Daisypath Friendship tickers
Daisypath Anniversary tickers

martedì 31 maggio 2011

C'hai presente quando...

...hai fatto mille commissioni sotto un sole d'agosto, salendo e scendendo dalla macchina la cui temperatura, a ogni nuova sosta, passava da sauna a forno crematorio a interno di un reattore nucleare, e poi hai scaricato la spesa, sei rientrato in casa, ti sei tolto le scarpe, che avevi i piedi gonfi e rossi, le gambe doloranti, e la gola secca e la pelle del viso che tira per il caldo, e sei andato in cucina, hai aperto il frigo e ti sei stappato una bella birra fresca e hai dato due belle golate di delizia amara e refrigerante?

Che suono produci quando stacchi le labbra dalla bottiglia?

AHHHHHHHH!

Ecco. Quel suono lì.

venerdì 27 maggio 2011

Buaaaaaaaah

Un giorno, che eravamo in vena di fermarci a cazzeggiare fuori dalla scuola, io e Orsetto Lavatore chiacchieravamo con Punta di Diamante, e lui ci fa:
"Quest'anno, prof, l'ultimo giorno di scuola piange."
Parlava di me, che non ho avuto il coraggio di fare la stronza in titanio e dire, come mio solito, "Ma figuriamoci, io NON piango."
Il collega sosteneva che saranno i ragazzi a piangere. Diamante: "Ah, io no."
"Tu piangerai eccome", ha sentenziato Orsetto Lavatore.
E abbiamo scommesso (20 euro lui e 50 io) che il nostro terribile e magnifico alunno butterà lacrime come una fontana l'ultimo giorno di scuola.

Non so se vinceremo la scommessa. Certo è che io, già ora, cerco di non stare troppo a guardare in faccia i ragazzi della III B, sapendo bene che mi sembrerà orrendo vederli andare via. Ma tra il caldo, la faringite che non passa, il lavoro da finire e i soliti mille impegni, onestamente sono piuttosto concentrata e, per evitare di avere l'ansia da esami, tendo a proiettarmi oltre la fine della scuola: ho splendide immagini di mattine in mutande, pomeriggi all'ombra a leggere testi di filosofia buddhista e sere fuori con il marito.

In questi giorni, comunque, noto qualche segno di cedimento in senso affettuoso da parte dei fanciulli. Non parliamo di Terremoto, che da sempre si preoccupa del mio benessere e ultimamente non fa un cazzo, non segue, punzecchia continuamente la compagna di banco Paffutella, ma interviene a intervalli con un rauco: "Oooh ma state zitti, che la prof non ha più voce!!!" quando proprio vede che mi si gonfiano le vene del collo nel tentativo di farmi sentire.


Ma per esempio, l'altro giorno mi han chiesto, era Pasticcino: "Prof, ma noi siamo la prima classe che lei porta dalla prima alla terza, vero?"
"Sì."
L'Urlatrice: "Mamma mia... E non si scorderà mai di noi? Saremo indimenticabili?"
"Ehh... ci sono buone probabilità che non mi dimentichi mai di voi, sì."




Oggi poi volevano sapere quanto sono alti i Pigmei. Ho fatto notare che da quando le tribù non vivono più solo nella foresta, mangiano meglio e hanno più medicine, fisso sicuro che anche i Pigmei stanno aumentando di statura.
"Come voi, no? che, di norma, in media siete più alti dei vostri genitori."
"E anche di lei, prof."
Era Punta di Diamante, che mi guardava con un sorriso tenerissimo.
"Sì. E anche di me."


Oh...
...'fanculo...

...che magone!!!!!!!!!!

giovedì 26 maggio 2011

Il Danno sotto i riflettori e i pensieri della sua prof

Sei super elegante. Ti avvicini per un saluto, bacino bacino, e confessi: “Sono agitatissimo”. In effetti sei color aragosta, sei anche l’unico costretto in una giacca in un pomeriggio di maggio che potrebbe essere d’agosto, ma credo che sia vero, che sei agitato. Anche se sdrammatizzo, e ti dico: “Ma no dai, perché? In fondo son tutti qui per farti i complimenti.” E tu ribadisci: “Sì, ma sono agitatissimo. Anche stamattina, in radio, non riuscivo a parlare.”

Si vedrà alla fine, quando dopo i saluti e i ringraziamenti, dopo i discorsi dell‘assessore, della scrittrice che ha curato il libro, di allenatori e ex giocatori, del medico che ti ha salvato e di tuo padre, dopo la sfilata dei tuoi compagni di squadra, dopo la lettura della mail di congratulazioni e incoraggiamento per la ripresa firmata da Stefano Tacconi e di una lettera splendida di Marcello Lippi, e dopo mille altre cose, finalmente tocca a te.

E dici poche parole, spaventato dal microfono, a denti stretti. Ringrazi chi ha partecipato al tuo recupero. Dici che vorresti tornare a giocare presto. Sembri un topo in trappola, mastichi le parole. Ma per fortuna non insistono a farti domande.
Avverto un disagio profondo, la sensazione che la tua presenza sotto i riflettori, davanti ai giornalisti, sia tutta una faticosa ostentazione fortemente voluta da tuo padre, che da sempre spende soldi per promuoverti nel mondo del calcio e spera, probabilmente, con questa manovra mediatica, di accelerare il tuo rientro sul campo. Mi chiedo quanto ci sia di tua volontà in tutto quel che sta succedendo. Mi chiedo se sei forte, se sei fragile. Mi chiedo come stai.

Poi, come un vero vip, mentre la gente defluisce nella piazza, firmi gli autografi sulle copie del libro. Nel libro ci sono il racconto del tuo incidente, del tuo recupero, della tua vita prima e dopo, ci sono le testimonianze di genitori, amici, parenti, medici, allenatori, e anche di una tua ex prof. E c’è, impressionante per lunghezza, una serie di pagine che sono la stampata letterale dei messaggi sulla pagina Facebook di tuo padre: quelli che scrivevamo prima che riaprissi gli occhi e quelli con cui abbiamo festeggiato il tuo ritorno dopo.

Sono passati dieci mesi. Hai una fidanzata, che ti saluta proprio prima che tocchi a me farmi mettere l’autografo. I tuoi nonni e zii sono commossi. Tuo padre ha percorso la sala avanti e indietro coordinando tutto quel che succedeva, con l’aria tesa. Tua madre è stata in disparte, a sorridere dolcemente.

La collega F. è dovuta scappare via prima e non è riuscita a salutarti, la preside non è venuta, così mi sono avvicinata per portare i loro saluti e raccomandarti di portare a scuola una copia del libro, poi ho visto che firmavi la prima pagina a chi te lo chiedeva e ti ho detto: “Con tutte le firme che ti ho fatto io, adesso fammene un po’ una tu.”

E intanto guardavo la tua mano sinistra scrivere più lentamente di come ricordavo, e mi si stringeva lo stomaco. Poi ho visto la calligrafia, e mi è caduto il cuore in fondo alle scarpe. Eri famoso per la tua scrittura precisissima e regolare, fotocopiavo i tuoi appunti e i dettati scritti da te, se dovevo tenere il testo, perché erano i più facili da leggere, e litigavamo sempre perché non tolleravi di non poter usare il bianchetto sulle prove se c’era da cancellare un minimo sbaffo della biro. Ma io non lascio usare il bianchetto sui compiti in classe, neanche in caso di vita o di morte, e tu ogni volta le provavi tutte per farmi fare un’eccezione alla regola, senza successo.

E ora, le lettere scritte da te non sono scritte da te. Sembra la scrittura di un bambino, un bambino ordinato, ma delle elementari.

Mi si è annodato tutto quanto dentro e ho avuto un attimo di vuoto, mi sono resa conto che me ne stavo andando senza salutare tua madre quando ero già per le scale.
Sono scappata via, letteralmente, nella piazza inondata dal sole ancora caldissimo. Con il libro in mano e il desiderio di convincermi profondamente che è un mio limite professionale fissarmi sulla calligrafia, che non ci devo pensare, che stai bene, che andrà tutto bene. Che a te della scuola non fregava davvero, che ti importa solo del calcio.

Ma intanto volevo trovare qualcuno con cui incazzarmi, perché il mio bambino, il mio alunno in gamba, originale, bellissimo e strafottente, quello dei temi romantici e degli schemini perfetti, ha dovuto ri-imparare a scrivere.

E volevo picchiare qualcuno perché, calcio o non calcio, so che, quando hai ripreso in mano una biro e ti sei accorto che non potevi scrivere come prima, hai pianto.

Maledizione.

Maledizione.

E ora eccoci qua. Con un libro autofinanziato sulla tua carriera calcistica che forse non inizierà mai. Con la certezza che ti ho visto meglio della volta scorsa e che la prossima volta che ti incontrerò ti vedrò ancora migliorato.
E con la tua breve dedica, che sembra scritta da tuo fratello piccolo.

Alla mia prof preferita

Ale

mercoledì 25 maggio 2011

Buddhist stuff this way

Ciao gente,
una comunicazione di servizio dal mio divano di dolore (lasciamo perdere: non vedo l'ora di tornare a lavorare, da malata chiusa in casa ho fatto quattro miliardi di cose, mi sa che mi riposo di più a scuola).

Visto che stavo sviluppando l'insana abitudine non solo di cianciare di tutto e di più, ma anche di rompervi anche le palle col buddhismo, e visto che qui ormai con le faccende buddhiste si è proprio presissimi e quest'estate sarà pure peggio, vi segnalo una nuova creatura (HA! si sente la Frenci esclamare in sottofondo):

passisullaghiaia.blogspot.com

così almeno di qua restiamo sullo scolastico amichevole e di là approfondiamo, se a qualcuno fa piacere, senza fare strane mescolanze.

Se passate siete i benvenuti, ma, come ho detto, trattasi di blog fortemente tematico, se non interessa è una perdita di tempo.

Per chi si fosse affezionato alle Lune di Castagna e ai consigli lunatico-tibetani, nel nuovo blog ci sarà il link al calendario dell'FPMT.

E dalla redazione di auleintempesta è tutto.
Vado a spararmi dell'altra acqua puzzolente delle terme su per il naso, che è la cosa che ha funzionato di più per guarire.

Besos

lunedì 23 maggio 2011

Storie dell'altro mondo - ma anche dell'altra galassia

Tanto tempo fa vi ho raccontato l'orrenda epopea di una parente, la Cùgia, e del fidanzato trovato in chat... riassumo dicendo che, a sapere cosa poteva mai uscire da una chat, avrei firmato per mettere fuori legge e fuori uso internet, telefoni e telegrafi, a costo di dover tornare ai messi a cavallo e ai piccioni viaggiatori.

In quattro diversi post, questi:

Storie dell'altro mondo 1, 2, 3 e 4
vi ho narrato dello splendido rapporto che si è instaurato tra me e il Coso con cui la Cùgia ha purtroppo diviso gli ultimi nove anni, e che io sospetto delle peggio cose oltre che di essere un cafone maleducato, paranoico e senza attributi (queste cose non le sospetto io ma sono sotto gli occhi di tutti).

Ad oggi la situazione è la seguente.

Lui e lei coabitano ancora coi genitori di lui, al Sud.

La casa che hanno fatto comprare ai genitori di lei è ANCORA in ristrutturazione.

Lui lavora, forse, ma non si sa bene cosa faccia, pare sostituzioni ai caselli autostradali, fatto sta che quando viene su ci sta minimo tre settimane, quindi non pare plausibile che sfrutti delle ferie.

Lei non lavora e non cerca lavoro.

Il nucleo familiare di lui sembra aver perso definitivamente il fratello piccolo che da anni lavora al Nord, ma si è aggiunta una bambina, figlia della sorella grande che, avendo pensato bene di farsi mettere gravida da un altro che si sa prendere le sue responsabilità, è ragazza madre, non lavora, è a casa dei suoi con la bambina e maltratta tutti perchè ci stanno stretti.

La buona notizia è che lui ha dichiarato, dopo nove anni nei quali sosteneva che voleva sposare la Cùgia solo una volta terminata la casa e trovato il posto fisso, che non si sposeranno per ora, per ragioni fiscali. Credo legate al fatto che la disoccupazione te la danno se sei a carico dei tuoi, non se sei capofamiglia. O qualcosa del genere.

La cosa veramente triste è che, alla notizia, la Psicozia, invece di spaccargli la fronte con un ferro da stiro e di usare il suo cadavere per fare saponette alla lavanda, si è dispiaciuta, perchè così vivranno nel peccato.

Il commento è libero e sono ammesse tutte le parolacce che volete.

Poi capite perchè ogni tanto io e Sanguedelmiosangue dobbiamo prendere la mia macchina e scappare lontano da tutto e tutti.

Bugiardini

Vi ricordate quando andavamo al liceo e ci veniva la febbre? O prendevate (voi, a me non è mai successo) una ciucca apocalittica a una festa? O eravamo mezze anoressiche e con la colite da ansia per gli esami?

Bene, e vi ricordate come affrontavamo questi problemi?
Una bella vomitata, una pera di tachipirina, fughe in bagno a metà mattina, e un po’ di fondotinta per le occhiaie. Per il resto, sempre in piedi, sulla breccia eh? Guai fermarsi, che c’è da recuperare Trigonometria, c’è la programmata di Chimica, c‘è da offrirsi di Filo.
E la sera c’è la festa del fratello del tizio che ti piace da una vita, vuoi non andarci? Oppure la tua migliore amica è in crisi, vuoi non correre da lei?

Insomma, sarà che eravamo giovani e forti, ma ci strapazzavamo ben bene e le malattie o passavano subito annegate in cocktail mortali di aspirine e vodka, o si cronicizzavano e diventavano eterne: la mia compagna di banco ha tossito per cinque anni, due di ginnasio e tre di liceo, e quanto al mio colon, beh, lasciamo stare, però almeno d’estate in costume ero gradevole, così magra.

Fino ai venticinque anni il mio metabolismo prendeva le magagne come un fatto della vita, tipo alzarsi e dire: toh, piove. E andare a lavorare lo stesso.

Poi c’è stato il tracollo cellulare.
Adesso, quando mi ammalo, mi tratto come fossi di vetro: mi metto a letto subito e mi alzo solo quando ce la faccio veramente, sto attenta a cosa mangio, annullo decine di impegni.
E poi, spendo dieci euro di antibiotico e settanta di cure palliative per gli effetti collaterali.

E’ anche vero che vengo da una famiglia di medici il cui motto era: “mettiti a letto, fatti una boule, una minestrina / un giorno di digiuno e stai lì brava, che domani sei guarita”.

Medicine, solo quando era veramente grave. Per mia fortuna quindi quasi mai.

Il mio medico di adesso è così. E’ uno che ti rigira e prende a pattoni come se bruscasse un cavallo, ma ogni volta che mi vede mi sfata un mito:
“Lo sciroppo per la tosse fa bene solo a quelli che lo producono. Mi dici come cazzo fa una cosa che va nello stomaco a curare i bronchi?” (testuale)
“Ma quale acido folico e acido folico. Scopate come ricci e soprattutto NON guardate il calendario.” (testuale)
“Niente Eutirox, niente sale iodato, se la tua tiroide è pigra vorremo mica darle dei vizi, se no poi non produce più niente.”

Insomma, anche il mio medico di ora si rifiuta, la maggior parte delle volte, di darmi dei farmaci, a parte due volte: una era una congiuntivite “della Madonna” (testuale) e un’altra era un’influenza gastrica tale che quando mi ha toccato la pancia (per la verità, mi ci è saltato sopra con due mani e tutto il peso del corpo) mi sono messa a piangere.

Quindi, se stavolta torno a casa con due diversi prodotti e la raccomandazione di prendere “tachipirina come se piovesse” (testuale) evidentemente ‘sto mal di gola è una cosa seria.

Bene, allora adesso sono qui con le mie placche in gola e due prodotti di cui non avevo mai sentito parlare. Così, tanto per sapere se devo prevedere dei casini particolari, leggo i bugiardini.

Riflessioni spontanee in diretta sui maledetti bugiardini

Bugiardino n.1 - antibiotico

1) Intanto, questo funziona per la faringite, la tonsillite, la bronchite, la cellulite e i brufoli. No, non sto scherzando.
C’è scritto.

2) Poi, tra gli effetti collaterali comuni ci sono le cosucce allegre che succedono alle donne quando gli si abbatte completamente la capacità immunitaria, e allora vai di crema intima alla melaleuca, prima che sia troppo tardi e stare seduta diventi un supplizio.

3) Quanto agli effetti gastrointestinali, beh, se una cosa si chiama con termine scientifico Clostridium difficile non deve essere divertente.

4) Beh, almeno la disfunzione erettile a me non può venire.

Bugiardino n. 2 - corticosteroide

1) Questo serve a così tante cose che se lo prendo obbedientemente per tre giorni dovrebbe risolvermi, oltre al mal di gola: la tiroidite, l’allergia respiratoria e la colite. Ma andrebbe a pennello anche se avessi la berilliosi (e che è? Una malattia professionale dei minatori?), la leucemia (corna) o la meningite tubercolare (e che cazzo).

2) Per i tre giorni in cui prenderò questo prodotto risulterò positiva ai test antidoping degli sportivi. (Ma chissà quanti riuscirei a interrogarne, dopata.)

3) Gli effetti collaterali sono spaventosi ma riguardano somministrazioni di lungo periodo, per fortuna.

Lettura incrociata dei bugiardini 1 e 2 per quanto riguarda gli effetti sullo stato di sonno e veglia e sull’umore

Bugiardino 1: sonnolenza, nervosismo, disturbi del sonno, demenza, spersonalizzazione, debolezza emotiva, aumento della libido, euforia

Bugiardino 2: euforia, turbe dell’umore, insonnia, instabilità emotiva, cambiamenti di personalità, depressione grave, episodi psicotici.

In entrambi i foglietti si sconsiglia di guidare… e te credo: chi ha voglia di incontrare una pazza al volante che un po’ si addormenta, un po’ ride da sola, un po’ parla con quattro voci diverse di cui due maschili e una in kirghizo arcaico, piange disperatamente e nel frattempo tenta di sedurre l‘automobilista esterrefatto contro il quale è appena andata a sbattere???

domenica 22 maggio 2011

E mo'?

Granuli omeopatici, aerosol con antibiotico, vitamine, fermenti lattici, aspirina, lavaggio del naso con orrida acqua termale all'uovo marcio, diffusore con oli essenziali, mi manca solo un intervento chirurgico per poter dire di averle tentate tutte, oggi. Se quando mi sveglio domani ho ancora la gola gonfia e lo spazio tra gola e naso completamente ostruito, mi dite come faccio a interrogarne una trentina?

No, perchè domani devo veramente interrogarne una trentina.

venerdì 20 maggio 2011

Fenomeni

Oggi ho interrogato ventitre persone di storia a tappeto in seconda e tre per mezz'ora ciascuna sulla ricerca in terza. Poi ho fatto l'Eneide in prima. Poi avanzavano dieci minuti, e i miei primini sanno che sono estasiata dai loro recenti exploit, per cui ci hanno provato:
"Facciamo il gioco del telefono?"
E io, colta da un raptus, mi invento sui due piedi un nuovo gioco.
Che richiede doti di improvvisazione ancora maggiori del fingere una telefonata come se dall'altra parte ci fosse qualcuno.

Vi presento

LE
TELEFONATE
IMPOSSIBILI


- Cassandra telefona ai Troiani di stare attenti che il cavallo di Troia è un trucco

- Agamennone telefona a Achille di consegnargli Briseide

- Ettore chiama Andromaca dal campo di battaglia

- Menelao chiama Paride e si fa passare Elena (meglio di no, perchè poi dovrei sdoganare la parola Troia scritta con la minuscola, e in effetti come non inserirla nel dialogo?)

etc etc

Dovete capire che in una classe di venti ce ne sono sempre un paio che si buttano. Ma perchè due si buttino, e alla prima, senza preparazione, esca fuori una cosa del genere di quella che ora vi riporto, bisogna avere in classe dei talenti naturali.

Ulisse telefona a Penelope dall'isola di Ogigia

Interpreti:
lo Scoiattolo nel ruolo di Ulisse
Teppa Gentile nel ruolo di Penelope

TG: "Pronto?"
lS: "Pronto, sono Ulisse!"
TG: "..."
lS: "Pronto? Non mi riconosci?"
TG: "No."
lS: "Ma sono tuo marito!"
TG: "Non sapevo di avere un marito."
lS: "E io non so di avere una moglie, guarda!"
TG: "Va beh... Ma tu adesso dove sei?"
lS: "A Ogigia."
TG: "E a far cosa?"
lS: "No, sono qui con una ninfa, Calipso..."
TG: "Ah! Bravo!"
lS: "Eh, mi tiene prigioniero."
TG: "See see. E quando vieni a casa?"
lS: "E non lo so, quando vengo..."
TG: "No scusa, c'hai un figlio, comunque."
lS: "Sì."
TG: "Come si chiama?"
lS: "Telemaco."
TG: "Ah vedi che te lo ricordi."
lS: "Eh..."
TG: "E allora? Vieni a casa?"
lS: "Eh... ma la ninfa, qui, mi ha offerto l'immortalità."
TG: "..."
lS: "Hai capito?"
TG: "... L'immortalità?"
lS: "Eh, sì, l'immortalità."
TG: "L'immortalità."
lS: "...ed è pure una bella gnocca."
TG: "Aspetta. Stai paragonando la ninfa Calipso a... me?"
lS: "Sì!"
TG: "No..."
lS: "Eh sì, e poi l'immortalità..."
TG: "L'immortalità. L'immortalità."
lS: "Eh sì. Cosa dici?"
TG: "Dico che adesso: tu vieni a casa; io ti schiaccio con la macchina; e poi vediamo."





Eh

Succede che la prima ricerca che sentiamo è sul processo di Norimberga.
Succede che si parla di Mengele, degli esperimenti sui prigionieri.
Succede che si divaga parlando de "I ragazzi venuti dal Brasile" e io gli racconto la trama.

Scatta la domanda sulla clonazione.
Che io ho già spiegato tempo fa parlando degli OGM, ma va beh, la rispiego.
Si vede che all'idea di Hitler clonato stanno molto più attenti, perchè la capiscono, stavolta.

L'Incontenibile: "Cioè potrei avere un figlio uguale a me?"

L'Urlatrice, con l'espressione stupefatta e estasiata di quello che aveva sotto il naso la cura per il cancro e se ne accorge adesso:
"Ma quindi, prof... potremmo clonare Cristiano Ronaldo???!!!???"
Io: "Sì, umm, dici tipo uno per ciascuna?"

Eh.

Invidiatemi

Ho fatto studiare i verbi irregolari ed erano cinque pagine.

Ho fatto due domande per ogni pagina.

Ho dato un punteggio di uno ai verbi più semplici e di due a quelli più difficili, così si arrivava a un totale di venti.

"Prof... ma se uno prende venti????"
"Euh là, bisogna vedere se ci arrivate."

Dopo i primi giri di domande sudavo freddo: l'Arcangelo Biondograno era a dodici.

La settimana scorsa, dato che il tempo ormai scarseggia, ho finito l'interrogazione in forma scritta: cioè, ho stilato una prova individuale, quindi mi sono preparata ventun diversi foglietti e su ognuno ho messo le domande che a ciascuno mancavano, sulle rispettive pagine dei verbi, tutte con le opzioni da un punto e da due punti.

Sembra una belinata? Che Dio mi strafulmini, non lo rifaccio mai più. Per per finire in tempo ho dovuto farne preparare più della metà a Punta di Diamante, con la scusa che lui scrive bene e chiaro (in realtà era, penso, l'unico di terza a cui potessi spiegare cosa doveva fare una volta sola e poi tenerlo alla cattedra a compilare le prove mentre io spiegavo il Giappone ai suoi compagni. Ovvio che nel frattempo lui, essendo appunto lui, stava ANCHE imparando cose sul Giappone).

Poi mi son messa a correggere quel che i primini avevano fatto. Situazione: pausa pranzo tra l'ultima lezione e QUATTRO ore quattro di corso sulla lavagna multimediale, caldo atroce, pranzo composto da pane integrale homemade e formaggino, acqua sgasata, uno scazzo atomico e un filo di mal di testa.

Belìn. Dopo venti minuti saltellavo per la sala prof come una bambina la mattina di Natale.

Ho firmato un undici, due dodici, un tredici e due quattordici. E il bello è che li ho anche riportati sul registro, in questa forma: (14) 10 e lode.

Aspetta di vedere le facce quando li consegno.