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martedì 28 giugno 2011

Una cosa per volta, o forse seimila

Ho fatto pace con questo discorso che io non ho mai tempo per concentrarmi su UNA cosa.

Avevo postato questo, molto tempo fa, qualcuno l'aveva trovato una bella idea, qualcun altro avrà pensato che fosse un modo come un altro per andare incontro a un ricco burnout.

Beh, è tutte e due le cose.

Il punto è che, quando io ero una giovane e allegra studentessa, facevo la studentessa, appunto. Il periodo di tempo più breve che passavo di seguito sui libri era DUE ORE.

E, a studiare, io ero brava, ma ero lenta. Io sottolineavo a matita; risottolineavo (meno cose) con l'evidenziatore; schematizzavo ai lati del foglio o riassumevo, spesso facevo tutte e due le cose; sottolineavo il riassunto o ricopiavo gli schemini; facevo GLI SCHEMINI DEL RIASSUNTO; ripetevo. Una, due, spesso tre volte.
So che sembra un metodo per decerebrati, io ho sempre invidiato quelli che leggevano due volte e ripetevano, ma non potevo fare diversamente e, vi assicuro, i risultati valevano la pena.

Comunque, allo stato attuale delle cose io NON CE LE HO, due ore per studiare. Ma non ho due ore di seguito per fare assolutamente NIENTE. Anche a scuola, le uniche volte che faccio la stessa cose due ore di seguito sono occasioni d'oro come la correzione di una prova INVALSI o dei temi d'esame.

Non ti dico a casa.

Beh, ora questo fatto di aver dovuto lasciare il lavoro per star dietro a mio padre e essere a disposizione della mia famiglia, come dire, mi ha ricordato la completezza, la bellezza, la semplicità del fare UNA COSA PER VOLTA.

Vivo per metà della settimana a Genova e per l'altra metà a Asti.

Cioè per metà settimana abito da sola, mi occupo delle questioni di salute e di quelle immobiliari della mia famiglia, faccio la dieta, vado a correre e vedo vecchi amici. E studio buddhismo, anche per due ore di seguito.

Per metà settimana invece abito con l'Uomo, sgarro alla dieta, mi occupo degli ultimi strascichi del lavoro di scuola e dei conti di casa, passo ore davanti alla tele e altrettante stravaccata sul letto a fare e farmi fare delle meritatissime coccole. E non studio niente, vedo pochi o nessuno ma faccio molte telefonate.

E, sappiatelo, nessuna delle due vite mi dispiace. Ho solo dei momenti cosmici quando mi devo spostare da una all'altra. sono solo 100 km e poco più di un'ora di viaggio, ma ogni volta mi sento come se dovessi lasciare Marte per andare su Plutone. Tanto per dire.

L'unico trait d'union tra le due esistenze è che lavoro tantissimo a maglia e all'uncinetto sia a Asti che a Genova, e ci vuole il mio coraggio, con questo caldo.

Poi va beh, ieri volevo postare questa riflessione, ma ho avuto un orrendo tracollo perchè alle cinque e mezza ho partecipato alla merenda di fine esami che quella santa della F. ha organizzato, praticamente apposta per me, a Scuolina Rosa. E quando son tornata a casa ero spiritualmente, professionalmente e affettivamente passata sotto una schiacciasassi, poi sotto un gatto delle nevi, poi sotto un cingolato della seconda guerra mondiale, per finire investita da un TGV e fatta a pezzi dalle pale di un elicottero.

Ma oggi va benone, eh? Tant'è che la mia peggior preoccupazione è sopravvivere alla prossima assemblea del mio condominio senza farmi scoppiare un'arteria nel collo e/o finire in galera per strage colposa.

lunedì 27 giugno 2011

Devastazione




Avevo un bel post costruttivo da finire, lo avevo cominciato stamattina. Poi ho fatto un miliardo di cose, e poi ho fatto una cosa che sapevo che non dovevo fare perchè l'avrei pagata, e infatti sono tornata a casa e poi è successo quel che doveva succedere, insomma, ecco, fanculo, non riesco assolutamente a smettere di piangere, non ci riesco proprio.

E' che stasera, a 22 giorni dalla crisi respiratoria di mio padre, a 17 giorni dalla fine della scuola e a 4 ore dalla fine degli esami che i miei bambini hanno fatto senza di me, m'è crollata la diga.

Se fossi una di quelle che si inciuccano, stasera me ne andrei a prendere una di quelle da svegliarsi in pronto soccorso.

lunedì 20 giugno 2011

Guarda come gongolo

Buone notizie (ah ecco allora non erano proprio esaurite, menomale):

a) l'Uomo ha avuto una cattedra (ve l'avevo detto che anche lui la perdeva DI NUOVO, grazie all'amica Mariastronza?) divisa tra Paesone Sfigato e Paesino Sereno. Va abbastanza bene. Ora vediamo se gli salta fuori il trasferimento alle superiori o no.

b) io ho la cattedra a Paesino di Sogno (ce l'ho ce l'ho ce l'ho ce l'ho!!!!) e, cosa magnifica, lo so il VENTI GIUGNO (non so se vi ricordate com'era andata gli anni scorsi...). Così ho un pensiero in meno.

c) i miei venti scavezzacollo stan dando l'esame (finiti oggi gli scritti) e un po' per volta mi stanno perdonando la defezione. Io ho tante cose a cui pensare e cercavo di non mangiarmi le mani, ci stavo anche riuscendo. Ma venerdì avevo il magone, perchè era il giorno della prova di matematica, che è un giorno in cui io non sarei mai stata convocata ad assistere, ma sarei andata a vedere come andava solo per salutarli, come ho sempre fatto con le mie classi. E invece non ci potevo andare, così più o meno alle otto e dieci ho mandato baci abbracci coccole e in bocca al lupo via sms a tutti quelli di cui avevo il numero di cellulare. E a mezzogiorno qualcuno ha risposto.
Ma il messaggino più dolce è arrivato, guarda te, come sempre da uno di quegli alunni che per tre anni ti sembra di non avere, di non conoscere, di non curare a sufficienza.
Bambino di Pane mezz'ora fa ha scritto:
"Manca esattamente un giorno da ora, e poi si concluderà l'ultimo dei tre capitoli di una lunga saga. Grazie prof per come mi ha preparato per l'esame! MI MANKERA'!!!!!"

Ghghghghghghghghghghghghghgh... mi si stan stirando i muscoli temporomandibolari, resi tetanici da un sorrisone beato. L'ho già detto che, in barba alle statistiche preoccupanti che sta giustamente mettendo in evidenza Noisette, questo mestiere mi fa bene alla salute?

Gh.
Ghghghgh.
Gh.

venerdì 17 giugno 2011

Quando due stanno insieme da dieci anni

...e c'è un periodo complicato come questo, può succedere che ci si veda poche ore la settimana, ma non è un problema.

Perchè sono dieci anni che siamo insieme e quindi siamo capacissimi di farci bastare un pomeriggio per:
- ridere
- corteggiarci
- litigare
- chiarire alcuni punti fondamentali di carattere esistenziale
- parlare di soldi
- piangere di stanchezza
- parlare di ferie
- parlare del passato
- parlare del futuro
- dormire
- stare abbracciati
- ri-litigare
- ri-ridere
- ri-stare abbracciati

Ovvio che c'è una sola attività che richiede più calma e più tempo, perchè, no, a trentacinque anni non ne hai più venticinque e l'atmosfera conta, quindi se mi levate quei manifesti con Gassmann che dicevamo preferisco, grazie.

Comunque, a volte, penso che se ci fosse un premio per il matrimonio vissuto più intensamente saremmo tra i candidati a riceverlo.

giovedì 16 giugno 2011

Lettere dal confino - 1

Castagna gli anni scorsi a questa stagione aveva troppo da lavorare per leggere tutto il giornale, dava un’occhiata ai titoli, leggeva qualche articolo su Internet e via.
Quest’anno invece legge due quotidiani al giorno e, essendo a Genova, vede perfino la tivù, e sapete una cosa? Parlano CONTINUAMENTE degli esami di terza media, come se non se ne fossero mai fatti. Sui quindici minuti in più per svolgere la prova Invalsi scrivono dei peana che non finiscono mai.
Frustrazione, fastidio, senso di horror vacui e anche di qualcosa di interruptus (non coitus, anche se in effetti etimologicamente sì, io co-andavo a scuola coi miei bambini fino al 5 giugno).
Solo sentire quel ministro (quello che riesce a essere ancora più nano e fastidioso del nano odioso per eccellenza) insultare i precari mi fa un po’ contenta di essere in aspettativa, da brava stataledimerda, peraltro non percepirò stipendio e sono sostituita da una collega in servizio che non costa un euro, quindi a Brunetta gli faccio un favore. Ma tant’è, se avevo qualche scrupolo, quella faccia da minus habens mi fa rallegrare di aver usufruito di una prerogativa del contratto statale. Che ci vada lui a scaricare cassette al mercato. Stronzo.
Comunque sto tentando di rendere queste settimane di aspettativa utili non solo alla mia famiglia ma anche a me, nel senso che, deprivata del marito che lavora a Asti e orba di ben due gatti, sono a dieta, faccio ginnastica al mattino appena sveglia, vado a correre e faccio delle gran camminate col cane e senza. Ho la fortuna di avere casa vicino alla passeggiata a mare e non ci vuol niente a infilarsi le scarpe da tennis e scendere giù a corricchiare; c’è un buon profumo di mare, c’è la gente che passeggia coi cani, ci sono i bambini in pattini e le coppiette che si baciano, e a metà della corsa, per le povere prof frustrate e sole, c’è anche un’ incantevole vista su una piscina attrezzata per la pallanuoto, non sono sportivi professionisti va beh, ma qualcuno col fisicone c’è sempre. Tanto basta per appagare l’unico ormone albergante ormai nel mio organismo, che si aggira sperduto come la bollicina di sodio della pubblicità.
Ho deciso di fottermene allegramente della cellulite e metto braghette da corsa inguinali e magliette sbracciate, per cercare di assumere un minimo di tintarella. Il punto è che a forza di ospedali e di malati quando cala la sera devo PER FORZA fare qualcosa che mi ricordi che sono GIOVANE e SANA (a parte la tiroide, ma è appunto per svegliare quella che mi devo muovere un po’). E poi diciamocelo, Genova non è il set di un film, sulla passeggiata a correre ci vanno tutti, anche le panzone e gli sfigati, oltre che i fisicati e le fotomodelle. E’ la mia città e qui so come sentirmi a mio agio, non come in quella specie di resort californiano che è la passeggiata in collina di Asti, dove se non sei appena uscita da un intervento triplo di chirurgia estetica ben riuscito e non hai delle chiappe da pallavolista sedicenne non puoi azzardarti ad andare.
Per il resto, non riesco a studiare (troppi pensieri, orari non miei e, a causa della dieta, delle botte di fame atroci per cui a volte, per ingannarle, preferisco fare un pisolino) ma ho imparato il quadrato Old America. E son risultati. Mia madre, épatée da tanta bravura, mi ha financo commissionato la bordatura all’uncinetto di una preziosissima copertina destinata ai Bimbi Sperduti.
Eh? Faccio carriera, visto?
Minchia.

Ieri sera alle undici però ero al telefono con Sanguedelmiosangue che voleva lumi sui montagnardi e i foglianti, e mi sentivo benissimo.

domenica 12 giugno 2011

Cose indigeribili di varia entità

Diciamo che ci sono vari motivi per essere sveglia alle due e diciannove e scrivere questo post.

Come si dice quando si spiega la prima guerra mondiale, ci sono le cause remote e la causa prossima. Quest'ultima, stanotte, non è una pallottola all'arciduca, sono le melanzane impanate e fritte del matrimonio di Fusto Nasone e della Bratz. E anche il freddo preso nel parco dove si è svolto il ricevimento. E un pochino anche la visione da incubo del vestito da sposa della Bratz. Immaginatevi una Bratz che si sposa, ecco, la Bratz era vestita di rosa pesca con uno di quegli assurdi vestiti tutti balze ma rialzati davanti, per carità ha delle belle gambe e aveva delle scarpe divine, il rosa pesca ci sta quando ti sposi circondata da due figli di cui uno in età scolare, ma il vestito era brutto. Brutto, proprio, e dire che i vestiti da sposa mi piacciono sempre tanto.

Quanto alle cause remote, ve la racconto tutta, dai. Però astenetevi se siete depressi già di vostro.

1) Mio padre non sta bene e questa la sapete. Non era un infarto come pareva subito, ma la cardiopatia sta cominciando a precipitare. E non mi dilungo perchè testualmente non ce la faccio.

2) Mentre dimettevano papà mi è arrivata una notizia orrenda di quelle che sono così orrende che non ci sono commenti. Il marito di un'amica, quarantacinquenne, è mancato all'improvviso, si è sentito male mentre giocava a tennis, e non sono riusciti a farci assolutamente niente. Ora, non li vedevamo da anni, lei era la compagna di tirocinio dell'Uomo quando eravamo alla specializzazione, per cui ci siam frequentati molto per due anni, poi ci siam persi di vista. Ma una cosa mi ricordo bene, ed è che si amavano tremendamente. Stavano insieme tipo da undici anni quando li abbiamo conosciuti, e ne sono passati altri dieci. Hanno fatto due figli, nel frattempo. E lui è uscito lunedì pomeriggio con la racchetta da tennis e la sera a cena non c'era, e non ci sarà più.

Ecco, per quanto uno cerchi di essere sempre coraggioso e sereno, è inevitabile che ti si seghino le ginocchia dopo averne sentita una così. Io sono stata esentata dal funerale, dato che ero ricomparsa ad Asti a notte fonda giusto la sera prima, dopo una settimana di ansie angosce terrori ospedalieri, ma l'Uomo c'è andato, e sta una merda, proprio di salute oltre che di umore, da tre giorni. Non mi stupisco.

3) La scuola è finita e io NON C'ERO. Mercoledì si forma la commissione d'esame e io NON CI SARO'. Poi ci saranno la commissione di valutazione, il colloquio con le maestre degli alunni in entrata dalle elementari, la consegna delle pagelle e io NON CI SARO'.
Capitemi, lo so che il mondo e la pubblica istruzione vanno avanti anche senza di me. Il Troll interrogherà i miei ragazzi senza causar loro traumi e la F. consegnerà anche le pagelle di terza, senza con ciò che l'asse terrestre si sposti o venga l'Apocalisse.
I miei imbronciati quattordicenni me la perdoneranno, più avanti, e io comunque mi aspettavo che alla loro età non fosse semplice capire le esigenze di un adulto con genitori anziani.

Ma minchia, starò tre mesi senza praticamente metter piede in una scuola, credo che per me sia una cosa contro natura. Il mio registro è sul tavolo della preside, i miei voti in mano a una collega, i miei alunni non vedranno la mia firma sui loro temi nè sotto i voti finali. Non so quanti di quelli che leggono qui possono capirlo, può sembrare senz'altro una cazzata a molti, ma mi sento come se mi stessero facendo un'autopsia da sveglia, il mio lavoro di tre anni è troncato di botto e le viscere della mia metodologia didattica sono sparse in giro sotto gli occhi di tutti. E anche il mio registro, che notoriamente sembra il risultato di un incidente ferroviario, verrà passato di mano in mano.

Sono sotto choc per le cose successe a mio padre e al nostro conoscente, ma anche per questo ben più sopportabile, e in realtà stupido, motivo. Ho cercato di non pensarci, ma è inevitabile, e questo anche a causa di un dannato particolare che mi turba & infastidisce non poco.

A settembre prenderò sei ore di italiano nella II C, continuando a dividere le ore di lettere con la Bionda Svampita. E dodici ore tra italiano e geografia nel tempo prolungato, dove storia la farà la Bestia Nera. E a parte la gioia il gaudio e l'estasi di avere la BN che fa storia in una mia classe, questo significa che non insegnerò più storia per due anni minimo.

Cioè capitemi. Io, Castagna, non insegnerò storia. E tra dieci giorni le ricerche da me amorosamente corrette verranno ripetute al Troll invece che a me.

Quindi la settimana comincia con un ricovero d'urgenza, viene intervallata da un funerale intollerabile, e finisce con me che, invece di digerire la cena di nozze del migliore amico di mio marito e della sua sposa, mi tormento sul divano in preda a quattro pensieri:
A) Ma perchè ho mangiato tutto quel fritto?
B) Come starà papà?
C)Lo raggiungeremo il quorum domani e dopodomani?
e
D) Cazzo. La guerra del Golfo. Il femminismo. Il Processo di Norimberga. Il Kosovo. Il Sessantotto. Avevo gente che mi portava all'esame il Kosovo e il Sessantotto, capite? E ora per minimo 24 mesi non metto più mano su un libro di Storia. No. No, no. Non sono pentita di aver chiesto aspettativa, ne ho bisogno io e ne ha bisogno la mia famiglia, e posso sopportare le facce sconcertate e un po' ostili della mia cucciolata. Posso anche reggere che il mio modo di tenere i registri o di assegnare gli argomenti d'esame venga criticato. Ma se per caso all'orale l'Incontenibile fa un figurone con il Sessantotto, o fanno i complimenti a Piccola Dorrit per come ha studiato le armi atomiche, o Punta di Diamante dà come suo solito spettacolo raccontando la guerra del Vietnam, e io non ci sono, merda, questo mi brucia, oh se mi brucia, sì.

venerdì 10 giugno 2011

Che botta

Abbiamo trovato una cosa che mi fa stare male quasi quanto pensare alla salute di mio padre.

Passare le consegne ai colleghi e salutare i ragazzi. La mia terza. I miei venti disgraziati.

Confusi, innervositi e stanchi all'idea di fare l'esame con qualcun altro.

Non c'è stato tempo per le affettuosità. E menomale.

E' solo lavoro è solo lavoro è solo lavoro.

E' senza dubbio più importante il resto, e poi siamo organizzati già benone, a scuola, abbiamo tappato le falle senza problemi.
I colleghi sono stati gentilissimi.

Credo che ormai convenga prenderlo tutto, il mese di aspettativa.

E vedere cosa ci porta la corrente del fiume.

Però questo scricchiolio sinistro dalle parti del mio cuore deve essere che avrei voluto abbracciarli uno per uno.

Ahia, che male.

martedì 7 giugno 2011

Prendiamola bene

Non parliamo di scuola se no piango. Però forse almeno almeno la Bestia Nera ce la scampiamo, pare che diano la mia classe al Troll se io non riesco a rientrare.

Non parliamo neanche di salute di papà se no svengo.
Per adesso aspettiamo il consulto chirurgico.

Intanto, dico una cazzata che mi frulla in mente, in momenti di particolare disperata autoironia, da qualche giorno.

Io posso farcela, a fare quasi tutto.
Non posso farcela a vedere papà come l'ho visto sabato e domenica, ma senza dubbio, ora è assodato, posso farcela a gestire l'arrivo di un'automedica, di un'ambulanza urlante, a fare due manovre da ritiro patente nel giro di duecento metri per star dietro all'ambulanza, a non vomitare dall'ansia nel corridoio del pronto soccorso, a sentir dire infarto senza collassare a faccia avanti sul medico, ad aspettare tre ore in piedi al freddo in attesa di notizie, a non ridere istericamente in faccia a uno specializzando con la faccia da bambino tipo George O'Malley, o a un tecnico di cardiologia che Patrick Dempsey gli fa un baffo, o a una caposala sudamericana piccola e severa, presa dalla sensazione surreale di essere finita mio malgrado in una puntata di Grey's Anatomy e di star per incrociare Miranda Bailey in ascensore o il dottor Burke in terapia intensiva. Posso farcela a essere beneducata e parlare a bassa voce e chiedere informazioni senza essere insistente, posso farcela già meno a mangiare e dormire in giornate simili, ma è secondario, posso farcela a non crollare addormentata per il nervoso e la stanchezza mentre guido e anche a concentrarmi sulla relazione di presentazione della classe per l'esame che devo comunque scrivere.
Ci ho fatto stare anche una visita dalla ginecologa che avevo prenotato da tempo, la raccolta differenziata, la spesa, duemila telefonate tra cui anche una dell'amministratore.

Domani c'è sciopero degli autobus e Genova sarà una trappola mortale di traffico. ma ce la faccio a farci stare anche questo.

Ce l'ho fatta stare senza mio marito in questi giorni orrendi e anche a non svegliarlo stanotte quando finalmente ho dormito di nuovo con lui ma avevo il panico, e ce l'ho fatta a preparargli una cena decente stasera.

Solo, per cortesia, qualcuno potrebbe levarmi dalla vista quei manifesti con Alessandro Gassmann con quella faccia un po' così e la scritta "Fate l'amore più spesso"?
No, perchè mi fan sentire un ciccinino presa per il culo.

domenica 5 giugno 2011

Aule in barella

Ecco, ora non sto a dilungarmi, ci sono un certo numero pari al 96 per cento di probabilità che a scuola io ci torni solo per riconsegnare registri e griglie dei voti e poi il mio giugno prenda una brutta, brutta, brutta piega.

Il che significa che, dopo avervi ammorbati per due estati con le mie ansie sul perdere cattedra, potrei passare l'estate 2011 entrando su questo blog solo per gettare alti guaiti all'idea che i miei venti disgraziati, dopo tre anni insieme, alla fine abbiano dato l'esame con qualcun altro. E con chi se non con la Bestia Nera.

Okay, ho grane più grosse. Ubi maior, minorenni se arrangiant, anche con la Bestia Nera se non si può far diversamente. Cazzo, Punta di Diamante e Bahama Girl NON ME LO PERDONERANNO MAI.

Dai, ora non fasciamoci la testa etc, comunque quando son più calma poi vi racconto. Intanto incrociate le dita, delle mani e se siete capaci (io sì) anche dei piedi. Ma non per l'esame dei miei venti scapestrati, per l'elettrocardiogramma di papà. Che il cuore, qui, sta presentando il conto.

Buone cose a voi, e in culo alla balena ai vostri alunni, se ne avete, per la fine d'anno. Soprattutto a quelli di una tizia denominata Noisette, che mi pare particolarmente determinata a far strage, quest'anno.

martedì 31 maggio 2011

C'hai presente quando...

...hai fatto mille commissioni sotto un sole d'agosto, salendo e scendendo dalla macchina la cui temperatura, a ogni nuova sosta, passava da sauna a forno crematorio a interno di un reattore nucleare, e poi hai scaricato la spesa, sei rientrato in casa, ti sei tolto le scarpe, che avevi i piedi gonfi e rossi, le gambe doloranti, e la gola secca e la pelle del viso che tira per il caldo, e sei andato in cucina, hai aperto il frigo e ti sei stappato una bella birra fresca e hai dato due belle golate di delizia amara e refrigerante?

Che suono produci quando stacchi le labbra dalla bottiglia?

AHHHHHHHH!

Ecco. Quel suono lì.