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venerdì 1 gennaio 2010

Un po' di disciplina non può certo uccidermi - Part one

Non l'avreste mai detto, dati i precedenti post di rifiuto totale delle festività, ma PERSINO IO so che oggi è il primo gennaio, che devo ricordarmi di scrivere 2010 e non 2009, e che il primo dell'anno si fanno i propositi per i successivi 12 mesi.

E siccome il 2009 non è stato granchè un bell'anno, o forse io me lo sono vissuto male anche se era un anno bellissimo;

e siccome non ho scusanti per certe cose e sono stufa di certe altre;

e siccome è dal 25 di dicembre che litigo con l'Uomo,

SARA' MEGLIO che faccia spazio a un tantino di riflessione e di buoni propositi anche io.

Leggendo i post delle blogamiche mi rendo conto che uno dei leitmotiven, declinato in vari modi, è:
"Devo essere una brava moglie/madre/figlia/amica/sorella/professionista/casalinga/etcetcetc, ma NON CE LA STO FACENDO!!! Da dove comincio? Cosa ha la precedenza? come faccio? Quando mi riposo? Ho fatto tutto quello che dovevo fare? Noooooo, figuriamoci! E adesso? Oddio!!!"

E in effetti la mia vita è così, tolti i figli che sono già un grosso pezzo di lavoro, aggiunti un po' di chilometri rispetto a molte delle altre, e mescolato il tutto con una psiche disastrata che mi gioca i peggiori scherzi ossessivo-compulsivo-fobico-psicosomatici.

Stamattina (erano le dodici meno dieci, ma non perchè fossi stata a ballare, diciamo che la conclusione del 2009 è stata sufficientemente incazzosa e triste da farmi cestinare l'anno senza rimpianti, se per caso ne avessi avuti) ferma immobile nel letto a pancia in su, ho realizzato che mettere giù il primo piede del 2010 era qualcosa di terrorizzante. E passato in rivista le mie priorità per capire da dove me la sarei sentita di cominciare, visto che cominciare, comunque, bisognava. Il che mi ha precipitato nel panico.

Ho pensato che, vista la mia totale sconclusionatezza nell'esistere, l'unica fosse aggrapparmi a una ringhiera e cercare di seguire un po' di disciplina.

Sperando che qualcuno di voi si riconosca o trovi conforto e sostegno, spiego cosa intendo e come lo faccio.

La filosofia di base

La filosofia di base è questa: devo pensare di essere al liceo.
Cioè: quando avevo tredici anni e mezzo, ed ero un ravatto sfigato con gli occhiali, mi hanno iscritto al liceo. Classico. Al più selettivo della città. Nella sezione più dura. E ci sono rimasta cinque anni.
Ci sono stati momenti, in quei cinque anni, in cui la mia esistenza somigliava a quella di un mulo nel mulino. Sveglia ore 6 e 15, ti attaccano il basto, tu cominci a camminare e giri la ruota del mulino fino alla sera. La Frenci e Cavallino sanno di che parlo, dato che eravamo in classe insieme. Solo che nel nostro caso al posto della ruota del mulino c'erano i vocabolari di greco e latino e centinaia di versi di poesie, decine di esercizi di chimica, matematica e fisica, pagine su pagine di storia e filosofia.
Beh, nessuno si è divertito granchè, ma il risultato è stato uscire con una preparazione classica con i controcazzi, le palle cubiche e una notevole capacità di sopportazione della fatica. Oggettivamente, il prosieguo degli studi e delle carriere della maggior parte dei miei compagni di classe canta chiaro: valeva la pena stare cinque anni in carcere duro.

Ecco, diciamo che io dall'estate del 2007 (che, per capirci, viene dopo questo inverno) cerco di pensare che mi sto dando altri cinque anni di tempo per girare la ruota del mulino senza guardare il cielo, perchè so che sto costruendo qualcosa: non un'istruzione e una carriera, stavolta, ma un matrimonio, la mia vita indipendente, e spero la mia famiglia (i figli, intendo).
Quindi, come quando ero al liceo, cerco di vivermela così:
- è dura, ma VADO AVANTI,
- che periodo di merda, ma VADO AVANTI,
- ho la colite e sto per morire, ma VADO AVANTI,
- ho dormito pochissimo e pianto un sacco, ma VADO AVANTI,
- che noia, ma VADO AVANTI,
- Dio, non vedo la fine, ma VADO AVANTI.
Certo, alla fine non c'è una commissione d'esame che mi fa i complimenti, ma costi quel che costi io, che ho iniziato questo ragionamento il 15 giugno 2007, voglio sedermi a tavolino il 15 giugno 2012 e poter dire: "Aha!!!! GUARDATE COSA HO FATTO IN CINQUE ANNI, a forza di non mollare!!!!!!!!!!"

Di solito mi afferro a questo pensiero con tutte e dieci le unghie la sera, mentre mescolo la cena e penso che quel che ho fatto nella giornata è pochissimo e che sono una persona di merda, faccio schifo e sarebbe meglio che mi levassi dai coglioni degli altri, per quel che servo.

Nelle prossime puntate, ora che avete capito lo spirito con cui affronto la cosa, vi racconto il metodo, cominciando dal mio alleato, quello che stamattina mi ha permesso di mettere giù il primo piede dal letto del 2010: il quadernetto delle priorità.

3 commenti:

Mamma Cattiva ha detto...

Hai tutto il mio appoggio. Ti invito a rileggere la mia superata sindrome della rotonda e il mio ultimo post che sulla disciplina dice tutto e di più. Vai avanti, gira qualche volta in tondo, ma vai avanti con convinzione e poi ti guarderai indietro e vedrai quante cazzo di cose sei riuscita a fare. Io ne sono sicura. Ci scommetterei. Anzi vuoi che facciamo una scommessa? Chiamiami Silvietta come arbitro? ;)) Buon anno bellissima testa! Con quella testa lì puoi avere il mondo ai tuoi piedi :)

Symosymo ha detto...

"Buon anno bellissima testa! Con quella testa lì puoi avere il mondo ai tuoi piedi :)"
non l'avrei saputo dire meglio. Vai avanti così Anna mi piace leggere che meravigliosa persona sei diventata attraverso i tuoi post, vai avanti come il treno, te lo ricordi? "Ce la faccio, ce la faccio!" Buon Anno anche a te e grazie anche dell'sms, ho apprezzato moltissimo, ma ho finito il credito :P, quindi ti ringrazio qui!

Castagna ha detto...

Che dire, senza parole per i complimenti di Mamma Cattiva, la mia testa con tutti i suoi bachi ringrazia, anche se io sono consapevole, soprattutto dopo le ultime dolorose discussioni con l'Uomo, che potrei funzionare tanto ma tanto meglio proprio di testa...
Quanto al resto, Symo e Silvietta sapete anche voi che io sono nella tifoseria,c con la sciarpa coi vostri colori, a cantare cori da stadio e suonare rumorosissime trombe, perchè il Titti impari a fare la cacca bene come sa fare le altre cose, la Pulce a camminare senza prendere facciate, e soprattutto perchè voi quando vi svegliate la mattina non abbiate paura di mettere giù il primo piede e portiate coraggiosamente fuori dal letto la vostra, di bella testa.
Ho letto la sindrome della rotonda e pensato quante donne con le palle a cubo già conoscevo e quante altre ne ho conosciute via blog. Manco a farlo apposta, qua sopra ci sono commenti di ben tre persone che a un certo punto hanno dato sterzate secche e sono uscite dalla rotonda imboccando strade impensate. Si vede che tra voi vi chiamate, che siete sensibili alle stesse cose.
Vi voglio molto bene!!!