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martedì 5 gennaio 2010

Una domenica

una domenica tipo

Ore sette: mi sveglio, penso con gioia che dormirò ancora un po'.
Mi attraversa la mente un pensiero fastidioso, ma lo respingo.

Ore otto: mi sveglio definitivamente.
Ho già lo scazzo, ma faccio finta di niente.
Penso con piacere al fatto che per un'oretta non avrò fretta e parto con la mia consueta routine. Colazione, un'occhiata a Internet rannicchiata sul divano, poi colazione (a turno) dei tre animali, bagno, borse da portare giù, controllare batteria cellulare, mettere in carica lo scaldino, passeggiatina col cane rabbrividendo.

Ore dieci: gratto via il ghiaccio dalla macchina e parto. E sono ovviamente già in ritardo sulla tabella di marcia: dovevo partire alle 8 e mezza.
Autostrada, con scaldino sulla pancia e cane raggomitolato tremante sotto il getto dell'aria calda.
Telefonata all'amica (ieri la Tipa, ma solitamente le domeniche mattina sono dedicate a Cavallino) con racconto delle reciproche sfighe, risate autoironiche, metafisiche e autoterapeutiche, e svariate interruzioni da parte di esseri umani sotto i tre anni, che non capiscono la fondamentale importanza della telefonata per la psiche della mamma e quella della sua amica.
Alla fine della telefonata, curve, salite, gallerie, curve, discese, il mare. Attacco d'ansia che monta, ancora sopito, tentativo di godersi la vista del mare e non pensare a niente. Tabellone della società autostradale che annuncia rallentamenti: l'attacco d'ansia scatta su ON e inizia il ciclo lungo con doppia centrifuga nel mio stomaco.

Ore undici e trenta o dodici (dipende dai rallentamenti): esco dall'autostrada in un punto variabile tra:
1) Voltri (attacco di disperazione con istinto suicida e una mezza idea di girare la macchina e tornare indietro)
2) Pegli (attacco d'ansia di entità alta)
3) Aeroporto (attacco d'ansia medio alto)
4) Genova Ovest (attacco d'ansia normale)

Ieri Voltri (caso 1) ma sarei comunque solo arrivata fino a Aeroporto per poter andare all'Ikea.

Ore dodici e un quarto di ieri, Ikea: "come amo questo posto, certo però che c'è sempre troppa, TROPPA gente, comunque dopo aver visto la nuova Ikea di Savonera a Torino mi va bene anche la bolgia genovese a Campi, come vorrei girarmela con calma, certo che la gente è fastidiosa, certo che anche se non ti portassi sette figli e un cane quando devi comprare dei mobili...
Le casse, le casse, dove sono, eccole là in fondo, oddio, che fila, no aspetta, c'è la supercassa automatica dove mi si blocca sempre il Bancomat, vado lì, okay, passata, ce l'ho fatta, parcheggio, aha! che soddisfazione, ora ho la lampada per l'ufficio e l'ho pagata 6,99 euro, l'avran prodotta dei bambini maltrattati in Cambogia, però ragazzi, non pesa niente e si monta in tre minuti cronometrati."

Ore tredici: parcheggio in Corso Italia.
"Se fossi una brava figlia andrei subito dai miei, a pranzo. Sì, ma bisognerebbe che mia madre avesse cucinato, certo potrei mettermi su una pasta in bianco anche da loro, ma non ce la faccio, questo viaggio con l'ansia mi ha distrutta, devo passare da casa."
Faccio scendere la Daisy e la imbrago per due passi lungo il mare.
"Se fossi una brava figlia andrei subito a casa a mangiare e così poi sarei dai miei prima."
Telefono all'Uomo, gli faccio sentire il rumore delle onde, il cane fa la cacca, raccolgo la cacca, il cane tira per andarsene, andiamo alla macchina. Cerchiamo parcheggio più vicino a casa.
"Se fossi una brava figlia non accenderei nemmeno la televisione, un pranzetto veloce, un'occhiata alla posta e via, dai miei."
In quella suona il telefono ed è mia madre. Metto il muto e penso che non riesco ancora a dirle per che ora sarò pronta e che, se comincia a mettermi pressioni ora, non mangerò.
"E' evidente che non sono una brava figlia, ma sappiamo che ho tanti e tali problemi col nutrirmi che devo avere un ambiente rilassato, almeno all'ora di pranzo. Povera donna, mia madre probabilmente vuole solo sapere cosa faccio oggi di me stessa. Non è colpa sua se io la prendo male. Ma insomma, ora non posso."
Metto su un dvd di "X Files" in inglese coi sottotitoli e una pentola d'acqua.
"Se fossi una brava persona che ci tiene alla sua salute mi cucinerei qualcosa di sano, dev'esserci del pesce in freezer, ma tanto, qua si sa come va, qualunque cosa cucini non riuscirò quasi a mangiarla. Perchè sbattersi? Saltassi proprio? No, no, perchè poi alle quattro sono isterica, e poi mangiucchio schifezze tornando, altrimenti non riesco a guidare."
La pasta (s)cuoce mentre guardo qualcosa di orrendo succedere a Dana Scully e Fox Mulder e imparo a dire frasi tipo "Freeze, put your weapon down, we're with the FBI! Hands where I can see them!" e altre frasi che mi possono tornare utili a scuola durante la sorveglianza intervallo.

Ore quattordici e dieci circa, butto via la pasta che non ho mangiato (circa 3/4 di piatto), mangio una merendina, se proprio sono in forma una mela, e mi addormento davanti a Dana e Fox che discutono se sia plausibile un complotto alieno per governare la terra. Pensando:
"Se fossi una brava figlia andrei a tenere compagnia a mio padre che a quest'ora mezzo sonnecchia e mezzo legge in poltrona mentre mia madre è al pc".

Mi sveglio dieci minuti dopo e mi ci vuole tutta la mia faccia tosta per restarmene sul divano fino alla fine della puntata ("Non sono una brava figlia") o addirittura riavvolgere il pezzo che ho perso dormendo ("Sono una figlia di merda"), farmi il caffè e bermelo sempre senza spegnere la televisione, e senza riaccendere il telefono ("Sono praticamente la figlia del Male").

Ore quindici: finalmente mi muovo per andare dai miei genitori, ma devo:
- lavare i piatti
- mettere a posto la cucina
- pettinarmi, truccarmi, spesso anche cambiarmi, perchè a casa dei miei ci si va in ordine
- portare la spazzatura
- caricare in macchina le mie cose, pisciare il cane e andare da loro.

Così poi mi succedono cose come ieri, ore sedici: a casa dei miei non c'è clamorosamente nessuno.
Ho chiaro che probabilmente sono da mia zia, ed è un bel colpo perchè se ci sono ho risolto la parte "Sono una nipote di merda" che sarebbe cominciata subito dopo la visita ai miei, e se non ci sono, vedo la zia e poi riparto per Asti con la scusa della neve imminente, e per una settimana niente Genova, poi.

Ore sedici e trenta: è chiaro che ho trascurato il fatto che davanti a casa della Zia Buona c'è il luna park mobile più grande d'Europa (a Genova siamo così: il centro storico più grande d'Europa, l'acquario più grande d'Europa, però poi ci mettiamo ventidue anni a scavare una tratta cortissima di metropolitana, e abbiamo le tariffe di parcheggio più alte d'Europa) e non c'è un buco dove mettere la macchina, neanche a piangere in cretese antico.

Finisce che salgo su con le chiavi in mano, dicendo qualcosa tipo "Bene vi ho visto tutti e tre state bene mi fa piacere non c'è parcheggio non so come fare" e poi, tra lo sguardo confuso di mia zia, quello incredulo di mia madre e l'insistenza di mio padre, grande esperto di parcheggio ai limiti della legalità, scendo altre due volte, una per cercare posto senza successo, l'altra per fare uscire una Micra che stavo bloccando e, finalmente, trovare posto.

Così fino alle diciotto e trenta si parla tutti insieme, quasi gradevolmente a parte le due corse in strada, e poi riparto.

Ore diciannove: sono in Autogrill e, con la scusa che ho mangiato niente a pranzo e mi si chiudono gli occhi dal sonno, compro:
- Lindor
- Pocket Coffee
- Patatine
- Sigarette
- Kinder Bueno
dopodichè dedico la restante parte del viaggio a farmi del male fisico, trangugiando compulsivamente buona parte di quanto sopra (le sigarette no).

Perchè mia madre ha realizzato che due ore di presenza fisica nella stessa stanza erano tutto quello che avevo intenzione di dedicarle dal 25 dicembre al 16 gennaio. E ci è giustamente restata di merda.
Perchè mio padre mi tratta come se fossi malata e cerca di placare le mie ansie, da bravo medico, con frasi bonarie apparentemente casuali, che però (porca vacca se è bravo, se mi conosce, se non gliene sfugge una, con tutto che ha quasi novant'anni) funzionano sempre.
Perchè mia zia non chiede mai niente, ma in queste vacanze aveva telefonato tre volte, che per lei è tantissimo e indica senz'altro stress, dovuto al fatto che nè io nè i miei eravamo a Genova.
Perchè io ho il fuoco al culo finchè non vedo lo svincolo di Asti Ovest, ma stavolta ero così in crisi dopo mezza giornata a Genova che sono uscita a Asti Est, per poter arrivare a casa via boschi, per sentire l'odore delle campagne. E figlia di merda come ieri mi ci son sentita di rado, ma non ce la facevo proprio a concedere altro tempo, volevo essere a casa, sul divano con Ricky, a guardare la tele, a pensare alla mia vita.

Così, alla domenica tipo è succeduto il lunedì tipo. Cioè a metà mattina mi son piegata in due e son corsa in bagno, rimpiangendo amaramente tutte le schifezze che ho ingurgitato per placare la botta di sonno e fame psicosomatica di ieri sera.
Dopo di che, appena passata la nausea, ho ricominciato con i dolci, e devo ancora smettere.

Come dire che stavolta lo sguardo ferito di mia madre ha fatto centro, ha incenerito quel poco di figlia di merda che ancora rimaneva e, genovesismo spinto, sbagasciato altre due settimane di rieducazione alimentare, minimo. E la cosa allucinante è che so benissimo che tutto questo male me lo sto facendo io da sola.

4 commenti:

supermambanana ha detto...

non ti conosco se non dai pochi mesi che seguo il blog, quindi non so che dire, ma cosi' a pelle direi che mi pare imperativo (1) smetterla di chiederti se sei una buona figlia (e che cosa sarebbe una buona figlia poi? a me non va di vedere i miei, e vivo all'estero quindi li vedo ogni festa comandata e basta, e allora? i genitori non si scelgono che bisogno c'e' di sentirsi male se preferiremmo non vederli?) e quindi (2) farsi un programma di come vorresti la tua domenica, magari a casa, magari lasciando la macchina che anche il carbon footprint ne trova giovamento, and stick to it per almeno un paio di mesi e vedi come va.

Castagna ha detto...

Più facile a dirsi che a farsi... Non è tanto un discorso di diradare (già fatto) nè di inventarsi la domenica ideale (ho le idee chiarissime su quello). Ma soprattutto non è un discorso legato al volere o non volere vedere le persone. Io quando sono con loro sono contenta, è l'obbligo di spostarmi che mi devasta ogni volta di più. La distanza non è molta, ma mia zia non esce quasi più di casa per gli anni e gli acciacchi, mio padre non viene mai, e mia madre viene ogni tanto a passare una mezza giornata, per altro molto piacevole, di solito, ma dopo che ho imperversato a litigare oltre due anni per ottenere questo risultato non me lo godo granchè, in compenso quando parto per Genova mi sento in trappola.
Boh. certo, chi sceglie di andare a stare veramente lontano come voi fa senza dubbio un altro tipo di fatica, all'inizio, ma obbliga anche la famiglia e gli amici a resettare le proprie aspettative. Chi sta in condizione di semipendolarismo, invece, difficilmente si emancipa davvero.
Peraltro, vi avrò maciullato un po' le balle con le mie ansie, ma questo post è stato molto catartico, ho quasi interrotto la catena di zuccheri semplici che stavo ingurgitando dall'altro ieri, o almeno l'ho assottigliata (santa pazienza).

supermambanana ha detto...

emmenomale vah :-)

Castagna ha detto...

;-)
celapossiamofareafarcela...