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giovedì 27 febbraio 2014

Le trasmissioni riprenderanno appena possibile

...al decimo giorno di congiuntivite e al sesto chiusa in casa in penombra, non sono proprio in condizioni di scrivere.

L'umore sarebbe a terra se non avessi come sempre degli amici splendidi.

Passerà anche questa!
(...ma che due coglioni, quante volte l'ho detto negli ultimi mesi???)

Va beh. Chiudo prima che mi si liquefaccia l'occhio messo peggio.

mercoledì 19 febbraio 2014

L'assioma della gonna

Si prenda una professoressa e la si ponga in una scuola media.
Detta professoressa metterà i jeans il 97,6% dei giorni passati dentro all'edificio con gli alunni. Varierà l'abbigliamento con gonne lunghe e pantaloni di tela diversa dal jeans, molto raramente con pinocchietti o pantaloni 3/4.

L'unico giorno che metterà la gonna a pieghe non tanto lunga, dovrà accovacciarsi per terra e tirare su dal pavimento una ragazzina.

E' una verità matematica inoppugnabile.

Renoir, pronunciato R'nuàr

Metti una domenica che per qualche ora si scorda di piovere. Che fai tu, dopo settimane di fango, scarpe bagnate, capelli gonfi, cieli nuvolosi? La risposta è ovvia. Ti infili in un museo.

Ma poi il gelato lo mangi sulle panchine in Piazza San Carlo.

E intanto si forma una bolla di serenità primordiale, che tutte quante (stanche di problemi in famiglia, di grane lavorative, di questioni economiche, di scorni con le istituzioni... una però più che altro stressata dai compiti in classe di geometria) ci eravamo meritate davvero.

Così, benedette da quest'aura di pace, la Tipa scavalca con passo marziale la lunghissima coda fuori della GAM, brandendo i biglietti da lei ingegneristicamente stampati in precedenza. Sfoggia un sorriso incredibilmente rilassato che non le vedevo da tempo.

Nipotina afferra l'audioguida, si cala le cuffie sulle orecchie, e proprio mentre io penso "che peccato però, i bambini distratti dai giochini sul touch screen quando c'è tutta questa bellezza da assorbire, ai miei tempi etc etc", mi fornisce con puntualità delle informazioni sul quadro che sto guardando. E pronuncia "R'nuàr", non Renuàr, con una finezza fonetica da lasciarmi in mutande. Ah no ecco, infatti, sì, ai miei tempi, dicevo, ma quando una bambina è intelligente è intelligente, anche con l'audioguida coi giochini in mano.

Cavallino si concede una giornata di lettura in treno, vetrine in centro, arte e chiacchiere con le amiche. La vedo poco, perchè chiacchiera soprattutto con la Tipa mentre io mi sparo i portici per mano con Nipotina che deve raccontarmi molte cose.

Io, Castagna, che di pittura capisco solo il Beato Angelico e gli Impressionisti, divento scema davanti ad alcuni quadri strepitosi di cui peraltro non conoscevo l'esistenza. E mi godo la manina fredda della Nipotina stretta nella mia mentre camminiamo, e le risate e le facce serene delle amiche.

Frattanto, Occhipervinca è sulle piste di rally su ghiaccio con l'Orsetto di Montagna, il Ferrarista è al museo dell'Automobile con Coccodrillo, e l'Uomo allo stadio a praticare il culto domenicale.

La vita sempre così dovrebbe essere.

Poi viene un acquazzone della malora, ma ormai la nostra bolla di quiete ce la siamo presa, siamo contente dei quadri, del sole, del gelato, della fila davanti ai bagni del museo, dei semafori, delle panchine, del fatto che con Nipotina prossima ai dieci anni possiamo inaugurare la fase "noi ragazze andiamo a...". Mancava la mia, di ragazza, quella scura e refrattaria alle novità, che sono sicura avrebbe voltato gli occhi al soffitto all'idea di passare la domenica a una mostra di pittura, però poi si sarebbe incantata davanti agli stessi quadri che piacevano a me.



domenica 16 febbraio 2014

Vi aggiorno


Non è che nel frattempo io abbia smesso di lavorare eh.

Anzi.

Un elenco, privo di cronologia e di collegamenti sensati, di alcuni eventi recentemente registrati sul pianeta Scuolina Rosa.

***
Esercizio: costruite un personaggio dalle abitudini sgradevoli.
Classe: III.
A parte la quantità di pedofili, assassini evasori fiscali, terroristi ambientali, stupratori, bigami, poligami, sfruttatori della prostituzione e spacciatori che, nell'immaginario del mio quattordicenne medio, sono etichettati come “persone dalle abitudini sgradevoli”.
Prima che mi svolgano l'esercizio scritto a casa, in classe facciamo un giro a voce: “Ditemi un tipo di persona, o di atteggiamento, che non sopportate”.
Quelli che mi parlano dietro”
Quelli che ti interrompono mentre parli”
Quelli che si fingono tuoi amici”
Quelli che non si fanno i fatti loro”

Arriva il turno di Atreiu:
Le persone con un comportamento infantile”
Io alzo il sopracciglio, apro la bocca, ma per un nanosecondo non esce alcun suono. Lo stiamo sospendendo perchè ha fatto i capricci nell'ora di ginnastica...
Al termine del nanosecondo, alza gli occhi lui e mi spara un sorrisone: “lo sapevo che con questa ti stecchivo” dice la sua faccia volpina. Io rido.

Viene il momento di Huck Finn:
Huck, chi è che non sopporti?”
Mio fratello.”
(Il fratello di Huck è una presenza costante nelle nostre ore di grammatica. Complemento oggetto: “Ieri ho menato mio fratello”. Costruzione passiva: “Mio fratello è stato menato da me”. Proposizione finale: “Oggi vado a casa prima per picchiare mio fratello”.)
Ridiamo, poi:
Va bene, ma a parte tuo fratello, povero bambino, chi è che ti dà fastidio?”
Nessuno.”
Euh, dai. Cioè, sei amico di tutti?”
“A parte mio fratello.”
Capito... ma per il resto?”
Niente, solo mio fratello.”
Cioè, se non fosse per tuo fratello saresti Gandhi?”
Sì. Chi è Gandhi?”

Banco davanti, Dylan McKay:
Io non sopporto le persone che ripetono le cose. E poi le persone che ripetono le cose.”

***
La Dolcebionda continua a fratturare alunni. In palestra, in montagna, alle gare.
Ne hai rotto un altro?” domando esterrefatta ogni volta che la vedo passare con un ragazzino che si regge un polso o che zoppica.

Purtroppo ho scoperto, nel corso di un divertentissimo pranzo con lei, Barbatello e il Gigante, che la Dolcebionda è nell'anno di prova e forse perderà il posto perchè deve venire da noi Celhodoro, grande amica di Celhoduro. Durante il pranzo peraltro il nostro magnifico, ma riservatissimo vicepreside si lascia andare a una serie di esternazioni con aria confidenziale, tra cui che lui Celhodoro non la sopporta e che gli spiace tanto che Dolcebionda non sia già fissa di ruolo. Poi mi fa: “sai chi mi ha chiesto l'amicizia su Facebook? La mamma di Spettacolo”. Io: “Beato te, scusa! E l'hai presa?” “Sì, io prendo praticamente tutti...” “Abbravo!!!” e agli altri poi spiego con calma che la mamma di spettacolo, proveniente da non so quale delle repubbliche baltiche, è penso la donna più strepitosamente bella che io abbia mai visto sul pianeta che non fosse su uno schermo. I due fetentoni ridacchiano. Poi io: “Beh, a me ha chiesto amicizia il papà di Dylan, comunque, uno pari”. Essendo il papà di Dylan neodivorziato e notoriamente convinto (come suo figlio del resto) di essere Mister Universo, la cosa solleva entusiasmo nei colleghi: “E lo hai preso?” “No! Io non prendo né alunni né genitori di alunni che ho in classe nell'anno in cui ce li ho, e poi scusate, ma quello... meglio perderlo che trovarlo!”
Al che la Dolcebionda, che ai tempi delle superiori è stata anni con Papà Rockstar, il padre più fico della storia dell'insegnamento, e adesso se lo ritrova a scuola come genitore di Nocciolina, ne approfitta per rivangare il passato con accorati sospiri.
'Sti pranzi del martedì si fanno vieppiù interessanti.
Il vicepreside che parla a ruota libera era veramente tanto che non lo vedevo, e se la Dolcebionda se ne ve chissà quando lo rivedo.

Mascara Waterproof continua ad andare a vomitare e accusare malesseri qua e là. Io le ho chiesto se era incinta già prima di Natale. La madre sostiene che è il ciclo. La figlia del Gigante, che la vede al doposcuola, sostiene che trattasi di anoressia. In generale comunque la ragazzina è impermeabile, come il suo mascara, a qualsiasi tentativo di farla studiare, ha otto materie sotto, e non scrive i compiti sul diario, così al doposcuola non possono aiutarla. Venerdì glieli ho scritti io.

***

La nuova prima:

Seta Nera
Satana
CCCP o il Bambino che Venne dal Freddo
il Tenero Nerd
David Copperfield
il Bambino più Grasso
Ballerina
Lentiggini
Cetriolina
Cipollina
Topolino
Puledrina
Omino Michelin
Grunge Girl
Scricciolo
Vagabionda
Piccola Afrodite
Bartleby
Nocciolina
Jammejà
Bambolotto

Le pagelle del primo quadrimestre dei suddetti, fatta eccezione per Satana (che è un iperattivo), per il Bambino più Grasso (che ha lacune assurde ma è molto in gamba) e per Grunge Girl (che è in gamba ma non studia affatto), erano notevoli. In particolare, il figlio di Grande Madre Russia, CCCP, è onestamente di brutto, ma di brutto, superiore nell'uso della lingua italiana, rispetto ad alcuni compagni assolutamente di ascendenza latina.

Quella classe comunque, per composizione, numero e capacità, è assolutamente perfetta. Se ci fossero dentro anche un paio di Marocchini sembrerebbe che me la fossi scelta su misura, e invece (ahaha) codesti ventun adorabili primini sono LO SCARTO, secondo le maestre, e anche secondo le abituali capacità di mastrussare la composizione classi del Troll e della Collega F., mentre i ventotto cocchidimamma, figlidipapà, raccomandatiallanascita della I B sono lenti, immaturi, insopportabili e (muahahah) troppo numerosi.
Sempre detto io che ero tagliata per stare nelle sezioni ghetto, che spesso si rivelano splendide, ma quando poi che la tua è una bella classe te lo dicono anche i colleghi, invidiosissimi dopo essersi dati la zappa sui piedi da soli, è uno sballo.

mercoledì 29 gennaio 2014

Una tacca sul fucile, duramente guadagnata peraltro

"Professoressa... mi può aiutare, per favore?"
 
Questi sono quei momenti in cui so perchè mi sbatto da undici anni per il dannato Stato italiano nella maledetta istruzione pubblica o paritaria, sotto il fottuto ministero, e sotto qualunque governo ladro e condizione contrattuale di merda. 
 
Perchè quando a dire questa frase è Atreiu, l'Irriducibile, che ha due note per la stessa cosa, prese venerdì da due prof diversi nessuno dei quali sei tu

... e ti aspetta per dirtela, alla fine della mattinata, quando sono usciti gli altri, tutto ossuto e un po' storto, ma così alto ormai che ti sovrasta, con la voce seria da ragazzo grande, dopo che tu gli hai con la massima calma e fermezza annunciato che riproporrai la sua sospensione in consiglio di classe "perchè bisogna mettere un punto a questa situazione, e poi ricominciare da capo",  e lui invece di stringere i pugni, sbuffare e prendere a manate il banco ti ha guardato in faccia, e ha pensato...
 
...vuol dire che non hai, come a volte ti era sembrato, buttato nel cesso due anni e mezzo di tentativi, sgridate, discorsi seri, discorsi scherzosi, baruffe, consigli, sorrisi, sopracciglia inarcate, occhi stretti, occhi rivolti al cielo, sguardi affettuosi, segnacci sul foglio, manate sul banco e qualche stretta affettuosa alla spalla, nè tutti quei fazzoletti quella volta famosa.
 
 
 
 

martedì 21 gennaio 2014

Il pasto delle pantere

Era una normale pausa pranzo del martedì, al baretto, ma si svolgeva, come di solito al martedì, in assenza di barbagianni, beghine, portinaie e baciapile. Solo noi due cougar, direbbe la mia amica Cavallino, che si è recentemente specializzata in letteratura mommyporn, e una new entry, del tutto ignara di essersi ficcata in un grosso guaio accettando il tirocinio a Paesino di Sogno.

“Ma tu, esattamente, quanti anni hai?” chiese Dolcebionda, la collega nuova di educazione fisica con cui, dal primo giorno, Castagna è diventata amicissima.  

Il tirocinante, normalissimo ragazzo castano con pizzetto, dal sorriso allegro, al suo primissimo giorno di esperienza nella scuola, rispose: “Venticinque.”

Sia Castagna che Dolcebionda rimasero con la tazzina di caffè a mezz'aria, poi si guardarono tra loro e in coro dissero: “Oh... ma che carino!!!”, con quello che la mia giovane segretaria definirebbe un altissimo indice di pucciosità.

Dopodichè Dolcebionda estrasse dall'iPhone la foto del maestro di sci di suo figlio, ventitreenne valdostano dalla barba bionda, e disse: “Guarda cosa non è.”, mostrando il bel figliolo alla collega Castagna, e anche al tirocinante, che chiameremo Barbatello, visto che non è sbarbato. Al che Castagna, assolutamente serafica, spiegò al giovanotto: “Scusa eh, sai, siamo alle soglie dei quaranta, per le donne della nostra età tutto quello che sta tra i venti e i trenta è assolutamente delizioso”. E Barbatello non fece una piega, sorridendo.

Castagna, pensando al livello medio di umorismo dei colleghi di Scuolina Rosa, ringraziò per la duecentomilionesima volta Jemanjà, Pallade Atena e Vajrayogini che Celhoduro avesse chiesto il trasferimento alle superiori, e si disse che, forse, arrivare all'età in cui puoi dire un po' quel cazzo che ti pare, e a chiunque, meritava proprio il viaggio.



 

lunedì 20 gennaio 2014

Sarà anche l'acqua calda, ma fa piacere lavarcisi

Nuovo e utile Novantacinque tesi sulla scuola (ma non le appenderò alla porta del ministero)

  1. I ragazzi non devono annoiarsi a scuola: chi si annoia non impara.
  2. Il contrario di “annoiarsi a scuola” non è “divertirsi”. È “essere interessati”.
  3. L’interesse nasce di fronte a qualcosa di nuovo e complesso ma comprensibile: una sfida difficile ma non tanto da non poter essere affrontata.
  4. Qualsiasi argomento può essere reso interessante. Però bisogna lavorarci.
  5. Dammi un motivo convincente per interessarmi a un argomento e proverò interesse.
  6. Il motivo non può essere altrimenti prendo un brutto voto. I brutti voti non sono la versione incruenta delle frustate.
  7. I voti (forse) misurano, ma non motivano a imparare.
  8. Cioè: i voti sono una discutibile motivazione esterna. La motivazione interna è più potente.
  9. I finlandesi fanno a meno dei voti fino ai 13 anni e sono bravissimi a scuola.
  10. Andare a scuola per prendere bei voti è come andare a un concerto per avere un biglietto da incorniciare.
  11. I test Invalsi non c’entrano coi voti individuali ma misurano l’apprendimento complessivo: sono il maxitermometro della scuola.
  12. Il maxitermometro non è perfetto? Non è una ragione per buttarlo via e far finta di niente.
  13. L’apprendimento è un processo complicato, fatto di percezioni, ragione, emozioni, memoria, strategie, esperienza, ambiente, autostima…
  14. … per questo insegnare è molto più che “dire” o “spiegare”.
  15. Il come si insegna è importante quanto il che cosa si insegna. Il come fa la differenza.
  16. “Insegnare” è anche insegnare a imparare: metacognizione è la parola magica.
  17.  “State attenti” è un’ingiunzione paradossale. Proprio come “sii spontaneo”.
  18. Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.
  19. Una materia è come una città. Dammi buone mappe e aiutami a esplorarla.
  20. In aula sarebbe bello sentire di più le voci dei ragazzi.
  21. Esistono modi per far parlare i ragazzi senza che l’aula si trasformi nel mercato del pesce.
  22. I ragazzi capiscono prima e meglio quando possono fare domande o discutere un tema.
  23. Leggere a voce alta non è una roba da bambinetti. Serve a percepire bene gli andamenti del testo.
  24. Leggere a voce alta i propri scritti è anche il modo migliore per imparare a rileggerli cercando il senso, e a correggerli. E non è roba da bambinetti.
  25. Mandare a memoria un testo che piace non è roba da bambinetti.
  26. Ehi… alcune cose – dalle tabelline all’aoristo – vanno per forza mandate a memoria. Per il resto, se uno prima non capisce, non sta studiando: appiccica.
  27. Se studio solo per l’interrogazione, è ovvio che dopo dimenticherò tutto, e amen.
  28. Le competenze di base sono: leggere, scrivere, far di conto. Leggere vuol dire capire quel che si legge. Oggi, due italiani su tre non ce la fanno.
  29. Vogliamo che i ragazzini si appassionino alla matematica? Facciamoli giocare coi numeri.
  30. … quando sono più grandi: esempi, domande, discussione, sfide.
  31. Invitiamo i ragazzi a leggere per loro piacere ogni giorno (qualsiasi cosa, fumetti compresi).
  32. No, I Malavoglia non sono una buona esca per catturare un lettore debole.
  33. Chiedere all’analisi testuale di dar conto della magia di una narrazione è come chiedere a un anatomopatologo di dar conto del sex appeal di Marylin Monroe.
  34. Apri la mente a quel ch’io ti paleso / e fermalvi entro; ché non fa scïenza, / sanza lo ritenere, avere inteso. Questo lo dice papà Dante.
  35. Scrivere o adottare libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è sadico.
  36. Studiare su libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è una tortura.
  37. “Non dire né troppo poco né troppo. Di’ il vero. Sii pertinente. Sii chiaro, non ambiguo, breve, ordinato.” Sono le massime di Grice. Valgono anche per i libri di testo.
  38. Prima di chiederci quanto costa un libro di testo domandiamoci quanto vale, quanto serve, quanto verrà usato, capito e ricordato.
  39. La Lim è un mezzo, non un fine e non sostituisce un bravo insegnante. Però aiuta.
  40. I compiti a casa non valgono per recuperare quel che non ho fatto a scuola.
  41. Non darmi compiti a casa se poi non controlli che io li abbia fatti.
  42. Non darmi compiti a casa se prima non mi spieghi come organizzarmi.
  43. …e poi me lo rispieghi. Se imparo come studiare, varrà per tutta la vita.
  44. Comunque, fammi lavorare più a scuola che a casa.
  45. Se lavoro poco a scuola, a casa non lavorerò per niente.
  46. … e non lasciarmi tutto solo a casa con le cose più noiose da fare.
  47. Permettimi, ogni tanto, di dirti che non ho studiato. Ma impegnami a recuperare.
  48. Stabiliamo a ogni inizio d’anno un patto coi ragazzi, anche i più piccoli: poche regole di comportamento chiare. E scritte. E facciamole rispettare.
  49. Incoraggiamo i ragazzi a essere leali e a non barare.
  50. Copiare è barare.
  51. …e il copia e incolla dal web non è tanto meglio.
  52. Guidiamo i ragazzi a esercitare il pensiero critico sulle fonti.
  53. Fare l’insegnante è uno dei mestieri più frustranti, più appaganti, più complicati.
  54. Un paese civile deve fare il tifo per i suoi insegnanti.
  55. “Un investimento in conoscenza paga i migliori interessi”. Lo dicono Benjamin Franklin e Bankitalia.
  56. Come attirare i talenti migliori verso l’insegnamento? C’è la ricetta finlandese: riconoscimento sociale ed economico.
  57. Un paese civile deve pagare i suoi insegnanti.
  58. …ma In Italia sono bassi gli stipendi, e non c’è progresso tra inizio e fine carriera.
  59. …eppure la spesa nazionale per studente è alta: dov’è l’inghippo?
  60. Il Programma non è il Vangelo. Ogni classe, ogni scuola è una storia a sé e l’autonomia è necessaria.
  61. …ma  funziona solo se gli obiettivi sono chiari e misurabili e se i risultati vengono valutati: è la differenza tra autonomia e anarchia.
  62. L’autonomia ha bisogno di controlli reali, efficaci, frequenti, diffusi su tutto il territorio.
  63. Per migliorare un intero sistema scolastico bastano dieci anni. L’ha fatto la Germania.
  64. … per migliorare le performance degli studenti basta anche meno. Ci è riuscito il Giappone.
  65. Se niente cambia, niente può migliorare.
  66. I problemi non si risolvono applicando vecchie procedure, ma trovando nuove opzioni.
  67. La scuola non è un’azienda: questo non l’autorizza a essere dispersiva e inefficace.
  68. Vogliamo promuovere il merito? Cominciamo da presidi e insegnanti.
  69. Molti insegnanti stanno già cambiando tutto. Valorizzarli, magari.
  70. Il pedagoghese “vacuo e inconcludente” fa rivoltare il maestro Manzi nella tomba. Che lui venga a tirare i piedi a chi lo usa.
  71. Il burocratese sgangherato fa piangere Santa Grammatica e inbufalire San Buonsenso.
  72. Tutti gli studenti di tutte le discipline (scientifiche, umanistiche, artistiche, tecnologiche…) hanno pari dignità e meritano insegnanti competenti.
  73. Formare vuol dire scovare ed esaltare le capacità di ogni singolo studente.
  74. Formare è diverso da uniformare.
  75. Lasciami essere curioso. Non obbligarmi a essere compiacente.
  76. La scuola chiede di imparare senza errori. La creatività chiede di imparare dagli errori.
  77. La scuola insegna risposte standard. La creatività fa domande diverse per trovare nuove risposte.
  78. In un futuro prossimo faremo mestieri che ancora non esistono.
  79. Qualsiasi cosa io faccia in futuro, dovrò continuare a imparare per tutta la vita. Non darmi nozioni che diventeranno obsolete: dammi un metodo.
  80. …cioè: “non regalarmi pesci: insegnami a pescare”.
  81. La scuola non può cambiare senza il supporto delle famiglie.
  82. Un buon modo per avere figli lettori è leggergli storie quando sono piccoli.
  83. Un buon modo per avere figli bravi a scuola è avere molti libri in casa.
  84. Sopperire alla mancanza di carta igienica a scuola non basta.
  85. …e non basta chiedere la (urgentissima!) manutenzione delle scuole.
  86. (Coda di paglia ministeriale: girare uno spot per l’istruzione pubblica in una scuola privata).
  87. L’abbandono scolastico è un dramma: chi lascia la scuola cresce come cittadino dimezzato.
  88. Noia e routine schiantano sia gli studenti migliori, sia quelli che fanno più fatica.
  89. “Premiare il merito” ed “educare tutti” sono obiettivi complementari, non contrapposti.
  90. Per l’interesse dei figli dobbiamo pretendere insegnanti preparati e tosti.
  91. Sbagliato chiedere indulgenza. Giusto chiedere equità, rigore, competenza, passione.
  92. Sì, esistono anche studenti maleducati. E sì, la responsabilità è delle famiglie.
  93. La scuola è un diritto che pretende doveri: non c’è crescita senza responsabilità.
  94. La scuola è una faccenda che interessa tutti noi. Ma tanto, ma tanto, ma tanto.
  95. Non vado a scuola per un pezzo di carta, ma un pezzo di futuro.
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Nuovo e utile Novantacinque tesi sulla scuola (ma non le appenderò alla porta del ministero)

  1. I ragazzi non devono annoiarsi a scuola: chi si annoia non impara.
  2. Il contrario di “annoiarsi a scuola” non è “divertirsi”. È “essere interessati”.
  3. L’interesse nasce di fronte a qualcosa di nuovo e complesso ma comprensibile: una sfida difficile ma non tanto da non poter essere affrontata.
  4. Qualsiasi argomento può essere reso interessante. Però bisogna lavorarci.
  5. Dammi un motivo convincente per interessarmi a un argomento e proverò interesse.
  6. Il motivo non può essere altrimenti prendo un brutto voto. I brutti voti non sono la versione incruenta delle frustate.
  7. I voti (forse) misurano, ma non motivano a imparare.
  8. Cioè: i voti sono una discutibile motivazione esterna. La motivazione interna è più potente.
  9. I finlandesi fanno a meno dei voti fino ai 13 anni e sono bravissimi a scuola.
  10. Andare a scuola per prendere bei voti è come andare a un concerto per avere un biglietto da incorniciare.
  11. I test Invalsi non c’entrano coi voti individuali ma misurano l’apprendimento complessivo: sono il maxitermometro della scuola.
  12. Il maxitermometro non è perfetto? Non è una ragione per buttarlo via e far finta di niente.
  13. L’apprendimento è un processo complicato, fatto di percezioni, ragione, emozioni, memoria, strategie, esperienza, ambiente, autostima…
  14. … per questo insegnare è molto più che “dire” o “spiegare”.
  15. Il come si insegna è importante quanto il che cosa si insegna. Il come fa la differenza.
  16. “Insegnare” è anche insegnare a imparare: metacognizione è la parola magica.
  17.  “State attenti” è un’ingiunzione paradossale. Proprio come “sii spontaneo”.
  18. Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.
  19. Una materia è come una città. Dammi buone mappe e aiutami a esplorarla.
  20. In aula sarebbe bello sentire di più le voci dei ragazzi.
  21. Esistono modi per far parlare i ragazzi senza che l’aula si trasformi nel mercato del pesce.
  22. I ragazzi capiscono prima e meglio quando possono fare domande o discutere un tema.
  23. Leggere a voce alta non è una roba da bambinetti. Serve a percepire bene gli andamenti del testo.
  24. Leggere a voce alta i propri scritti è anche il modo migliore per imparare a rileggerli cercando il senso, e a correggerli. E non è roba da bambinetti.
  25. Mandare a memoria un testo che piace non è roba da bambinetti.
  26. Ehi… alcune cose – dalle tabelline all’aoristo – vanno per forza mandate a memoria. Per il resto, se uno prima non capisce, non sta studiando: appiccica.
  27. Se studio solo per l’interrogazione, è ovvio che dopo dimenticherò tutto, e amen.
  28. Le competenze di base sono: leggere, scrivere, far di conto. Leggere vuol dire capire quel che si legge. Oggi, due italiani su tre non ce la fanno.
  29. Vogliamo che i ragazzini si appassionino alla matematica? Facciamoli giocare coi numeri.
  30. … quando sono più grandi: esempi, domande, discussione, sfide.
  31. Invitiamo i ragazzi a leggere per loro piacere ogni giorno (qualsiasi cosa, fumetti compresi).
  32. No, I Malavoglia non sono una buona esca per catturare un lettore debole.
  33. Chiedere all’analisi testuale di dar conto della magia di una narrazione è come chiedere a un anatomopatologo di dar conto del sex appeal di Marylin Monroe.
  34. Apri la mente a quel ch’io ti paleso / e fermalvi entro; ché non fa scïenza, / sanza lo ritenere, avere inteso. Questo lo dice papà Dante.
  35. Scrivere o adottare libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è sadico.
  36. Studiare su libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è una tortura.
  37. “Non dire né troppo poco né troppo. Di’ il vero. Sii pertinente. Sii chiaro, non ambiguo, breve, ordinato.” Sono le massime di Grice. Valgono anche per i libri di testo.
  38. Prima di chiederci quanto costa un libro di testo domandiamoci quanto vale, quanto serve, quanto verrà usato, capito e ricordato.
  39. La Lim è un mezzo, non un fine e non sostituisce un bravo insegnante. Però aiuta.
  40. I compiti a casa non valgono per recuperare quel che non ho fatto a scuola.
  41. Non darmi compiti a casa se poi non controlli che io li abbia fatti.
  42. Non darmi compiti a casa se prima non mi spieghi come organizzarmi.
  43. …e poi me lo rispieghi. Se imparo come studiare, varrà per tutta la vita.
  44. Comunque, fammi lavorare più a scuola che a casa.
  45. Se lavoro poco a scuola, a casa non lavorerò per niente.
  46. … e non lasciarmi tutto solo a casa con le cose più noiose da fare.
  47. Permettimi, ogni tanto, di dirti che non ho studiato. Ma impegnami a recuperare.
  48. Stabiliamo a ogni inizio d’anno un patto coi ragazzi, anche i più piccoli: poche regole di comportamento chiare. E scritte. E facciamole rispettare.
  49. Incoraggiamo i ragazzi a essere leali e a non barare.
  50. Copiare è barare.
  51. …e il copia e incolla dal web non è tanto meglio.
  52. Guidiamo i ragazzi a esercitare il pensiero critico sulle fonti.
  53. Fare l’insegnante è uno dei mestieri più frustranti, più appaganti, più complicati.
  54. Un paese civile deve fare il tifo per i suoi insegnanti.
  55. “Un investimento in conoscenza paga i migliori interessi”. Lo dicono Benjamin Franklin e Bankitalia.
  56. Come attirare i talenti migliori verso l’insegnamento? C’è la ricetta finlandese: riconoscimento sociale ed economico.
  57. Un paese civile deve pagare i suoi insegnanti.
  58. …ma In Italia sono bassi gli stipendi, e non c’è progresso tra inizio e fine carriera.
  59. …eppure la spesa nazionale per studente è alta: dov’è l’inghippo?
  60. Il Programma non è il Vangelo. Ogni classe, ogni scuola è una storia a sé e l’autonomia è necessaria.
  61. …ma  funziona solo se gli obiettivi sono chiari e misurabili e se i risultati vengono valutati: è la differenza tra autonomia e anarchia.
  62. L’autonomia ha bisogno di controlli reali, efficaci, frequenti, diffusi su tutto il territorio.
  63. Per migliorare un intero sistema scolastico bastano dieci anni. L’ha fatto la Germania.
  64. … per migliorare le performance degli studenti basta anche meno. Ci è riuscito il Giappone.
  65. Se niente cambia, niente può migliorare.
  66. I problemi non si risolvono applicando vecchie procedure, ma trovando nuove opzioni.
  67. La scuola non è un’azienda: questo non l’autorizza a essere dispersiva e inefficace.
  68. Vogliamo promuovere il merito? Cominciamo da presidi e insegnanti.
  69. Molti insegnanti stanno già cambiando tutto. Valorizzarli, magari.
  70. Il pedagoghese “vacuo e inconcludente” fa rivoltare il maestro Manzi nella tomba. Che lui venga a tirare i piedi a chi lo usa.
  71. Il burocratese sgangherato fa piangere Santa Grammatica e inbufalire San Buonsenso.
  72. Tutti gli studenti di tutte le discipline (scientifiche, umanistiche, artistiche, tecnologiche…) hanno pari dignità e meritano insegnanti competenti.
  73. Formare vuol dire scovare ed esaltare le capacità di ogni singolo studente.
  74. Formare è diverso da uniformare.
  75. Lasciami essere curioso. Non obbligarmi a essere compiacente.
  76. La scuola chiede di imparare senza errori. La creatività chiede di imparare dagli errori.
  77. La scuola insegna risposte standard. La creatività fa domande diverse per trovare nuove risposte.
  78. In un futuro prossimo faremo mestieri che ancora non esistono.
  79. Qualsiasi cosa io faccia in futuro, dovrò continuare a imparare per tutta la vita. Non darmi nozioni che diventeranno obsolete: dammi un metodo.
  80. …cioè: “non regalarmi pesci: insegnami a pescare”.
  81. La scuola non può cambiare senza il supporto delle famiglie.
  82. Un buon modo per avere figli lettori è leggergli storie quando sono piccoli.
  83. Un buon modo per avere figli bravi a scuola è avere molti libri in casa.
  84. Sopperire alla mancanza di carta igienica a scuola non basta.
  85. …e non basta chiedere la (urgentissima!) manutenzione delle scuole.
  86. (Coda di paglia ministeriale: girare uno spot per l’istruzione pubblica in una scuola privata).
  87. L’abbandono scolastico è un dramma: chi lascia la scuola cresce come cittadino dimezzato.
  88. Noia e routine schiantano sia gli studenti migliori, sia quelli che fanno più fatica.
  89. “Premiare il merito” ed “educare tutti” sono obiettivi complementari, non contrapposti.
  90. Per l’interesse dei figli dobbiamo pretendere insegnanti preparati e tosti.
  91. Sbagliato chiedere indulgenza. Giusto chiedere equità, rigore, competenza, passione.
  92. Sì, esistono anche studenti maleducati. E sì, la responsabilità è delle famiglie.
  93. La scuola è un diritto che pretende doveri: non c’è crescita senza responsabilità.
  94. La scuola è una faccenda che interessa tutti noi. Ma tanto, ma tanto, ma tanto.
  95. Non vado a scuola per un pezzo di carta, ma un pezzo di futuro.
- See more at: http://nuovoeutile.it/novantacinque-tesi-sulla-scuola/#sthash.m8xc6rUc.dpuf

Nuovo e utile Novantacinque tesi sulla scuola (ma non le appenderò alla porta del ministero)

  1. I ragazzi non devono annoiarsi a scuola: chi si annoia non impara.
  2. Il contrario di “annoiarsi a scuola” non è “divertirsi”. È “essere interessati”.
  3. L’interesse nasce di fronte a qualcosa di nuovo e complesso ma comprensibile: una sfida difficile ma non tanto da non poter essere affrontata.
  4. Qualsiasi argomento può essere reso interessante. Però bisogna lavorarci.
  5. Dammi un motivo convincente per interessarmi a un argomento e proverò interesse.
  6. Il motivo non può essere altrimenti prendo un brutto voto. I brutti voti non sono la versione incruenta delle frustate.
  7. I voti (forse) misurano, ma non motivano a imparare.
  8. Cioè: i voti sono una discutibile motivazione esterna. La motivazione interna è più potente.
  9. I finlandesi fanno a meno dei voti fino ai 13 anni e sono bravissimi a scuola.
  10. Andare a scuola per prendere bei voti è come andare a un concerto per avere un biglietto da incorniciare.
  11. I test Invalsi non c’entrano coi voti individuali ma misurano l’apprendimento complessivo: sono il maxitermometro della scuola.
  12. Il maxitermometro non è perfetto? Non è una ragione per buttarlo via e far finta di niente.
  13. L’apprendimento è un processo complicato, fatto di percezioni, ragione, emozioni, memoria, strategie, esperienza, ambiente, autostima…
  14. … per questo insegnare è molto più che “dire” o “spiegare”.
  15. Il come si insegna è importante quanto il che cosa si insegna. Il come fa la differenza.
  16. “Insegnare” è anche insegnare a imparare: metacognizione è la parola magica.
  17.  “State attenti” è un’ingiunzione paradossale. Proprio come “sii spontaneo”.
  18. Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.
  19. Una materia è come una città. Dammi buone mappe e aiutami a esplorarla.
  20. In aula sarebbe bello sentire di più le voci dei ragazzi.
  21. Esistono modi per far parlare i ragazzi senza che l’aula si trasformi nel mercato del pesce.
  22. I ragazzi capiscono prima e meglio quando possono fare domande o discutere un tema.
  23. Leggere a voce alta non è una roba da bambinetti. Serve a percepire bene gli andamenti del testo.
  24. Leggere a voce alta i propri scritti è anche il modo migliore per imparare a rileggerli cercando il senso, e a correggerli. E non è roba da bambinetti.
  25. Mandare a memoria un testo che piace non è roba da bambinetti.
  26. Ehi… alcune cose – dalle tabelline all’aoristo – vanno per forza mandate a memoria. Per il resto, se uno prima non capisce, non sta studiando: appiccica.
  27. Se studio solo per l’interrogazione, è ovvio che dopo dimenticherò tutto, e amen.
  28. Le competenze di base sono: leggere, scrivere, far di conto. Leggere vuol dire capire quel che si legge. Oggi, due italiani su tre non ce la fanno.
  29. Vogliamo che i ragazzini si appassionino alla matematica? Facciamoli giocare coi numeri.
  30. … quando sono più grandi: esempi, domande, discussione, sfide.
  31. Invitiamo i ragazzi a leggere per loro piacere ogni giorno (qualsiasi cosa, fumetti compresi).
  32. No, I Malavoglia non sono una buona esca per catturare un lettore debole.
  33. Chiedere all’analisi testuale di dar conto della magia di una narrazione è come chiedere a un anatomopatologo di dar conto del sex appeal di Marylin Monroe.
  34. Apri la mente a quel ch’io ti paleso / e fermalvi entro; ché non fa scïenza, / sanza lo ritenere, avere inteso. Questo lo dice papà Dante.
  35. Scrivere o adottare libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è sadico.
  36. Studiare su libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è una tortura.
  37. “Non dire né troppo poco né troppo. Di’ il vero. Sii pertinente. Sii chiaro, non ambiguo, breve, ordinato.” Sono le massime di Grice. Valgono anche per i libri di testo.
  38. Prima di chiederci quanto costa un libro di testo domandiamoci quanto vale, quanto serve, quanto verrà usato, capito e ricordato.
  39. La Lim è un mezzo, non un fine e non sostituisce un bravo insegnante. Però aiuta.
  40. I compiti a casa non valgono per recuperare quel che non ho fatto a scuola.
  41. Non darmi compiti a casa se poi non controlli che io li abbia fatti.
  42. Non darmi compiti a casa se prima non mi spieghi come organizzarmi.
  43. …e poi me lo rispieghi. Se imparo come studiare, varrà per tutta la vita.
  44. Comunque, fammi lavorare più a scuola che a casa.
  45. Se lavoro poco a scuola, a casa non lavorerò per niente.
  46. … e non lasciarmi tutto solo a casa con le cose più noiose da fare.
  47. Permettimi, ogni tanto, di dirti che non ho studiato. Ma impegnami a recuperare.
  48. Stabiliamo a ogni inizio d’anno un patto coi ragazzi, anche i più piccoli: poche regole di comportamento chiare. E scritte. E facciamole rispettare.
  49. Incoraggiamo i ragazzi a essere leali e a non barare.
  50. Copiare è barare.
  51. …e il copia e incolla dal web non è tanto meglio.
  52. Guidiamo i ragazzi a esercitare il pensiero critico sulle fonti.
  53. Fare l’insegnante è uno dei mestieri più frustranti, più appaganti, più complicati.
  54. Un paese civile deve fare il tifo per i suoi insegnanti.
  55. “Un investimento in conoscenza paga i migliori interessi”. Lo dicono Benjamin Franklin e Bankitalia.
  56. Come attirare i talenti migliori verso l’insegnamento? C’è la ricetta finlandese: riconoscimento sociale ed economico.
  57. Un paese civile deve pagare i suoi insegnanti.
  58. …ma In Italia sono bassi gli stipendi, e non c’è progresso tra inizio e fine carriera.
  59. …eppure la spesa nazionale per studente è alta: dov’è l’inghippo?
  60. Il Programma non è il Vangelo. Ogni classe, ogni scuola è una storia a sé e l’autonomia è necessaria.
  61. …ma  funziona solo se gli obiettivi sono chiari e misurabili e se i risultati vengono valutati: è la differenza tra autonomia e anarchia.
  62. L’autonomia ha bisogno di controlli reali, efficaci, frequenti, diffusi su tutto il territorio.
  63. Per migliorare un intero sistema scolastico bastano dieci anni. L’ha fatto la Germania.
  64. … per migliorare le performance degli studenti basta anche meno. Ci è riuscito il Giappone.
  65. Se niente cambia, niente può migliorare.
  66. I problemi non si risolvono applicando vecchie procedure, ma trovando nuove opzioni.
  67. La scuola non è un’azienda: questo non l’autorizza a essere dispersiva e inefficace.
  68. Vogliamo promuovere il merito? Cominciamo da presidi e insegnanti.
  69. Molti insegnanti stanno già cambiando tutto. Valorizzarli, magari.
  70. Il pedagoghese “vacuo e inconcludente” fa rivoltare il maestro Manzi nella tomba. Che lui venga a tirare i piedi a chi lo usa.
  71. Il burocratese sgangherato fa piangere Santa Grammatica e inbufalire San Buonsenso.
  72. Tutti gli studenti di tutte le discipline (scientifiche, umanistiche, artistiche, tecnologiche…) hanno pari dignità e meritano insegnanti competenti.
  73. Formare vuol dire scovare ed esaltare le capacità di ogni singolo studente.
  74. Formare è diverso da uniformare.
  75. Lasciami essere curioso. Non obbligarmi a essere compiacente.
  76. La scuola chiede di imparare senza errori. La creatività chiede di imparare dagli errori.
  77. La scuola insegna risposte standard. La creatività fa domande diverse per trovare nuove risposte.
  78. In un futuro prossimo faremo mestieri che ancora non esistono.
  79. Qualsiasi cosa io faccia in futuro, dovrò continuare a imparare per tutta la vita. Non darmi nozioni che diventeranno obsolete: dammi un metodo.
  80. …cioè: “non regalarmi pesci: insegnami a pescare”.
  81. La scuola non può cambiare senza il supporto delle famiglie.
  82. Un buon modo per avere figli lettori è leggergli storie quando sono piccoli.
  83. Un buon modo per avere figli bravi a scuola è avere molti libri in casa.
  84. Sopperire alla mancanza di carta igienica a scuola non basta.
  85. …e non basta chiedere la (urgentissima!) manutenzione delle scuole.
  86. (Coda di paglia ministeriale: girare uno spot per l’istruzione pubblica in una scuola privata).
  87. L’abbandono scolastico è un dramma: chi lascia la scuola cresce come cittadino dimezzato.
  88. Noia e routine schiantano sia gli studenti migliori, sia quelli che fanno più fatica.
  89. “Premiare il merito” ed “educare tutti” sono obiettivi complementari, non contrapposti.
  90. Per l’interesse dei figli dobbiamo pretendere insegnanti preparati e tosti.
  91. Sbagliato chiedere indulgenza. Giusto chiedere equità, rigore, competenza, passione.
  92. Sì, esistono anche studenti maleducati. E sì, la responsabilità è delle famiglie.
  93. La scuola è un diritto che pretende doveri: non c’è crescita senza responsabilità.
  94. La scuola è una faccenda che interessa tutti noi. Ma tanto, ma tanto, ma tanto.
  95. Non vado a scuola per un pezzo di carta, ma un pezzo di futuro.
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Nuovo e utile Novantacinque tesi sulla scuola (ma non le appenderò alla porta del ministero)

  1. I ragazzi non devono annoiarsi a scuola: chi si annoia non impara.
  2. Il contrario di “annoiarsi a scuola” non è “divertirsi”. È “essere interessati”.
  3. L’interesse nasce di fronte a qualcosa di nuovo e complesso ma comprensibile: una sfida difficile ma non tanto da non poter essere affrontata.
  4. Qualsiasi argomento può essere reso interessante. Però bisogna lavorarci.
  5. Dammi un motivo convincente per interessarmi a un argomento e proverò interesse.
  6. Il motivo non può essere altrimenti prendo un brutto voto. I brutti voti non sono la versione incruenta delle frustate.
  7. I voti (forse) misurano, ma non motivano a imparare.
  8. Cioè: i voti sono una discutibile motivazione esterna. La motivazione interna è più potente.
  9. I finlandesi fanno a meno dei voti fino ai 13 anni e sono bravissimi a scuola.
  10. Andare a scuola per prendere bei voti è come andare a un concerto per avere un biglietto da incorniciare.
  11. I test Invalsi non c’entrano coi voti individuali ma misurano l’apprendimento complessivo: sono il maxitermometro della scuola.
  12. Il maxitermometro non è perfetto? Non è una ragione per buttarlo via e far finta di niente.
  13. L’apprendimento è un processo complicato, fatto di percezioni, ragione, emozioni, memoria, strategie, esperienza, ambiente, autostima…
  14. … per questo insegnare è molto più che “dire” o “spiegare”.
  15. Il come si insegna è importante quanto il che cosa si insegna. Il come fa la differenza.
  16. “Insegnare” è anche insegnare a imparare: metacognizione è la parola magica.
  17.  “State attenti” è un’ingiunzione paradossale. Proprio come “sii spontaneo”.
  18. Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.
  19. Una materia è come una città. Dammi buone mappe e aiutami a esplorarla.
  20. In aula sarebbe bello sentire di più le voci dei ragazzi.
  21. Esistono modi per far parlare i ragazzi senza che l’aula si trasformi nel mercato del pesce.
  22. I ragazzi capiscono prima e meglio quando possono fare domande o discutere un tema.
  23. Leggere a voce alta non è una roba da bambinetti. Serve a percepire bene gli andamenti del testo.
  24. Leggere a voce alta i propri scritti è anche il modo migliore per imparare a rileggerli cercando il senso, e a correggerli. E non è roba da bambinetti.
  25. Mandare a memoria un testo che piace non è roba da bambinetti.
  26. Ehi… alcune cose – dalle tabelline all’aoristo – vanno per forza mandate a memoria. Per il resto, se uno prima non capisce, non sta studiando: appiccica.
  27. Se studio solo per l’interrogazione, è ovvio che dopo dimenticherò tutto, e amen.
  28. Le competenze di base sono: leggere, scrivere, far di conto. Leggere vuol dire capire quel che si legge. Oggi, due italiani su tre non ce la fanno.
  29. Vogliamo che i ragazzini si appassionino alla matematica? Facciamoli giocare coi numeri.
  30. … quando sono più grandi: esempi, domande, discussione, sfide.
  31. Invitiamo i ragazzi a leggere per loro piacere ogni giorno (qualsiasi cosa, fumetti compresi).
  32. No, I Malavoglia non sono una buona esca per catturare un lettore debole.
  33. Chiedere all’analisi testuale di dar conto della magia di una narrazione è come chiedere a un anatomopatologo di dar conto del sex appeal di Marylin Monroe.
  34. Apri la mente a quel ch’io ti paleso / e fermalvi entro; ché non fa scïenza, / sanza lo ritenere, avere inteso. Questo lo dice papà Dante.
  35. Scrivere o adottare libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è sadico.
  36. Studiare su libri di testo pedanti, minuziosi e astrusi è una tortura.
  37. “Non dire né troppo poco né troppo. Di’ il vero. Sii pertinente. Sii chiaro, non ambiguo, breve, ordinato.” Sono le massime di Grice. Valgono anche per i libri di testo.
  38. Prima di chiederci quanto costa un libro di testo domandiamoci quanto vale, quanto serve, quanto verrà usato, capito e ricordato.
  39. La Lim è un mezzo, non un fine e non sostituisce un bravo insegnante. Però aiuta.
  40. I compiti a casa non valgono per recuperare quel che non ho fatto a scuola.
  41. Non darmi compiti a casa se poi non controlli che io li abbia fatti.
  42. Non darmi compiti a casa se prima non mi spieghi come organizzarmi.
  43. …e poi me lo rispieghi. Se imparo come studiare, varrà per tutta la vita.
  44. Comunque, fammi lavorare più a scuola che a casa.
  45. Se lavoro poco a scuola, a casa non lavorerò per niente.
  46. … e non lasciarmi tutto solo a casa con le cose più noiose da fare.
  47. Permettimi, ogni tanto, di dirti che non ho studiato. Ma impegnami a recuperare.
  48. Stabiliamo a ogni inizio d’anno un patto coi ragazzi, anche i più piccoli: poche regole di comportamento chiare. E scritte. E facciamole rispettare.
  49. Incoraggiamo i ragazzi a essere leali e a non barare.
  50. Copiare è barare.
  51. …e il copia e incolla dal web non è tanto meglio.
  52. Guidiamo i ragazzi a esercitare il pensiero critico sulle fonti.
  53. Fare l’insegnante è uno dei mestieri più frustranti, più appaganti, più complicati.
  54. Un paese civile deve fare il tifo per i suoi insegnanti.
  55. “Un investimento in conoscenza paga i migliori interessi”. Lo dicono Benjamin Franklin e Bankitalia.
  56. Come attirare i talenti migliori verso l’insegnamento? C’è la ricetta finlandese: riconoscimento sociale ed economico.
  57. Un paese civile deve pagare i suoi insegnanti.
  58. …ma In Italia sono bassi gli stipendi, e non c’è progresso tra inizio e fine carriera.
  59. …eppure la spesa nazionale per studente è alta: dov’è l’inghippo?
  60. Il Programma non è il Vangelo. Ogni classe, ogni scuola è una storia a sé e l’autonomia è necessaria.
  61. …ma  funziona solo se gli obiettivi sono chiari e misurabili e se i risultati vengono valutati: è la differenza tra autonomia e anarchia.
  62. L’autonomia ha bisogno di controlli reali, efficaci, frequenti, diffusi su tutto il territorio.
  63. Per migliorare un intero sistema scolastico bastano dieci anni. L’ha fatto la Germania.
  64. … per migliorare le performance degli studenti basta anche meno. Ci è riuscito il Giappone.
  65. Se niente cambia, niente può migliorare.
  66. I problemi non si risolvono applicando vecchie procedure, ma trovando nuove opzioni.
  67. La scuola non è un’azienda: questo non l’autorizza a essere dispersiva e inefficace.
  68. Vogliamo promuovere il merito? Cominciamo da presidi e insegnanti.
  69. Molti insegnanti stanno già cambiando tutto. Valorizzarli, magari.
  70. Il pedagoghese “vacuo e inconcludente” fa rivoltare il maestro Manzi nella tomba. Che lui venga a tirare i piedi a chi lo usa.
  71. Il burocratese sgangherato fa piangere Santa Grammatica e inbufalire San Buonsenso.
  72. Tutti gli studenti di tutte le discipline (scientifiche, umanistiche, artistiche, tecnologiche…) hanno pari dignità e meritano insegnanti competenti.
  73. Formare vuol dire scovare ed esaltare le capacità di ogni singolo studente.
  74. Formare è diverso da uniformare.
  75. Lasciami essere curioso. Non obbligarmi a essere compiacente.
  76. La scuola chiede di imparare senza errori. La creatività chiede di imparare dagli errori.
  77. La scuola insegna risposte standard. La creatività fa domande diverse per trovare nuove risposte.
  78. In un futuro prossimo faremo mestieri che ancora non esistono.
  79. Qualsiasi cosa io faccia in futuro, dovrò continuare a imparare per tutta la vita. Non darmi nozioni che diventeranno obsolete: dammi un metodo.
  80. …cioè: “non regalarmi pesci: insegnami a pescare”.
  81. La scuola non può cambiare senza il supporto delle famiglie.
  82. Un buon modo per avere figli lettori è leggergli storie quando sono piccoli.
  83. Un buon modo per avere figli bravi a scuola è avere molti libri in casa.
  84. Sopperire alla mancanza di carta igienica a scuola non basta.
  85. …e non basta chiedere la (urgentissima!) manutenzione delle scuole.
  86. (Coda di paglia ministeriale: girare uno spot per l’istruzione pubblica in una scuola privata).
  87. L’abbandono scolastico è un dramma: chi lascia la scuola cresce come cittadino dimezzato.
  88. Noia e routine schiantano sia gli studenti migliori, sia quelli che fanno più fatica.
  89. “Premiare il merito” ed “educare tutti” sono obiettivi complementari, non contrapposti.
  90. Per l’interesse dei figli dobbiamo pretendere insegnanti preparati e tosti.
  91. Sbagliato chiedere indulgenza. Giusto chiedere equità, rigore, competenza, passione.
  92. Sì, esistono anche studenti maleducati. E sì, la responsabilità è delle famiglie.
  93. La scuola è un diritto che pretende doveri: non c’è crescita senza responsabilità.
  94. La scuola è una faccenda che interessa tutti noi. Ma tanto, ma tanto, ma tanto.
  95. Non vado a scuola per un pezzo di carta, ma un pezzo di futuro.
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Leggete http://nuovoeutile.it/novantacinque-tesi-sulla-scuola/ e datevi una sciacquata in acqua calda.

I primini si bevono l'analisi grammaticale affascinati.

Della terza taccio, che oggi ancora un po' e mi metto a piangere di frustrazione nel vedere i loro quiz di letteratura scritti coi piedi.

Ma Atreiu ora mi fa l'analisi del periodo, però.

PS: volevo ringraziarvi uno per uno, di qua e anche di là nel blog di famiglia, per la partecipazione al mio lutto, ma cecidere manus. Fa ancora molto male e qui potevo stare in silenzio, mentre di persona bisogna parlare, parlare parlare parlare. Ma vi ho letto e ho apprezzato. Grazie.

venerdì 10 gennaio 2014

8 gennaio 2014

 
 
 
Mon Dieu
ta mer est si grande
mon bateau est si petit
protège-le
 
 
 
Arrivederci, papà.




domenica 15 dicembre 2013

Hastiwood third edition

No, Pellegrina, di beneficenza ne faccio già tanta alla Repubblica Italiana regalando ore e energie per tutto quel che serve a rendere efficace la mia scuola, e se tu mi avessi mai incontrata lo sapresti, che non sono un tipo da solitario. A meno che per solitario non si intenda un gioco di carte. Ed anche l'altra accezione del termine solitario non è da me particolarmente amata, perché, appunto, coincide con l'essere soli. E sempre un po' tristi.

Se sedendomi scoprissi che, invece di centrare con le chiappe il solito formicaio di grane, ho involontariamente frantumato con il mio dolce peso la pentola d'oro dei folletti, e potessi non dirlo a nessuno, scappare via dalle responsabilità e tenermi tutto l'oro per me, lo userei per pagarmi corsi, convegni, specializzazioni, un biennio magistrale all'estero, il corso di arabo (e un pass illimitato alle terme, quello sì!).

Comunque.

Siamo al terzo giro di Hastiwood e ho cenato con Favino (ma non con Gassman che ci ha DI NUOVO DATO UNA SOLA MICIDIALE - adesso mi sono rotta. La prossima volta che mi dicono che me lo fanno conoscere, gli scrivo una mail dalla direzione artistica del festival, comunicandogli che lo riceveremo volentieri, ma solo se arriva completamente nudo, tutto abbronzato e abbracciato a quel famoso tronco di quella famosa foto del suo calendario di Max del 2001 che tanto ci ha fatto sognare tutte quante), con Sassanelli e con uno dei due splendidi ideatori del documentario sull'Italia dal pensoso titolo "Italy - Love it or leave it", conosciuto la scrittrice torinese di "Pulce non c'è" (da leggere assolutamente) e oggi vedrò credo anche il genio (una donna) che ha girato "Il castello", iperpremiato documentario sulla vita dietro le quinte dell'aeroporto di Malpensa. Peraltro aspetto con ansia di conoscere Roberto Chevalier. Un distinto signore quasi sessantenne con gli occhiali. Che, due o tre volte, ha stranito l'Uomo, telefonandogli mentre era in macchina o al supermercato. Perché quando rispondi pronto? e dall'altra parte senti la voce di Tom Cruise, voglio dire, anche se sei un uomo, un po' stranito ci resti. Quanto vorrei che telefonasse a me. Voglio stare tutta la sera a tavola con Chevalier e fingere che sia Charlie Babbitt colui che mi chiede di passargli il parmigiano per gli agnolotti.

Ma. Quest'anno la mia pazienza nell'ascoltare produttori, registi, fotografi, scrittori e sceneggiatori è gravemente diminuita. Ci sono un sacco di persone interessanti, poi però ci sono tutti quelli che parlano solo di soldi (e lo capisco, che, se devi produrre un film indipendente, sia il tuo incubo, trovare i soldi, dillo a noi che facciamo un festival con i fichi secchi) o che si parlano addosso o che ti parlano di Roma e degli agenti e dei segretari di produzione come se tu normalmente vivessi a Roma e con queste persone ci mangiassi a pranzo, quelli che tagliano panni, quelli che non sono mai contenti perché il festival è piccolo il proiettore non va bene c'è poca gente l'albergo fa schifo (e a molte di queste cose in tre anni abbiamo rimediato, il festival ora è sulle radio e sui giornali nazionali, l'albergo l'ho scelto io impuntandomi sull'ospitalità di qualità, ci facciamo un mazzo nero per avere staff, attrezzature e pubblico, insomma: se non vi andiamo bene, ci sono sempre Venezia e Cannes, andatevene sulla Croisette e lasciatemi lavorare, che oggi coi piccini devo fare la morte di Ettore).

Io ho troppe cose per la testa e non mi godo niente, come al solito. Ma qualche flash ce l'ho. So che di questo festival mi resteranno:
- la riga indimenticabile di cazzate sparate a raffica dal Visconte, anche detto Zio Phil
- l'impegno profuso dodici ore al giorno dai ragazzi dello staff che per darci una mano non mangiano, non dormono, spostano stanze intere, creano pareti dal nulla e sono sempre di buon umore (quest'anno oltre agli storici collaboratori ci sono anche 1) il figlio della Fata Romena, detto Bistecca di Drago per la sua forza sovrumana, 2) il biondo nipote della Fata che è altrettanto forte ma è anche massicciamente attraente, detto pertanto Elfo Gnocchissimo e da me di corsa presentato alla Princi, sperando che la distragga dal Bimbominkia di cui non riusciamo a liberarci, e 3) attenzione gente, Giovane Lupo, il mio strabeneamato strapreferito stracoccolato alunno di tanti anni fa! che bello)
- il sorriso generoso di tutti i fornitori, i ristoratori, i tecnici, i tassisti, i cassieri etc che ci hanno dato fiducia anche quest'anno, ora che abbiamo un terzo dei soldi che avevamo il primo anno per pagare i servizi e non ne facciamo mistero con nessuno
- le due belle giornate passate con la Cugina Bella dell'Uomo e il suo fidanzato, il Cronista, affettuosi e simpatici, che hanno entusiasmato la Princi ai punti che stamattina, alla loro partenza, ho chiesto di controllare in bagagliaio se per caso non s'è nascosta lì per farsi portare a Roma a vivere con loro
- la prenotazione del tavolo di ieri sera scritta a penna dal maitre con la sindrome di Down, che adora l'Uomo
- diverse centinaia di euro di debiti e la colite nervosa
- quell'atmosfera, tipo leggera sbronza di champagne, data dal girare a tarda sera per le vie semideserte, dopo aver gestito prenotazioni e appuntamenti del giorno successivo in tre o quattro locali, con questa sensazione che la città sia nostra per qualche giorno, per farne quel che vogliamo; quest'anno, ingigantita dallo sguardo curioso, stupito e contento della Princi, che è sempre e comunque la cosa più bella di tutte.