"La stragrande maggioranza degli insegnanti sono persone serie, perbene e non mettono a rischio i propri ragazzi e il lavoro di un anno con il blocco degli scrutini".
Renzi dixit.
Non vi sto a spiegare perché lo metto in evidenza. Il problema è che la metà di quelli che ce l'hanno con gli insegnanti pensa che siano furbi e facciano casino per difendere i propri famigerati privilegi (vedansi ultimi post e commenti annessi proprio qui). L'atra metà, cui evidentemente appartiene Renzi, pensa che siano stupidi e non sappiano leggere tra le righe.
sabato 16 maggio 2015
venerdì 15 maggio 2015
Risky business
Lo so, lo so, il lifting, Scientology, etc.
Però quando i genitori partivano e lui ballava in mutande e camicia in giro per casa com'era, eh?
Tom Cruise è come il mio compagno del liceo coi ricci biondi. Non posso dire di averlo mai conosciuto davvero, senz'altro non mi ha mai considerato e adesso probabilmente, a passarci del tempo insieme, non troverei niente che mi ispiri, ma il primo amore ti fa tremare le ginocchia anche decine di anni dopo, e gli perdoni tutto quel che può aver fatto o essere diventato nel tempo, perché al vederlo ti si attivano i neuroni di quando avevi quindici anni e ti batteva forte il cuore per la prima volta.
Comunque qui non si tratta di amori del liceo, né di attori delle cui immagini ricoprirsi la stanza e la Smemoranda.
Si tratta del fatto che TUTTA la vecchia guardia è partita compatta per la gita, portandosi dietro quella baciapile della Cavalla e il ventottenne Borbone Gentiluomo, ma lasciando a scuola la Brava Crista, la collega M. e l'Inutile come decane, e poi tutte le supplenti e le nuove assunzioni*, il Dolce Cowboy e me.
Elenco delle supplenti e delle nuove assunzioni
L'Impeccabile
Centovetrine
Milady
Semmodezena
Bottadicoca
Stepford Wife
Melinda
la Corazziera
la Ragazzina
Come a dire che, essendo l'Inutile inutile, la M. un po' presa dalle sue sempiterne questioni di salute e la Brava Crista notoriamente morigerata, tolti Centovetrine che ha la personalità di un manichino, il Dolce Cowboy che schizza sempre via alla fine delle sue ore e Milady che in questo momento ha altri (e gravi) discorsi in ballo...
...noi ragazze abbiamo fatto casino!
E rinforzato tra l'altro la robusta cellula di oppositori del renziano regime (alcune di loro oltretutto sono precarie e incazzatissime, su tutte la Ragazzina che si è appena sparata tutto il TFA, ma anche la Stepford e la Corazziera). Ma più che altro abbiamo parlato della scuola come la vorremmo. Come la vorrebbe chi capisce che servono interdisciplinarità, collaborazione, apertura, uso massiccio dei recuperi pomeridiani e dei progetti, sforzo di integrazione, sbattimento continuo per arrivare fino all'ultimo dei ragazzi, e un minimo di parità tra le sezioni.
Perché sì, anche Scuolina Rosa, piccola e felice, pur avendo solo tre sezioni, ha la sezione dei fighi, quella dei raccomandati... e la mia.
Già ne parlammo, e sapete la mia posizione. In fondo anche quest'anno io arrivo alla fine senza aver finito il programma, ma, in una seconda con quattro casi conclamati di sostegno e alcuni senza appoggio che però ne avrebbero tanto bisogno, interrogo sull'Inferno ad apertura di libro. E, tutto sommato, le giornate a seconde unificate coi pochi che non sono partiti per la gita lunga mi dicono che di grammatica i miei caproncini e le mie caprette valgono quanto gli altri.
E però la Bottadicoca, che non è una supplentina dell'ultima ora ma una con quindici anni di lavoro sulla schiena e la ferma intenzione di scavarsi il suo buchetto e piantare radici a Paesino di Sogno, e per quanto all'inizio mi abbia messo in allarme con la sua esuberanza in realtà mi è sempre più simpatica, è fermamente convinta di dover scalzare la superiorità del Troll, della Bestia Nera, della Stronza di Arte e della Bionda Svampita, per ottenere il rispetto che merita. E mi dice, facendo spuntare l'inequivocabile punta di un canino affilato che luccica al sole, che siamo a maggio e c'è gente che nei corridoi ancora non la saluta. E che la sezione C è la sola senza una LIM, mentre la A ne ha due e la B anche. L'ultima che è arrivata doveva essere nostra, il Gigante era venuto a chiedere a me, in quanto titolare solida di sezione, se la volevo in seconda o in terza, e poi è stata montata in auditorium. Da cui la mia scarsissima tolleranza, quando arrivo con la classe dopo essermi prenotata e ci trovo gente che lavora al pc, insegnanti di sostegno, gente che fa lezioni a gruppi etc.
La Bottadicoca è una donna temibile e, anche se non penso di esserle simpatica davvero, ha finito per ritrovarsi nel mio stesso caruggio, diremmo a Genova, più e più volte. Se continuiamo a vederla allo stesso modo, spaccheremo tutto, lei con i canini e io con la mia famigerata alzata sprezzante di sopracciglio sinistro. Ma negli ultimi giorni mi è arrivata una notizia ancora migliore.
Pare che la prossima assegnazione di matematica, il posto della Compagna Collega che quest'anno è andato in supplenza temporanea, tocchi a Fräulein Hitler la Sanguinaria, che fu mia collega a Paesino Sperduto e che, udite udite, io adoro. Donna di intelligenza sopraffina, dal pessimo carattere, capace di sfuriate apocalittiche, di tenere testa a chiunque fra gli adulti, a torto o a ragione, e di bere il sangue di intere classi, riducendo anche i più tremendi a uno stato di silenzio ultraterreno e attenzione spasmodica che confina da presso con la sindrome dissociativa da stress post traumatico. Ma anche di inchiodare una persona al suo vero ritratto con una singola frase, detta con voce bassa e musicale, e di leggere i problemi dei ragazzi ai raggi X e fornire reali e circostanziate strategie di soluzione. Quando ci incontriamo ci facciamo realmente una festa ogni volta, l'anno passato insieme a Paesino Sperduto è stato indimenticabile. E questo pericolosissimo e affascinante esemplare sta per abbattersi dritto sparato sulla Bionda Svampita e la Bestia Nera.
Qualcosa mi dice che la mia cronica e non programmata affinità di vedute con gli insegnanti di Scienze MFN sta per mettermi in una posizione veramente strategica nella Guerra dei Tre Corridoi che si scatenerà a settembre.
Però quando i genitori partivano e lui ballava in mutande e camicia in giro per casa com'era, eh?
Tom Cruise è come il mio compagno del liceo coi ricci biondi. Non posso dire di averlo mai conosciuto davvero, senz'altro non mi ha mai considerato e adesso probabilmente, a passarci del tempo insieme, non troverei niente che mi ispiri, ma il primo amore ti fa tremare le ginocchia anche decine di anni dopo, e gli perdoni tutto quel che può aver fatto o essere diventato nel tempo, perché al vederlo ti si attivano i neuroni di quando avevi quindici anni e ti batteva forte il cuore per la prima volta.
Comunque qui non si tratta di amori del liceo, né di attori delle cui immagini ricoprirsi la stanza e la Smemoranda.
Si tratta del fatto che TUTTA la vecchia guardia è partita compatta per la gita, portandosi dietro quella baciapile della Cavalla e il ventottenne Borbone Gentiluomo, ma lasciando a scuola la Brava Crista, la collega M. e l'Inutile come decane, e poi tutte le supplenti e le nuove assunzioni*, il Dolce Cowboy e me.
Elenco delle supplenti e delle nuove assunzioni
L'Impeccabile
Centovetrine
Milady
Semmodezena
Bottadicoca
Stepford Wife
Melinda
la Corazziera
la Ragazzina
Come a dire che, essendo l'Inutile inutile, la M. un po' presa dalle sue sempiterne questioni di salute e la Brava Crista notoriamente morigerata, tolti Centovetrine che ha la personalità di un manichino, il Dolce Cowboy che schizza sempre via alla fine delle sue ore e Milady che in questo momento ha altri (e gravi) discorsi in ballo...
...noi ragazze abbiamo fatto casino!
E rinforzato tra l'altro la robusta cellula di oppositori del renziano regime (alcune di loro oltretutto sono precarie e incazzatissime, su tutte la Ragazzina che si è appena sparata tutto il TFA, ma anche la Stepford e la Corazziera). Ma più che altro abbiamo parlato della scuola come la vorremmo. Come la vorrebbe chi capisce che servono interdisciplinarità, collaborazione, apertura, uso massiccio dei recuperi pomeridiani e dei progetti, sforzo di integrazione, sbattimento continuo per arrivare fino all'ultimo dei ragazzi, e un minimo di parità tra le sezioni.
Perché sì, anche Scuolina Rosa, piccola e felice, pur avendo solo tre sezioni, ha la sezione dei fighi, quella dei raccomandati... e la mia.
Già ne parlammo, e sapete la mia posizione. In fondo anche quest'anno io arrivo alla fine senza aver finito il programma, ma, in una seconda con quattro casi conclamati di sostegno e alcuni senza appoggio che però ne avrebbero tanto bisogno, interrogo sull'Inferno ad apertura di libro. E, tutto sommato, le giornate a seconde unificate coi pochi che non sono partiti per la gita lunga mi dicono che di grammatica i miei caproncini e le mie caprette valgono quanto gli altri.
E però la Bottadicoca, che non è una supplentina dell'ultima ora ma una con quindici anni di lavoro sulla schiena e la ferma intenzione di scavarsi il suo buchetto e piantare radici a Paesino di Sogno, e per quanto all'inizio mi abbia messo in allarme con la sua esuberanza in realtà mi è sempre più simpatica, è fermamente convinta di dover scalzare la superiorità del Troll, della Bestia Nera, della Stronza di Arte e della Bionda Svampita, per ottenere il rispetto che merita. E mi dice, facendo spuntare l'inequivocabile punta di un canino affilato che luccica al sole, che siamo a maggio e c'è gente che nei corridoi ancora non la saluta. E che la sezione C è la sola senza una LIM, mentre la A ne ha due e la B anche. L'ultima che è arrivata doveva essere nostra, il Gigante era venuto a chiedere a me, in quanto titolare solida di sezione, se la volevo in seconda o in terza, e poi è stata montata in auditorium. Da cui la mia scarsissima tolleranza, quando arrivo con la classe dopo essermi prenotata e ci trovo gente che lavora al pc, insegnanti di sostegno, gente che fa lezioni a gruppi etc.
La Bottadicoca è una donna temibile e, anche se non penso di esserle simpatica davvero, ha finito per ritrovarsi nel mio stesso caruggio, diremmo a Genova, più e più volte. Se continuiamo a vederla allo stesso modo, spaccheremo tutto, lei con i canini e io con la mia famigerata alzata sprezzante di sopracciglio sinistro. Ma negli ultimi giorni mi è arrivata una notizia ancora migliore.
Pare che la prossima assegnazione di matematica, il posto della Compagna Collega che quest'anno è andato in supplenza temporanea, tocchi a Fräulein Hitler la Sanguinaria, che fu mia collega a Paesino Sperduto e che, udite udite, io adoro. Donna di intelligenza sopraffina, dal pessimo carattere, capace di sfuriate apocalittiche, di tenere testa a chiunque fra gli adulti, a torto o a ragione, e di bere il sangue di intere classi, riducendo anche i più tremendi a uno stato di silenzio ultraterreno e attenzione spasmodica che confina da presso con la sindrome dissociativa da stress post traumatico. Ma anche di inchiodare una persona al suo vero ritratto con una singola frase, detta con voce bassa e musicale, e di leggere i problemi dei ragazzi ai raggi X e fornire reali e circostanziate strategie di soluzione. Quando ci incontriamo ci facciamo realmente una festa ogni volta, l'anno passato insieme a Paesino Sperduto è stato indimenticabile. E questo pericolosissimo e affascinante esemplare sta per abbattersi dritto sparato sulla Bionda Svampita e la Bestia Nera.
Qualcosa mi dice che la mia cronica e non programmata affinità di vedute con gli insegnanti di Scienze MFN sta per mettermi in una posizione veramente strategica nella Guerra dei Tre Corridoi che si scatenerà a settembre.
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anime gemelle,
come la vedo io,
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martedì 12 maggio 2015
Ma no, mettiamolo in bella vista
Ho deciso di pubblicare qui la mia risposta a un commento al post precedente.
Nel dubbio che capitino quelle cose strane che a volte capitano sul web, salvo qui il commento, a sua volta. Non insultate la persona che mi ha scritto, prof e maestri che leggete: io le ho risposto in modo che non vuol essere polemico, a parte la frecciata finale (ma giuro che l'ho scritta ridendo, vuoi prendertela per un clichè così trito?). Guardiamo piuttosto cosa pensa parte del nostro Paese di noi. Ci serve saperlo. Poi se avete cose da aggiungere alla mia risposta, o al commento di Mafalda, o a quello di Ellegio, fatelo tutti liberamente, ma per piacere, in modo sensato. Non mettiamoci a battibeccare sulle solite stupidaggini delle ore che i fruitori del servizio non vedono, delle ferie e dei privilegi... che tristezza. Dai. Abbiamo davvero problemi più grossi, per questo ho voluto rispondere e voglio mettere qui in evidenza quel che si è detto.
Mafalda ha scritto:
"Vuol far passare il decreto nonostante uno sciopero con l'80% di adesioni".
L'80% di voi che nella scuola ci lavorate. E il resto degli italiani - fruitori della scuola - non hanno diritto di pensarla come il governo?
Io sono stufa di sentire il personale scolastico perennemente sulle barricate e, siamo onesti, più per salvaguardia di status e privilegi - sia mai toccare l'orario di lavoro o il "sacrosanto" diritto a fare 3 mesi di ferie in estate - che di reale interesse per le sorti dell'Istituzione.
Della tua buonafede sono profondamente convinta ma Castagna, porca miseria, la scuola è così a scatafascio che qualcosa di sostanziale bisognerà pur farlo. Se nessuna riforma è degna e di volta in volta la si combatte con il rifiuto e l'immbilismo, nulla cambia. La società è cambiata, non si capisce perché la scuola non debba farlo.
E io ho risposto:
Vedi Mafalda, la collega ti ha risposto in modo adeguato, come è giusto rispondere a chi giudica dall'esterno il lavoro altrui, ma secondo me il discorso che ho fatto, lungi dall'essere in difesa dei "privilegi" di una lobby di categoria (ma fatemi il piacere: i membri delle lobby in Italia sono ben altri, hanno ben più che "tre mesi di ferie" e sicuramente non guadagnano 1400 euro al mese) era proprio un discorso molto più strettamente politico. Parlavo infatti del bisogno di essere rispettati come lavoratori, "privilegiati" e "protetti" da un contratto, che non viene rispettato pur essendo siglato in base alle leggi vigenti, e allo stesso modo, parlavo del diritto come cittadini di protestare se le cose sono rese difficili da tagli continui e sordità sempre più spiccata nei confronti delle esigenze del Paese. Del Paese, nella persona degli studenti, cioè proprio dei fruitori della scuola PUBBLICA, che per essere tale NON deve essere al servizio di finanziatori privati. Ma in realtà la sola cosa che mi dà veramente FASTIDIO nel tuo intervento è l'uso della parola riforma. Ti sei fermata a pensare che le riforme riguardano i contenuti, i presupposti culturali e strumentali della scuola, non sono operazioni di budget? Hai letto se per caso da qualche parte nelle proposte, dalla Moratti in poi, si è più parlato di orari, materie, metodi di insegnamento? NO: si parla di riduzioni di ore, di tagli dei posti di sostegno e delle classi, di "autonomia" in senso generico, non certo di riformare la scuola. Il lavoro dell'insegnante è lo stesso di prima, ma fatto con molto più disagio. Guarda che i miei genitori sono stati entrambi nella sanità pubblica, e entrambi vent'anni fa alle prese con i tagli e la semiprivatizzazione del lavoro, esattamente come noi ora in un altro settore: e ora dimmi se ti pare che la sanità ci abbia guadagnato, che i cittadini ci abbiano guadagnato. Il problema sta nel fatto che quelli come te, che ancora guardano ai prof come privilegiati, non si rendono conto che sotto sotto pensano: e ma della sanità si ha bisogno tutta la vita, della scuola solo per un periodo... e quindi una volta sistemati se stessi e i propri eredi credono che il lavoro sia finito. E come si sbagliano! La scuola che fa fatica a funzionare è un sintomo gravissimo in uno Stato. Ma che te lo dico a fare? Io volevo solo difendere i miei TRE MESI DI FERIE.
Nel dubbio che capitino quelle cose strane che a volte capitano sul web, salvo qui il commento, a sua volta. Non insultate la persona che mi ha scritto, prof e maestri che leggete: io le ho risposto in modo che non vuol essere polemico, a parte la frecciata finale (ma giuro che l'ho scritta ridendo, vuoi prendertela per un clichè così trito?). Guardiamo piuttosto cosa pensa parte del nostro Paese di noi. Ci serve saperlo. Poi se avete cose da aggiungere alla mia risposta, o al commento di Mafalda, o a quello di Ellegio, fatelo tutti liberamente, ma per piacere, in modo sensato. Non mettiamoci a battibeccare sulle solite stupidaggini delle ore che i fruitori del servizio non vedono, delle ferie e dei privilegi... che tristezza. Dai. Abbiamo davvero problemi più grossi, per questo ho voluto rispondere e voglio mettere qui in evidenza quel che si è detto.
Mafalda ha scritto:
"Vuol far passare il decreto nonostante uno sciopero con l'80% di adesioni".
L'80% di voi che nella scuola ci lavorate. E il resto degli italiani - fruitori della scuola - non hanno diritto di pensarla come il governo?
Io sono stufa di sentire il personale scolastico perennemente sulle barricate e, siamo onesti, più per salvaguardia di status e privilegi - sia mai toccare l'orario di lavoro o il "sacrosanto" diritto a fare 3 mesi di ferie in estate - che di reale interesse per le sorti dell'Istituzione.
Della tua buonafede sono profondamente convinta ma Castagna, porca miseria, la scuola è così a scatafascio che qualcosa di sostanziale bisognerà pur farlo. Se nessuna riforma è degna e di volta in volta la si combatte con il rifiuto e l'immbilismo, nulla cambia. La società è cambiata, non si capisce perché la scuola non debba farlo.
E io ho risposto:
Vedi Mafalda, la collega ti ha risposto in modo adeguato, come è giusto rispondere a chi giudica dall'esterno il lavoro altrui, ma secondo me il discorso che ho fatto, lungi dall'essere in difesa dei "privilegi" di una lobby di categoria (ma fatemi il piacere: i membri delle lobby in Italia sono ben altri, hanno ben più che "tre mesi di ferie" e sicuramente non guadagnano 1400 euro al mese) era proprio un discorso molto più strettamente politico. Parlavo infatti del bisogno di essere rispettati come lavoratori, "privilegiati" e "protetti" da un contratto, che non viene rispettato pur essendo siglato in base alle leggi vigenti, e allo stesso modo, parlavo del diritto come cittadini di protestare se le cose sono rese difficili da tagli continui e sordità sempre più spiccata nei confronti delle esigenze del Paese. Del Paese, nella persona degli studenti, cioè proprio dei fruitori della scuola PUBBLICA, che per essere tale NON deve essere al servizio di finanziatori privati. Ma in realtà la sola cosa che mi dà veramente FASTIDIO nel tuo intervento è l'uso della parola riforma. Ti sei fermata a pensare che le riforme riguardano i contenuti, i presupposti culturali e strumentali della scuola, non sono operazioni di budget? Hai letto se per caso da qualche parte nelle proposte, dalla Moratti in poi, si è più parlato di orari, materie, metodi di insegnamento? NO: si parla di riduzioni di ore, di tagli dei posti di sostegno e delle classi, di "autonomia" in senso generico, non certo di riformare la scuola. Il lavoro dell'insegnante è lo stesso di prima, ma fatto con molto più disagio. Guarda che i miei genitori sono stati entrambi nella sanità pubblica, e entrambi vent'anni fa alle prese con i tagli e la semiprivatizzazione del lavoro, esattamente come noi ora in un altro settore: e ora dimmi se ti pare che la sanità ci abbia guadagnato, che i cittadini ci abbiano guadagnato. Il problema sta nel fatto che quelli come te, che ancora guardano ai prof come privilegiati, non si rendono conto che sotto sotto pensano: e ma della sanità si ha bisogno tutta la vita, della scuola solo per un periodo... e quindi una volta sistemati se stessi e i propri eredi credono che il lavoro sia finito. E come si sbagliano! La scuola che fa fatica a funzionare è un sintomo gravissimo in uno Stato. Ma che te lo dico a fare? Io volevo solo difendere i miei TRE MESI DI FERIE.
lunedì 11 maggio 2015
Scusate...
...ma che gliene può fregare a Renzi se la gente smette di votare PD per protesta contro la sua legge merdosa sulla scuola? E soprattutto: ma vi rendete conto che la parola assurda, nella frase precedente, è VOTARE???
...PERCHE', LO ABBIAMO VOTATO, RENZI? LO HA ELETTO QUALCUNO?
Vuol far passare il decreto nonostante uno sciopero con l'80% di adesioni.
Che c'entra il votare PD. Che c'entrano i precari. Qui parliamo di portare a termine il lavoro della Aprea (gentile signora cui gli insegnanti informati lanciano anatemi da anni, perché è lei che gestisce il lavoro del Ministero da anni, anche se la faccia ce la mettevano le varie Moratti, Gelmini etc... lei di moda non è mai passata) rendendo le scuole delle aziende con sponsor privati, chiamando i prof da una lista di amici del preside (e il preside chi lo sceglie? il politico? allora gli amici sono quelli del politico, non del preside... di bene in meglio, il preside magari di scuola capisce qualcosa, a volte)e continuando imperterriti a finanziare le scuole private, addirittura sgravando fiscalmente le famiglie che ne usufruiscono.
Mentre noi non abbiamo le sedie.
Non sto scherzando.
NOI.
ABBIAMO.
FINITO.
LE SEDIE.
E io non insegno su uno sperduto isolotto delle Eolie, a Barbiana, al quartiere Zen, o in un campo profughi. Insegno in una graziosa, e relativamente nuova, scuolina piemontese di una provincia fino a poco fa ricca. Devo lasciare l'insegnante di sostegno in piedi, quando sono tutti presenti.
Qui parliamo di un contratto nazionale non rispettato da anni, e di balzelli e controbalzelli da pagare per abilitarsi. Parliamo di persone che si sono spese a lavorare per anni in una regione lontanissima da casa, per poi chiedere il trasferimento appena possibile, e che ora scoprono che dovranno autocandidarsi e sperare che il preside della scuola dove vorrebbero andare non abbia amici. Ma chi lo conosce un preside senza amici (e un insegnante senza nemici?).
La buona scuola, un cazzo. La scuola che sta buona, invece. Quella che dovrebbe fare la rivoluzione, bloccare gli esami, far saltare le pagelle. Non obbedire. Non stavolta.
...PERCHE', LO ABBIAMO VOTATO, RENZI? LO HA ELETTO QUALCUNO?
Vuol far passare il decreto nonostante uno sciopero con l'80% di adesioni.
Che c'entra il votare PD. Che c'entrano i precari. Qui parliamo di portare a termine il lavoro della Aprea (gentile signora cui gli insegnanti informati lanciano anatemi da anni, perché è lei che gestisce il lavoro del Ministero da anni, anche se la faccia ce la mettevano le varie Moratti, Gelmini etc... lei di moda non è mai passata) rendendo le scuole delle aziende con sponsor privati, chiamando i prof da una lista di amici del preside (e il preside chi lo sceglie? il politico? allora gli amici sono quelli del politico, non del preside... di bene in meglio, il preside magari di scuola capisce qualcosa, a volte)e continuando imperterriti a finanziare le scuole private, addirittura sgravando fiscalmente le famiglie che ne usufruiscono.
Mentre noi non abbiamo le sedie.
Non sto scherzando.
NOI.
ABBIAMO.
FINITO.
LE SEDIE.
E io non insegno su uno sperduto isolotto delle Eolie, a Barbiana, al quartiere Zen, o in un campo profughi. Insegno in una graziosa, e relativamente nuova, scuolina piemontese di una provincia fino a poco fa ricca. Devo lasciare l'insegnante di sostegno in piedi, quando sono tutti presenti.
Qui parliamo di un contratto nazionale non rispettato da anni, e di balzelli e controbalzelli da pagare per abilitarsi. Parliamo di persone che si sono spese a lavorare per anni in una regione lontanissima da casa, per poi chiedere il trasferimento appena possibile, e che ora scoprono che dovranno autocandidarsi e sperare che il preside della scuola dove vorrebbero andare non abbia amici. Ma chi lo conosce un preside senza amici (e un insegnante senza nemici?).
La buona scuola, un cazzo. La scuola che sta buona, invece. Quella che dovrebbe fare la rivoluzione, bloccare gli esami, far saltare le pagelle. Non obbedire. Non stavolta.
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giovedì 7 maggio 2015
Fear of the dark
Anni fa, spiegavo a una prima che l'italiano è una lingua in cui, in linea di massima, a fonema corrisponde grafema e le sorprese, a parte il suono GL di cui sembriamo essere gli unici detentori insieme agli Spagnoli, sono scarse. Mi parte un esempio che mi riporta a quando, sedicenne, ascoltai la mia prima lezione di grammatica inglese in una vera aula inglese di un vero college inglese da un vero professore inglese: "per esempio, gli Inglesi devono studiare lo spelling delle parole, perché certe si scrivono con le stesse lettere ma si pronunciano diversamente, o viceversa, pensate a HERE e FEAR, poi FEAR si dice fìar ma si scrive come BEAR..."
E mi viene una battuta molto basic, di quelle che si fanno per svegliare i primini alle otto e ventidue di una mattina nebbiosa, "Fear of the Bear però suona bene, sembra il nome di un gruppo pop inglese degli anni Ottanta". Da allora, ogni tanto c'è stata, in quella classe, l'evocazione di un fantomatico concerto live dei Fear of the Bear, e tutti sorridevamo. L'Inglesina, Punta di Diamante, l'Incontenibile, Pasticcino Svizzero, Lagnosetta, Babbà, Terremoto, e tutti gli altri.
Ma ora io ho quasi quarant'anni e paura dell'orso non lo so, ma del buio che scende, ne ho eccome.
Addirittura i più vaghi segnali di tramonto mi fanno deglutire il primo groppo d'ansia, anche se sono ancora fuori e ho da fare. E non parlo della paura di non dormire, o di avere incubi, che mi sono portata avanti per buona parte del 2014 (e il 2015 a volte regge il confronto: l'altra notte, nello stesso sogno, ero bloccata su un'autostrada che finiva contro un muro, poi ero completamente nuda in ascensore mentre sul pianerottolo dove dovevo scendere c'erano il mio geometra e un sacco di altre persone... ma sognare che sto per morire perché è finita l'insulina, e che non me ne importa niente di morire, è decisamente peggio). Parlo proprio della paura di avere paura. Non paura: terrore. Cieco, irrazionale, come i bambini al buio appunto.
Non è l'EMDR che ho iniziato, perché è un fenomeno di poco precedente. Penso sia la situazione con l'Uomo. E il fatto che mi manca mio padre: non so perché ma da qualche tempo sono disperata di non poter parlare con lui di quel che sto passando, e sì che i quattro quinti di quel che ho vissuto ultimamente non so se avrei avuto il fegato di raccontarglieli, onestamente. Ma adesso ho bisogno di papà, dei suoi occhi attenti e delle sue parole pacate. Delle nostre lunghe chiacchierate di notte.
Stasera sono sola, Uomo e Princi a Firenze in gita, e ho da occuparmi del povero gatto cui abbiamo di nuovo asportato un tumorazzo e che sta smaltendo (male, tra l'altro) l'anestesia in bagno. Bagno nel quale mi s'è graziosamente fulminata la lampadina proprio stasera. Ho saltato un giorno di lavoro perché non ho chiuso occhio ieri notte, era la terza notte di fila, e mi sono alzata con un'emicrania talmente poderosa che non mi si apriva l'occhio destro. Così ho preso mutua e mi sono calata un'aspirina C alle otto di mattina, che mi ha almeno ridato l'uso dell'occhio, salvo poi accorgermi che mi erano appena arrivate le mestruazioni e quindi traballare per ore con la pressione scesa sotto la piattaforma continentale. Ho preso a male parole la postina e una rappresentante della Vorwerk che hanno osato scampanellare. Ho lasciato solo lo Zio Granduca che ha cenato in un tristissimo all you can eat giapponese per non disturbare il mio sdegnoso ritiro in tuta. Sono andata e tornata dal veterinario con la pinza nei capelli unti e una maglietta con uno strappo all'orlo. Ho mangiato quel che capitava e ridotto la casa un macello spostando cose senza particolare scopo.
Domani tornano grazie a Dio. Ho paura lo stesso, quando ci sono loro, e spesso vago in salotto alle tre di mattina, ma almeno di giorno sono costretta a sembrare normale. Però stavolta, dal medico, a farmi scrivere le goccine della felicità, ci vado davvero. Non posso andare avanti così.
E mi viene una battuta molto basic, di quelle che si fanno per svegliare i primini alle otto e ventidue di una mattina nebbiosa, "Fear of the Bear però suona bene, sembra il nome di un gruppo pop inglese degli anni Ottanta". Da allora, ogni tanto c'è stata, in quella classe, l'evocazione di un fantomatico concerto live dei Fear of the Bear, e tutti sorridevamo. L'Inglesina, Punta di Diamante, l'Incontenibile, Pasticcino Svizzero, Lagnosetta, Babbà, Terremoto, e tutti gli altri.
Ma ora io ho quasi quarant'anni e paura dell'orso non lo so, ma del buio che scende, ne ho eccome.
Addirittura i più vaghi segnali di tramonto mi fanno deglutire il primo groppo d'ansia, anche se sono ancora fuori e ho da fare. E non parlo della paura di non dormire, o di avere incubi, che mi sono portata avanti per buona parte del 2014 (e il 2015 a volte regge il confronto: l'altra notte, nello stesso sogno, ero bloccata su un'autostrada che finiva contro un muro, poi ero completamente nuda in ascensore mentre sul pianerottolo dove dovevo scendere c'erano il mio geometra e un sacco di altre persone... ma sognare che sto per morire perché è finita l'insulina, e che non me ne importa niente di morire, è decisamente peggio). Parlo proprio della paura di avere paura. Non paura: terrore. Cieco, irrazionale, come i bambini al buio appunto.
Non è l'EMDR che ho iniziato, perché è un fenomeno di poco precedente. Penso sia la situazione con l'Uomo. E il fatto che mi manca mio padre: non so perché ma da qualche tempo sono disperata di non poter parlare con lui di quel che sto passando, e sì che i quattro quinti di quel che ho vissuto ultimamente non so se avrei avuto il fegato di raccontarglieli, onestamente. Ma adesso ho bisogno di papà, dei suoi occhi attenti e delle sue parole pacate. Delle nostre lunghe chiacchierate di notte.
Stasera sono sola, Uomo e Princi a Firenze in gita, e ho da occuparmi del povero gatto cui abbiamo di nuovo asportato un tumorazzo e che sta smaltendo (male, tra l'altro) l'anestesia in bagno. Bagno nel quale mi s'è graziosamente fulminata la lampadina proprio stasera. Ho saltato un giorno di lavoro perché non ho chiuso occhio ieri notte, era la terza notte di fila, e mi sono alzata con un'emicrania talmente poderosa che non mi si apriva l'occhio destro. Così ho preso mutua e mi sono calata un'aspirina C alle otto di mattina, che mi ha almeno ridato l'uso dell'occhio, salvo poi accorgermi che mi erano appena arrivate le mestruazioni e quindi traballare per ore con la pressione scesa sotto la piattaforma continentale. Ho preso a male parole la postina e una rappresentante della Vorwerk che hanno osato scampanellare. Ho lasciato solo lo Zio Granduca che ha cenato in un tristissimo all you can eat giapponese per non disturbare il mio sdegnoso ritiro in tuta. Sono andata e tornata dal veterinario con la pinza nei capelli unti e una maglietta con uno strappo all'orlo. Ho mangiato quel che capitava e ridotto la casa un macello spostando cose senza particolare scopo.
Domani tornano grazie a Dio. Ho paura lo stesso, quando ci sono loro, e spesso vago in salotto alle tre di mattina, ma almeno di giorno sono costretta a sembrare normale. Però stavolta, dal medico, a farmi scrivere le goccine della felicità, ci vado davvero. Non posso andare avanti così.
lunedì 4 maggio 2015
Mockingjay
"Non esiste una tortura peggiore: aspettare sapendo che tu non puoi fare nulla...specialmente per persone come noi. Ma quale che sia la forza, il coraggio, la follia che ci manda avanti, si riesce a trovarla in momenti come questi. Tu ce l'hai, soldato. É la cosa che ti ha tenuta viva finora. Non ti abbandonerà adesso."
(la presidente Alma Coin a Katniss Everdeen)
(la presidente Alma Coin a Katniss Everdeen)
venerdì 1 maggio 2015
The program
Da 4 mesi seguo un programma, che mi sono autoprescritta in base a interessi e bisogni molto personali, e che dovrebbe accompagnare psiche e corpo, entrambi sfiniti dalla crisi coniugale, dal sovrappeso e dall'insonnia, verso i fatidici 40.
È stato abbastanza interessante vedere come il mio essere richiedesse a gran voce alcune cose, mentre ne evitava altre come la peste.
Per esempio il grande ritorno nella mia esistenza dello yoga, dopo che per anni avevo tentato di farmi entrare a regime nella settimana nuoto, corsa, camminate, palestre, e niente durava più di un mese. Era rimasta solo la ginnastica del mattino che svolgevo fedelmente, ma l'impatto della pratica yoga è del tutto diverso.
Poi la meditazione. Che mi è sempre costata una fatica bruta, a meno che non si trattasse di camminare per i boschi sgranando una mala e recitando mantras. E devo dire che, dopo aver consumato la mala al capezzale di mio padre, peraltro con reale conforto, mi sono presa una lunga pausa anche dal buddhismo. Ora invece mi viene naturale, sto volentieri seduta davanti a un'immagine o ad ascoltare una musica, senza fare niente fuorché aspettare che germogli dentro di me il noto senso di pace, che a volte è rassegnazione, a volte accettazione, a volte pianto libero, a volte la forza di ripartire.
Poi, ci sono le cose che proprio non mi entrano, sebbene fedelmente le riscriva sull'agendina una volta a settimana e mi sforzi di abituarmici.
La prima è la dieta.
E la cosa peggiore è che da un po' di tempo a questa parte so distinguere finalmente la fame nervosa da quella vera, ma tant'è.
Altre riguardano impegni più pratici, come il tenere in ordine lo stramaledetto registro elettronico, anche perché spesso io sono animata dalle migliori intenzioni, ma la rete non funziona, lo schermo si impalla, manca la connessione, etc. Le gioie della scuola pubblica.
Nel complesso, so che sto lavorando sodo su quel che voglio ottenere. E in genere questo basta ad andare avanti, a coltivare speranza. Ma ci sono giorni che è come tirare un carro di pietre senza ruote.
Oggi mi sa che sarà uno di quei giorni.
È stato abbastanza interessante vedere come il mio essere richiedesse a gran voce alcune cose, mentre ne evitava altre come la peste.
Per esempio il grande ritorno nella mia esistenza dello yoga, dopo che per anni avevo tentato di farmi entrare a regime nella settimana nuoto, corsa, camminate, palestre, e niente durava più di un mese. Era rimasta solo la ginnastica del mattino che svolgevo fedelmente, ma l'impatto della pratica yoga è del tutto diverso.
Poi la meditazione. Che mi è sempre costata una fatica bruta, a meno che non si trattasse di camminare per i boschi sgranando una mala e recitando mantras. E devo dire che, dopo aver consumato la mala al capezzale di mio padre, peraltro con reale conforto, mi sono presa una lunga pausa anche dal buddhismo. Ora invece mi viene naturale, sto volentieri seduta davanti a un'immagine o ad ascoltare una musica, senza fare niente fuorché aspettare che germogli dentro di me il noto senso di pace, che a volte è rassegnazione, a volte accettazione, a volte pianto libero, a volte la forza di ripartire.
Poi, ci sono le cose che proprio non mi entrano, sebbene fedelmente le riscriva sull'agendina una volta a settimana e mi sforzi di abituarmici.
La prima è la dieta.
E la cosa peggiore è che da un po' di tempo a questa parte so distinguere finalmente la fame nervosa da quella vera, ma tant'è.
Altre riguardano impegni più pratici, come il tenere in ordine lo stramaledetto registro elettronico, anche perché spesso io sono animata dalle migliori intenzioni, ma la rete non funziona, lo schermo si impalla, manca la connessione, etc. Le gioie della scuola pubblica.
Nel complesso, so che sto lavorando sodo su quel che voglio ottenere. E in genere questo basta ad andare avanti, a coltivare speranza. Ma ci sono giorni che è come tirare un carro di pietre senza ruote.
Oggi mi sa che sarà uno di quei giorni.
mercoledì 22 aprile 2015
C'era una volta in America
Quei bambini non imparavano il complemento oggetto, i verbi sempre intransitivi, la costruzione passiva.
Quei bambini analizzavano il predicato nominale "è stanco" così: "E' = pred. verb. STANCO = c. ogg." oppure "E' = pred. nom., STANCO = c. modo" oppure "E' = pred. verb, STANCO = attrib.".
Quella professoressa rispiegava, ritenendo fosse colpa sua.
Poi rispiegava ancora.
Poi rispiegava ancora. E interrogava e faceva scrivere a tutti sul quaderno ogni singola frase fatta alla lavagna. E rispiegava.
Poi si incazzava.
Poi gridava.
Poi si incazzava ancora.
Ma le cose andavano così:
- controllo del diario: "studiare pagina 52 e 53, esercizi n. 3-4-5 pag. 55"
- immediata apertura di pagina 55. Compilazione degli esercizi. Neanche un'occhiata a pagina 52 e 53.
- "Amore hai fatto tutti i compiti?" "Sì mamma!"
- "Analizzami questa frase: XXX YYY ZZZ"
- "..."
- "Insomma! a che domanda risponde questo complemento? di chi di che cosa, no?"
- "..."
- "E quindi che complemento è?"
- "..."
- "Chi lo sa?"
- Mano alzata del solo che ha studiato, più quattro mani alzate di altri: di questi, tre rispondono sbagliato a caso, uno azzecca a caso.
Fino a quel giorno.
In cui la professoressa gridò, gridò, gridò, disse che li aveva sgamati e sapeva come NON studiavano, e avvisò che avrebbe fatto un compito in classe di sole DUE frasi, con i predicati, i complementi base, la costruzione attiva o passiva. E BASTA. Zero errori, e avrebbe dato otto. Un solo errore, e avrebbe dato quattro.
Venti presenti.
Firmò QUATTORDICI volte il voto quattro.
Si incazzò talmente tanto che non gridò più.
E il giorno dopo lo rifece. Altre due frasi.
Firmò altri quattordici quattro, e non erano gli stessi del giorno prima, tra l'altro.
Gente che singhiozzava senza freno sulla propria media di Italiano precipitata.
Li mandò a lavarsi la faccia e lesse una novella di Boccaccio. Poi assegnò la composizione di cinquanta frasi contenenti predicati nominali a tutti quelli che non sapevano i predicati nominali.
E per il lunedì fissò un altro compito. Stavolta con sei frasi: voto quattro a chi sbagliava le cose fondamentali, voto cinque a chi sbagliava quelle più ardue, dieci a chi faceva tutto giusto.
Molti si rovinarono il weekend e lo rovinarono a tutta la famiglia.
Il lunedì la prof annunciò che, avendo fatto tre compiti sulla stessa cosa in tre giorni, aveva deciso di fare all'americana. Cioè abolire il voto più basso.
Forse fu il sollievo per la notizia.
Forse fu il fatto che per la prima volta le dita rosee e paffutelle della terribile seconda avevano sfogliato anche le pagine delle regole, oltre che scorrere in fretta gli esercizi.
Ma le insufficienze diminuirono in percentuale. E la gente non pianse.
E i genitori, ai colloqui, erano d'accordo, molto d'accordo, con la prof, cosa che davvero non si sarebbe aspettata. Di solito, dare una bordata di insufficienze in tre giorni non rende proprio popolari.
Si rallegrò. La fiducia da parte delle famiglie è un tesoro più raro di quel che si creda, nel mestiere di insegnante.
Assegnò cento frasi contenenti attributi a tutti quelli che si erano scordati di analizzare gli attributi, e attese, come un grosso ragno paziente.
C'è una cosa che alla prof Castagna non bisogna fare mai, ed è cercare di prenderla per sfinimento. Perché, pur essendo una donna apparentemente disordinata ed impulsiva, ha una determinazione a sfondare i muri a testate che in pochi, a dodici anni, hanno le forze per contrastare; e più invecchia, più affina l'arte di stare fermamente piantata sulla riva del fiume, aspettando ostinata il passaggio del cadavere del nemico. Che galleggia, gonfio di complementi indiretti, su onde di predicati nominali.
Quei bambini analizzavano il predicato nominale "è stanco" così: "E' = pred. verb. STANCO = c. ogg." oppure "E' = pred. nom., STANCO = c. modo" oppure "E' = pred. verb, STANCO = attrib.".
Quella professoressa rispiegava, ritenendo fosse colpa sua.
Poi rispiegava ancora.
Poi rispiegava ancora. E interrogava e faceva scrivere a tutti sul quaderno ogni singola frase fatta alla lavagna. E rispiegava.
Poi si incazzava.
Poi gridava.
Poi si incazzava ancora.
Ma le cose andavano così:
- controllo del diario: "studiare pagina 52 e 53, esercizi n. 3-4-5 pag. 55"
- immediata apertura di pagina 55. Compilazione degli esercizi. Neanche un'occhiata a pagina 52 e 53.
- "Amore hai fatto tutti i compiti?" "Sì mamma!"
- "Analizzami questa frase: XXX YYY ZZZ"
- "..."
- "Insomma! a che domanda risponde questo complemento? di chi di che cosa, no?"
- "..."
- "E quindi che complemento è?"
- "..."
- "Chi lo sa?"
- Mano alzata del solo che ha studiato, più quattro mani alzate di altri: di questi, tre rispondono sbagliato a caso, uno azzecca a caso.
Fino a quel giorno.
In cui la professoressa gridò, gridò, gridò, disse che li aveva sgamati e sapeva come NON studiavano, e avvisò che avrebbe fatto un compito in classe di sole DUE frasi, con i predicati, i complementi base, la costruzione attiva o passiva. E BASTA. Zero errori, e avrebbe dato otto. Un solo errore, e avrebbe dato quattro.
Venti presenti.
Firmò QUATTORDICI volte il voto quattro.
Si incazzò talmente tanto che non gridò più.
E il giorno dopo lo rifece. Altre due frasi.
Firmò altri quattordici quattro, e non erano gli stessi del giorno prima, tra l'altro.
Gente che singhiozzava senza freno sulla propria media di Italiano precipitata.
Li mandò a lavarsi la faccia e lesse una novella di Boccaccio. Poi assegnò la composizione di cinquanta frasi contenenti predicati nominali a tutti quelli che non sapevano i predicati nominali.
E per il lunedì fissò un altro compito. Stavolta con sei frasi: voto quattro a chi sbagliava le cose fondamentali, voto cinque a chi sbagliava quelle più ardue, dieci a chi faceva tutto giusto.
Molti si rovinarono il weekend e lo rovinarono a tutta la famiglia.
Il lunedì la prof annunciò che, avendo fatto tre compiti sulla stessa cosa in tre giorni, aveva deciso di fare all'americana. Cioè abolire il voto più basso.
Forse fu il sollievo per la notizia.
Forse fu il fatto che per la prima volta le dita rosee e paffutelle della terribile seconda avevano sfogliato anche le pagine delle regole, oltre che scorrere in fretta gli esercizi.
Ma le insufficienze diminuirono in percentuale. E la gente non pianse.
E i genitori, ai colloqui, erano d'accordo, molto d'accordo, con la prof, cosa che davvero non si sarebbe aspettata. Di solito, dare una bordata di insufficienze in tre giorni non rende proprio popolari.
Si rallegrò. La fiducia da parte delle famiglie è un tesoro più raro di quel che si creda, nel mestiere di insegnante.
Assegnò cento frasi contenenti attributi a tutti quelli che si erano scordati di analizzare gli attributi, e attese, come un grosso ragno paziente.
C'è una cosa che alla prof Castagna non bisogna fare mai, ed è cercare di prenderla per sfinimento. Perché, pur essendo una donna apparentemente disordinata ed impulsiva, ha una determinazione a sfondare i muri a testate che in pochi, a dodici anni, hanno le forze per contrastare; e più invecchia, più affina l'arte di stare fermamente piantata sulla riva del fiume, aspettando ostinata il passaggio del cadavere del nemico. Che galleggia, gonfio di complementi indiretti, su onde di predicati nominali.
lunedì 13 aprile 2015
Il primo giorno è stato verde
Minestra, medaglioni di verdure, fagiolini, torta di carciofi.
Sul tablet un gong e i suoni di un giardino zen.
In camera, dove sono sola per il pisolino postprandiale, il copripiumino con le mele verdi.
È tutto verde, in questo primo giorno.
Ho paura come una sposa quattordicenne che va incontro alla prima notte con uno sconosciuto.
Lo sconosciuto ha fatto colazione e pranzato con me, se si chiama pranzare il non riuscire a deglutire quasi niente. In mezzo ha gestito con me un improvviso, quanto inopportuno, malore della Princi.
Questo è il mio regno, dal quale mi sono esiliata per venti giorni.
Regno di cui non ho le chiavi, feudo che non posso controllare, ma dove ho un ruolo. A cui non abdico.
Regno per il quale lotterò. A piedi, a cavallo, con le armi, con i trattati di pace, col veleno, con qualunque mezzo.
Indietro non possiamo tornare e su questo, anche se forse è l'ultima cosa, siamo d'accordo entrambi.
Io vedo un futuro per noi. E spero di non essere la sola che se lo immagina.
Il mio presente è costruire un futuro più resistente, il suo è distruggere un passato invischiante. Nella nostra strana Trimurti la Princi è il puro, fragile fiore di loto dell'equilibrio, l'attimo di oggi in cui siamo ancora noi.
E la posta in gioco è tutto il mio mondo.
Sul tablet un gong e i suoni di un giardino zen.
In camera, dove sono sola per il pisolino postprandiale, il copripiumino con le mele verdi.
È tutto verde, in questo primo giorno.
Ho paura come una sposa quattordicenne che va incontro alla prima notte con uno sconosciuto.
Lo sconosciuto ha fatto colazione e pranzato con me, se si chiama pranzare il non riuscire a deglutire quasi niente. In mezzo ha gestito con me un improvviso, quanto inopportuno, malore della Princi.
Questo è il mio regno, dal quale mi sono esiliata per venti giorni.
Regno di cui non ho le chiavi, feudo che non posso controllare, ma dove ho un ruolo. A cui non abdico.
Regno per il quale lotterò. A piedi, a cavallo, con le armi, con i trattati di pace, col veleno, con qualunque mezzo.
Indietro non possiamo tornare e su questo, anche se forse è l'ultima cosa, siamo d'accordo entrambi.
Io vedo un futuro per noi. E spero di non essere la sola che se lo immagina.
Il mio presente è costruire un futuro più resistente, il suo è distruggere un passato invischiante. Nella nostra strana Trimurti la Princi è il puro, fragile fiore di loto dell'equilibrio, l'attimo di oggi in cui siamo ancora noi.
E la posta in gioco è tutto il mio mondo.
martedì 7 aprile 2015
Non è la rosa non è il tulipano
Ti ho fatto fare un mazzo tutto rosso e rosa.
Quest'anno fa ancora freddo, e i papaveri non sono fioriti sulle rive, come dodici mesi fa.
Ti ho pensato ogni giorno che ho passato a scuola.
Ci sono tante persone nuove, a scuola, che non ti conoscevano, qualcuno forse ti aveva sentito nominare, ma altri sono matricole, e per di più venute da fuori. Non sanno perché vogliamo tutti bene alla magnolia del cortile. Non sanno che i tuoi cazziatoni furibondi attraversavano le mura e i corridoi. Non sanno che li avresti chiamati "tesoro", quando eri in buona. Scioperano per i loro bistrattati diritti di precari storici, e tu non guidi la rivolta dalla sala professori. Io provo a incoraggiarli e intanto ti penso, e sono i momenti in cui l'assenza della tua voce calda, dei tuoi gesti bruschi, dello scintillio dei tuoi occhi così intelligenti, si vede a occhio nudo, come se uno dei muri della stanza fosse sventrato da un bombardamento, e nessuno tranne me si curasse dell'aria fredda che entra da fuori.
Quest'anno fa ancora freddo, e i papaveri non sono fioriti sulle rive, come dodici mesi fa.
Ti ho pensato ogni giorno che ho passato a scuola.
Ci sono tante persone nuove, a scuola, che non ti conoscevano, qualcuno forse ti aveva sentito nominare, ma altri sono matricole, e per di più venute da fuori. Non sanno perché vogliamo tutti bene alla magnolia del cortile. Non sanno che i tuoi cazziatoni furibondi attraversavano le mura e i corridoi. Non sanno che li avresti chiamati "tesoro", quando eri in buona. Scioperano per i loro bistrattati diritti di precari storici, e tu non guidi la rivolta dalla sala professori. Io provo a incoraggiarli e intanto ti penso, e sono i momenti in cui l'assenza della tua voce calda, dei tuoi gesti bruschi, dello scintillio dei tuoi occhi così intelligenti, si vede a occhio nudo, come se uno dei muri della stanza fosse sventrato da un bombardamento, e nessuno tranne me si curasse dell'aria fredda che entra da fuori.
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