove mentre io spiegavo il Giappone ai suoi compagni. Ovvio che nel frattempo lui, essendo appunto lui, stava ANCHE imparando cose sul Giappone).

Poi mi son messa a correggere quel che i primini avevano fatto. Situazione: pausa pranzo tra l'ultima lezione e QUATTRO ore quattro di corso sulla lavagna multimediale, caldo atroce, pranzo composto da pane integrale homemade e formaggino, acqua sgasata, uno scazzo atomico e un filo di mal di testa.

Belìn. Dopo venti minuti saltellavo per la sala prof come una bambina la mattina di Natale.

Ho firmato un undici, due dodici, un tredici e due quattordici. E il bello è che li ho anche riportati sul registro, in questa forma: (14) 10 e lode.

Aspetta di vedere le facce quando li consegno.

venerdì 8 aprile 2011

Lo star system e una povera imbranata

Due considerazioni.

La prima. Non è possibile che una donna adulta, indipendente, di intelligenza solitamente riconosciuta come normale e di capacità organizzative talvolta anche decenti, tutte le sante e benedette volte che va al centro commerciale (e non a Roma: a Asti) perda la macchina nel parcheggio.
Cioè: quando vado all'Ikea, o faccio altri giri che prevedono zone parcheggio gigantesche, memorizzo con una certa sicurezza il punto in cui lascio la macchina. Nel piazzale del centro commerciale vicino a casa, invece, no.
E giro come una scema a cercare la mia baracca coreana. Che, tra l'altro, prima era una baracca coreana grigia metallizzata come centinaia di altre, ora è una baracca coreana di un bell'azzurro scuro brillante, abbastanza raro. Niente. Non la trovo. Sbaglio di quattro o cinque corsie, mi aggiro con i fermenti lattici degli yogurt che muoiono dal caldo, i latticini che si squagliano, la frutta che avvizzisce nei sacchetti.
E mi stupisco, ogni volta, infinitamente, di quanto posso essere scema.

La seconda. Mio marito sta espandendosi, con questa storia del cinecircolo. Nasce tutto dalla sera in cui siamo stati a cena con lei



e con il marito, regista di quel delizioso, adorabile, intelligente film che è "La vita facile". Due persone veramente carine, piacevoli e disponibili.
Abbiamo anche incontrato di persona altri due protagonisti delle scene odierne, veramente splendidi nel loro lavoro:





(e se il primo mi è piaciuto da pazzi, il secondo ha fatto una performance teatrale da inginocchiarsi al suo cospetto)

Dopo queste epifanie, adesso l'Uomo consacra il suo tempo libero a cercare su Facebook attori e registi italiani che abbiano voglia di intervenire a serate o eventi locali, che magari siano del Nordovest e passino spesso da Milano o Torino, e siano facilmente contattabili.

E' arrivato al numero di telefono di costui:



e lo ha conosciuto, incontrandolo per un allegro aperitivo. E' simpaticissimo, oltre che direi indiscutibilmente fico. Io non c'ero. Ero a litigare con un inquilino di mio padre e a fare la iena con il nostro avvocato.
Questo bel ragazzo, comodissimo da contattare in quanto originario di Canelli, gli ha aperto la strada a vari altri contatti tra i quali costui:




Aaagh. No, io Santamaria lo amo di bene, come direbbero i miei alunni. Non quanto amo altri attori che proprio idolatro fin da quando ero ragazzina, come lui



o quanto amo altre grandissime rivelazioni del cinema italiano di oggi come Lui (leggasi: Colui che è, l'Altissimo, Iddio)



però lo amo molto, molto ma molto. Da quando ho visto Romanzo criminale, poi la fiction su Rino Gaetano, e da quando ho visto questo:

http://www.youtube.com/watch?v=qEC61h660q8

Ma il fatto è che di questo passo, mi fa notare l'Uomo ridendo divertito, ci avviciniamo pericolosamente a lui:



E io ho già detto che a una serata con quest'uomo io NON andrei. Non sono in condizioni di stare nella stessa stanza con lui e ascoltarlo ANCHE parlare, perchè che mi facesse morire per quanto è bello è storia vecchia, ma di recente ho visto delle interviste e, cazzo, mi fa impazzire anche come ragiona. E poi in "Mine vaganti" c'è una scena alla spiaggia dove mi sono letteralmente presa una cotta per i suoi piedi. Lo so che di solito si parla dei suoi occhi e del suo sorriso, ma li avete mai guardati i suoi piedi? Sono magnifici. Insomma: son messa troppo male per incontrarlo di persona, ammesso che si possa mai fare.

Ma stasera... stasera finalmente l'Uomo ha parlato con una regista che sarebbe ben felice di conoscerci e venire qui a presentare un suo lavoro. E, facendo finta di niente, mi ha detto una cosa che ha del sadomaso dirla alla moglie, non scherzo, è una vera perversione: questa donna adesso vorrebbe mettere in scena una cosa con... oddio sto sudando:



Capitemi. Perchè abbiamo scoperto che pur essendo un piccolo cinecircolo di provincia anzi, proprio perchè lavoriamo a livello così piccolo, non solo le case di distribuzione ci vogliono bene perchè siamo puntuali e lavoriamo a strettissimo contatto col pubblico, ma anche gli attori e i registi, almeno quelli che non si sono già montati la testa e si muovono solo per andare sulla Croisette, sono contenti di questo genere di lavoro e di pubblicità.
Non so se Filippo maronna-cosa-non-ti-farei Timi sia già a livelli da storcere il naso al sentir nominare una cittadina di 70.000 abitanti. Ma di certo un marito che mette a perdere la moglie casta e fedele con certe prospettive è proprio un po' bastardo, sia detto con molto amore intendiamoci.